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martedì 4 dicembre 2012

I miei nonni (e me)


Nonno Giuseppe nacque nel 1898, avevo un nonno nato nell'Ottocento! Non solo. Aveva combattuto la Prima Guerra Mondiale, guidava un camion sulla linea del Piave e portava munizioni e viveri dalle retrovie in trincea. La sua prima figlia nacque nel '29. Viveva, insieme ai suoi fratelli, in una cascina davanti alla quale passava il tram che partiva da Milano, e oggi si direbbe "faceva l'imprenditore" (mentre in realtà produceva latte e formaggi, e si alzava alle 4 del mattino tutti i santi giorni). Rimase vedovo a cinquant'anni, e non si risposò mai. Quando i figli furono grandi, li portò sulla linea del Piave, un ritorno sui luoghi dove aveva combattuto: credo sia stato l'unico viaggio di mio nonno da qualche parte. Non ha mai avuto una macchina, ma la sua famiglia possedeva una carrozza. Andava in bicicletta, non andava in ferie ad agosto, ma passava un mese al mare a febbraio. Leggeva, leggeva tantissimo e continuò a leggere finché gli fu possibile: saggi storici sul Risorgimento e sulle Guerre Mondiali, una biblioteca ben nutrita e una certezza, quando era il momento di fargli un regalo. Non era un gran parlatore, ma assomigliava, nel piglio, a Francesco Giuseppe, in quei quadri che lo ritraggono alla fine del suo Impero - gli mancavano solo le marsine e i favoriti. Aveva una routine ferrea, e non usciva mai senza il cappello.

Il nonno Livio nacque nel 1908. La maestra della scuola elementare, sostenendo che il nome Livio non esisteva, andò all'anagrafe e glielo cambiò in Elivio, e dato che la maestra - insieme al sindaco - costituiva l'autorità indiscussa del paese, nessuno disse niente e mio nonno, per l'anagrafe italiana, rimase Elivio per tutto il resto della sua vita. A militare incontrò il re, che era basso e rosso di capelli come lui. Al tempo in cui si conobbero, la nonna era fidanzata con un altro, ma il nonno decise che sarebbe diventata sua moglie. E così fu. Sono stati sposati per cinquant'anni. Gestivano un'enoteca (una mescita di vini dove si spillava barbera e ogni tanto arrivava il salame da Piacenza) e, a tempo perso, mio nonno faceva l'intermediatore immobiliare (di terreni agricoli) e mobiliare (di cavalli). A pranzo e cena non beveva acqua - fa male alla digestione, diceva - ma aveva sempre una caraffa da birra piena di barbera. Fumò per circa settant'anni. Al precetto di confessarsi e comunicarsi almeno una volta l'anno per Pasqua, lui rispondeva andando a confessarsi - irrimediabilmente - il Lunedì DOPO Pasqua. Negli ultimi anni, sentii spesso mia nonna preoccuparsi, a tal riguardo, per la salvezza della sua anima. Nutriva una grande ammirazione per Almirante, ma ha sempre votato DC, sostenendo che il referendum del '46 fu un grande broglio elettorale. Passava i pomeriggi al bar, giocando a scopa, e fino a ottant'anni suonati era in grado di ricordarsi tutte le carte. Le sue scarpe erano sempre lucidissime.

Penso spesso, ultimamente, ai miei nonni, e alla loro vita. Hanno visto due guerre mondiali, e dopo le guerre hanno visto il mondo in cui sono nati sparire  - letteralmente - sotto il cemento. Avevano forse nostalgia della loro giovinezza, ma non erano attaccati a un'idea di mondo - così tante idee di mondo avevano visto passare sotto i loro occhi, che avevano capito che forse non era il caso di attaccarsi troppo a qualcuna. Non esisteva l'idea del posto fisso, e neanche quella opposta del "far carriera". Gli ospedali erano l'extrema ratio, si nasceva e si moriva in casa, e la stragrande maggioranza non arrivava alla licenza di quinta elementare. I matrimoni duravano sì e no quattordici anni, proprio come adesso, non perché ci si separava ma perché uno dei due moriva giovane, e il figlio maschio aveva più diritti e possibilità delle figlie femmine.

Hanno avuto una vita difficile, ma hanno trascorso una vecchiaia serena. E lunga. Penso spesso a loro, non solo con affetto, ma chiedendomi se la mia traiettoria di vita sarà in qualche modo simile alla loro, e in quali passi ricalchiamo quelli che loro stessi hanno compiuto.

mercoledì 14 marzo 2012

Sabato Sera


Il Sabato Sera della Grande Nonna
@Ristorante "I Quattro Palmenti"

"E quindi questi fondi non mi rendono un bel niente"
"Se penso che ho comprato i BOT al 3,5%..."
"Ah ah. Non sai che fondi ho comperato io"
"Ah sì?!?"
"All'8,45% lordo. Che netti comunque fanno un bel 6%"
"Così noi possiamo andare a fare il nostro viaggio in America. Ah però questa volta niente scalo a New York, voliamo direttamente a Los Angeles. Ah che disastro l'ultima volta a New York! Roberto si è perso nei negozi e stava per perdere l'aereo!!!"


Il Sabato Sera di Lorenza e dell'Ing.
@Home "Via del Sovraffollamento"

"E quindi avevo preso il volo Ryanair e me l'hanno cancellato, adesso devo capire come fare con l'albergo, era un early booking. I bimbi? Ma figurati, non ho fatto in tempo a dire a mia madre che non andavamo più che aveva già prenotato il suo viaggio in Portogallo"
"Beh, se vuoi andare in Grecia devi prenotare adesso che sennò poi costa troppo. Forse in Croazia è un po' più economico"
"Ma non fa freddo in Croazia?"
"E quindi ogni tanto chiedo all'Ing. se mi mantiene, ma l'Ing. non favella"
"Sai, i liberi professionisti oggi..."
"Non me lo dire, ho passato tutto il mese di gennaio a non dormire di notte pensando a come faccio a pagare le tasse a maggio." (o sarà giugno?)

mercoledì 19 maggio 2010

Una nonna, e sua nipote


Le nonne sono esseri angelici: compaiono nei momenti di bisogno, lievi e silenziose, ad accudire i nipoti e a portare loro conforto. A prenderli per mano, amorevolmente, all'uscita da scuola, accompagnandoli a casa lungo il viale alberato, con il sole dorato che splende alle loro spalle.

Le nipotine sono essere dolci, amano coccolare i propri nonni, cosa che ormai non fanno più i figli ingrati e spesso litigiosi, a torto, con i loro cari. Le nipotine hanno lunghe chiome dorate, con gli occhioni e la boccuccia, il naso a patata e i codini, vestite sempre come la nonna avrebbe desiderato vestire la propria figlia, senza mai riuscirci.

La Grande Nonna arriva a scuola per lo più in affanno, maledicendo quella svitata di sua figlia che si ostina a voler lavorare, dopo aver messo al mondo le povere creature. Ritira la piccoletta e si avvia a ritirare anche l'amato nipote, alla scuola elementare. Succede però che, nel cortile della scuola del fratello, piccoletta inizi a piangere e strillare in modo inconsulto, per motivi del tutto ignoti alla povera, malcapitata, Grande Nonna.

Una volta raggiunta faticosamente la via di casa a bordo della macchina da 15 posti che la Grande Nonna si ostina a guidare, noncurante dei divieti e del fatto di costituire un pericolo pubblico nel traffico cittadino, piccoletta si placa e le due riacquistano per un momento la loro parvenza angelica, entrambe soddisfatte della pace raggiunta.

Pace provvisoria, perché la piccoletta, una volta accomodata sul divano, mentre guarda la TV, scoppia in un pianto inconsulto condito da abbondanti strilli, a causa del terribile fratello, che ha sfilato da sotto il di lei naso una fetta biscottata con Nutella.

La Grande Nonna, nota per essere quella presenza angelica di cui dicevamo, guarda allora la piccoletta dritta negli occhi e, fra uno strillo e l'altro, la consola con le incommensurabili parole:

"Piccoletta, tu hai dei problemi".

martedì 11 maggio 2010

Caccia al tesoro: e il finale dov'è?!?


Ore 4 (di notte): “Maaaaaaaaaammaaaaaaaaaaa”! Il nano piccolo (altrimenti detto "il nano urlante") chiama. Bollente, febbre (e beh, c’era da aspettarselo, settimana scorsa aveva la febbre il nano grande). Tachipirina e di nuovo a letto a cercare di riprendere sonno.
Ore 7,30: “Maaaaaaamma!” questa sono io, al telefono con la MIA mamma (detta anche "la super nonna"): "Il nano piccolo ha la febbre, devo andare in ufficio, venite?" senza neanche pensare che i nonni potrebbero avere una loro vita normale, prima di trasformarsi in quotidiani super-tati, dalle 4 alle 7 del pomeriggio.
Piove (ma va'?!?), ma ugualmente prendo la bici, anzi la family bike, il nostro camper su due ruote, con cui ogni mattina porto i nani all'asilo, prima di andare in ufficio.
Accompagno il nano grande, e poi via: alla ricerca di un ciclista. Da giorni la family bike ha un freno rotto, oggi che piove posso lasciarla in riparazione.

Primo ciclista, chiuso.
Secondo ciclista, aperto. Appena vede il mio camper su 2 ruote sbianca, ma riacquista professionalità e alla fine si convince che può metterci mano.
"Però, signora, tra 40 minuti deve tornare a prenderla"
"Scusi, piove, scapperei in ufficio con i mezzi, non posso passare a ritirala stasera?" rispondo, guardando con insistenza l’ampio parco bici in deposito sullo spiazzo davanti al negozio.
"Eh no signora, tassativamente tra 40 minuti, la sua bici è troppo ingombrante! Guardi che sennò gliela faccio rottamare, e non scherzo!"
"Aaaaaaargh! Vabbè, vedrò di far passare il nonno" (sempre lui, quello super).
Corro a prendere l’autobus strazuppo di gente strazuppa e chiamo i nonni.
Cellulari staccati, tutti e due.
Noi a casa non abbiamo il telefono fisso, per risparmiare.
Lampo di genio: chiamo i vicini di casa!
Peccato che non ho il numero... Lampo di genio numero due: chiamo marito, è in ufficio dall'alba e può darmi lui, il numero dei vicini.
Marito non risponde (trovatemi un marito che risponde al cellulare, quando avete bisogno di lui, e ve lo ruberò).
L'autobus stracolmo e strazuppo arranca penosamente nel traffico, guardo l'orologio e mi accorgo che è già passata mezz'ora abbondante, io sono in ritardo per la riunione e dei nonni nessuna traccia.

Questo post è stato scritto da Elpa, per raccontarmi una sua mattinata.

Come finirà?
Raccontatecelo voi!

E poi noi vi sveleremo come è andata a finire, per davvero!

lunedì 20 luglio 2009

Ciao bimbi, fate i bravi


Ultima spiaggia, sotto un sole accecante:
"Ma loro ci stanno, con i nonni?" mi chiede mamma-di-due.
"Ehm... beh... Sì, ecco... Sai, in fondo a Milano si annoiano da morire, ormai tutti i loro amici sono partiti, per cui sicuramente qui si divertono di più", tento una risposta almeno un po' veritiera e molto diplomatica, mentre l'amica di casa-loro origlia, facendo finta di prendere il sole sul lettino lì di fianco.

Interno sera, 21:30. Dopo aver controllato con la webcam la situazione, l'ingegnere decide che si può partire: l'autostrada sembra incredibilmente vuota. I bambini ci accompagnano alla macchina per i saluti, il piccolo ingegnere ributta indietro qualche lacrima, la piccoletta mi bacia e abbraccia.

Ciao bimbi, fate i bravi.

Saliamo in macchina, accendiamo la radio: in autostrada c'è coda ovunque.
Ma... E la webcam?

Per fortuna, prima di ritrovarci imbottigliati senza scampo, scendendo verso l'ingresso dell'autostrada, osserviamo la situazione dall'alto: una striscia interminabile, e immobile, di lucine rosse. Un serpentone che lascia ben poche speranze. L'ingegnere decide che si torna indietro.

"Sei sicuro che non vuoi partire domani mattina?", domanda ripetuta almeno dieci volte.
"No", risposta ripetuta, con vari corollari, altrettante volte.
"Ora vedi tua madre come si incavola".

Che per me significa: ora ritorniamo e vedi poi che scene fanno i tuoi figli, che abbiamo già passato quasi incolumi lo strazio dei saluti, e adesso siam di nuovo lì e ricominciamo tutto daccapo. In più, sono stanchi stravolti.

"Cucù!!"
"Siamo ancora qui!!"
I nani stanno guardando la TV. Dopo un po' spegniamo, giochiamo con i Lego, pigiama, denti. Ed è allora che il piccolo ingegnere scoppia in un pianto dirotto, a singhiozzi.
"Ma tu a Milano me l'avevi promesso!!"
"Cosa?!?"
"Che poi .... (tira su con il naso) non sentivo (singulto) la nostalgia..."
"Ma amore, mi hai detto tu a Milano che volevi venire, poi pensa in spiaggia come ti diverti... Allora facciamo così: che ogni volta che senti la nostalgia della mamma disegni un cuore sul tuo diario, ok?"
"No, ti chiamo con il cellulare dei nonni"

Ok, io sono sempre la solita romanticona ottocentesca.

Poi, tra un "calmati" e un "vedrai", l'illuminazione: "Guarda che anche tu mi mancherai un sacco, cosa credi?". A quel puntoil piccolo ingegnere si calma, almeno un po'.

La piccoletta, che dal canto suo strillava "Voglio anch'io i capelli della mamma!!!!" a quel punto capisce la manfrina e attacca con un irresistibile:
"Mamma, sento già la tua mancanza!!!!".

Abbiamo perso il controllo della situazione. Tentiamo di farli addormentare, ma in queste condizioni è un'impresa disperata, fino a quando decido che allora partiamo. Il nonno capisce, spegne la TV e arriva a controllare la situazione.

Ore 22:39. Ci salutiamo di nuovo, chiudono la porta dietro i loro mille "Ciao!" e ce ne andiamo. Verso la macchina:
"Te l'avevo detto, che sarebbe finita così!!"
"Ma quando?!? Non mi hai detto proprio niente!!"
Tento una difesa disperata, e intanto mi rendo conto che sì, forse un "tua madre si incazza" non era proprio un messaggio trasparente.

Ore 2. Siamo a Milano, mi trascino verso il letto (nonostante abbia dormito per buona parte del viaggio). L'ingegnere tira su la tapparella e va a controllare le sue piante. Nella stanza accanto, nessun bimbo da andare a controlare.

A colazione leggo il manuale del genitore autorevole, alla ricerca di una qualche risposta. Vero che questo strazio è normale e, in fondo, sano, e che non dura più di una mezz'ora prima di addormentarsi, e che stare al mare con i nonni per qualche giorno può solo essere una bella esperienza, per due bambini? Non ho trovato risposta.

mercoledì 24 settembre 2008

Fumare fa male (2)


"Nonna, tra duecento sigarette tu muori!"
Così il piccolo ingegnere ha dato oggi il benvenuto alla nonna, che non vedeva da tre giorni.