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venerdì 31 gennaio 2014

Liberiamo una ricetta: Torta allo Yogurt

Per #liberaricette alla sua seconda edizione libero una ricetta molto semplice che mi è stata regalata da una persona a cui voglio molto bene, per cui voletele bene anche voi. Signore e signori, la Torta allo Yogurt



INGREDIENTI:
1 barattolino di yogurt (125 ml, alla frutta o intero... E' uguale. Molto buono con lo yogurt ai frutti di bosco, però!)
lo stesso barattolino lo usi per fare le misure degli altri ingredienti:
2 barattolini di farina
3 barattolini di zucchero
1 barattolino di olio di semi
1/2 barattolino di latte
1 bustina di lievito
3 uova

PREPARAZIONE:
Separare i tuorli dai bianchi d'uovo, mescolare i tuorli con lo zucchero, la farina, l'olio, il latte e il lievito.
Montare i bianchi a neve e aggiungere il composto mescolando lentamente dal basso verso l'alto.
Infornare (in teglia imburrata e infarinata, io utilizzo lo stampo del plumcake) a 180° in forno già caldo per circa 40/45 minuti.
Non aprire mail il forno durante la cottura!!!
Quando il dolce è freddo puoi cospargerlo di zucchero a velo... Buono e semplice!!

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web, proprio così come libere vanno le amicizie, e la dedico al Centro Astalli.

lunedì 22 ottobre 2012

Al lupo, al lupo! Prima Puntata. Il caso omeopatia

Illustrazione di Barbara Vagnozzi

Tempo fa sono stata invitata, insieme ad altre mamme, a trascorrere una mattina in Boiron, l'azienda che produce medicinali omeopatici. Resoconti dettagliati e/o riflessioni sulla mattinata sono qui, qui, qui e ancora qui. E sicuramente su altri blog che in questo momento sto dimenticando.

Senonché, ancora prima di esprimere il mio (fondamentale, direi) pensiero sulla vicenda, sono incappata in un post piuttosto feroce di CosmicMummy. Senza nemmeno aver proferito una sillaba, quindi, sono stata classificata come un'"ingenua". Raccontando l'accaduto, a cena, ho dato il là a una vivace discussione tra la sottoscritta e una fisica che fa ricerca applicata. Le argomentazioni portate dalla mia amica erano perfettamente coerenti con lo standard scientifico di riferimento: la diluizione è eccessiva, è solo zucchero, l'omeopatia non cura niente di serio che possa essere definito malattia. Ergo, è inutile. Quindi, dannosa. Perché poi le persone ingenue (mumble... Dove l'ho già sentito, recentemente, questo termine?) pensano di poter curare i tumori con l'omeopatia, come quello là, ve lo ricordate (come caspita si chiamava?!?). Nessuna evidenza scientifica.

Questo atteggiamento mainstream mi ha fatto molto riflettere, perché a parer mio contiene al proprio interno una serie di assunti errati, e di verità che vengono date per negate.

1. L'omeopatia non cura niente di serio. Vero. Nessuno (mi auguro) tra chi si occupa di omeopatia ha mai affermato il contrario. Con l'omeopatia NON curiamo i tumori, non curiamo la broncopolmonite, non curiamo un sacco di cose. Ma curiamo la tosse, contribuiamo ad alzare le difese immunitarie, alleviamo il mal di pancia dei dentini che crescono o del pomeriggio che arrivano a casa da scuola con quel mal di pancia lì, che non è niente, curiamo gli occhi arrossati, tentiamo di rendere meno fastidiose le punture di zanzara e non so cos'altro perché la mia esperienza si ferma qui. Ho scoperto che con l'omeopatia è possibile aiutare nell'allattamento (e sa il Cielo quanto sia fatico allattare, ma no, non si può dire), nel combattere la nausea da chemio, e altre amenità del genere. La scienza non le considera malattie? Non mi scompongo. D'altronde io sono quella convinta che l'influenza ti viene quando glielo permetti tu, e che la psicoterapia può essere un'alleata nella cura dei tumori. Ma mi piacerebbe sapere allora qual è la definizione scientifica di malattia. Davvero.

2. L'omeopatia è inutile, quindi dannosa, quindi non bisogna parlarne. Più o meno, quello che accade nel nostro Paese. E così arriviamo al motivo per il quale ho intitolato questo post "Al lupo! Al lupo! Prima puntata". Perché in questo post, e nel successivo, affronterò alcune riflessioni innescate dal docu-film Al Quaeda! Al Quaeda! che, come sapete, ho visto la scorsa settimana. Nel libro e nel docu-film vengono ricostruiti i processi di delegittimazione che portano alla diffamazione di un soggetto: nel film c'è un esempio di delegittimazione condotto anche (persino!) attraverso il programma TV Le Velone, e non dico altro. Siamo abituati a considerare la delegittimazione, o la diffamazione, come un attacco esplicito, diretto, a viso scoperto. Ho capito che invece, molto più frequentemente, la delegittimazione sui mezzi di comunicazione non passa solo attraverso le notizie del telegiornale, o i titoloni della prima pagina del quotidiano, ma attraverso la costruzione variegata di un pensiero mainstream nei servizi di cronaca "minore" (chiamiamola così, anche se chi guarda certa TV non si nutre di altro), al programma d'intrattenimento, alla battuta nello show serale, al post anonimo, all'attacco del signor Nessuno. Ne ho dedotto che la vera capacità critica nell'utilizzo e nel consumo dei media, allora, non sta tanto nel soffermarsi sui contenuti ("Sei a favore a contro l'omeopatia?!?" "E' scientifica o no?!?") ma sulla de-costruzione del pensiero corrente, del pensiero mainstream. Qui, come ovunque. (E comunque qui vale la regola: funziona, la uso. Non funziona, cambio. Io che non ho interessi da difendere, non vedo dove stia il problema e la paura.)

2. La medicina è una scienza. Io non so quando la medicina sia diventata una scienza, dato che per molti secoli è stata un'arte. Ma su questo concetto di "medicina come scienza" vorrei soffermarmi due secondi. Perché, in proposito, ho una grossa domanda che mi frulla in testa da quando sono stata coinvolta in questa vicenda di mamme ingenue che pensano di scroccare il pranzo alla Boiron e poi farla franca.
E la mia domanda è proprio questa: la medicina è una scienza - una scienza esatta? O, meglio, come può la medicina essere una scienza esatta, quando lo stesso standard ottiene effetti differenti su due pazienti diversi? E' uno dei due pazienti che è "sbagliato"? Avendo vissuto sulla mia pelle l'incapacità, da parte dei medici, di affrontare il fallimento dei propri sforzi, e l'incapacità di accompagnare una persona verso la fine della propria vita, invece che accanirsi contro la malattia, questa domanda mi frulla in testa da un bel po', ma solo ora ho avuto l'occasione di tirarla fuori. Quindi, cari amici medici e non, fatevi sotto. Che io una risposta la cerco davvero.

giovedì 8 aprile 2010

La vita sociale delle mamme


La vita sociale delle mamme è frenetica: merende a casa con happy-hour mammesco, parco, feste di compleanno, corsi di danza-scherma-disegno-karate-nuoto-inglese-canto-pattinaggio, e poi cene di classe, suddivise, a seconda della rappresentante, in: cene con i padri, o cene senza padri. Prima di Pasqua sono stata ad una deliziosa cenetta di mamme della classe della piccoletta, senza padri e, conseguentemente, senza figli.

Alle 23:30 i camerieri, esausti, ci imploravano di andarcene, che dovevano chiudere.
Noi li abbiamo guardati con sufficienza e abbiamo pensato che "Dove-sarà-finita-la-Milano-che-non dorme-mai", poi abbiamo fatto capannello per un'altra mezz'ora davanti al ristorante.

Ma non è finita qui.
Poi ci sono le amiche, le poche sopravvissute a: singletudine, mammità non coincidenti, mammità coincidenti ma con insuperabili divergenze sulla mammità, mammità scatenanti senso di competizione, traslochi, catastrofi, varie ed eventuali.

E poi ci sono le mamme blogger.
Che, diciamocelo, hanno il loro bel daffare tra MomCamp, cene, incontri ravvicinati del terzo tipo (che Milano è piccola e mica penserai di aprire un blog e non trovare almeno altre due blogger che conoscono quello che conosce tuo marito, in tutte le combinazioni in cui si può declinare la suddetta ipotesi) e inviti di ogni sorta a: cinema, teatro, prova pannolini, prova dolcini, prova cremine.

E così, ecco il prossimo appuntamento: il MomMixer, lunedì 12 Aprile.

Essere mamme è una faticaccia mondana, altroché.
Ma ci divertiamo un sacco, quando incontriamo le mamme giuste, fuori e dentro il web.

Ci vediamo al The Hub in Via Paolo Sarpi?
(Oddio, cosa mi metto?)

venerdì 1 gennaio 2010

2010, what else?


Con un colpo di scena di quelli in cui è vera maestra, la sottoscritta il 31 gennaio alle ore 16:00 decideva che un capodanno in casa non si poteva davvero vedere.

Ha accolto con gratitudine l'invito e l'infinita pazienza di Francesca, e con la famiglia si è presentata a cena con 45 minuti di ritardo - la sottoscritta pensava che la cena non fosse placée, e che il suddetto ritardo non comportasse eccessivi disagi, sebbene alla sottoscritta fosse stato affidato l'incarico di portare vino per tutti, chissà come mai, oltre ad un'insalata natalizia con il melograno che ormai è il suo cavallo di battaglia.

Il capodanno con 12 adulti e 11 bambini dai 7 ai 3,5 anni è scivolato via veloce e allegro, e vedere 11 bambini che fanno il countdown ha suscitato nella sottoscritta un'emozione forte e bella - non ascrivibile ad alcun tasso alcolico, dato che la sottoscritta ha passato il capodanno più sobrio della sua vita adulta - se si esclude quello che ha passato in Mangiagalli e quello in cui ha scoperto di essere incinta della piccoletta.

Per il resto, ci siamo ritrovate a fumare sul balcone come delle quindicenni, nascondendoci dai bimbi, a versare una lacrimuccia di sconforto mentre Max Pezzali, inguardabile, cantava NordSudOvestEst e a pensare a dove eravamo nell'estate del 1993, a parlare (male, in genere) del suocerame, di scuola e di bimbi, di cinema, di pilates (le altre, chiaramente) e di vacanze estive.

E poi è arrivato questo, un regalo portato ad ogni famiglia da Maria Pia, una di quelle persone che si conoscono la sera di capodanno e che si spera di incontrare ancora, nell'anno a venire. Per mille ragioni, ma anche per questa.



Ognuno ha ricevuto un piccolo libro-gioiello diverso delle Edizioni Pulcino Elefante, a noi (guarda un po') è capitata proprio questa meraviglia con una strabiliante copertina giallo ocra, uno dei miei colori preferiti (ma se chiedete all'ing., non lo sa, quindi è proprio tutto un caso), e con all'interno la frase La libertà è un incendio (avrei voluto metterlo tutto sul blog, ma per ragioni di copyright mi trattengo, a malincuore).

Mi sono innamorata di questa piccola opera d'arte e da ieri sera me la tengo ben stretta, pensando un po' anche a MammaCattiva.

domenica 30 novembre 2008

Fate Madrine

Gli eventi eccezionali si susseguono. Il nostro caro Pietro ieri sera ci ha invitato ad una festa rigorosamente per adulti. E noi siamo andati, totalizzando così ben 3 serate senza bimbi, da settembre ad oggi (i bimbi sono andati a dormire dalla Grande Nonna). Record mondiale.

A questa festa di single o quasi (due bambine di 3 anni saltavano impazzite sul letto, fino a quando le madri le hanno trascinate via, verso le 11) c'erano tre meravigliose Fate Madrine. Cioè, queste.



Proprio come ne La Bella Addormentata nel bosco, c'era una Fata Madrina dominante, era anche vestita di rosso. E aveva fatto, nella vita, la maestra d'asilo. Il nostro sogno di essere una coppia uguale a quelle senza figli si è così infranto di fronte all'evidenza: scuole materne, educazione, asili nido, ma come fai quando si ammala, nonni sì/nonni no, i Barbapapà e gli anni Settanta, il mare con i figli che fatica, Pippi Calzelunghe, e via di questo passo. Eravamo noi, la Fata Madrina, un'altra coppia con un bimbo di un anno - in netto vantaggio mondano, rispetto ai sottoscritti, comunque vabbe'.

(Beh, sai, uno non ti invitava neanche, tanto sapeva che non potevi venire... Mi chiedo quanti milioni di mamme si siano sentite dire questa cosa, quanti cuori spezzati come il mio nell'universo delle donne che fanno figli e si ostinano a frequentare chi i figli non li fa, convinte di vivere in un mondo multiculturale)

Intanto, WHAM! e ABBA come sottofondo. Giusto per non fare amarcord.

Dopo chili di una piadina eccezionale, litri di vino rosso, agnello e torta della nonna decidiamo di andare. Salutiamo la Fata Madrina. "E mi raccomando, LA COPPIA! I figli poi crescono e se ne vanno, ma la coppia è importante!". Dopo aver parlato per tutta la sera dei marmocchi assenti, non è male, come indicazione di vita.

Foto: UniBologna

martedì 23 settembre 2008

Orari comodi


"E tu, hai sempre il tuo lavoro con i tuoi orari comodi?"

Sì, ho il mio lavoro con gli orari comodi, e oltre alle ore canoniche mi capita di lavorare almeno due sere la settimana, senza considerare l'after-hour (cucina da riordinare? lavatrice da caricare? panni da stendere?). Ho il mio lavoro con gli orari comodi e perciò vado e torno a prendere i bimbi tre volte al giorno. Ho il mio lavoro con gli orari comodi e tra una pausa e l'altra non bevo il caffé con i colleghi, rifaccio i letti. Ho il mio lavoro con gli orari comodi, senza maternità pagata per un anno (come te), senza tredicesima, senza ferie pagate. Ho il mio lavoro con gli orari comodi e quindi lavoro anche il sabato, qualche volta. Ho il mio lavoro con gli orari comodi, ma non so cosa succederà l'anno prossimo, forse tu lo sai? Ho il mio lavoro con gli orari comodi, mi godo i miei bimbi e sono contenta. Ma non ammetto che mi si guardi con invidia, o saccenteria, o entrambe nello stesso tempo.

"Mah, veramente con l'inserimento della piccola all'asilo ho un po' di arretrati questo mese, lavoro la sera, spesso".

Ma perché cavolo la mamma non mi ha fatto un po' meno educata?