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domenica 23 dicembre 2012

martedì 20 dicembre 2011

Pezzettini di Natale

Quest'anno il nostro Natale è in tema dickensiano, A Christmas Carol.
"Mamma, pensi che stanotte possa succedere qualcosa?"
"Mh... No, direi di no. Non è neanche la vigilia di Natale. E cosa potrebbe succedere?"
"Tipo che l'Italia paga il suo debito pubblico!"
"Quello lo vedo difficile topo, dato che sono trent'anni che l'Italia ha il debito pubblico. Ma sarebbe sicuramente molto bello"

Mi sento tanto Emily Cratchit,
qui nella versione Miss Piggy

In questo periodo stiamo evolvendo verso altre forme di musica che non siano Lorenzo.
"Mamma, ma tu conosci anche canzoni antiche?"
"Antiche quanto? Tipo?"
"Tipo L'isola che non c'è"
"Ehm... Sì, conosco anche canzoni antiche"

Mi sento tanto il fantasma del Natale Passato,
eppure non mi pareva di essere così antica

E poi ci sono gli acquisti sbagliati, e chi può dire di avere una stella cometa in bagno?

Ecco, così mi sento tanto scema

giovedì 15 dicembre 2011

A Natale anche Barbie diventa Maestra Zen

Ho sempre adorato i film per bambini. Anche quando avevo ventiequalcos'anni e trascinavo il povero Ing. a vedere film iraniani, cinesi e con i sottotitoli in cirillico in cinema piccoli e scassati nel centro di Milano (cose che, adesso, non vedrei neanche sotto tortura, anche perché mi addormenterei alla seconda scena), anche allora, dicevo, in realtà attingevo le mie perle di saggezza da Mago Merlino, o da Balù, o dall'impareggiabile Lady Cocca. Fin da subito, ho capito che è nei film di Natale, è lì che si raggiungono le vette della vera sapienza.

"Mamma, è BELLISSIMONONHAIIDEALODEVIASSOLUTAMENTEVEDERE".

Mia figlia che mi trascina per la manica davanti alla TV, in uno dei (tanti) pomeriggi in cui siamo solo io e lei , essendo il fratello impegnato in un'imprescindibile session di Lego con l'amico suo. Non sono né Mago Merlino né tantomeno Lady Cocca a suscitare questa forsennata passione, ma è Barbie. Anzi, è il mix di Barbie e Natale, due cose che mandano letteralmente in estasi Piccoletta.

Ed eccoci qui, a vedere Barbie e il Natale Perfetto. E, cari miei, è un manuale di saggezza zen.

Prima regola zen di Barbie.
La vita non va come vorresti, ma come deve andare.
In genere, noi occidentali facciamo programmi, nella vita: ci immaginiamo, e pianifichiamo, le cose in modo che vadano in una certa direzione - che siano perfette. Ma non sempre le cose vanno come vorremmo o come noi pensiamo che dovrebbero andare. E tuttavia, è proprio nelle cose che non vanno come dovrebbero/come noi vorremmo, se ci stiamo dentro, che troviamo la chiave. E starci dentro vuol dire esplorare quei posti nei quali non volevamo stare. Lì c'è la soluzione. Trattasi dei concetti di fede/fiducia, provvidenza per i cristiani e karma per i buddhisti. A livello simbolico, concetti estremamente simili (ok, sparatemi).

Seconda regola zen di Barbie.
Imparare a chiedere è più importante che imparare a fare.
Fare e farcela da sole (e uso il femminile apposta) è una cosa di cui noi donne ci facciamo vanto. E' la cosa sulla quale molto spesso ci incartiamo, anche. Non aggiungo altro perché se ne parla da mesi, sennò finisce che mi annoio da sola, cercate con l'hashtag #donnexdonne. E tuttavia, la collaborazione si impara anche attraverso il conflitto.

Mentre mi beavo di cotanta saggezza, non potevo però fare a meno di notare alcuni particolari ben poco zen.

La mamma lo sa.
L'abbigliamento delle quattro sorelle è assolutamente diseducativo: niente cappello/guanti/sciarpa a dieci sottozero. Se mia figlia va in giro in montagna agghindata in quel modo il giorno dopo ha la polmonite.

Un'adulta ci pensa.
Non ho mai dato molto peso alla polemica sulla bambola Barbie come iper-stereotipo e strumento che incide sulla costruzione dell'immaginario del fisico delle ragazze (e sulle conseguenze in campo psicologico-alimentare). Perché Barbie è una bambola, e dunque un essere immoto e privo di vita che, come tale, rimane nell'immaginazione. Vedere però Barbie trasportata sullo schermo con due metri di gambe magrissime, pantaloni attillati, vitini da vespa (come si diceva una volta), ancheggiamenti, mi ha fatto un certo effetto. Non posso negare che uno strano senso di inquietudine si è impossessato di me: perché queste che vediamo nel film non sono bambole, sono esseri moventi e parlanti, nella testa di una bambina. E questa cosa mi ha dato un po' da pensare, devo essere sincera, anche perché mi sono accorta che molti altri film di Barbie sono in costume, e quindi questo aspetto non emerge in alcun modo.

"Chi è il tuo personaggio preferito del film, mamma?"
"Mah... Non saprei... Il tuo?"
"Il mio Skipper!"

Ah ah. Voi vi ricordate di Skipper come della bionda bimba con i codini. No care mie, è cresciuta, è castana con le ciocche viola, compone musica e canta, è una nerd pazzesca e ha un videoblog.

Sorrdo.
"Sì, anche la mia. E poi anche la mamma ha un blog"
"DAVVVVEEEEEERO?!?"

sabato 25 dicembre 2010

Natale 2010, quasi di passaggio

Lascio questa giornata bella e piena per i miei bimbi con un sottile velo di malinconia. Come quando lasci qualcosa, che sai non sarà più così.

Temo che questo sarà l'ultimo Natale in cui il Piccolo Ing. - e, di conseguenza, Piccoletta e, di conseguenza, tutti noi - potrà godere dell'attesa per l'arrivo di Gesù Bambino, nella notte magica di Natale. Non so se mio figlio sa e non dice, o se sospetta qualcosa, o se invece  è ancora davvero convinto. L'anno prossimo sarà in quarta elementare, e temo che non andremo più in là.
Ma non importa.
Natale è anche finzione sotto tanti altri punti di vista... Per ora con i bimbi ci godiamo il lato migliore della finzione e so già che, quando non ci sarà più, mi mancherà tantissimo. Ma ho imparato, quest'anno, ad apprezzare lo sforzo di responsabilità dei grandi di far sembrare ai piccoli che è tutto a posto e che è davvero festa. Non trovo che sia ipocrisia, trovo che sia un atto di responsabilità.

Temo che questo sarà anche l'ultimo Natale per una serie di "aggiustamenti" che sono giunti davvero al capolinea, ma quello lo lasceremo decidere all'anno che viene.

Ecco, il nostro Natale di passaggio è stato molto bello, e un po' dolceamaro come i bimbi che diventano grandi e questa vignetta di Altan



giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale





"Mamma, ma quando divento piccola Gesù Bambino mi restituisce i ciucci?"

Natale è anche una conquista.

domenica 13 dicembre 2009

Shopping natalizio e celebrities de' noantri


"Sei ripetitiva" mi apostrofa la Grande Nonna.
Per la centesima volta, all'ingresso del Disney Store, me ne esco con la solita frase: "Ma possibile che, con tutto quello che fatturano, non possano affittare un negozio più grande?".

Il Disney Store di Corso Vittorio Emanuele è un bugigattolo stretto e lungo che rigurgita merchandising Disney e, alle 13:30 di giovedì 10 dicembre, mamme e nonne assatanate votate alla causa natalizia dei propri pargoli. Oltre alle immancabili sedicenni.

Mentre mi arrabatto nella sezione Principesse, vengo travolta da tre ragazzine.

"Quant'è figo mammamia! Andiamo a vederlo da vicino!!"

Non posso fare a meno di girarmi ad osservare l'oggetto di tali attenzioni. Pensavo a qualche ragazzetto con i capelli impomatati stile High School Musical, e mi ritrovo davanti a Paolo Kessisoglu.

Beh, bello è davvero bello. Intanto, c'ha un fisico della madonnina, per avere 40 anni (avrà 40 anni, no?). Ha delle bellissime mani (porta la fede.... Avete presente la tipica domanda: "cosa guardi in un uomo?!?"). Ma soprattutto: è vestito benissimo. Pantaloni di velluto a costine beige, blazer, sciarpa grigia in tono con il casco (Paolo K. gira in motorino, nel caso interessi), un paio di sneaker scamosciate di una marca così trendy che la sottoscritta, chiaramente, non conosce.

Per non parlare del fatto che sta al Disney Store a scegliere il vestito da Principessa per la (presunta) figlia.

La Grande Nonna, che non ha la più pallida idea di chi sia Paolo K. e comunque, quando si tratta dei nipoti, non guarda in faccia a nessuno, gli sfila da sotto il naso l'ultima pelliccetta di Aurora e ce ne andiamo.

Più o meno lo stesso posto, più o meno la stessa ora, sabato.
Arranco a passo spedito dietro all'Ing. nel nostro sabato di shopping natalizio, siamo in Via dell'Orso. A metà via vediamo una coda molto british, con tanto di transenne. Un fiume di gente.
"Ma cosa c'è?"
"Mah, saranno quelli in fila per entrare nel negozio di Abercrombie&Fitch"
(sappiamo che lo hanno aperto, sappiamo delle code e dei modelli all'ingresso, ma non sappiamo di preciso dove stia, questo posto balzato in testa alle cronache locali)
"Non ci VOGLIO credere. Ci sarà una mostra"
"Credici, caro!"
"Ma figurati..."
(l'Ing. è sempre troppo ottimista, sulle sorti dell'umanità, ma soprattutto per lui abiti, scarpe e gioielli sono di una tale insignificanza, che l'arrivo degli alieni gli sembrerebbe più plausibile di una coda davanti a un negozio di vestiti)

Mentre mi avvicino all'ingresso e intravedo da sopra le teste un modello a torso nudo con addosso una pelliccia, mi si para davanti Zunino IlCostruttore.

Sembra uscito da un film americano Anni Trenta: sguardo torvo, abito scuro, camicia bianca, caravatta nera, un cappotto cammello lunghissimo appoggiato sulle spalle. E un sigaro Avana lungo 15 centimentri in bocca. E' altissimo (ma com'è che sono tutti così alti, nella realtà?) e (cosa che non leggerete da nessuna altra parte, perché sono cose che non si dicono) zoppica vistosamente. E' diretto al negozio, non credo si metterà in coda, però.

L'Ing. è rimasto un po' più indietro.
"Sai chi ti è appena passato sotto il naso?"
"Chi, quello che mi ha dato una spallata con il sigaro?"
"Sì, Zunino IlCostruttore"
"Ma tu lo conosci?"
"No"
"E come fai a dire che è lui?"
"Ma Ing., è su tutti i giornali..."

Il bilancio dello shopping natalizio di questa settimana si conclude dunque con:
celebrities avvistate: 2
regali acquistati: 2
regali ancora mancanti: 10 circa
kg persi arrancando a 2000 all'ora dietro all'Ing: 1
romantiche colazioni da Brek con l'Ing: 1
sosta forzata dell'Ing. davanti alla vetrina di Pomellato: 1
visita forzata della sottoscritta al Darty di San Babila: 1
idee regalo rubatemi dalla Grande Nonna: 2
tempo per acquistare gli altri regali in settimana: 0
tempo per acquistare gli altri regali nel prossimo weekend: 0
ansia per il Natale che si avvicina: 1000.

lunedì 15 dicembre 2008

Houston, we have a problem (and the Story Goes On...)



Un topo, un tappo, un tino senza fondo.

(più o meno, credo. I bambini che studiano a memoria le poesie non fanno altro che ricordarti quanti neuroni hai inutilmente bruciato nella tua vita, e il risultato è che non ti ricordi neanche una frase di cinque parole).

Un topo, un tappo e vattelapesca è la frase che il piccolo ingegnere deve dire alla recita di Natale, evento mondiale della settimana, secondo solo all'altro evento mondiale, ossia la festa di compleanno del medesimo piccolo ingegnere (una settimana densa di avvenimenti, come si può vedere).

Un topo, un tappo e vattelapesca l'altro ieri me l'ha recitata la piccoletta. Che non è mai stata fatta partecipe della vicenda. Eppure la sa, e me la dice con una faccia che mi si stringe il cuore. Perché sul palco ci vorrebbe stare lei, e invece in classe sua non fanno nessuna recita. Fanno, ma non si è ancora capito cosa.

(fanno inserimenti, questo è sicuro, perché siamo a dicembre e stanno inserendo un bambino. Io non ho niente contro i genitori che mandano a scuola materna bambini di 2 anni e mezzo, ma è davvero così indispensabile?!?).

Poi c'è GiòGiò, che è il nostro cugino di riferimento. Ha tre mesi meno della piccoletta, praticamente la stessa età, ma si sa che le mamme amano precisare. Ieri GiòGiò ha fatto la recita a scuola, e ci ha fatto uno spettacolo personale con canzoni e poesia, un vero fenomeno. Allora il piccolo ingegnere si è alzato e ha detto la sua, di poesia sul Natale.

La piccoletta guardava, col ciuccio in bocca. Le nonne insistevano: "Dai, vai anche tu!!". La piccoletta si è alzata, si è allineata agli altri due, ci ha guardato e ha attaccato: Un topo, un tappo e vattelapesca. Poi si è infilata il ciuccio in bocca, ha guardato prima me e poi la Grande Nonna, ed è scoppiata a piangere.

E così è ricominciato il refrain che ha allietato tutto il weekend, serate comprese: "Mamma non voglio andare a scuola, sto a casa, prometto che gioco, ti preeeego"
"Ma mi spieghi il perché?!?"
"Perché nessuno vuole giocare con me, neanche Giovannino fa i puzzle con meeeeeeee"

Qui abbiamo un problema non facilmente risolvibile. Una bimba che vuole sempre fare cose da grandi, messa da una mamma-psicologa-allo-sbaraglio in una classe omogenea per crearle un ambiente a misura dei suoi anni, finita in una classe di semi-asilo nido.

L'ingegnere, con orgoglio assolutamente non celato: Mia figlia è troppo più avanti degli altri
La Grande Nonna: Cambiale asilo, rimettila nell'asilo del piccolo ingegnere
La mamma della Raffaella: Anche Raffaella ha lo stesso problema.

E intanto la mamma deve smazzarsi le lacrime. E preparare la torta salata per la misteriosa festa di Natale di domani. Ricordarsi di dare la busta con i soldi alla misteriosa rappresentante di classe. E compilare la "Domanda di conferma alle scuole dell'infanzia Anno Educativo 2009/2010".

giovedì 11 dicembre 2008

Stress natalizi


"Mamma, ma Gesù Bambino mi porterà i regali?" mi chiede la piccola, sull'orlo del pianto, appena sveglia.
Lo stress del Natale prima o poi assale tutti, grandi e piccini.

lunedì 10 novembre 2008

Questioni filosofiche: ancora su Babbo Natale e Gesù Bambino

Anche quando ero piccola io da noi arrivava Gesù Bambino e mi ha sempre un po' turbato l'idea di questo bambino, piccino piccino, appena nato che se ne va in giro a portare i regali e poi (come dice saggiamente tua figlia) si rimette a fare il bambino!! Comunque per i bambini alla fine l'importante è la magia, indipendentemente da chi la porta!!
Laisa


Grazie a Laisa per il prezioso suggerimento!! (è vero che il Natale ha una magia tutta sua, ma chissà perché noi genitori ne facciamo una questione pedagogica...)

Oggi, riunione di classe della piccoletta. Ci hanno detto che a Natale pensano di far arrivare Babbo Natale con qualche gioco nuovo per tutta la classe. Siamo fritti, ho pensato.

Però io sono troppo affezionata a Gesù Bambino, mi spiace, e non lo voglio proprio cambiare con Babbo Natale (già ho ceduto su Halloween, con grande sdegno della Grande Nonna). Noi abbiamo detto che da qualcuno va Gesù Bambino, e da qualcun altro Babbo Natale, si dividono le case perché non possono certo passare dappertutto in una sola notte! Vediamo come va a finire...

giovedì 6 novembre 2008

Babbo Natale o Gesù Bambino?


In casa nostra, a Natale, arriva Gesù Bambino. Anche in casa di amici assolutamente insospettabili arriva Gesù Bambino. Nelle case dei cuginetti, arriva Babbo Natale. Siamo una famiglia multiculturale.

"Mamma, io non voglio Gesù Bambino. Voglio Babbo Natale"
L'educazione religiosa della piccoletta inizia a mostrare le prime crepe.
"E perché, tesoro mio?"
"Perché Babbo Natale fa solo i regali e poi va a dormire, invece Gesù Bambino va a fare il bambino".

Che la piccoletta abbia già capito che per fare le cose per bene occorre una certa specializzazione? O che la storia che deve lasciare il ciuccio a Gesù Bambino abbia creato un precedente difficilmente sanabile?