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lunedì 27 febbraio 2012

Di mattoncini rosa. E tanto altro ancora

A Natale la sottoscritta e l'Ing. si sono trovati a fronteggiare una questione oltremodo seria: Piccoletta ha deciso di ritagliarsi il proprio personale spazio nell'Universo del Mattoncino ma, dato che tale Universo è già stato occupato dal fratello, peraltro in modo alquanto trasversale, era necessario puntare su qualcosa del tutto originale.

Proprio in quei giorni arrivava la notizia dell'imminente uscita di un Lego fatto apposta per le bambine.


Un Lego per bambine?!?

Apriti cielo. La Somma Inventrice degli omini gialli che travalicavano qualsiasi genere, razza, religione, la paladina del "tutto uguale, tutti uguali", fa un prodotto per bambine con i mattoncini rosa.

Che le profezie dei Maya stiano per avverarsi?

Inizio con il pippone genderistico e i dove andremo a finire di questo passo, l'Ing. temporeggia:
"Aspetta almeno di vederlo, prima di giudicare".

Giusto. E così, per una fortunata serie di coincidenze e dato che ormai sono una mamma-blogger-markettara***, ho potuto davvero vedere Lego Friends in anteprima, tutta sola con Piccoletta, che Junior lapidario si è rifiutato di prendere parte a un simile consesso: "Robe da femmine", ha commentato sprezzante.




Piccoletta è stata completamente risucchiata nel vortice dei mattoncini rosa, fucsia, bianchi, verdi e celesti: ha montato Lego per due ore filate, seduta accanto a un bimbo dai riccioli biondi e gli occhi azzurri, riemergendo con la sua costruzione realizzata senza intrusioni dei super-esperti maschi di casa, felice come se fosse stata Brunelleschi: "Sfiiineeeeeente, mamma!", mi ha detto al termine dell'opera. Io mi sono goduta il pomeriggio con mia figlia e ho incastrato mattoncini.


Pink Stinks (soprattutto nel marketing)
Nuovi colori, alcuni molto belli (il celeste e il verde-Kermit) e nuove minifig, unico vero motivo di allarme nel Lego-pensiero del nostro Ing.: le ho scrutate per bene, con occhio attento e indagatore sugli stereotipi di genere. E. "Deliziose", come dice Piccoletta, niente a che vedere con le Winx o con quello che vediamo in TV da queste parti. Sono bambine, sono pulite. Fine.
E se la Somma Inventrice dell'indifferenziato fosse ancora più avanti, e fosse già andata oltre la cultura del genere e la riappropriazione delle differenza, maschile/femminile, giallo/rosa/marrone, e della parità nella differenza, e noi non ce ne fossimo accorti?
E poi, e questa è sicuramente la caratteristica più importante per un giocattolo, è un Lego giocabile da matti, esattamente come tutti gli altri. Anzi, a dir la verità è un po' più nuovo: dopo due ore passate a montare questi mattoncini, guardi sul catalogo Lego City e ti sembra un prodotto inesorabilmente marchiato Anni Settanta.

E' vero, la comunicazione ha voluto sottolineare più la differenza (Nuovo!! Lego per bambine!!, che fa tanto Donnee!! E' arrivato l'arrotino!!) che la continuità con le altre serie in commercio. Tanto più che esistono molte serie adatte ANCHE alle bambine: la fattoria, i cavalieri, la casa, il castello... Purtroppo sono tutte serie un po' dimenticate che io, se fossi il sig. Lego e volessi a tutti i costi conquistare il mercato delle bambine, potenzierei fuor da ogni dubbio. Senza dire che è per bambine, senza per forza fare i mattoncini rosa, così per una volta valorizziamo il prodotto e non la comunicazione.

Perché, e questa è una riflessione maturata in anni e anni di scatole di Lego montate, quello che ha fatto la differenza è stata la capacità di narrazione di queste costruzioni: le serie che sono andate meglio in assoluto sono quelle che si sono appoggiate sulle grandi narrazioni. Ed è lo sforzo che i giochi belli e originali devono fare, oggi come cinquant'anni fa (ma oggi in modo diverso, e oggi è più difficile perché i bambini sono molto sofisticati, sotto questo punto di vista): saper raccontare una storia ai bambini, al di là del gioco stesso. Lego Friends, almeno, ci prova e prova a promuovere anche una visione che non è per forza epica, ma è molto quotidiana: collaborazione, iniziativa, essere utili alla città.

Robe da femmine
"Junior, ma se ci inventassimo un Lego Friends da maschi?"
"Mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh"
"Dai, che lavori possiamo mettere?"
"Inventore scienziato astrofisico la palestra di ginnastica il giornale l'officina delle macchine..."

E quello che volete voi.
Io voglio una redazione di giornale con un direttore bimba.


***Di mammedimarketing
Proprio mentre avevo nel taschino questo post la polemica sulle mamme-blogger-vendute-al-marketing rinfocolava sul blog di Loredana Lipperini, con tanto di De profundis sulla capacità critica e/o innovativa di noialtre (già solo su questo assunto si potrebbero scrivere dieci post, per quanto mi riguarda). Per conto mio, ho avuto la possibilità di sperimentare e vi racconto quello che ho visto con le mie riflessioni appiccicate a margine, né più né meno di quando vi racconto dei marciapiedi di Milano o sparo a zero sulle compagnie telefoniche. Ai miei dieci lettori, l'ardua sentenza.

giovedì 15 dicembre 2011

A Natale anche Barbie diventa Maestra Zen

Ho sempre adorato i film per bambini. Anche quando avevo ventiequalcos'anni e trascinavo il povero Ing. a vedere film iraniani, cinesi e con i sottotitoli in cirillico in cinema piccoli e scassati nel centro di Milano (cose che, adesso, non vedrei neanche sotto tortura, anche perché mi addormenterei alla seconda scena), anche allora, dicevo, in realtà attingevo le mie perle di saggezza da Mago Merlino, o da Balù, o dall'impareggiabile Lady Cocca. Fin da subito, ho capito che è nei film di Natale, è lì che si raggiungono le vette della vera sapienza.

"Mamma, è BELLISSIMONONHAIIDEALODEVIASSOLUTAMENTEVEDERE".

Mia figlia che mi trascina per la manica davanti alla TV, in uno dei (tanti) pomeriggi in cui siamo solo io e lei , essendo il fratello impegnato in un'imprescindibile session di Lego con l'amico suo. Non sono né Mago Merlino né tantomeno Lady Cocca a suscitare questa forsennata passione, ma è Barbie. Anzi, è il mix di Barbie e Natale, due cose che mandano letteralmente in estasi Piccoletta.

Ed eccoci qui, a vedere Barbie e il Natale Perfetto. E, cari miei, è un manuale di saggezza zen.

Prima regola zen di Barbie.
La vita non va come vorresti, ma come deve andare.
In genere, noi occidentali facciamo programmi, nella vita: ci immaginiamo, e pianifichiamo, le cose in modo che vadano in una certa direzione - che siano perfette. Ma non sempre le cose vanno come vorremmo o come noi pensiamo che dovrebbero andare. E tuttavia, è proprio nelle cose che non vanno come dovrebbero/come noi vorremmo, se ci stiamo dentro, che troviamo la chiave. E starci dentro vuol dire esplorare quei posti nei quali non volevamo stare. Lì c'è la soluzione. Trattasi dei concetti di fede/fiducia, provvidenza per i cristiani e karma per i buddhisti. A livello simbolico, concetti estremamente simili (ok, sparatemi).

Seconda regola zen di Barbie.
Imparare a chiedere è più importante che imparare a fare.
Fare e farcela da sole (e uso il femminile apposta) è una cosa di cui noi donne ci facciamo vanto. E' la cosa sulla quale molto spesso ci incartiamo, anche. Non aggiungo altro perché se ne parla da mesi, sennò finisce che mi annoio da sola, cercate con l'hashtag #donnexdonne. E tuttavia, la collaborazione si impara anche attraverso il conflitto.

Mentre mi beavo di cotanta saggezza, non potevo però fare a meno di notare alcuni particolari ben poco zen.

La mamma lo sa.
L'abbigliamento delle quattro sorelle è assolutamente diseducativo: niente cappello/guanti/sciarpa a dieci sottozero. Se mia figlia va in giro in montagna agghindata in quel modo il giorno dopo ha la polmonite.

Un'adulta ci pensa.
Non ho mai dato molto peso alla polemica sulla bambola Barbie come iper-stereotipo e strumento che incide sulla costruzione dell'immaginario del fisico delle ragazze (e sulle conseguenze in campo psicologico-alimentare). Perché Barbie è una bambola, e dunque un essere immoto e privo di vita che, come tale, rimane nell'immaginazione. Vedere però Barbie trasportata sullo schermo con due metri di gambe magrissime, pantaloni attillati, vitini da vespa (come si diceva una volta), ancheggiamenti, mi ha fatto un certo effetto. Non posso negare che uno strano senso di inquietudine si è impossessato di me: perché queste che vediamo nel film non sono bambole, sono esseri moventi e parlanti, nella testa di una bambina. E questa cosa mi ha dato un po' da pensare, devo essere sincera, anche perché mi sono accorta che molti altri film di Barbie sono in costume, e quindi questo aspetto non emerge in alcun modo.

"Chi è il tuo personaggio preferito del film, mamma?"
"Mah... Non saprei... Il tuo?"
"Il mio Skipper!"

Ah ah. Voi vi ricordate di Skipper come della bionda bimba con i codini. No care mie, è cresciuta, è castana con le ciocche viola, compone musica e canta, è una nerd pazzesca e ha un videoblog.

Sorrdo.
"Sì, anche la mia. E poi anche la mamma ha un blog"
"DAVVVVEEEEEERO?!?"

giovedì 22 settembre 2011

Paradigmi pedagogici a confronto (e un problema forse vero)


Primo giorno di scuola.
"Bimbi, c'è qualcuno che ha un fratello o una sorella più grande in questa scuola?"
Piccoletta, insieme a qualcun altro, alza la mano. Tutta la classe fa il giro della scuola e va a vedere dove sono le classi dei fratelli più grandi.

"Sai mamma, la maestra ha detto che Piccolo Ing. cammina sempre sopra le nuvole"
Piccolo Ing. cammina un po' più avanti, davanti a noi, e si gira:
"Sì, e ha detto pure che sono disordinato"
Non mi soffermo sul fatto che la maestra ha ragione, ma forse dire una cosa del genere davanti a tutta la classe del Piccolo Ing. e a tutta la classe di Piccoletta non è il massimo della vita (poteva almeno pareggiare con un difetto e un pregio, se proprio voleva affermare davanti a tutti l'evidenza lapalissiana che mio figlio è perennemente perso nel suo mondo).
Insomma, 'sta cosa mi fa incazzare da morire.
Ma faccio finta di niente, mantengo il tono tranquillo e cerco (al solito) di salvare capra e cavoli:
"Dirà anche che cammini sulle nuvole, però poi in pagella ti mette sempre e solo 10"
E chiudiamo l'argomento.

Ne parlo con Grande Nonna.
La quale, ovviamente, conosce perfettamente cause e soluzioni.
"Ci credo, E' TUTTA COLPA DEI FUMETTI. Questo bambino legge troppi fumetti, troppo Harry Potter, troppo Star Wars. Dovete TOGLIERGLIELI. Perché i fumetti e i libri ti coinvolgono, e lui non pensa a nient'altro, sempre con questo Topolino in mano. Fategli vedere un po' più di televisione, che rilassa. E fate sparire tutti quei fumetti da casa vostra."

E quindi ci troviamo di fronte a un bivio. Topolino o Maria De Filippi?

mercoledì 7 settembre 2011

Mal di pancia

"Ma e quindi mamma, oggi parti?"
"Sì Piccoletta"
"Ma potresti anche fare così. Chiami i signori e gli dici che hai mal di pancia, o la febbre, o qualcos'altro, e che non puoi andare. Fa niente se non è vero"
"Ma Piccoletta, se tu dovessi andare a scuola potresti fare una cosa del genere?"
"..."
"..."

Piccoletta va in prima elementare, e forse certe cose è bene chiarirle fin da subito.

E niente paura, per un incastro eccezionale di treni questo mal di pancia durerà meno di 24 ore (ma non si capisce come mai questo mail di pancia sia venuto proprio ora).

venerdì 27 maggio 2011

Prove di pericolante mammità: test su strada (milanese) di seggiolino per bici


Essere mamma di due bimbi e non avere tate né nonni a disposizione ogni pomeriggio della settimana vuol dire condividere la maggior parte del tuo tempo con entrambi i tuoi figli. La sfida bella e difficile è riuscire a ritagliarsi un momento di unicità: tu e solo uno dei due, un momento per stare vicini senza creare incontrollabili gelosie nell’altro, senza discorsi interrotti, senza cose da fare - non importa se poi stiamo zitti e non si fa niente.

E questo succede per lo più quando carico uno dei due sul seggiolino della bici, e partiamo.

Ok, stop. Dimenticate gonne svolazzanti, rossetto senza sbavature e stradine di campagna. Arranco con una media di 20 kg sul sellino posteriore, ben imbragati e dotati di caschetto, su strade sconvolte da ogni tipo di scavo e rappezzamento (fibra ottica, teleriscaldamento fase 1, teleriscaldamento fase 2, posteggi interrati, gas, luce e non so che altro), schivando macchine in doppia fila e tassisti isterici.

Mentre pedalo, il mantra è: "Bimbi non muovetevi, sennò ci ribaltiamo e ci facciamo male".

Piccoletta, che ha il dono della sfida alle convenzioni, ha imparato ad agitarsi sul seggiolino e ad alzarsi d’improvviso: e quindi quando siamo in bici la devo impegnare in un discorso-confessionale ("Sai che Amica e Piacione si sono baciati di nascosto?") oppure in una cantata corale di “Cocco e Drilli”, una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi.

Piccolo Ing. è più tranquillo ma, dall’alto dei suoi 8 anni e mezzo, ormai del tutto imprevedibile: inizia discorsi moccicati e poi si distrae ("Mamma, sai che oggi... .... ..." "Oggi?" "... ... ..." "Topo?" "Sì?" "Cosa mi stavi dicendo?" "Cosa ti stavo dicendo?" "Mi hai detto: 'Mamma, sai che oggi...' "Ah, sì. Boh, non mi ricordo più" "Va bene" "Mamma?" "Sì?" "..." "Topo?" "Sì?" e via di questo passo), canticchia, saluta gli amici che incrocia per strada sporgendosi pericolosamente, mentre il mantra "Non muoverti" diventa qualcosa a metà tra l’urlo di Tarzan e la supplica a Padre Pio.

E quindi, altro che seggiolino super leggero.

Qui ci vuole un seggiolino che sia sì leggero, ma che me li tenga lì, fermi inchiodati quanto basta per arrivare incolumi a destinazione: un seggiolino con le barre laterali. Un seggiolino che sembra una Ferrari sulla mia bici che assomiglia più a una 500 (ma non quella supercostosa che hanno fatto ora, quella della mia mamma quando io ero piccola, eh). Che sia comodo per loro, bello e leggero per me.

Un seggiolino che sembra una Ferrari, io l’ho trovato - e l'ho anche provato, insieme a Piccoletta (guardate il video, e fatevi due ghignate):
Seggiolino BodyGuard, Caschetto Sunny e occhiali da sole, tutto OKbaby.


In attesa che ci invitino per un Rally di mamme pericolanti, vi segnalo che Blogmamma ha lanciato un concorso letterario online, in premio proprio questo seggiolino.

mercoledì 11 maggio 2011

La Milano che vorrei: considerazioni di una bambina di 5 anni


Ieri a Milano era una di quelle giornate di afa padana che non vorresti mai.

Noi a Milano, quando Piccoletta e io andiamo in bici e i tubi di scappamento delle macchine ci sparano addosso i loro fumi, ci diciamo: "Vedi? Non produciamo nessuna puzza."

Noi quando siamo su, sui bricchi dell'Ultima Spiaggia, Piccoletta mi chiede: "Mamma, ma qui è meno inquinato che a Milano, vero?"

Ieri ero a prendere Piccoletta e la stavo caricando sulla bici.

"Mamma, ma i motorini fanno puzza, vero? Ecco, io vorrei delle macchine e dei motorini che non facessero puzza."

"Che bello, nana. Magari, quando quando voi sarete grandi, li avremo."

"E poi vorrei una città dove non c'è l'inquinamento. E poi colorerei di tutti i colori i palazzi."

Ecco, e poi non mi ricordo cosa le ho risposto, perché in realtà mi sono un po' commossa, pensando ai palazzi colorati dai desideri di una bimba.


martedì 25 gennaio 2011

Una bimba e la questione di genere (il futuro nelle mani di mia figlia)


Ci sono cose su cui Piccoletta si impunta con un piglio degno del suo nome e davvero encomiabile.
Come, per esempio, davanti al campo da calcio che brulica di bambini di otto anni tutti rigorosamente di sesso maschile.
"Mamma, ma sono TUTTI maschi?"
"Sì, amore"
"Ma perché non ci sono le FEMMINE?"
"Mah... In questa squadra non ci saranno bambine che vogliono giocare a calcio... Il calcio non è uno sport che piace molto, alle bambine"
Non la vedo convinta.

"... E quindi, cinquecento anni fa gli uomini..."
"Mamma!"
"Dimmi Piccoletta"
"Perché solo gli uomini?!? E le DONNE?"
"Ma no nana, è un modo di dire che..."
"Ma PERCHE' solo gli uomini si dicono? E le donne?"
...
Lunghissima questione.
Ma Piccoletta ha tutte le ragioni del mondo.

"Sì nana, in effetti bisognerebbe dire GLI UOMINI E LE DONNE. Così ti piace?"
"Ecco, così sì".

Buona strada Piccoletta, mi sembra che gli inizi siano più promettenti di quelli della sottoscritta.

martedì 21 dicembre 2010

Educazione sentimentale per Piccoletta

Antefatto 1
Mia figlia è nella fase iper-romantica in cui sono immerse molte bambine, che credono che l'amore sia più o meno come ce lo racconta Rapunzel (fase benedetta, dalla quale nessuna bambina che è in noi vorrebbe mai uscire)

Antefatto 2
Crescere, in casa nostra, non è compito facile. Soprattutto quando hai un padre che, compiuti i cinque anni, decide che è ora di iniziare ad essere introdotti alla conoscenza approfondita della musica pop nella sua espressione più geniale, ossia i Beatles. E per fare questo, dotato di CD con i più grandi successi, ogni volta che siamo in macchina scatena una sorta di Sarabanda in cui i piccoli sono chiamati ad indovinare chi è il cantante di Yellow Submarine, piuttosto che di Eleanor Rigby o Hey Jude.

Domenica, in macchina.
Dopo l'immancabile Xmas (War is over), che scatena un pandemonio di "John/Ringo/Paul" sul sedile posteriore, passa in radio Born in the USA (fa Natale anche quello, si sa).
Mamma temeraria: "Tra un po' papà vi introdurrà anche all'arte di questo signore, quando sarete abbastanza grandi. Si chiama Bruce Springsteen, ed è americano. No, lui è vivo, papà lo ha anche conosciuto"
Papà soprapensiero: "Sì, avevo anche l'autografo. Ma l'ho regalato"
Mamma incosciente: "Ah sì?!? E a chi?"
Papà fa una faccia esplicativa
Mamma con chiari istinti suicidi: "Aaaaaah, ok, a una fidanzata"
Papà riparatore: "Era una fan sfegatata..."
Piccoletta con le antenne rizzate: "Ma non era mamma, la tua fidanzata?!?"
Mamma riparatrice: "Ma molto, mooooolto prima di conoscere la mamma"
Piccoletta: "E come si chiamava?"
Papà: "Boh! Non me lo ricordo"
Piccoletta: "...."
Mamma: "...."
Papà riparatore: "Beh, insomma, non era proprio una fidanzata..."

A quel punto abbiamo deciso che non era il caso di andare oltre.
Il seguito della spiegazione, tra una decina d'anni (almeno).

mercoledì 24 novembre 2010

Foto di classe


Vi ricordate le nostre foto di Natale? Uno per uno, seduti su un banchetto con il nome della classe di fianco, una fotografia che veniva stampata con la scritta Buon Natale in rosso e delle faccine sorridenti, sdentate e abbagliate da flash troppo potenti. Il grembiulino bianco, quello bello per l'occasione.

Ecco, dimenticate tutto ciò.

Intanto, la foto di Natale è diventata foto di classe. E su questo, già, si potrebbe fare una serie di considerazioni sociologiche sull'educazione all'individualità, l'omologazione di gruppo, la prevalenza della massa sul singolo e cheneso.

Ma non è finita qui, perché la foto di classe diventa anche momento in cui scatenare le fantasie più perverse del fotografo sciur Brambilla. E quindi la foto di classe diventa a tema.
Anno 2009: gli Anni Trenta (meglio non chiedersi perché)
Anno 2010: cosa vuoi fare da grande?

I bimbi, quest'anno, devono presentarsi alla foto di classe vestendo i panni della professione che intendono svolgere nella loro vita adulta.

Interno sera, a cena.
"E quindi, Topo, cosa vuoi fare da grande?"
"Il politico!"

Sospensione del giudizio.

"Mmmhhhh... E come ti vesto, da politico?"
"Come Berlusconi"

Sconforto acuto, fitta al cuore e mancamento di forze.

Interviene Piccoletta: "Siiiii anch'io faccio il politico e mi vesto come Berlusconi"

Necessità assoluta di sali per rinvenire

"Ragazzi miei, se anche non diventate come Berlusconi la mamma è solo contenta", mentre già mi vedo già con l'aureola in testa, in perfetto stile iconografico-Mamma Rosa. Un'immagine raccapricciante che mi fa immediatamente tornare con i piedi per terra.

"E cosa faresti, se fossi un politico?"
"Beh, per prima cosa, tapperei tutti i buchi delle strade" (da queste parti sembra di essere in guerra, da un mese a questa parte abbiamo in giro ruspe, mezzi pesanti e cingolati che hanno rotto strade, chiuso incroci, traforato, martellato, scavato, transennato. Il teleriscaldamento che avanza)

Riprendo rapidamente le forze

A quel punto interviene l'Ing., inizia un pippone tra i due sulla politica come servizio o come esercizio del potere, e il risultato non si fa attendere.

"Va bene mamma, allora faccio lo scienziato".

Otto giorni dopo, interno sera, a cena.
"Senti mamma, allora facciamo così: io faccio lo scienziato, così faccio un sacco di soldi, e poi faccio il politico"
Non ho avuto cuore di dirgli che, a fare lo scienziato, sarà difficile diventare ricchi.

Intanto l'immaginetta di Mamma Rosa con l'aureola in testa mi perseguita.

sabato 13 novembre 2010

La paranza, è una danza, che si impara nella latitanza...


Dopo quindici giorni di latitanza (e non solo dal blog, ma anche da casa), il minimo che puoi promettere a tua figlia è: "Sì tesoro, ti prometto che venerdì esci all'una, e nel pomeriggio andiamo all'Ikea a prendere tutte le candele profumate che vuoi". Nel frattempo ti sei completamente persa i passaggi attraverso i quali tua figlia cinquenne formula esplicita richiesta di andare all'Ikea a prendere le candele profumate, ma insomma, non è il caso di sottilizzare.

Giovedì mi chiama la persona con cui ho un impegno fissato per venerdì mattina.
"Scusa ma venerdì non riesco ad arrivare per la riunione alle 9:30. Possiamo fare nel pomeriggio?"
"Ehm... Veramente... Mi spiace, ma nel pomeriggio proprio non posso. Facciamo pranzo e riunione fino alle 3? Dopo, davvero, ho un impegno IMPROROGABILE"
"Va bene dai, per pranzo allora"

Giovedì compaio gloriosamente a prendere i miei figli, entrambi impegnati alla stessa ora in palestra fino alle 6 del pomeriggio (e non vi dico l'ansia di arrivare tardi!). Piccoletta mi vede, mi si getta al collo con un "Maaammmaaaaaaa" stile Anna dai Capelli Rossi e dopo pochi minuti, non so come, mentre aspettiamo che Piccolo Ing. finisca la lezione di scherma, scivoliamo di nuovo sul pericoloso discorso della gita all'Ikea a prendere le candele profumate.

"Allora, viene a prenderti la nonna all'una e poi la mamma arriva, accompagniamo Piccolo Ing. alla festa e noi andiamo a fare shopping"
"MAMMMMMAAAAAAAA MI AVEVI PROMESSO CHE VENIVI TU A PRENDERMI ALL'UNA!!!!!!!" e inizia un pianto dirotto, tipo Rémi posseduto.

Me la prendo in braccio e cerco di consolarla, con un interlocutorio "Vediamo, dai" che in genere con l'altro funziona ma che con lei non fa altro che peggiorare la situazione.

Piccoletta strilla come una iena, casomai qualcuno degli astanti non avesse inteso bene che: "MA TU MI AVEVI PROMESSO CHE VENIVI A PRENDERMI E ADESSO NON VIENI PIU'UUUUUUUUUUUUUUUUUUUU!! ME L'AVEVI PROMEEEEEEESSOOOOOOOOOOOO".

Cincischio in coccole, mentre penso che non è vero che le avevo promesso che sarei andata io: le avevo promesso che sarebbe uscita all'una, ma questa è evidentemente una sottigliezza che Piccoletta non può cogliere.

Ci provo, mi sforzo, ma non riesco davvero a sentirmi in colpa. Dovrei?
Sto solo cercando di tenere tutti insieme, e poi il mio mantra è: "Vedrai che l'anno prossimo non sarà più così, sarò disoccupata"
Anche, se lo ammetto, in quel momento avrei preferito essere sull'isola di Ponza.


venerdì 24 settembre 2010

E' che nascono, così

L'antefatto è noto.

"Mamma, sai che Piacione dice le bugie?"
"Ah sì, e perché?"

"Perché ieri ha dato la mano a Carolina, ma Letizia voleva dargli la mano. Allora lui ha detto a Letizia che gli dava la mano domani. E invece l'ha data ancora a Carolina!"
"..."
"Ma lui dà la mano a Carolina perché quest'anno vuole sposare Carolina. L'anno scorso era piccola, ma adesso è cresciuta ed è diventata bella".

A Carolina i nostri migliori auguri.
E a Letizia tutta la nostra solidarietà femminile.

Per inciso, nel frattempo Piccoletta afferma spavalda la sua singletudine.
A cinque anni, in casa nostra, passa infine il concetto che "si decide da grandi, chi sposare".


lunedì 6 settembre 2010

Andante, ma non troppo

La radiosveglia che suona alle 7, cinque minuti ancora ascoltando una vecchia canzone.

Il rumore dell'acqua che scorre e della lametta da barba contro il lavabo, sbirciare fuori dalla finestra e trovare il cielo grigio fosforescente, un cielo così diverso da quello di ieri, è solo una manciata di ore, eppure...

"Che palle quando piove le macchine del Car Sharing sono sempre tutte prenotate", vestirsi e allungare un caffé bevuto in piedi a tuo marito già pronto per uscire.

Piccoletta che appare sulla porta della cucina, con gli occhi ancora incollati di sonno, abbracciata al suo peluche.

I primi pianti e la solita angoscia: "Mamma, ma io non voglio mangiare quello che non mi piace".

Svegliare Piccolo Ing., che non ha ancora aperto gli occhi e biascica un "Non voglio andare a scuola", ricordargli che lo aspetta il Campus sportivo, niente scuola ancora.

Scegliere vestiti adatti alla pioggia che potrebbe arrivare, ma senza poter davvero rinunciare ad un'idea di estate.

"Topo, ti vanno ancora bene le scarpe da ginnastica?"

Preparare lo zainetto con la merenda, la borsa disegnata di fiori e sole con il cambio per la scuola.

"Piccoletta, usiamo le ciabattine della spiaggia per la scuola materna, ok?"

Il casco della bici, la felpa, il cellulare dov'è.

Rassicurare il Piccolo Ing. in questa palestra con le finestre grandi, piena di bimbi che non conosce, e la certezza che parte in volo.

Fare lo slalom tra le macchine, mentre ti accorgi che Piccoletta ha un nuovo peso specifico e si riaggiusta sul seggiolino.

Scegliere il nuovo armadietto con Piccoletta, un bacio e via.

Notare che la scuola materna ha un aspetto meno caotico.

C'è un modo di ricominciare sincopato, distonico, carico d'ansia.
E' stata la musica della scorsa settimana, a casa da sola.

E c'è un modo di ricominciare lasciando scorrere la musica, e vada come vada.
E' la musica composta dai miei figli.

martedì 22 giugno 2010

Uomini e Donne (a 4 anni)


Piccoletta, in quest'ultimo periodo, ha la passione per le trecce: treccine, trecce, treccia alla francese.

Piccoletta, quest'anno, è succube del fascino del Piacione della classe: boccoli biondi, grandi occhioni castani, nasino a patata, chiede baci e bacini alle sue predilette (chiaramente, più d'una). Piccoletta e Amica si scannano per ottenere le grazie di Piacione: Amica fa sceneggiate e azioni di forza, Piccoletta lavora nel silenzio e dietro le quinte, favorita da oggettive congiunture astrali (Piacione ha due fratelli della stessa età del Piccolo Ing., dunque accade che Piccoletta e Piacione si ritrovino clandestinamente a qualche festa di bimbi più grandi).

Ieri mattina le ho fatto una piccola treccia su un lato, che lei ha portato orgogliosamente a scuola e ai giardini fino a sera.

A sera l'Ing., osservandola, le chiede:
"Ti hanno detto qualcosa per la treccia?"

"L'ho fatta vedere a Piacione", risponde lei, "Gli ho chiesto: 'Noti qualcosa di diverso?'"

"E lui cosa ti ha risposto?"

"Mi ha risposto: 'No! Cosa c'è di diverso?'"

Piccoletta, hai già capito come funziona.

mercoledì 19 maggio 2010

Una nonna, e sua nipote


Le nonne sono esseri angelici: compaiono nei momenti di bisogno, lievi e silenziose, ad accudire i nipoti e a portare loro conforto. A prenderli per mano, amorevolmente, all'uscita da scuola, accompagnandoli a casa lungo il viale alberato, con il sole dorato che splende alle loro spalle.

Le nipotine sono essere dolci, amano coccolare i propri nonni, cosa che ormai non fanno più i figli ingrati e spesso litigiosi, a torto, con i loro cari. Le nipotine hanno lunghe chiome dorate, con gli occhioni e la boccuccia, il naso a patata e i codini, vestite sempre come la nonna avrebbe desiderato vestire la propria figlia, senza mai riuscirci.

La Grande Nonna arriva a scuola per lo più in affanno, maledicendo quella svitata di sua figlia che si ostina a voler lavorare, dopo aver messo al mondo le povere creature. Ritira la piccoletta e si avvia a ritirare anche l'amato nipote, alla scuola elementare. Succede però che, nel cortile della scuola del fratello, piccoletta inizi a piangere e strillare in modo inconsulto, per motivi del tutto ignoti alla povera, malcapitata, Grande Nonna.

Una volta raggiunta faticosamente la via di casa a bordo della macchina da 15 posti che la Grande Nonna si ostina a guidare, noncurante dei divieti e del fatto di costituire un pericolo pubblico nel traffico cittadino, piccoletta si placa e le due riacquistano per un momento la loro parvenza angelica, entrambe soddisfatte della pace raggiunta.

Pace provvisoria, perché la piccoletta, una volta accomodata sul divano, mentre guarda la TV, scoppia in un pianto inconsulto condito da abbondanti strilli, a causa del terribile fratello, che ha sfilato da sotto il di lei naso una fetta biscottata con Nutella.

La Grande Nonna, nota per essere quella presenza angelica di cui dicevamo, guarda allora la piccoletta dritta negli occhi e, fra uno strillo e l'altro, la consola con le incommensurabili parole:

"Piccoletta, tu hai dei problemi".

giovedì 18 marzo 2010

Cenerentola e la speranza di un mondo diverso


Ieri pomeriggio ho passato un'ora buona insieme a tre quattrenni vestite come improbabili principesse e truccate (sa se stesse medesime) con ombretto e fard rosa ovunque, un rimasuglio di quelle cose che prima compero, e poi mi chiedo cosa avevo in mente, quando le ho comperate.

Ad un certo punto, all'apice dell'educazione per stereotipi, abbiamo messo in scena Cenerentola: a turno, una faceva Cenerentola e le altre due le sorellastre, Genoeffa e Anstasìa, come le chiamano loro. Io facevo il principe, dato che il piccolo ing. si è fieramente rifiutato di assolvere a questo compito, che chiaramente comportava per lui uno sforzo eccessivo (e poi adora i ruoli da comprimario, quindi non è stato facile assoldarlo come Duca).

Siccome il Principe ad un certo punto si è accasciato per terra e non aveva più voglia di ballare (diamo un input realistico, ho pensato: dove lo troveranno mai, queste, un uomo che balla dopo che se le è conquistate? Bisogna che imparino subito certe leggi della vita), non so come, è venuta fuori questa divertente discussione.

Giulia nei panni di Anastasìa: "... Perché noi ci avevamo ragione, a strappare il vestito a Cenerentola, perché Cenerentola aveva fatto il vestito con le nostre collane e le nostre stoffe"

Approvazione incondizionata di Genoeffa e Cenerentola

Me stessa medesima nei panni del principe: "Beh, ma voi le avevate buttate, le collane e le stoffe, non vi servivano, e poi avevate ugualmente abiti molto belli, per cui..."

Chiara nei panni di Genoeffa: "Ma erano nostre lo stesso, e quindi i topini non dovevano prenderle per fare il vestito a Cenerentola, se le sorellastre si sono arrabbiate non è colpa loro"

Piccoletta nei panni di Cenerentola: "Ma siccome sono stati i topini a prendere le stoffe, LA COLPA E' TUTTA DEI TOPINI"

A larga maggioranza, con la sola esclusione del Principe, è stata appoggiata la mozione contro i topini in favore delle sorellastre.

Il problema è che anche l'Ing. (quello che dovrebbe essere grande), la sera, ha appoggiato la mozione anti-topini.

Capite, come va a finire la redistribuzione delle risorse, nel Duemilaedieci? Coi topini in galera.


lunedì 15 marzo 2010

Mia figlia mi guarda (e commenta)


"Ti sistemo io i capelli, mamma!"
"Okkai"
"Ecco mamma, adesso sembri proprio LA NONNA DELLA GIULIA"

"Mamma sei bella"
"Grazie, amore"
"Mamma, ma questi cosa sono?"
"Brufoli, tesoro"

"Mamma, sei bella"
"Grazie, amore"
"Mamma, ma perché hai i brufoli se sei bella?"

"Mamma, ma tu sei una bambina?"
"No amore, sono una mamma, tu sei una bambina"
"E allora perché ti vesti da bambina?!?"

Non so se nel weekend è stato più difficile sostenere la sindacalista della CISL che si è presentata ad un convegno su maternità e lavoro dichiarando di avere scelto di non fare figli, o mia figlia.

lunedì 15 febbraio 2010

Ditemi che vedrò la luce in fondo al tunnel


Vabbe', non sto ad annoiarvi con le disgrazie e i contrattempi che, ormai quotidianamente, si abbattono sulla sottoscritta.
PERO'.

Sappiate solo che giovedì sera, mentre ero in macchina alle 19:30, dopo essere andata per ben due volte in via Mameli convinta che fosse via Ciro Menotti, e chiedendomi poi dove fosse questa cazzo di via Ciro Menotti che so benissimo dov'è, ma in quel momento proprio non mi veniva in mente, con un figlio praticamente ormai abbandonato ad una festa di compleanno, la tacita riprovazione di tutte le mamme dei suoi compagni, una figlia a casa con la Grande Nonna già pronta al cazziatone, una cena da inventare, e una litigata furibonda con l'Ing., ho pensato: "Se non mi viene una crisi isterica adesso, posso considerarmi una persona dotata di una certa forza interiore e di un qualsivolgia equilibrio psicologico".
La crisi isterica non mi è venuta, però mi sono spuntati altri due brufoli.

Sappiate solo che oggi, dopo la bellezza di una settimana di rodaggio, la baby-sitter mi ha detto che "aveva bisogno di parlarmi di una cosa importante".

"Signora, domani alle 13 no posso andare a prendere il piccolo. Ma trovato già amica che va a prenderlo"
Ma secondo te io lascio mio figlio con una perfetta sconosciuta che manco so chi è?

Inizio discorso sul non mettere in difficoltà il prossimo, e sul fatto che lei mi sta mettendo in seria difficoltà.

"Ah signora poi volevo dire, trovato lavoro alla St.Louis, sa, la scuola inglese. Devo iniziare subito"
... ... ... ... ... ... .... .... Overloop... .... ..... .... ... ... . .

Continuo il discorso, ampliando al concetto di responsabilità e di onestà.

Lei mi guarda con sguardo impassibile e dice sempre sì. Sì, sì e poi sì.
E' una cosa che mi lascia sempre stupita e mi fa molto pensare: una filippina non ti dirà MAI di no.
Ti guarderà con calma e serenità, ti dirà di sì e poi farà quello che ha deciso.
Lei, pacata. Tu, che ti stracci le vesti.
"E quindi....? Oggi è l'ultimo giorno che vieni?"
"Sì"

Alla fine, mi sento una perfetta idiota, una perfetta idiota italiana.
Una perfetta idiota italiana che la prossima settimana sarà via per quattro giorni filati.

Sappiate solo che questa sera, dopo l'ennesimo capriccio di entrambi i miei figli davanti al piatto degli gnocchi al ragù (perché gli gnocchi erano verdi e non bianchi) sono stata colta da un profondo sconforto, sentendomi una madre e una persona profondamente sbagliata. Sappiate che sono sette anni, che andiamo avanti così con mio figlio, sono arrivata a dire alla pediatra di essere disposta ad andare dallo psicologo. Lei ha alzato il sopracciglio, e mi ha detto che non c'è proprio niente da analizzare.

Sappiate solo che abbiamo ritirato la pagella. Il commento, in sintesi, è stato:
"Suo figlio? Una mente brillante, ma un gran pelandrone" (sì, sempre lui, quello che decide della sua vita).

Sappiate solo che so benissimo che questo è un blog, e non un gruppo di auto-analisi.
Ma ditemi che vedrò la luce in fondo al tunnel.


venerdì 29 gennaio 2010

La mamma è liquida (ma i bimbi no)



"... Allora adesso la mamma sta con te e giochiamo insieme tutto il pomeriggio..."
"Ma solo con me?!?"
"Sì' tesoro"

Per forza, devo tenerti lontana da tuo fratello che sta in cameretta a giocare con il suo amico, sennò finisce che tu rompi e lui ti mena, e ha pure ragione.

"Ma allora senza telefonate e senza computer!"

La mamma sarà pure liquida, ma la piccoletta di certo no.

mercoledì 20 gennaio 2010

Senza paracadute


Si ammalano i bimbi
Piovono lavori
Latitano i nonni
Si accumulano scadenze
Se ne va SantaK

Ho l'impressione di essermi lanciata da 5000 metri senza paracadute.
Tra dieci giorni vi dirò se mi sono schiantata, o no.

Intanto vi lascio con questo divertente gioco che la piccoletta si è inventata una sera a cena.

Scegliete, senza pensarci su, uno tra questi tre simboli:
fiore,
stella, o
cuore?

Fatto?

Secondo me, il simbolo che avete scelto dice molto di voi.
Tra dieci giorni vi dico anche il simbolo che ho scelto.
Tanto per non smorzare la tensione.
E se posto prima, tanto meglio.

venerdì 8 gennaio 2010

La Principessa e il Ranocchio


Il 23 Dicembre, calzati i doposci, mamma e bimbi si sono avventurati tra mucchi di neve e sotto la pioggia, in onore di un film che MAMMA voleva assolutamente vedere.

Il cinema strabordava di bimbe e nonne e baby-sitter, sì, anche qualche mamma occhialuta come la sottoscritta, e svariate adolescenti (alla faccia di New Moon). Maschi, quasi zero: il piccolo Ing., trascinato suo malgrado, si è accasciato muto sulla poltrona e ha assunto un'espressione di riprovazione assoluta per 2 ore filate (ad eccezione di un'unica scena, infilata apposta ad uso e consumo del pubblico dei fratelli-martiri), mentre mamma e piccoletta venivano via via rapite in estasi mistico-principesca.

Mamma aveva una consapevolezza in più, e guardava il film ripetendosi "E' l'ultimo, non ne faranno più così", e già solo formulando questo pensiero amarcord una lacrimuccia spenzolava dai suoi occhi (alla fine del film avrebbe avuto il suo bel da fare, in questo senso).

Avrebbe dovuto alzarsi e guidare la rivolta dei nostalgici: Abbasso il 3D, Viva il cartoon! Invece niente, si godeva quelli che, per ora, sono stati annunciati come gli ultimi momenti dell'ancien régime Disney, che d'ora in poi non farà più film "disegnati". E cercava di spiegare che la protagonista non era "blu", come sosteneva la piccoletta.

Con chicca finale:
"Mamma, ma non dovevano intitolarlo La Principessa e il Ranocchio!!"
"Ah sì? E come dovevano intitolarlo?"
"La Cameriera e il Ranocchio"

Piccoletta, manco fosse la Contessina della Padanìa, ha comunque ragione: non ci fregate così, cari signori Disney. Adesso, prima di mettere in soffitta i cartoni "disegnati", ci regalate un'altra Principessa. Vera, questa volta. Una principessa vera, e "blu".