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venerdì 12 aprile 2013

venerdì 14 ottobre 2011

Sapessi com'è strano, andare al concerto dei Negramaro a Milano


Volevo solo dirvi che.
Nutro un profondo senso di gratitudine nei confronti dei Negramaro, e non è un sentimento che di solito mi accompagna dopo i concerti. Gratitudine per la loro enorme bravura, per la dedizione e per non essersi risparmiati in oltre due ore filate di concerto - comunque. Perché mi rendo conto che la bravura non è un caso, è un talento ma è sempre una conquista, spesso faticosa - e anche dolorosa - come la citazione di Monicelli.

Ora, volevo anche dirvi che.
A scrivere 'ste cose mi sento un po' scema, perché non ho quindici anni e vado ai concerti al Forum di Assago. Anche se sono partita con la felpa da supergiovane (encomiabile regalo di Fratelli e Cognata), attraversavo il traffico di Milano con quella lieve sensazione del "fuori luogo" della tardona che vuole fare la ragazzina. Dato che nell'immaginario collettivo ormai c'è l'adolescente e la sessantenne, ma delle quarantenni nessuna traccia, mi riesce un po' difficile riuscire a collocarmi nel mondo da trenta-quarantenne.

Ma mi rendo conto che in questa età indefinita che va dai 15 ai 60 ci stiamo dentro tutti, anche al concerto dei Negramaro. E che dai 15 ai 60 non cambia niente, se sei uno che canta canti, se sei uno che balla balli, sennò ti guardi il concerto seduto. E che cavolo ci sei andato a fare, allora?

martedì 30 agosto 2011

Ricominciare


"Basta Ing., ho preso una decisione. Basta andare in giro come una trottola, sono stufa."
"Va bene, basta che non lo fai per me"
"Certo che no, lo faccio per i miei figli."

Venerdì
"Ing., mi avrebbero confermato quella cosa che era in ballo ad Ancona, il 7 settembre."

Ieri
"Ing., ho vinto una gita a Trento all'inizio di ottobre."

Oggi
"Ing, veramente a metà settembre dovrei andare a Verona... Però è nel weekend... Se volete venire anche voi... A vedere il balcone di Romeo e Giulietta..."

L'Ing. non favella, il che non è un buon segno.
Soprattutto perché, nel frattempo, è arrivato Macchia.

Ma di come si arriva a prendere la decisione di regalare alla propria figlia, per il suo sesto compleanno, un cane - questo ve lo racconto la prossima volta.

mercoledì 17 novembre 2010

Fuga d'amore


Progetto una fuga d'amore.
Lascio i bimbi a dormire dalla Grande Nonna, un venerdì sera.
E poi scappo.
Non ho bisogno di andare lontano.
Basta un sabato mattina di silenzio, poltrire nel letto fino a mezzogiorno, uscire a pranzo alle due, andare al mercatino, gironzolare da soli nel caos della città.
Noi due, da soli.

"Possiamo anche andare a fare un brunch. Basta che non ci spennino".

L'Ing. sa sempre come venire incontro alle aspirazioni romantiche di una donna.

giovedì 15 luglio 2010

I'm Improving


Lorenza: "Ing., allora facciamo un'offerta per quel meraviglioso appartamento che mi piace così tanto e lo so che è la casa della mia vita e ha pure il terrazzo-per-i-tuoi-esperimenti-botanici, e che è ancora in vendita?"
Ing.:"Neanche per sogno"
Grande Nonna: "Per carità, vi dò io i soldi ma compratevi una casa decente e vendete quella bettola nella quale vivete come dei barboni"

Lorenza: "Piccoletta ed io vorremmo un cane, come regalo per i nostri compleanni"
Ing.:"Non se ne parla"
Grande Nonna: "Sei matta?!?! Ma sai quanto ti costa un cane?!?!"

Lorenza: "Vorrei andare a fare un viaggio"
Ing.: "Andiamo già al mare in Corsica due settimane, scordatelo. E poi io voglio andare all'Ultima Spiaggia"
Grande Nonna: "E quindi ad Agosto io cosa faccio?"



Lorenza: "Ing., c'è ancora quell'offerta della Ryanair per andare a Legoland"
Ing.: "Andiamo già in Corsica due settimane, scordatelo. E poi io voglio andare all'Ultima Spiaggia"
Lorenza: "Facciamo una settimana"
Ing.: "Facciamo quattro giorni"
Lorenza: "Ing., veramente ho già acquistato i biglietti, e ho noleggiato pure la macchina per una settimana"

Sebbene ora mi senta un po' in ansia e sostanzialmente sul lastrico, I'm improving, per dirla alla milanese.

Dedicato a Cocchina, che mi ha conferito Il premio Dardos, non so bene per quale merito: grazie anche a tutti i lettori, silenziosi e no, che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui. Il premio va ai primi 15 che lasceranno semplicemente un saluto o un commento, qui sotto, per evidenti meriti.

lunedì 17 maggio 2010

Breve conversazione casalinga sulla parità


L'Ing. si lamenta perché io mi lamento sempre.

"Ing., che dici, facciamo cambio di vita? Io mi prendo la tua, tu ti prendi la mia! Tutto compreso!"

"Ma neanche per sogno"

Ecco, appunto.

domenica 24 gennaio 2010

Tutta un'altra musica


Lui ha deciso che è giunto dunque il momento. I figli sono ormai abbastanza grandi da poter essere introdotti alla conoscenza dei Beatles e per l'occasione sceglie One, la compilation con tutti i singoli arrivati al numero uno della classifica inglese. Per questa operazione ha deciso di utilizzare gli spostamenti delle vacanze natalizie.

In macchina, ritornando verso Milano.
Parte l'intro di Hey Jude, e Lei esclama, soprapensiero: "Certo che Hey Jude è una di quelle canzoni che ti stufano, dopo averla ascoltata un milione di volte".

Lui si volta a guardarla, incredulo, con la bocca aperta come per dire qualcosa, ma non dice nulla.

Alza gli occhi al cielo, e mentre fissa nuovamente la strada, con tono gelido afferma: "Non capisco come tu possa dire una cosa del genere".

Quindici giorni dopo.
E' un sabato mattina grigio e freddo, Lei sta preparando la colazione. Lui si presenta sulla porta della cucina.
"Dove è finito il mio libro con tutti i testi delle canzoni dei Beatles?"
Un tascabile BUR di 30 anni, sgualcito e giallo.
"Non lo so, amore, prova a guardare in libreria vicino ai tascabili dei Peanuts, sono uguali, SantaK li avrà messi tutti insieme"

Lei inizia a fare colazione, Lui arriva con in mano il libro, si siede ed inizia a sfogliarlo, senza degnare nessuno della sua attenzione.
"Cosa cerchi?"
"Sto cercando il testo di Hey Jude, sai, è da un po' che ce l'ho in mente".

Seduta sulla panca, Lei sorseggia caffelatte e ha una strana sensazione, come essere in un romanzo.

giovedì 3 dicembre 2009

Per te spegnerei il sole a mezzogiorno


"Ma no, amore, non ti preoccupare, vedrai che si sistema tutto... Lo sai che per te spegnerei il sole a mezzogiorno... ... ... Piccola, questa mattina alzarmi e lasciarti sotto le lenzuola è stato così difficile... Tutto il tempo in ufficio pensavo a te.... .... .... Beh, ti lascio se sei sui mezzi, no, sono a metà strada, sono a Turro... No, lo so che parlare sui mezzi non è piacevole... No, leggono... Amore mio, a presto".

Seduta in metropolitana, volevo (davvero, VOLEVO!) leggere il mio inquietante romanzo sul caso e i fantasmi interiori, ma non ho potuto fare a meno di essere sviata dalla voce soave del mio vicino spilungone con il cappello di lana calato fin sugli occhi.

"Per te spegnerei il sole a mezzogiorno" non me l'ha mai detto nessuno, tantomeno da un cellulare in metropolitana.

Probabilmente sarei scoppiata a ridere in faccia al malcapitato (che non è carino, lo so, e forse è per questo che nessuno me l'ha mai detto).

Forse mi sono persa qualcosa?

martedì 1 dicembre 2009

Pot-pourri novembrino: di Giuliette, Abbracci spezzati e matrimoni (in crisi, ma anche no)


NON LEGGETE QUESTO POST se volete andare a vedere l'ultimo film di Almodòvar, sennò poi ve la prendete con me, e avete pure ragione.

Il fatto gli è che Novembre è il mese in cui la notte, il freddo e i ritmi mentali più lenti prendono il sopravvento. E sta alla fine dell'anno, che è un periodo in cui ti viene, bene o male, da fare i bilanci, e non solo perché ti tocca pagare le tasse. Ma si sa che quando ti metti a fare i bilanci, i bilanci sono sempre in negativo, per lo più.

Il fatto gli è che Novembre è il mese della semina. Rimasi stupefatta, quando la mia ginceologa mi disse che è uno dei mesi più fertili in assoluto, per le donne - e infatti un sacco di bambini nascono ad agosto, o giù di lì. Pensai a quanto l'uomo vive di ritmi profondi e ancestrali, in queste città un po' deliranti. Non ho seminato bimbi, ma molti pensieri, e numerosi stati d'animo. Nuove chiarezze, ripensamenti, poche soluzioni e persone che non ci sono più nella mia vita e che di notte fanno capolino nei miei sogni (stanotte però erano tutti incazzati con me, caspita).

Il fatto gli è che vai a vedere Almodòvar. Gli abbracci spezzati è un bel film d'amore, un po' banale forse, ma ti rendi conto che nel nostro immaginario collettivo il grande amore, da Shakespeare in poi, è l'amore che non hai mai vissuto: è la storia che non è mai iniziata, o che è finita sul più bello. Ma questo NON è il grande amore: il grande amore è quello che passa sopra la solitudine, la noia, i giorni, le pentole che gli avresti volentieri tirato in testa, la voglia di scappare eppure rimanere, il non capirsi, il mollare la spugna e poi riprovarci, se non altro perché sei responsabile di qualcosa nei confronti dei tuoi figli. C'è un bel libro nella mia libreria, che non ho ancora letto, si intitola Se Giulietta e Romeo fossero invecchiati insieme: sai che palle, se fossero invecchiati insieme, non è che ci si può fare un film. Epperò torni a casa dal cinema con un grande senso di gratitudine per l'Ing., per aver saputo esserci, e per questa storia che è il matrimonio, che non si sa mai come va a finire, però è terribilmente vera, e bella.

Il fatto gli è, infine, che vai ad una festa con amici senza prole, e ti accorgi di non essere affatto guarita: hai avuto l'ennesima ricaduta nella tua Sindrome da Peter Pan. E quindi l'Ing. deve trascinarti via per i capelli, perché tu faresti tranquillamente le 4 del mattino. E allora tutta quella gratitudine, per un po' te la dimentichi.

Dicembre inizia, e sarà mese di ponti, salti mortali, regali, Jingle, feste di compleanno per il piccolo, feste a scuola, chilometriche vacanze di Natale, luci e nessuna cupezza novembrina.

lunedì 3 agosto 2009

Federica Pellegrini, Luca Marin: quando lei è Wonderwoman, e lui non è Superman


I viaggi in macchina, quando i bimbi dormono o sono presi a fare altro, e quando non c'è coda e all'ingegnere iniziano ad uscire i fumi dalle orecchie ed è troppo preso ad incazzarsi per ascoltare alcunché, sono uno dei momenti più intimi nella nostra vita di coppia. Intimi nel senso che parliamo.

Ieri sera l'ing., a un certo punto, se ne esce con:
"Sai che Marin forse non si qualifica neanche per la finale? Nell'intervista ha detto che ne avrebbe parlato con il suo allenatore, per aggiustare le cose, magari si ritira..."
"Beh, ma è giovane!"
"Sicuramente è anche una questione psicologica..."
"... La Pellegrini in questi mondiali è stata davvero eccezionale..."
"Sì, è come stare con Wonderwoman, ma tu non sei Superman"

Parola di uomo: massima solidarietà maschile al "malcapitato" Luca Marin, che è andato a trovarsi una fidanzata tanto più brava di lui.

Perché l'inverso non vale: Superman sta benissimo con la segretaria, è Wonderwoman che non si metterebbe mai con il garzone. O, al massimo, se si mette con il garzone, nel giro di tre puntate si scopre che ha dei superpoteri eccezionali, oppure che è miliardario. La parità vale quasi sempre, e solo, in questa direzione.

Parola di donna: complimenti al coraggio di Luca Marin, che è andato a trovarsi una fidanzata tanto più brava di lui. Ma soprattutto, in bocca al lupo: dato che questa sceneggiatura non è scritta da un uomo, siamo curiose di vedere come andrà a finire. E di vedere se, anche in questo, avete qualcosa da insegnare a noialtri.

giovedì 7 maggio 2009

Vicky Cristina Barcelona (post di una mamma che vede i film in DVD)

Lei è Vicky. Va a Barcellona per completare il suo Master in cultura catalana. A New York la aspetta il suo fidanzato, Mark, con il quale si sposerà presto.





Lei e Cristina. Accompagna la sua amica Vicky a Barcellona. Ha avuto tanti amori, ma nessuno l'ha mai soddisfatta. Ha tante aspirazioni, ma nessuna in particolare.





Lui è Juan Antonio, fa il pittore. Chiede a Vicky e a Cristina di andare con lui a passare il weekend ad Oviedo. Mentre visitano la città, racconta loro della sua tormentata storia di amore con la ex moglie, Maria Helena (Penelope Cruz), che non può dimenticare.





Un film intrigante su ragione e sentimento, sulla passione, sull'amore e sul matrimonio. Può una passione durare? E può un matrimonio salvare se stesso dal suo ineluttabile fallimento, iscritto nel suo stesso DNA, in fondo? Esistono persone in grado di rinunciare a tutto, per seguire un sentimento? E se sì, fino a che punto?

Woody Allen, ancora una volta, incanta e disarma. E poi, questa canzone è una favola.



giovedì 23 aprile 2009

Questione di cuore (post un po' spoiler ma non troppo)


Il motivo del brutto tempo che incombe su questo cielo azzurro è presto detto. Ieri sera sono andata al cinema.

"Cosa andate a vedere?" mi ha chiesto l'ingegnere
"Il film dell'Archibugi, Questioni di cuore"
L'ingegnere non ha detto nulla. Ma credo che abbia tirato un sospiro di sollievo, per non essere stato incluso nella visione del film.

Arrivo a scapicollo al cinema, cerco un posto per mettere la bici (perché uno dei problemi di Milano sono i posteggi per le bici, diciamocelo), mi accascio sulla poltrona del cinema. Inizia, non so niente di questo film.

Prima sorpresa. C'è Antonio Albanese. Che adoro. Seconda sorpresa. C'è Kim Rossi Stuart. Che è diventato un uomo (aka finalmente non solo bello ma figo davvero, e un bravissimo attore). Antonio/Alberto e Kim/Angelo si conoscono nel reparto di terapia intensiva dopo un infarto. Alberto è uno sceneggiatore, Angelo un meccanico. Alberto vive con una fidanzata dalla faccia triste che non ama più, Angelo è sposato da 14 anni (Micaela Ramazzotti, bellaebrava/bravaebella), in attesa del terzo figlio. Alberto fa mille domande, e parla sempre. Angelo non si chiede mai il perché. Alberto è divorato dall'ansia, Angelo ha visto il padre, meccanico come lui, morire d'infarto alla sua stessa età. Alberto è pieno di debiti, vive in affitto in attico sul Lungotevere, Angelo ha investito i suoi guadagni in appartamenti a Tor Pignatara, il suo quartiere.

E' una storia di amicizia, di paura di vivere, di congedi, di nuovi inizi, di destino e di fatalità. Poco più di un anno fa, pubblicammo una ricerca su questi temi, non ho potuto non pensare a tutte le storie raccolte in quel lavoro, alle persone che ho conosciuto, alla difficoltà di dare parola a sentimenti così intimi e indicibili.

E non ho potuto non notare il fuggi-fuggi generale, al termine del film, una consuetudine tipicamente milanese. Condita da una certa inquietudine, perché certi argomenti, si sa, sono diventati talmente privati che condividerli con altre duecento persone in un cinema è sempre un po' scomodo.

Usciamo, la serata è quasi primaverile. Saluto la mia Amica Ritrovata, e la ringrazio di nuovo per avermi preso sul serio, quando dicevo che "nessuno mi porta al cinema" (il mio solito pietismo) e aver organizzato questa serata. Me ne torno a casa, contenta come una bambina, con gli occhi azzurri di Kim Rossi Stuart e l'espressione di Albanese in testa. Perché la cosa bella, è che questo film fa anche ridere (con un cameo di Verdone che vale davvero la pena vedere). Ma non andateci con il vostro maritino, e capirete il perché.

sabato 18 aprile 2009

Personal Guru


Lo scorso anno l'ingegnere fece un corso di gestione dei progetti, e lo conobbe. Tornò a casa, e mi raccontò di quest'uomo che (tra le altre cose) insegnava a Castellanza e svelava i segreti e il linguaggio occulto delle pubblicità e la PNL (programmazione neuro-linguistica) e i neuroni a specchio.

Quest'anno, l'uomo di Castellanza ha fatto un altro corso: Tiro con l'arco zen. Attratto anche dal titolo quantomeno esotico, l'ingegnere, finite le vacanze pasquali, si è presentato puntuale al corso di tiro con l'arco. Non erano in un prato, ma in un teatro. Questa volta non so esattamente cosa si siano detti, fatto sta che ieri sera è tornato a casa con un bel sacchettino della Feltrinelli, contenente i seguenti due titoli:

Il potere del mito, di J. Campbell, Guanda
Disegnare con la parte destra del cervello, di B. Edwards, Longanesi

Che non sono propriamente due testi molto in voga al Politecnico.

Questa mattina, a colazione, si è messo a fare giochi di prestigio, tipo far sparire la penna o la monetina, scatenando l'entusiasmo dei due nani. Poi a pranzo, mentre mamma era nei gironi infernali dell'Esselunga, ha spiegato loro com'è fatto il cervello, e che la parte destra comanda la mano sinistra, e viceversa.

Oggi pomeriggio mi ha mostrato come si disegna prima e dopo aver utilizzato la parte destra del cervello, cioè la parte creativa, e che siccome lui è mancino, vuol dire che usa di più la parte destra, e quindi è un creativo, in buona sostanza.

"Ma scusa, e allora io che con la sinistra non so fare un bel niente?"
"Vuol dire sei un po' repressa, pensaci"

Mi pareva strano.

martedì 27 gennaio 2009

Sconfitte tecnologiche


La nostra più grande sconfitta tecnologica è la radiosveglia. Acquistata dall'ingegnere in offerta in uno dei suoi raid almeno settimanali da MediaWorld, la radiosveglia fa parte di un set che comprende anche il telefono cordless. La radiosveglia si rifiuta categoricamente di sintonizzarsi in modo stabile su qualsiasi frequenza, a meno che non si tratti di Radio Radicale.

Così la mattina alle 7.10 ci svegliamo con la rassegna stampa di Radio Radicale, che non è proprio un bel svegliarsi, di questi tempi.

Questa mattina, in sequenza:
- Questione del negazionismo nella Chiesa Cattolica e critiche al Pontefice conservatore;
- La popolarità di Obama e la questione afghana;
- La crisi economica: la crescente importanza della politica e il declino del libero mercato, il forum di Davos, la crescente simpatia degli inglesi per l'Euro e l'ascesa dei conservatori, la crisi nell'Est Europa e le sommosse a Riga.

La rassegna stampa termina con il Lacrimosa, tratto dal Requiem di Mozart. Questo, per intenderci.



E così una si alza la mattina chiedendosi perché una rassegna stampa deve terminare con il Requiem.

domenica 30 novembre 2008

Fate Madrine

Gli eventi eccezionali si susseguono. Il nostro caro Pietro ieri sera ci ha invitato ad una festa rigorosamente per adulti. E noi siamo andati, totalizzando così ben 3 serate senza bimbi, da settembre ad oggi (i bimbi sono andati a dormire dalla Grande Nonna). Record mondiale.

A questa festa di single o quasi (due bambine di 3 anni saltavano impazzite sul letto, fino a quando le madri le hanno trascinate via, verso le 11) c'erano tre meravigliose Fate Madrine. Cioè, queste.



Proprio come ne La Bella Addormentata nel bosco, c'era una Fata Madrina dominante, era anche vestita di rosso. E aveva fatto, nella vita, la maestra d'asilo. Il nostro sogno di essere una coppia uguale a quelle senza figli si è così infranto di fronte all'evidenza: scuole materne, educazione, asili nido, ma come fai quando si ammala, nonni sì/nonni no, i Barbapapà e gli anni Settanta, il mare con i figli che fatica, Pippi Calzelunghe, e via di questo passo. Eravamo noi, la Fata Madrina, un'altra coppia con un bimbo di un anno - in netto vantaggio mondano, rispetto ai sottoscritti, comunque vabbe'.

(Beh, sai, uno non ti invitava neanche, tanto sapeva che non potevi venire... Mi chiedo quanti milioni di mamme si siano sentite dire questa cosa, quanti cuori spezzati come il mio nell'universo delle donne che fanno figli e si ostinano a frequentare chi i figli non li fa, convinte di vivere in un mondo multiculturale)

Intanto, WHAM! e ABBA come sottofondo. Giusto per non fare amarcord.

Dopo chili di una piadina eccezionale, litri di vino rosso, agnello e torta della nonna decidiamo di andare. Salutiamo la Fata Madrina. "E mi raccomando, LA COPPIA! I figli poi crescono e se ne vanno, ma la coppia è importante!". Dopo aver parlato per tutta la sera dei marmocchi assenti, non è male, come indicazione di vita.

Foto: UniBologna