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giovedì 9 febbraio 2012

Quello che dicono, e quello che fanno




Ieri consegna simultanea delle due pagelle.
La prima, attesissima, pagella di Piccoletta (non vi sto a dire che emozione) e quella, altrettanto attesa perché non sapevamo proprio cosa aspettarci, del nostro Ing. Junior (che ormai è proprio Junior, non si può più dire Piccolo, "Piccolo a chi?" mi ha chiesto l'ultima volta, "Piccola sarà mia sorella")

E dunque.
Piccoletta ha due maestre eccezionali che la baciano, la incensano, mi dicono che è bravissima, che è una bambina da fotocopiare, e via di questo passo fin sull'orlo dell'imbarazzo mio personale. Di Junior, già si sa.

Per cui.
Junior ha avuto una pagella che il nostro Primo Ministro definirebbe sicuramente monotona: il massimo dei voti in tutte le materie, tranne una. Piccoletta ha avuto voti decisamente più bassi.

E quindi.
Al di là del mettere una pezza con Piccoletta, che giustamente non capisce sebbene noi si sia fatto ampio utilizzo di spiegazioni razionali anziché no, da ieri pomeriggio mi frulla in testa questa cosa:

Quello che dicono, e quello che fanno

Che è una massima che, da una certa età in poi, le donne iniziano ad utilizzare con gli uomini (avete presente, no?, quelli che dicono di amarti alla follia). Ma che è una massima che, al di là dell'educazione sentimentale, va applicata soprattutto in quegli ambiti in cui ti dicono che sei brava (anzi no, bravissssssssima, indispensabile, eccezionale) ma poi non monetizziamo mai tutta 'sta incredibile bravura.

E quindi, le nostre massime zen casalinghe per il secondo quadrimestre sono:

"Junior, non aspettarti che siano gli altri a dirti che sei bravo. Diglielo tu. E dubita sempre di quelli che ti dicono che sono bravi."

"Piccoletta, non stare ad ascoltare chi ti dice che sei brava e poi non. Vai per la tua strada"

Mo' me lo segno pure io, eh.

martedì 19 luglio 2011

Domande imbarazzanti

No, per dirvi che comunque la Summer School della Fondazione ForTes sulla comunicazione nel Terzo Settore è stata davvero interessante. Mi sono divertita a fare, come al solito, quella che non c'entra niente.

Ho dovuto rispondere infinite volte alla domanda più imbarazzante che mi si possa fare: "Che lavoro fai?".

Perché non ho risposte pre-confezionate tipo: "Ufficio Stampa del CSV di vattelapesca", "Coordinamento della Comunicazione Interna dei Circoli ARCI Toscana", "Misericordia di San Casciano" (ah LA Misericordia... Non ho capito cosa sia ma ho scoperto che in Toscana è una potenza), Fondazione TuttiBelli.

"Seguo alcuni progetti, mi occupo saltuariamente di conciliazione famiglia-lavoro, sto sul Web per passione e per lavoro". Luuuuuuuunga, a metà avevo già perso il mio interlocutore.

"Lavoro come freelance su alcuni progetti e mi occupo di comunicazione web". Complicato, risultato: sguardo da pesce lesso.

"Faccio la ricercatrice, o almeno dovrei, e la blogger". Ah, ok. Ma che c'entrano?

"Sto seguendo un progetto per il Forum delle Famiglie". Semina il panico e il sospetto. Un modo per tenere lontani gli scocciatori.

"Seguo progetti, faccio la blogger". Uhm.

"Faccio la precaria". Depressivo al massimo.

Tra presentazioni formali e informali, ne ho sfoderato una decina. Ogni volta diversa. Pensavo agli amici con i quali ho diviso il tavolo un paio di volte, che ogni volta ne sentivano una diversa. La dissociata della Summer School.

E mai nessuno che mi chiedesse solo come mi chiamo.

venerdì 24 giugno 2011

Quanto vale un sms


Ci sono persone, amiche, che ti insegnano la passione per la vita.

E ci sono persone, ragazzi e ragazze vere (non come noi che facciamo finta di esserlo ancora) che in fondo non hanno passioni nella vita. Ma forse quello che aspettano è qualcuno che faccia capire loro quanto vale avere una passione.



Ieri sera sono stata a un aperitivo per la raccolta fondi di Invertiamo la rotta, un progetto di scuola vela per adolescenti che non hanno passione per la vita. E mi sono chiesta quanto può valere un sms. Tanto più che oggi è l'ultimo giorno a disposizione per mandarlo.