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lunedì 27 febbraio 2012

Di mattoncini rosa. E tanto altro ancora

A Natale la sottoscritta e l'Ing. si sono trovati a fronteggiare una questione oltremodo seria: Piccoletta ha deciso di ritagliarsi il proprio personale spazio nell'Universo del Mattoncino ma, dato che tale Universo è già stato occupato dal fratello, peraltro in modo alquanto trasversale, era necessario puntare su qualcosa del tutto originale.

Proprio in quei giorni arrivava la notizia dell'imminente uscita di un Lego fatto apposta per le bambine.


Un Lego per bambine?!?

Apriti cielo. La Somma Inventrice degli omini gialli che travalicavano qualsiasi genere, razza, religione, la paladina del "tutto uguale, tutti uguali", fa un prodotto per bambine con i mattoncini rosa.

Che le profezie dei Maya stiano per avverarsi?

Inizio con il pippone genderistico e i dove andremo a finire di questo passo, l'Ing. temporeggia:
"Aspetta almeno di vederlo, prima di giudicare".

Giusto. E così, per una fortunata serie di coincidenze e dato che ormai sono una mamma-blogger-markettara***, ho potuto davvero vedere Lego Friends in anteprima, tutta sola con Piccoletta, che Junior lapidario si è rifiutato di prendere parte a un simile consesso: "Robe da femmine", ha commentato sprezzante.




Piccoletta è stata completamente risucchiata nel vortice dei mattoncini rosa, fucsia, bianchi, verdi e celesti: ha montato Lego per due ore filate, seduta accanto a un bimbo dai riccioli biondi e gli occhi azzurri, riemergendo con la sua costruzione realizzata senza intrusioni dei super-esperti maschi di casa, felice come se fosse stata Brunelleschi: "Sfiiineeeeeente, mamma!", mi ha detto al termine dell'opera. Io mi sono goduta il pomeriggio con mia figlia e ho incastrato mattoncini.


Pink Stinks (soprattutto nel marketing)
Nuovi colori, alcuni molto belli (il celeste e il verde-Kermit) e nuove minifig, unico vero motivo di allarme nel Lego-pensiero del nostro Ing.: le ho scrutate per bene, con occhio attento e indagatore sugli stereotipi di genere. E. "Deliziose", come dice Piccoletta, niente a che vedere con le Winx o con quello che vediamo in TV da queste parti. Sono bambine, sono pulite. Fine.
E se la Somma Inventrice dell'indifferenziato fosse ancora più avanti, e fosse già andata oltre la cultura del genere e la riappropriazione delle differenza, maschile/femminile, giallo/rosa/marrone, e della parità nella differenza, e noi non ce ne fossimo accorti?
E poi, e questa è sicuramente la caratteristica più importante per un giocattolo, è un Lego giocabile da matti, esattamente come tutti gli altri. Anzi, a dir la verità è un po' più nuovo: dopo due ore passate a montare questi mattoncini, guardi sul catalogo Lego City e ti sembra un prodotto inesorabilmente marchiato Anni Settanta.

E' vero, la comunicazione ha voluto sottolineare più la differenza (Nuovo!! Lego per bambine!!, che fa tanto Donnee!! E' arrivato l'arrotino!!) che la continuità con le altre serie in commercio. Tanto più che esistono molte serie adatte ANCHE alle bambine: la fattoria, i cavalieri, la casa, il castello... Purtroppo sono tutte serie un po' dimenticate che io, se fossi il sig. Lego e volessi a tutti i costi conquistare il mercato delle bambine, potenzierei fuor da ogni dubbio. Senza dire che è per bambine, senza per forza fare i mattoncini rosa, così per una volta valorizziamo il prodotto e non la comunicazione.

Perché, e questa è una riflessione maturata in anni e anni di scatole di Lego montate, quello che ha fatto la differenza è stata la capacità di narrazione di queste costruzioni: le serie che sono andate meglio in assoluto sono quelle che si sono appoggiate sulle grandi narrazioni. Ed è lo sforzo che i giochi belli e originali devono fare, oggi come cinquant'anni fa (ma oggi in modo diverso, e oggi è più difficile perché i bambini sono molto sofisticati, sotto questo punto di vista): saper raccontare una storia ai bambini, al di là del gioco stesso. Lego Friends, almeno, ci prova e prova a promuovere anche una visione che non è per forza epica, ma è molto quotidiana: collaborazione, iniziativa, essere utili alla città.

Robe da femmine
"Junior, ma se ci inventassimo un Lego Friends da maschi?"
"Mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh"
"Dai, che lavori possiamo mettere?"
"Inventore scienziato astrofisico la palestra di ginnastica il giornale l'officina delle macchine..."

E quello che volete voi.
Io voglio una redazione di giornale con un direttore bimba.


***Di mammedimarketing
Proprio mentre avevo nel taschino questo post la polemica sulle mamme-blogger-vendute-al-marketing rinfocolava sul blog di Loredana Lipperini, con tanto di De profundis sulla capacità critica e/o innovativa di noialtre (già solo su questo assunto si potrebbero scrivere dieci post, per quanto mi riguarda). Per conto mio, ho avuto la possibilità di sperimentare e vi racconto quello che ho visto con le mie riflessioni appiccicate a margine, né più né meno di quando vi racconto dei marciapiedi di Milano o sparo a zero sulle compagnie telefoniche. Ai miei dieci lettori, l'ardua sentenza.

venerdì 13 gennaio 2012

#Buongiorno

"Dai topo muoviti, che tra due anni a quest'ora devi essere già a scuola"

"Mamma, ma alle medie bisogna studiare tanto?"

"Beh, dipende dalla scuola media. Ma immagino di sì"

"Allora io voglio andare in una scuola media dove non si studia tanto"

"Per carità. Già le medie sono una scuola scombinata..."

"... E poi voglio fare il liceo artistico"

"Al massimo ti mando a fare la scuola di fumetto. Di pomeriggio."

"Ma io non voglio fare i fumetti. Io voglio disegnare."

Non ho ancora bevuto il primo caffè della giornata, e mi trovo a blaterare sull'importanza della cultura.

"E tanto non mi serve la cultura perché so già cosa voglio disegnare"

Poveri noi.

martedì 20 dicembre 2011

Pezzettini di Natale

Quest'anno il nostro Natale è in tema dickensiano, A Christmas Carol.
"Mamma, pensi che stanotte possa succedere qualcosa?"
"Mh... No, direi di no. Non è neanche la vigilia di Natale. E cosa potrebbe succedere?"
"Tipo che l'Italia paga il suo debito pubblico!"
"Quello lo vedo difficile topo, dato che sono trent'anni che l'Italia ha il debito pubblico. Ma sarebbe sicuramente molto bello"

Mi sento tanto Emily Cratchit,
qui nella versione Miss Piggy

In questo periodo stiamo evolvendo verso altre forme di musica che non siano Lorenzo.
"Mamma, ma tu conosci anche canzoni antiche?"
"Antiche quanto? Tipo?"
"Tipo L'isola che non c'è"
"Ehm... Sì, conosco anche canzoni antiche"

Mi sento tanto il fantasma del Natale Passato,
eppure non mi pareva di essere così antica

E poi ci sono gli acquisti sbagliati, e chi può dire di avere una stella cometa in bagno?

Ecco, così mi sento tanto scema

giovedì 22 settembre 2011

Paradigmi pedagogici a confronto (e un problema forse vero)


Primo giorno di scuola.
"Bimbi, c'è qualcuno che ha un fratello o una sorella più grande in questa scuola?"
Piccoletta, insieme a qualcun altro, alza la mano. Tutta la classe fa il giro della scuola e va a vedere dove sono le classi dei fratelli più grandi.

"Sai mamma, la maestra ha detto che Piccolo Ing. cammina sempre sopra le nuvole"
Piccolo Ing. cammina un po' più avanti, davanti a noi, e si gira:
"Sì, e ha detto pure che sono disordinato"
Non mi soffermo sul fatto che la maestra ha ragione, ma forse dire una cosa del genere davanti a tutta la classe del Piccolo Ing. e a tutta la classe di Piccoletta non è il massimo della vita (poteva almeno pareggiare con un difetto e un pregio, se proprio voleva affermare davanti a tutti l'evidenza lapalissiana che mio figlio è perennemente perso nel suo mondo).
Insomma, 'sta cosa mi fa incazzare da morire.
Ma faccio finta di niente, mantengo il tono tranquillo e cerco (al solito) di salvare capra e cavoli:
"Dirà anche che cammini sulle nuvole, però poi in pagella ti mette sempre e solo 10"
E chiudiamo l'argomento.

Ne parlo con Grande Nonna.
La quale, ovviamente, conosce perfettamente cause e soluzioni.
"Ci credo, E' TUTTA COLPA DEI FUMETTI. Questo bambino legge troppi fumetti, troppo Harry Potter, troppo Star Wars. Dovete TOGLIERGLIELI. Perché i fumetti e i libri ti coinvolgono, e lui non pensa a nient'altro, sempre con questo Topolino in mano. Fategli vedere un po' più di televisione, che rilassa. E fate sparire tutti quei fumetti da casa vostra."

E quindi ci troviamo di fronte a un bivio. Topolino o Maria De Filippi?

sabato 27 novembre 2010

Storia di mio figlio, che a 18 mesi non voleva più mangiare

Questo è un post che so di dover scrivere da qualche settimana, e forse da molto più. E' un post che nasce da un commento di MammaMoglieDonna, ed è a lei dedicato. E' un post che si è fatto attendere un po', perché non è proprio facile scriverlo - vuol dire per me mettere a nudo una parte di me che molti di coloro che leggeranno con occhio giudicante e senso di superiorità non capiranno. Ma so che molti, moltissimi altri, capiranno. E, soprattutto, spero possa servire a chi, come me, deve affrontare il problema di un bambino che non mangia.

E' settembre, ed è il 2004. Mio figlio ha 18 mesi e, di lui, ho un'immagine nitida, di una sera chiara di fine estate in cui si affaccia alla porta della cucina, mentre sto preparando la cena. Mi dice: "Mamma, io non voglio mangiare, voglio il latte con i biscotti".

E poi, una serie di flash.
La pediatra che dice: "Il bimbo non deve capire che il cibo è un ricatto, sennò è finita"
La maestra del nido che, a dicembre, ci dice: "E poi ho capito che, quando non mangia, non devo viverla come una sconfitta. Perché, se un bimbo non mangia, tu la vivi come una sconfitta", e così scopro che è da settembre che anche a pranzo fa storie.
La Grande Nonna che lo rincorre per casa con il piatto, o che lo fa mangiare davanti alla TV, imboccandolo.

Abbiamo deciso di non dare troppa importanza al cibo, ma ugualmente mio figlio ha capito ben presto che il cibo poteva diventare un potente ricatto.
Eravamo convinti (perché questo è il tipico errore che si fa con i figli primi, quantomeno) che "prima di tutto la disciplina", anche a tavola.
Mi dicevo che in fondo anche mio cugino, fino ai 20 anni, ha cenato a latte e biscotti. Perché mio figlio no?
Molto tempo dopo abbiamo inventato il gioco dell'"indovina gli ingredienti", funziona molto soprattutto con i risotti dell'Ing.
Molti biberon di latte e biscotti sono stati comunque la coccola serale, prima della nanna.

Insomma, siamo andati per tentativi e fallimenti, proprio come in un esperimento scientifico.
Tra alti e bassi, periodi di "buona" e periodi più difficili.

Intanto, sapendo che il cibo non è solo cibo, ho dovuto fare un lungo lavoro dentro di me.
Su quello che voleva dire mio figlio per me.
Su come avevo costruito il suo immaginario dentro di me.
E su come sapevo accogliere il bambino che lui è, e su come non avevo saputo accoglierlo.
Su quello che avevo passato, su quello che avevo sbagliato, su quello che non era proprio tutta colpa mia, ma stava lo stesso in carico a me, perché io avevo in carico lui.
E' stato un lavoro che ho fatto in solitaria, e in solitudine.
Che non è lo stesso, ma a volte anche sì.

E così è nata Piccoletta, abbiamo attraversato la scuola materna con molti pranzi buttati nel cestino, lo abbiamo visto acquisire via via sempre più sicurezza, abbiamo cercato di far capire ai nonni che se anche non mangiava quella sera, avrebbe mangiato un'altra volta (con il risultato che ora i nonni, quando mangia, si profondono in sonori "Braaaaaaaavoooooooo", provocando le ire dell'altra).

Ricordo che a settembre 2008, poco prima che iniziasse la scuola elementare, dopo un'estate difficile, al controllo annuale della pediatra me ne uscii con un: "Sono disposta ad andare dallo psicologo, ma risolviamo questa vicenda del cibo". La pediatra alzò il sopracciglio e mi rispose con una delle sue classiche frasi lapidarie: "L'anoressia fino ai 6 anni è normale" (che fa il paio con: "Ho un paio di ragazzine anoressiche, la colpa è sempre della mamma", detta in altra occasione ma della quale non ho potuto fare a meno di prendere nota)

Tecnicamente, dunque, ai 6 anni mancavano ancora quasi 4 mesi.

Rifeci la mia borsa e continuai.
Ho incontrato Aurora, che si è dimostrata prima una mamma, e poi un'amica, davvero preziosa e discreta.

In effetti non posso proprio dire, ora, che mio figlio non mangi.
Rimane il fatto che è stato messo al tavolo della maestra, sotto osservazione, e che in particolare una maestra lo incalza nella mezz'ora a disposizione che i bimbi hanno per pranzare.
E rimane il fatto che il momento della cena è il momento in cui fa i capricci, se è stanco, se c'è qualcosa che non gli quadra, se ha avuto una giornata difficile. O se è l'odiata baby sitter a preparargli il pranzo o la cena.

"Bimbi, questa sera faccio gli gnocchi"
"No mamma voglio la pasta!"
"No Topo, o la zuppa di zucca o gli gnocchi, non posso preparare per cena tre primi!"
E così, quando è ora di mettersi a tavola, scoppia il pandemonio.
Io mi arrabbio, lo faccio sede davanti al piatto con l'ormai classica: "Non mangiarli, ma stai lì seduto"
Lo vedo piangere silenziosamente.
Lo guardo, davanti al piatto pieno, e sento quell'angoscia e quel senso di impotenza che anche io, a volte, ho provato davanti ad un piatto pieno.
"Dai Topo, vieni in braccio alla mamma"
Lo prendo in braccio, avvicino il piatto.
Chiede il tris, ma di gnocchi non ce ne sono più.
E' successo due sere fa.

Perché i figli - certi figli - ti obbligano a fare i conti con te stessa, e non si accontentano di cibo di plastica, ma ti chiedono un po' di cuore in più. E forse questo pezzo in più bisogna andarselo a prendere da qualche parte, ogni tanto.

E così mi sono accorta or ora che questo post, in fondo, partecipa al blogstorming di questo mese.



mercoledì 24 novembre 2010

Foto di classe


Vi ricordate le nostre foto di Natale? Uno per uno, seduti su un banchetto con il nome della classe di fianco, una fotografia che veniva stampata con la scritta Buon Natale in rosso e delle faccine sorridenti, sdentate e abbagliate da flash troppo potenti. Il grembiulino bianco, quello bello per l'occasione.

Ecco, dimenticate tutto ciò.

Intanto, la foto di Natale è diventata foto di classe. E su questo, già, si potrebbe fare una serie di considerazioni sociologiche sull'educazione all'individualità, l'omologazione di gruppo, la prevalenza della massa sul singolo e cheneso.

Ma non è finita qui, perché la foto di classe diventa anche momento in cui scatenare le fantasie più perverse del fotografo sciur Brambilla. E quindi la foto di classe diventa a tema.
Anno 2009: gli Anni Trenta (meglio non chiedersi perché)
Anno 2010: cosa vuoi fare da grande?

I bimbi, quest'anno, devono presentarsi alla foto di classe vestendo i panni della professione che intendono svolgere nella loro vita adulta.

Interno sera, a cena.
"E quindi, Topo, cosa vuoi fare da grande?"
"Il politico!"

Sospensione del giudizio.

"Mmmhhhh... E come ti vesto, da politico?"
"Come Berlusconi"

Sconforto acuto, fitta al cuore e mancamento di forze.

Interviene Piccoletta: "Siiiii anch'io faccio il politico e mi vesto come Berlusconi"

Necessità assoluta di sali per rinvenire

"Ragazzi miei, se anche non diventate come Berlusconi la mamma è solo contenta", mentre già mi vedo già con l'aureola in testa, in perfetto stile iconografico-Mamma Rosa. Un'immagine raccapricciante che mi fa immediatamente tornare con i piedi per terra.

"E cosa faresti, se fossi un politico?"
"Beh, per prima cosa, tapperei tutti i buchi delle strade" (da queste parti sembra di essere in guerra, da un mese a questa parte abbiamo in giro ruspe, mezzi pesanti e cingolati che hanno rotto strade, chiuso incroci, traforato, martellato, scavato, transennato. Il teleriscaldamento che avanza)

Riprendo rapidamente le forze

A quel punto interviene l'Ing., inizia un pippone tra i due sulla politica come servizio o come esercizio del potere, e il risultato non si fa attendere.

"Va bene mamma, allora faccio lo scienziato".

Otto giorni dopo, interno sera, a cena.
"Senti mamma, allora facciamo così: io faccio lo scienziato, così faccio un sacco di soldi, e poi faccio il politico"
Non ho avuto cuore di dirgli che, a fare lo scienziato, sarà difficile diventare ricchi.

Intanto l'immaginetta di Mamma Rosa con l'aureola in testa mi perseguita.

martedì 21 settembre 2010

Mamma, per fortuna che sono un maschio...


"Mamma, per fortuna che sono un maschio!"

"E perché?"

"Beh, intanto perché non dovrò fare cose dolorose tipo far nascere dei bambini..."

Ma come fa a sapere che far nascere i bambini è doloroso? Bah, non sviamo la conversazione.

"E poi?"

"E poi perché non dovrò fare cose schifose tipo pulire la cacca dal sedere dei miei figli"

Gli undici figli, per l'appunto.

"Ma scusa Topo, papà è un maschio però i pannolini ve li ha sempre cambiati e..."

"No mamma, perché io lavorerò talmente tanto, ma talmente tanto, che non ci sarò mai e quindi non dovrò pulire la cacca"

"Bisognerà vedere cosa dice tua moglie..."

E tuttavia, la vedo dura, per la prossima generazione di donne.

lunedì 6 settembre 2010

Andante, ma non troppo

La radiosveglia che suona alle 7, cinque minuti ancora ascoltando una vecchia canzone.

Il rumore dell'acqua che scorre e della lametta da barba contro il lavabo, sbirciare fuori dalla finestra e trovare il cielo grigio fosforescente, un cielo così diverso da quello di ieri, è solo una manciata di ore, eppure...

"Che palle quando piove le macchine del Car Sharing sono sempre tutte prenotate", vestirsi e allungare un caffé bevuto in piedi a tuo marito già pronto per uscire.

Piccoletta che appare sulla porta della cucina, con gli occhi ancora incollati di sonno, abbracciata al suo peluche.

I primi pianti e la solita angoscia: "Mamma, ma io non voglio mangiare quello che non mi piace".

Svegliare Piccolo Ing., che non ha ancora aperto gli occhi e biascica un "Non voglio andare a scuola", ricordargli che lo aspetta il Campus sportivo, niente scuola ancora.

Scegliere vestiti adatti alla pioggia che potrebbe arrivare, ma senza poter davvero rinunciare ad un'idea di estate.

"Topo, ti vanno ancora bene le scarpe da ginnastica?"

Preparare lo zainetto con la merenda, la borsa disegnata di fiori e sole con il cambio per la scuola.

"Piccoletta, usiamo le ciabattine della spiaggia per la scuola materna, ok?"

Il casco della bici, la felpa, il cellulare dov'è.

Rassicurare il Piccolo Ing. in questa palestra con le finestre grandi, piena di bimbi che non conosce, e la certezza che parte in volo.

Fare lo slalom tra le macchine, mentre ti accorgi che Piccoletta ha un nuovo peso specifico e si riaggiusta sul seggiolino.

Scegliere il nuovo armadietto con Piccoletta, un bacio e via.

Notare che la scuola materna ha un aspetto meno caotico.

C'è un modo di ricominciare sincopato, distonico, carico d'ansia.
E' stata la musica della scorsa settimana, a casa da sola.

E c'è un modo di ricominciare lasciando scorrere la musica, e vada come vada.
E' la musica composta dai miei figli.

lunedì 12 luglio 2010

Di figli e capacità manageriali


Non so se dipenda dal genere o dalla carta astrale, o forse semplicemente dalla mia pigrizia, ma per la negoziazione non ho mai nutrito alcun interesse. Anzi, a dirla tutta, non mi ero mai posta neanche il problema di cosa significasse negoziare, finché:
  • ho affrontato due maternità, e per altrettante volte ho dovuto reinventarmi un lavoro daccapo;

  • ho letto in alcune ricerche (qui potete leggere l'ultima in ordine di tempo) che uno dei maggiori handicap, per quanto riguarda la possibilità delle donne di rimanere/crescere nelle aziende, è la capacità di negoziazione;

  • ho visto all'opera l'Ing. con suo figlio.
Pomeriggio di domenica, festa in una casa con piscina. Il piccolo ing. odia nuotare, e grazie al corso di nuoto che ha frequentato fino allo scorso anno, ha sviluppato una notevole dose di insicurezza acquatica. Ad un certo punto tutti i suoi compagni si buttano in acqua, lui inizia a ciondolare da solo per il prato, rinchiudendosi nel suo mondo fantastico e combattendo con la spada contro invisibili nemici. L'Ing. va a parlargli una volta, due, tre, quattro. Dopo un'ora riesce a convincerlo a mettere il costume, dopo due ore a presentarsi a bordo piscina. Ecco, io avrei alzato bandiera bianca già dopo 10 minuti, con un bel "Arrangiati!"

Pomeriggio di domenica (le domeniche pomeriggio sono momenti difficili, eh?), in spiaggia con Cugino Grande. Ripercorrendo fedelmente le orme dei loro padri, dopo mezz'ora piccolo Ing. e Cugino Grande si stanno già menando. Piccolo Ing. ha torto (pare sia stato lui a iniziare a menare, perché preso in giro di fronte a tutti da Cugino Grande) ma ugualmente non vuole sentire ragioni. Dopo due ore di serrati ragionamenti, l'Ing. riesce a convincerlo a chiedere scusa. I due fanno la pace, più o meno, insomma.

Insomma, noi donne (pare) non siamo culturalmente attrezzate per la negoziazione, ma mi rendo conto che questa capacità è fondamentale, e va a braccetto con un'altro aspetto dello "stare al mondo" sulla cui importanza sto molto riflettendo, ultimamente, ossia l'avere una strategia.

Dato che non farò mai la manager, almeno per fare la mamma.

Urge trovare e/o inventare corso di negoziazione e pensiero strategico per madri (e donne, e manager, magari, anche).

martedì 29 giugno 2010

Mio figlio mi insegna


Il piccolo Ing. è stato spedito, senza troppi complimenti, all'oratorio estivo: costi contenuti, solido modello educativo con adolescenti che fanno del volontariato, ritmi sfiancanti, canzoni, solida educazione intergenerazionale 6-13 anni.

Mamma ci è passata, per l'oratorio estivo che al paesello portava il fantasmagorico nome di Città dei Ragazzi, per cui anche piccolo Ing., che al mare con i nonni non ci vuole stare, si gode la canicola milanese insieme ad altri 100 e più marmocchi, insieme ad un suo compagno di classe e (udite, udite) per questa settimana anche insieme a compagna-occhi-di-cerbiatta, di cui piccolo Ing. è segretamente innamorato (senza, chiaramente, essere corrisposto giacché piccolo Ing. si guarda bene dal fare il cascamorto con occhi-di-cerbiatta, essendo un bimbo molto timido e sostanzialmente incapace, ma di questo ci preoccuperemo tra qualche anno).

Oggi sono andata a prenderlo e stavano ballando in cerchio, cantando una canzone tipo "Tacco, punta, tacco", gira, volta e hop! Sono rimasta molto stupita, perché vedere piccolo Ing. ballare è cosa quantomeno insolita.

"Topo, sei bravo a ballare, complimenti!"
"Sai come faccio, mamma? Guardo quelli bravi"

...
...

"Beh, è così che hanno imparato tutti quelli super bravi, sai? Hanno imparato dai più bravi, e poi li hanno superati in bravura. E' una gran cosa, imparare da quelli bravi".

Ammazza quante cose mi insegna, mio figlio.

domenica 28 marzo 2010

Digital Divide



Oggi il piccolo ing. ha deciso di ricavarsi uno spazio privato.

Questa sua sacrosanta esigenza è stata assolta svuotando lo sgabuzzino dalla quantità di cose inutili (a suo insindacabile giudizio) che rendevano inagibile il suddetto sgabuzzino.

Dopo aver spostato in ingresso scarpe, stivali e carta igienica, il piccolo ing. ha preso dunque possesso del suo spazio privato.

Il cui confine è stato significativamente segnalato, come potete vedere dall'immagine sopra. Sul retro del foglio, i nomi delle uniche persone ammesse alla condivisione di cotale spazio: la sorella, e i suoi due amici del cuore.

mercoledì 9 dicembre 2009

In Sant'Ambrogio


Un anno fa, circa. Pomeriggio d'inverno, trascinati dalla Grande Nonna che doveva assolutamente acquistare un paio di pantaloni decenti per il piccolo ing. in via San Vittore. Il piccolo protesta sonoramente (come qualsiasi essere di sesso maschile trascinato inopinatamente a fare shopping dopo una giornata di duro lavoro).

"Dài, ti porto a vedere un posto bellissimo!"

Ci sono posti che mi riconciliano con il mondo, e soprattutto con Milano: uno di questi posti è la Basilica di Sant'Ambrogio. Già da quando scendi i tre scalini per entrare nel grande cortile, è tutta un'altra storia. Per quanto riguarda il piccolo, la tiritera sulla colonna dove il diavolo è rimasto incastrato aveva sortito qualche effetto, ma nella cripta abbiamo raggiunto il clou: quando ha visto lo scheletro di Sant'Ambrogio, il suddetto piccolo è rimasto folgorato. Peccato che non si potesse scendere a fare il giro dell'urna.

"Solo il giorno di Sant'Ambrogio!" ci avvisa il custode. E all'Immacolata, ha poi scoperto la mamma tour-operator.

Ieri, il ritorno a Milano è stato oculatamente deciso in modo da assolvere a questo imprescindibile dovere genitoriale: portare il piccolo, che nel frattempo è passato da Darth Vader a Indiana Jones, costruendo una sua personale sintesi ("da grande voglio fare lo scienziato archeologo") a vedere la salma di Ambrogio.

Arriviamo in Basilica alle cinque, e c'è un gran via vai di gente, bancarelle nel cortile, la Messa che sta per iniziare, cartelli di "Entrata" e "Uscita" e un gran numero di turisti.

Entro pensando al post di Mammasterdam e alla Chiesa di Milano, e scendiamo in cripta.

"Vedi, quello bianco è Ambrogio e questi altri due signori vestiti di rosso si chiamano Protasio e Gervasio" dico alla piccoletta.

"Ah, abbiamo anche scoperto come si chiamano!" sento alle mie spalle con accento modenese: un gruppo di trentenni in gita. Non posso fare a meno di girarmi a guardare chi ha detto 'sta cosa, e loro mi ricambiano con sguardi come a dire: "Beh, che c'è da stupirsi se siam qui e non sappiamo manco chi sono?"

Ci sono un sacco di italiani che pascolano, che entrano dalla parte sbagliata e pretendono di fare il giro al contrario (è un cunicolo, non puoi andare controcorrente), turisti distratti che non si fermano neanche a leggere i cartelli.

E, abbastanza stupefacente per me, ci sono un sacco di immigrati: cingalesi per lo più, ma anche filippini e qualche sudamericano.

E pregano. Pregano davanti allo scheletro di sant'Ambrogio, come ormai lo chiamiamo in famiglia.

Chissà cosa dirà, in che lingua, questa donna a Sant'Ambrogio, mentre la folla le scorre accanto. Chissà cosa penserà Ambrogio, che non voleva neanche fare il vescovo, nella vita.

martedì 10 novembre 2009

Mamma è noiosa


Ho il collo rotto. Ho tolto un dente del giudizio. Devo chiamare il fisiatra. Devo andare dal mio medico. Devo pagare l'F24 (online, da me, ti pareva). Devo chiamare quella che non mi ha risposto alla mail. Devo chiamare quella che ha risposto alla mail. Devo chiamare il medico legale. SantaK è latitante da 10 giorni, e in questa casa l'unica cosa che si produce in quantità sono panni sporchi e polvere. Devo preparare un CV "in formato europeo" (a morte chi ha inventato questa tortura) "con scritto Inglese Eccellente, mi raccomando" "Fluente va bene lo stesso?". Ieri piccoletta è uscita da scuola alle 14, perché c'era sciopero. Oggi piccolo ing. è uscito da scuola alle 13, perché il martedì esce sempre alle 13.

C'è la festa di Edu e non mi ricordo quand'è. Ieri sera ho acceso il PC per guardare la mail, e poi mi sono messa a giocare a Farmville. Mi chiama mamma R per chiedermi del regalo, che loro si sono già organizzate. Chiama cognata per dire che cugino è ammalato - niente pomeriggio a casa di cugino. Piccolo deve finire i compiti prima di andare a prendere piccoletta. Giovedì il piccolo va a giocare dal suo amico, ricordarsi di non andarlo a prendere. Lunedì c'è la riunione di classe del piccolo, devo chiamare Grande Nonna per andarlo a prendere a scherma, e organizzare per portarlo. Piccoletta esce da scuola e piange in sterofonia per tutta la via perché vuole un'amichetta a giocare a casa. Piccoletta arriva a casa e piange perché il fratello è arrivato per primo al portone. Martedì prossimo c'è la cena di classe di piccoletta. Piccolo riesce ad incastrare un pezzo di lego minuscolo e devo smontare tutta l'astronave - pippa di mezz'ora sul fatto che il lego va pulito e spolverato. Giovedì prossimo c'è cena di classe di piccolo ing. Organizzo una session culiaria per distratte piccoletta (realizziamo una via di mezzo tra Brownies e Pan di Via degli Elfi, ne mangi due grammi e ti basta per 3 giorni). Piccoletta piange perché vuole cenare in braccio a me. Pippa colossale a piccoletta che deve finirla di lagnare per qualsiasi cosa. Sono le 17.

Mamma è noiosa: si annoia da sola, a setirsi e a vedersi. O forse è solo stanca. Ma è stanca di dire che è stanca: che palle, queste mamme che dicono sempre che sono stanche. E si sente anche un po' stronza, se pensa ad altre mamme che hanno più diritto di lei, ad essere "stanche". Quindi, in sostanza, mamma è proprio noiosa.

martedì 3 novembre 2009

In presa diretta: orgoglio maschile di ritorno


A casa tutti e due semi-ammalati (qui circola il virus A, secondo me, ma non diciamolo a nessuno).

I due, chiaramente annoiati dalla montagna di giochi che giace nella loro camera, hanno spostato il divano in mezzo al soggiorno, a mo' di astronave spaziale.

"Mettete a posto quel divano che facciamo l'aerosol!"

Il piccolo inizia a spingere penosamente il catafalco, con la sorella stravaccata sopra.

"Scendi immediatamente e aiuta tuo fratello!!"

"NO! Noi uomini facciamo tutto da soli! Così facciamo vedere a quella giornalista che ha fatto l'intervista a papà, che si sbaglia di grosso!! NOI UOMINI FACCIAMO TUTTO SENZA L'AIUTO DELLE FEMMINE!!"

Vediamo quanto dura.

lunedì 2 novembre 2009

Tracolli finanziari


Sabato mattina, a colazione.
"Mamma, ma se tu sei intelligente..."
"Sìììììììì?" E già mi immaginavo di sentire dal mio piccolo cavaliere qualcosa che avrebbe mandato il mio ego in sollucchero.
"... Perché sei senza soldi?!?"

Oggi, mentre osserva la copertina di una rivista di automobili.
"Mamma, guarda!!!!"
"Che c'è, piccolo?"
"Un'automobile che costa addirittura più del tuo F24!!"

Il piccolo ingegnere, a casa malato nei giorni scorsi, è stato fedele testimone del tracollo finanziario che si è abbattuto sulla sottoscritta, brillantemente appoggiata da un commercialista che dovrebbe essere denunciato all'ordine per manifesta incapacità ad assistere il suo cliente (cioè, sempre la sottoscritta). In compenso, a differenza di sua madre, non arriverà alla tenera età di 36 anni per scoprire l'esistenza di un mostro succhiasangue di nome F24.

venerdì 9 ottobre 2009

Punti di vista


"Stupida zabetta!!!"
"Mammaaaaaaaaaaa!!!! Ha detto una parolaccia!! Mi ha detto zabetta!!!!"

giovedì 8 ottobre 2009

Psicodrammi settembrini: come complicarsi la vita in cinque semplici mosse


Il ritorno mi porta addosso mal di testa e mal d'anima...


Mossa n.1: avere una scadenza importante per il 14 settembre. A giugno ti hanno proposto di scrivere questo articolo. "Ci sono problemi?" "Noooooooooooooo, figurati". Arriva settembre, e ancora non ti sei organizzata.

Mossa n.2: mettersi a cercare un corso di nuoto il 15 settembre. Vivere a Milano non ti permette di essere una mamma cialtrona quale sei: le mamme milanesi con un lavoro comediocomanda organizzano la vita dei loro figli 6 mesi prima. Ergo, il 15 settembre non troverai più posto per iscrivere tuo figlio settenne ai corsi di nuoto, a meno di iscriverlo in qualche piscina privata con corsi per genitrici danarose, quale tu non sei. Dopo varie gite alla piscina comunale più vicina e una mattina a scartabellare sul sito della società che gestisce i corsi di nuoto, hai trovato una sola opzione.
"Buongiorno, senta, ho visto che l'unica disponibilità che avete è un corso bisettimanale. Volevo sapere se posso iscrivere il bambino e poi farlo frequentare una volta sola alla settimana"
Che tuo figlio peraltro odia andare in piscina
"Signora, è un corso bisettimanale"
"Ho capito, ma..."
"Signora, è un corso bisettimanale"
"Va bene, ma lui il giovedì esce di scuola alle 16:30, posso farlo entrare in piscina alle 16:45? La scuola sta a 10 minuti..."
"Signora, la lezione inizia alle 16:30"
"Sì, ma...."
"Signora, la lezione inizia alle 16:30"
Al che, perdi la pazienza. E ottieni:
"Vado a chiedere alla maestra, è qui, aspetti...... No signora, non si può"
Inizi a pensare che dovrai iscrivere tuo figlio al corso per bambini milionari. Da gennaio, però.

Mossa n.3: chiedere al settenne: "Che sport vuoi fare?"
"Mamma, non voglio fare nessuno sport"
"No caro, fare sport è importante quasi come andare a scuola"
Sei una gran rompipalle. Ma non devi mostrare il fianco alla congenita pigrizia e alla mancanza di spirito agonistico che tuo figlio dimostra. Tale quale a sua madre, mannaggia.
Abbiamo scartato da subito: rugby, pallavolo (con estrema sofferenza dell'ingegnere, ma il piccolo ha detto subito categoricamente di no), calcio (ti sei rifiutata lo scorso anno, e ora non te lo chiede neanche più), e tutto il resto
Abbiamo valutato, in ordine: mini-basket, judo, karate, scherma, di nuovo mini-basket.
Alla fine, una bella mattina il settenne si è alzato e ha pronunciato le fatali parole: "Voglio fare scherma". E scherma sia. Vi risparmio le scenette alla segreteria della scuola di scherma, che a noi Totò ci fa un baffo.

Mossa n.4: avere una figlia che non vuole andare alla scuola materna. E (chiaramente) farsi mettere in mezzo. La piccola principessa è una grande lagna, questo è ormai assodato. MA. Non ritieni normale che una bambina di 4 anni pianga per andare a scuola, quando ha fatto due anni di asilo nido senza versare una lacrima. Non ritieni normale che per la maestra sia normale che i bambini, tutti al secondo anno, piangano a scuola (prima e durante). Non ritieni normale la seguente conversazione:
"Cosa avete fatto oggi?"
"Giocato"
"Con chi hai giocato?"
"Da sola".
Diventi il catalizzatore delle mamme scontente e angosciate come te.
Inizi a considerare l'ipotesi di mandarla dalle suore sotto casa, e lo dici all'ingegnere, il quale, solo a sentire il termine scuola privata, perde il lume della ragione e fa affermazioni del tipo: "E' un problema di mia figlia, che si arrangi": non capisci se il suo inconscio da comunista organico sta lentamente venendo a galla, o se nella sua variegata genealogia italica si possa rinvenire qualche avo genovese non ufficialmente dichiarato. Propendi decisamente per la seconda ipotesi.

Mossa n.5: decidere che anche tu vuoi sistemare casa. Dopo i lavori di luglio decidi che anche la tua casa deve assumere un'aria quantomeno dignitosa: finire di sistemare la camera dei bimbi, sistemare l'ingresso, sostituire il divano, ormai esanime. Ma hai sposato un ingegnere, e adesso sono cavoli tuoi: tra le molte cose che gestisce c'è anche il bricolage casalingo. Con la campagna di settembre, sul Risiko dei lavori casalinghi, hai vinto sulle mensole in camera e sul mobiletto in ingresso. La campagna di Ottobre prevede già un attacco per ottenere alcuni mobili e per il divano, devi radunare le truppe.

Nel frattempo settembre è passato, hai compiuto gli anni, e hai ricevuto in regalo un "trattamento per ringiovanire": a ricordati che è inutile complicarsi la vita per niente.


domenica 27 settembre 2009

Il piacere dell'unicità: la differenza tra figlio n.1 e figlio n.2 (o tra figlio n.1 e tutti gli altri)


Questa sera, il piccolo è a San Siro. A vedere il Milan insieme alla sua maestra e a (pochi) altri volenterosi ultras settenni. L'ingegnere non è stato scelto dalla maestra come padre (ultras) accompagnatore, ed è rimasto a casa a rosicare.

Uscito il piccoletto come se dovesse partire per il militare, la piccoletta, dopo dieci minuti, ha iniziato a chiedere dove fosse il fratello. Poi ha iniziato a rompere, voleva qualcuno con cui giocare. Poi si è infilata il ciuccio in bocca e ha iniziato a lagnare, poi abbiamo acceso la TV per vedere la partita ed è stata l'apoteosi di "voglio vedere mio fratelloooooooo". Chiaramente, non è stata accontentata.

Finché, ad un certo punto, si è placata e si è accoccolata in mezzo, tra me e l'ingegnere. Gustandosi finalmente cinque minuti da figlia unica.

Suo fratello è esattamente il contrario: quando sa che non ha l'amata ed odiata sorella tra i piedi, gode del suo ritorno all'unicità. Ultimamente, la sera, appena capisce che la sorella si è addormentata, sgattaiola giù dal letto e arriva in cucina a chiedere il dolce e godersi cinque minuti da figlio unico.

Non so se essere figli primi sia più facile o più difficle, di certo rimane questa sensazione da "paradiso perduto", quando tutti gli sguardi e tutte le attenzioni erano per te, e il piacere di tornare, anche solo per pochi minuti, unici. E anche da mamma, devo dire, gustarsi i propri figli nella loro unitarietà, cosa rara e preziosa da queste parti, è davvero bello.

giovedì 17 settembre 2009

Il senso di colpa delle madri inesperte e abbandonate. Breve saggio sull'arte di martoriarsi


Martedì, piove. Rientro a casa alle 13 con il piccolo. Apro la porta di casa, entro, metto l'ombrello nel portaombrelli, appoggio le cose. Il piccolo non entra, come al solito: uno dei passatempi preferiti dei miei figli è gironzolare e nascondersi sul pianerottolo.

Esco a cercarlo, lo trovo sulle scale con il cappuccio della felpa tirato in su. Mi avvicino e lo chiamo per entrare, è di schiena. Lo giro e mi accorgo che sta piangendo. "Perché piangi?!?", gli alzo il viso e vedo... Colare un sacco di sangue.

Ok, niente panico.

Lo prendo in braccio, lo porto in bagno cercando di non sgocciolare sangue ovunque (che sennò mi tocca anche pensare al parquet), lo pulisco, e quando togliamo tutto il sangue vedo che ha un taglio, non molto grosso ma profondo, in testa, all'altezza dell'attaccatura dei capelli. A parte il taglio, mi sembra che stia benone, e che si sia spaventato più per il sangue che per la botta.

E' andato a sbattere contro l'angolo di una colonna del muro del pianerottolo, una cosa che sta lì più o meno da 70 anni.

Lo calmo, lo coccolo, asciughiamo il sangue che cola.
Non so che fare.

Mi viene in mente di una compagna di classe del piccolo che si era fatta male al sopracciglio. La mamma mi raccontava che aveva perso un sacco di sangue ma che il marito, medico (fisiatra), una volta considerata la ferita e visto che smetteva di sanguinare, non l'aveva portata a mettere i punti.

Temporeggio, mettiamo il ghiaccio (che oltre al taglio c'è anche la botta), mangia, lo medico di nuovo, gli metto il cerotto.

Chiamo la pediatra, sono le 14:15, dovrebbe essere in studio. Non risponde.

Toh, che strano.

Alla fine mi sembra stia bene, usciamo a prendere la piccola, e a fare un sacco di commissioni (lenzuola di quando hai disfatto i letti e ti sei accorta che le uniche altre lenzuola sono ancora a lavare e/o a stirare, chi lo sa, spesa di quando hai finito anche la carta igienica, cartoleria del secondo giorno di scuola, il tutto sotto la pioggia). Arriviamo a casa, ceniamo, incrocio l'ingegnere, esco di nuovo.

All'alba di mezzanotte, l'ingegnere mi fa:
"Ma esistono anche i cerotti fatti apposta per rimarginare le ferite, li vendono in farmacia"
"Ah"

Mercoledì mattina. Mi alambicco su quando portarlo in farmacia: di mattina no, il pomeriggio deve andare dal suo amico a giocare, quando riesco ad uscire dalla casa del suo amico sono le sette passate, è tardissimo, sta bene, torniamo a casa.
Mercoledì sera guardiamo la ferita: una ciocca di capelli si è incollata alla ferita, provo a toglierla tamponando con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol, ma la ferita fa ancora male e il piccolo scappa. L'ingegnere inizia a dire che bisogna toglierla, chiaramente ormai ci vuole un intervento semi-chirurgico.
Mentre guarda The Mentalist, con una che è ricoverata all'ospedale, mi dice:
"Vedi?!? Quelli sono i cerotti che ti dicevo!"

Giovedì mattina, oggi, chiamo la pediatra.
Le spiego la faccenda e lei mi dice:
a. che per i capelli non succede niente, di lasciarli dove stanno
b. che fare i punti o mettere la colla (la colla?!?) ormai non serve a niente, tanto dopo 3 giorni (veramente è un giorno è mezzo) il processo di cicatrizzazione è già iniziato
c. che bisognava prendere i lembi della ferita e accostarli subito
d. che "gli rimarrà il segno..."

"Quindi, dovevo portarlo al pronto soccorso a mettere i punti?"
"Eh sì, signora, era meglio. Ma ormai è inutile"

L'ineluttabilità del mio sbaglio mi schiaccia, e pian piano il senso di colpa e di incapacità si impadroniscono del mio stomaco e della mia testa. Senso di colpa perché la maggior parte dei miei pensieri è occupata da un lavoro che devo chiudere questa settimana, e al quale sto cercando di dare un senso compiuto: ieri ero talmente felice di avere ben 7 ore filate per poter lavorare, per la prima volta da circa un mese e mezzo, che non ho pensato a nient'altro. E quindi penso a me, non a mio figlio. Senso di inadeguatezza perché sono una madre che non è capace di soccorrere il proprio figlio, sebbene solo leggermente ferito, che non l'ha portato né al pronto soccorso né in farmacia, che gli lascerà per tutta la vita la cicatrice della sua incapacità e della sua superficialità. Ora chiaramente si affacciano alla mia mente le ipotesi più funeste: infezioni, tetano, di tutto.

Penso allo sbrego che ha sul naso, frutto di una lotta con i peluches dell'IKEA a casa di un suo amico: ecco, anche in quel caso ho lasciato che la ferita si chiudesse da sé, e infatti ha ancora il segno dopo 9 mesi...

Due cicatrici. E non ha ancora sette anni. Ed è tutta colpa mia. Due cicatrici, per non parlare di quelle che non si vedono.

martedì 8 settembre 2009

I compiti delle vacanze


Ci sono bimbi che, appena finita la scuola, si sono messi a fare due schede al giorno e a leggere i libri che le maestre hanno assegnato.
Ci sono bimbi che hanno imparato a scrivere in corsivo.
Ci sono bimbi che hanno letto dieci, venti, trenta libri.

E poi c'è il piccolo ingegnere.
Lasciato allo stato brado per tre mesi, da una madre che francamente non c'aveva voglia: 130 schede, raccolte sotto l'accattivante titolo estivo "Fragola e Limone", a parer mio equivalgono ad un omicidio premeditato di minore (non so se la minore età costituisca un'aggravante, comunque).
Autorizzato a leggere solo quello che gli andava: Topolino, per lo più, Star Wars e qualche fumetto di Batman, previo nulla osta dell'ingegnere. Un solo libro di Kattivik, letto a fatica. Scartati tutti i libri che non contenessero figure, ad alleviare la pena di tutte quelle parole messe insieme. Perfino quelli di Scooby Doo.
Improvissamente ripiombato, in questa mattinata di settembre con la piccoletta all'asilo, nella cruda realtà: dopo il confronto con le altre mamme, anche la sottoscritta ha assunto un atteggiamento un poco più intransigente.

In un'ora abbiamo fatto due schede di matematica.
Abbiamo disegnato dieci fulmini, che sennò i bimbi faticano, a contare fino a 10.
Abbiamo raggruppato decine di fiori, limoni, pesciolini, e disegnato le palline delle decine e delle unità sull'abaco.
Ho iniziato a spazientirmi.
Sentivo le energie che improvvisamente mi abbandonavano.
Abbiamo attaccato con una scheda di italiano: bisognava scrivere in stampatello minuscolo.
"Mamma, ho mal di pancia"
Oddio, gli ho fatto venire l'ansia e adesso ha le coliche.
"Mamma... mi scappa la cacca"
E così, finalmente, il piccolo ha trovato una via di scampo.
La mattinata si chiude quindi con un bilancio positivo: abbiamo trovato il rimedio più efficace contro la stitichezza del nano.