Visualizzazione post con etichetta eventi milanesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eventi milanesi. Mostra tutti i post

venerdì 3 maggio 2013

Intanto, emigriamo. In un'altra era geologica

Ultimamente, succede così.

Con voce entusiasta
"Junior, andiamo all'evento XY!!!!"
Con sguardo che non ammette repliche
"Basta che tu non mi faccia fare un laboratorio, sia ben chiaro"
Ecco, figlio 1, un tenero virgulto di 10 anni e poco più, ce lo siamo giocato.

Ma con Piccoletta posso ancora emigrare.
In un'altra era geologica.


venerdì 21 settembre 2012

A tavola ci si diverte [Memento]

Non so voi.
Da queste parti, capitano periodi in cui le cene si trasformano in un campo di battaglia.
"Junior stai diritto"
"Mamma, ma ti avevo detto la pasta in bianco, ecco io non magio"
"Piccoletta, mangi quello che c'è"
"Nooooooooooooooo"
"Junior non sbattere la bocca"
"Io voglio il muesli"
"Mangia la pasta e poi ti dò il muesli. Junior, ti ho detto di star diritto"
"Uffffa mamma sei cattiva"
"Sì sono cattivissima, JUNIOR STAI DIRITTO"
"Posso mangiarne solo metà?"
"No, tutta"

E via di questo passo. Quello appena trascorso, complice il faticoso ritorno-a-Milano-senza-scuola-con-clima-tropicale, era uno di quei periodi. Per cui, quando da FattoreMamma mi è arrivato l'invito alla Cena Babybel A tavola non si gioca ma ci si diverte ho pensato che forse anche io avrei visto la luce in fondo al tunnel. O, quantomeno, avrei passato una serata piacevole, invece che in assetto da cena belligerante.

E infatti così è stato.
I bambini si sono divertiti a giocare e creare con la cera rossa che ricopre i formaggini Babybel, con risultati molto diversi da bambino a bambino, secondo le attitudini e gli interessi personali. Però non attacchiamo con la solita storia del genere, eh.

Pallina da calcio Babybel 

Fiori, bimbe bionde e occhi verdi

Mentre i bimbi erano impegnati a giocare e creare, le mamme se la chiacchieravano e si cimentavano nell'Italian Contest Babybel, con la creazione di un piatto divertente. Non so voi. Questo esercizio per me è stato una forma di training autogeno per ricordare che una cena degenera in guerra nel momento in cui è la mamma che sbatacchia la pasta nel piatto in modo inconsulto e che si siede a tavola sperando che il supplizio finisca il prima possibile. Che la cura nel cibo è sempre giusta, e sempre possibile, anche quando si hanno dieci minuti per preparare un piatto a base di verdure e formaggini.

Questa è la mia creazione (che volete fare, come vedete la riflessione è ampia e approfondita ma le capacità manuali sono quello che sono), che non regge il confronto con quella della vincitrice, l'impareggiabile Lucia, seguita da Sara e da Veronica. Ma, a guardarlo bene... Vi ricorda qualcuno?

Nun me somijia manco pe' niente

venerdì 14 ottobre 2011

Sapessi com'è strano, andare al concerto dei Negramaro a Milano


Volevo solo dirvi che.
Nutro un profondo senso di gratitudine nei confronti dei Negramaro, e non è un sentimento che di solito mi accompagna dopo i concerti. Gratitudine per la loro enorme bravura, per la dedizione e per non essersi risparmiati in oltre due ore filate di concerto - comunque. Perché mi rendo conto che la bravura non è un caso, è un talento ma è sempre una conquista, spesso faticosa - e anche dolorosa - come la citazione di Monicelli.

Ora, volevo anche dirvi che.
A scrivere 'ste cose mi sento un po' scema, perché non ho quindici anni e vado ai concerti al Forum di Assago. Anche se sono partita con la felpa da supergiovane (encomiabile regalo di Fratelli e Cognata), attraversavo il traffico di Milano con quella lieve sensazione del "fuori luogo" della tardona che vuole fare la ragazzina. Dato che nell'immaginario collettivo ormai c'è l'adolescente e la sessantenne, ma delle quarantenni nessuna traccia, mi riesce un po' difficile riuscire a collocarmi nel mondo da trenta-quarantenne.

Ma mi rendo conto che in questa età indefinita che va dai 15 ai 60 ci stiamo dentro tutti, anche al concerto dei Negramaro. E che dai 15 ai 60 non cambia niente, se sei uno che canta canti, se sei uno che balla balli, sennò ti guardi il concerto seduto. E che cavolo ci sei andato a fare, allora?

venerdì 24 giugno 2011

Quanto vale un sms


Ci sono persone, amiche, che ti insegnano la passione per la vita.

E ci sono persone, ragazzi e ragazze vere (non come noi che facciamo finta di esserlo ancora) che in fondo non hanno passioni nella vita. Ma forse quello che aspettano è qualcuno che faccia capire loro quanto vale avere una passione.



Ieri sera sono stata a un aperitivo per la raccolta fondi di Invertiamo la rotta, un progetto di scuola vela per adolescenti che non hanno passione per la vita. E mi sono chiesta quanto può valere un sms. Tanto più che oggi è l'ultimo giorno a disposizione per mandarlo.


venerdì 27 maggio 2011

Prove di pericolante mammità: test su strada (milanese) di seggiolino per bici


Essere mamma di due bimbi e non avere tate né nonni a disposizione ogni pomeriggio della settimana vuol dire condividere la maggior parte del tuo tempo con entrambi i tuoi figli. La sfida bella e difficile è riuscire a ritagliarsi un momento di unicità: tu e solo uno dei due, un momento per stare vicini senza creare incontrollabili gelosie nell’altro, senza discorsi interrotti, senza cose da fare - non importa se poi stiamo zitti e non si fa niente.

E questo succede per lo più quando carico uno dei due sul seggiolino della bici, e partiamo.

Ok, stop. Dimenticate gonne svolazzanti, rossetto senza sbavature e stradine di campagna. Arranco con una media di 20 kg sul sellino posteriore, ben imbragati e dotati di caschetto, su strade sconvolte da ogni tipo di scavo e rappezzamento (fibra ottica, teleriscaldamento fase 1, teleriscaldamento fase 2, posteggi interrati, gas, luce e non so che altro), schivando macchine in doppia fila e tassisti isterici.

Mentre pedalo, il mantra è: "Bimbi non muovetevi, sennò ci ribaltiamo e ci facciamo male".

Piccoletta, che ha il dono della sfida alle convenzioni, ha imparato ad agitarsi sul seggiolino e ad alzarsi d’improvviso: e quindi quando siamo in bici la devo impegnare in un discorso-confessionale ("Sai che Amica e Piacione si sono baciati di nascosto?") oppure in una cantata corale di “Cocco e Drilli”, una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi.

Piccolo Ing. è più tranquillo ma, dall’alto dei suoi 8 anni e mezzo, ormai del tutto imprevedibile: inizia discorsi moccicati e poi si distrae ("Mamma, sai che oggi... .... ..." "Oggi?" "... ... ..." "Topo?" "Sì?" "Cosa mi stavi dicendo?" "Cosa ti stavo dicendo?" "Mi hai detto: 'Mamma, sai che oggi...' "Ah, sì. Boh, non mi ricordo più" "Va bene" "Mamma?" "Sì?" "..." "Topo?" "Sì?" e via di questo passo), canticchia, saluta gli amici che incrocia per strada sporgendosi pericolosamente, mentre il mantra "Non muoverti" diventa qualcosa a metà tra l’urlo di Tarzan e la supplica a Padre Pio.

E quindi, altro che seggiolino super leggero.

Qui ci vuole un seggiolino che sia sì leggero, ma che me li tenga lì, fermi inchiodati quanto basta per arrivare incolumi a destinazione: un seggiolino con le barre laterali. Un seggiolino che sembra una Ferrari sulla mia bici che assomiglia più a una 500 (ma non quella supercostosa che hanno fatto ora, quella della mia mamma quando io ero piccola, eh). Che sia comodo per loro, bello e leggero per me.

Un seggiolino che sembra una Ferrari, io l’ho trovato - e l'ho anche provato, insieme a Piccoletta (guardate il video, e fatevi due ghignate):
Seggiolino BodyGuard, Caschetto Sunny e occhiali da sole, tutto OKbaby.


In attesa che ci invitino per un Rally di mamme pericolanti, vi segnalo che Blogmamma ha lanciato un concorso letterario online, in premio proprio questo seggiolino.

giovedì 8 aprile 2010

La vita sociale delle mamme


La vita sociale delle mamme è frenetica: merende a casa con happy-hour mammesco, parco, feste di compleanno, corsi di danza-scherma-disegno-karate-nuoto-inglese-canto-pattinaggio, e poi cene di classe, suddivise, a seconda della rappresentante, in: cene con i padri, o cene senza padri. Prima di Pasqua sono stata ad una deliziosa cenetta di mamme della classe della piccoletta, senza padri e, conseguentemente, senza figli.

Alle 23:30 i camerieri, esausti, ci imploravano di andarcene, che dovevano chiudere.
Noi li abbiamo guardati con sufficienza e abbiamo pensato che "Dove-sarà-finita-la-Milano-che-non dorme-mai", poi abbiamo fatto capannello per un'altra mezz'ora davanti al ristorante.

Ma non è finita qui.
Poi ci sono le amiche, le poche sopravvissute a: singletudine, mammità non coincidenti, mammità coincidenti ma con insuperabili divergenze sulla mammità, mammità scatenanti senso di competizione, traslochi, catastrofi, varie ed eventuali.

E poi ci sono le mamme blogger.
Che, diciamocelo, hanno il loro bel daffare tra MomCamp, cene, incontri ravvicinati del terzo tipo (che Milano è piccola e mica penserai di aprire un blog e non trovare almeno altre due blogger che conoscono quello che conosce tuo marito, in tutte le combinazioni in cui si può declinare la suddetta ipotesi) e inviti di ogni sorta a: cinema, teatro, prova pannolini, prova dolcini, prova cremine.

E così, ecco il prossimo appuntamento: il MomMixer, lunedì 12 Aprile.

Essere mamme è una faticaccia mondana, altroché.
Ma ci divertiamo un sacco, quando incontriamo le mamme giuste, fuori e dentro il web.

Ci vediamo al The Hub in Via Paolo Sarpi?
(Oddio, cosa mi metto?)

lunedì 22 marzo 2010

Storia di un sabato diverso, di Cascine dal nome buffo e di una terra che accoglie


La campagna intorno a Pavia è un paesaggio che scorre veloce dall'autostrada, quando andiamo al mare. E' un paesaggio che regala meravigliosi tramonti, in estate. E nugoli di zanzare spiaccicati sul parabrezza.

La campagna intorno a Pavia è un paesaggio che sta nel mio DNA: il luogo dove sono nata, e dove ho vissuto per molti anni, era così prima di essere inghiottito dai palazzi, dalle strade, dai centri commerciali e dalle sedi di importanti multinazionali. Il mio ricordo è una cascina intorno alla quale, man mano, sono sorti palazzi e il traffico è impazzito: una vecchia sciupata, che guarda incredula un mondo che dimentica troppo in fretta.

Un mondo dai ritmi diversi dove si può respirare profondo: così pensavo sabato mattina, bigio di pioggia, mentre uscivamo dall'autostrada a Bereguardo e lasciavamo le macchine alla loro folle corsa. Noi andavamo in un piccolo borgo dove ancora se ti fermi a chiedere indicazioni alle due vecchiette che incontri per strada senti Cara, va' che bell, un occhio amorevole sui tuoi figli e un'espressione in una lingua che non sei mai riuscita a pronunciare, sebbene tu la capisca perfettamente.

Andavamo su invito di Letizia di Ecor alla giornata aperta delle Cascine Orsine, un'azienda dove si coltiva il riso biodinamico e le rane sono tornate a gracidare. Le Cascine Orsine sono un'azienda agricola, ma sono anche una meravigliosa cascina rosso pompei contro il grigio del cielo e della terra, sono uno spaccio di prodotti alimentari biologici (aperto solo il sabato), sono la proprietà di una grande famiglia milanese che ha potuto permettersi il lusso di sperimentare, ma che comunque non era obbligata a farlo (potevano fare altro, che so, costruire Milano2). Abbiamo visto le mucche, gli agnellini che prendevano il latte dalla mamma, la paglia e il toro. Andavamo, tra giornalisti e blogger che si occupano di cucina ed alimentazione, mostrando la nostra evidente biodiversità e ammettendo di avere diecimila intolleranze alimentari, tra persone che capivano perfettamente



Il piccolo ing., che da quando gioca a Farmville ha deciso che, tra le altre cose, da grande andrà a vivere in campagna, ha avuto modo di contare più di cinque trattori. E, come dicono in campagna, ha fatto giornata.



Per fortuna la lezione pomeridiana, tenuta da un professorone direttore di una rivista dal nome emblematico, ha pensato a quelle come me: spiegazione della differenza tra agricoltura convenzionale, biologica e biodinamica. Per fortuna.

Che a tavola, mentre mi sforzavo di far ingoiare due tagliatelle al farro al piccolo ing., il quale al contrario ha iniziato una disquisizione sul fatto che le tagliatelle non sono pasta, e nello specifico non sono la pasta al pesto chimico che vuole lui (ci mancava solo che urlasse ad alta voce: "Mi avevi promesso che andavamo da Mc Donald's!!"), era iniziato un discorso sui tempi di cottura del riso integrale e, a latere, sulle forme di suddetto riso, connesse alla valenza energetica in base al chicco lungo o rotondo. Immaginatevi io, che manco so distinguere il Carnaroli dal riso Roma, in questa disquisizione, annuire con il sorriso ebete di una che ha la situazione perfettamente sotto controllo.

Mentre il professorone parlava, io pensavo. Pensavo alla valenza simbolica del cibo, pensavo alla qualità del cibo e della vita, pensavo ai ritmi e al nostro corpo, pensavo alla GDO e alle questioni politiche ed economiche legate ancora oggi alla produzione di cibo, pensavo a come cambiare ancora un po' il nostro modo di mangiare e consumare.

Ho pensato a come cambiare, e ho pensato alle maggiori difficoltà che incontro: cambiare modo di fare la spesa, cambiare tempi da dedicare alla preparazione dei pasti (e questa è la sfida più grossa, in effetti), come inserire cibi nuovi nella dieta dei miei figli (altra sfida epocale).

Ci siamo smaronati, andiamo? Alle cinque e due minuti l'sms dell'Ing., abbandonato con prole nel cortile piovoso della cascina, non lasciava adito ad ulteriori pensamenti. Il lunedì mattina mi vede piena di buoni propositi e tante domande, ma soprattutto molto curiosa di vedere come continua questa sfida personale verso l'Intolleranza zero. E mi porto nel cuore questo paesaggio.


venerdì 19 marzo 2010

Mercato della Terra ai Marinai d'Italia


Di solito non uso questo spazio come bacheca, ma l'evento che mi hanno segnalato è molto interessante, oltre che organizzato in un angolo di Milano che davvero adoro.

Eccolo.

Il Mercato della Terra di Milano dopo il successo delle prime due edizioni, replicherà sabato 20 marzo, per festeggiare la primavera, dalle 9 alle 15 presso il Giardini Largo Marinai d’Italia, dove era ospitato l’antico verziere, storico mercato ortofrutticolo cittadino nei dintorni della Palazzina Liberty.

Al mercato contadino, organizzato da Slow Food, partecipano quaranta produttori provenienti principalmente dal Parco Agricolo Sud Milano. Sono inoltre rappresentate le aree agricole di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Pavia e Varese e tra gli ospiti, dal Guatemala, anche il Presidio internazionale Slow Food del caffè di Huehuetenagno.

Nelle bancarelle si potranno acquistare formaggi, salumi, pane, birra, ortofrutta e molto altro ancora. La migliore qualità del territorio si ripropone alla città, garantita dalla più sicura delle certificazioni esistenti, la faccia di chi produce.

Il mercato, storicamente luogo di incontro e scambio, è animato dalle Condotte Slow Food della Lombardia che organizzano brevi Laboratori del Gusto per comunicare e sensibilizzare la popolazione sulla qualità dei prodotti agricoli del territorio. In particolare la Condotta Slow Food delle “Valli Orobiche” racconterà il suo territorio attraverso la presentazione dello “stracchino all’antica” prossimo Presidio Slow Food.

Grande importanza verrà riservata ai “Tavoli della Convivialità”, spazi dedicati agli utenti del mercato che vorranno fare una sosta con i prodotti appena acquistati o semplicemente fare “due chiacchiere… da mercato”.

Il Mercato della Terra di Milano fa parte del più ampio progetto Nutrire Milano, energie per il cambiamento, sostenuto dal Parco Agricolo Sud Milano, dalla Fondazione Cariplo e dal Comune di Milano.

Bello, se non fossi altrove, ci andrei di sicuro.

Ma domani siamo in Cascina. Ci crederò quando lo vedrò. E vi racconterò.