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giovedì 6 febbraio 2014

Il Gender Pay Gap spiegato DA mio figlio

Interno sera, a cena.

Mio figlio racconta di un gioco che ha accompagnato gli intervalli della sua compianta quinta elementare: la città. Questo gruppo di ragazzini, dopo aver tentato di mettere su un casino clandestino in quarta elementare, in quinta si è dato a giochi più costruttivi - uno direbbe. E invece questa città è una specie di Sin City - o, più propriamente, è la riproposizione geniale e arguta come solo sanno fare dei ragazzini di quinta elementare, di ciò che li circonda.

I governanti (un sindaco, un banchiere, il capo della polizia e pochi altri) guadagnano immensamente più dei governati, Matteo ha vinto le elezioni ma due giorni dopo è finito in galera perché aveva comperato i voti, Giacomo lascia il posto da governante e finisce in disgrazia e fa tre lavori per tirare a campare (tra cui il giornalaio), il capo della polizia sventa furti di cellulari e intercetta i mafiosi (categoria mitologica, ormai) e via di questo passo.

E poi, mi racconta quella sera, tra i governanti c'è anche una femmina - gruppo sparuto, in una classe composta per due terzi da maschi.

"Rebecca faceva il sindaco in rappresentanza delle femmine", ci dice, "però noi guadagnavamo 10,000 e lei 8,000"
Io rimango a bocca aperta, la sorella inizia a stracciarsi le vesti: "Ma questo è razzismo, non è valido!!"
Lui ci guarda più stupito che mai.

"E scusa, perché Rebecca guadagnava meno?"
"Ma mamma, perché le femmine non partecipavano al gioco. E quindi lei rappresentava le femmine, ma guadagnava di meno. E' logico, no?"

Parte pippone benevolo sul fatto che se una donna ricopre lo stesso ruolo di un uomo, deve avere lo stesso stipendio, mentre tento di placare la pasionaria ottenne da centro sociale che grida alla segregazione razziale.

Alla fine lui mi guarda, poco convinto: "Va bene mamma, hai ragione. Comunque, dato che le femmine non giocavano, rimane uno spreco".

Più o meno nelle stesse ore, dall'altra parte dell'Oceano...
Today, women make up about half our workforce. But they still make 77 cents for every dollar a man earns. That is wrong, and in 2014, it's an embarrassment. A woman deserves equal pay for equal work. She deserves to have a baby without sacrificing her job. (...) Because I firmly believe when women succeed, America succeeds. 2014 Obama's State of the Union Speech 
(Amen. Io non so chi scrive i discorsi ad Obama, ma avercene)

Immagine: Joss&Main

lunedì 20 maggio 2013

Una barchetta in mezzo al mar (sono i post)

Mi piace quando i post vanno da soli, come se tu avessi costruito una barchetta di legnetti e l'avessi messa in acqua, e poi lei va da sola al largo, portata dalla corrente.

Questo è un po' quello che è successo con il post di Maggio su Genitoricrescono.
Parliamo di conciliazione come questione di famiglia, e non di pari opportunità.

Join the debate!

martedì 30 aprile 2013

Vacanze scolastiche: ho fatto i conti, e qualche considerazione


Dicono che arriverà l'estate.
Al di là di ogni previsione metereologica, abbiamo tuttavia la certezza che la scuola italiana chiuderà i battenti il prossimo 7 Giugno e li riaprirà intorno all'11 settembre (come sapete, le date di riapertura delle scuole nel nostro Paese variano a seconda delle Regioni).

Calendario alla mano, fanno, in settimane di vacanza:
3 a Giugno
4 a Luglio 
5 ad Agosto 
1,5 a Settembre 
per un totale di 13,5 settimane
per un totale di 94,5 giorni continuativi di vacanze scolastiche.

94,5.Giorni.Di vacanza.Di fila.

Considerato che il lavoratore medio italiano dipendente usufruisce di 3 o al massimo 4 settimane di ferie, rimangono 10 settimane scoperte.

10.Settimane.

Non esiste una statistica di quanto queste 10 settimane continuative di vacanze scolastiche costino, in termini reali, alle famiglie italiane tra campi estivi, campi sportivi, vacanze natura e via andare - né esistono dati su cosa succederebbe se i nonni entrassero in subitaneo e irrevocabile sciopero.

Magari, forse, semplicemente, i bambini invaderebbero le strade mandando il traffico in tilt e ricordando i passanti distratti e nervosi di queste città, che esistono anche loro.

Non esistono, peraltro, statistiche di quanto costino ai comuni le strutture e i corsi estivi (anche in questo caso, con un'ampia variabilità di investimento da comune a comune), né quanto in più costerebbero alla pubblica amministrazione, soprattutto nel Nord Italia, se non ci fossero gli oratori feriali, per i quali molti comuni non sborsano neanche un centesimo. Non esistono statistiche di quante aule diventino una fornace al primo caldo, e di quanti uffici di direttori scolastici siano climatizzati.

Questa serie di "non esistono" non è per puntare il dito contro nella solita guerra di tutti contro tutti, e alla fine nessuno ha la responsabilità di niente. Ma per far riflettere su come vengano disperse le risorse in un unico caos generalizzato, senza affondare il dito nella piaga delle pari opportunità nel nostro paese (perché sì, le pari opportunità sarà bene iniziare a farle valere anche per i bambini, o no?)

Il calendario scolastico è un'invenzione del 1599, e quello italiano è, tranne alcune operazioni di make-up, immutato da quasi quarant'anni (sì, quarant'anni fa le scuole iniziavano a Ottobre invece che a Settembre e non esistevano le vacanze a carnevale). Non importa se il mondo è cambiato, la scuola italiana rimane ferma e immobile. Una vera istituzione, di quelle granitiche, proprio, che lascia ancora il tempo ai suoi studenti, d'estate, di andare a lavorare nei campi (perché così è stato concepito, il calendario scolastico italiano).

Che poi finirà, avanti di questo passo, che la scuola italiana riformerà il calendario quando saremo ormai ritornati a essere una società contadina.

Faccio una proposta politicamente scorretta: baratto i vecchi programmi ministeriali spariti dalla circolazione - sì, quei programmi un po' nozionistici in chiave back to basics, quelli pensati per sottrarre le persone dall'analfabetismo e insegnare loro che vivevamo in un Paese che dovevamo amare chiamato Italia, in cui si imparavano le date in storia e i fiumi e i monti e i settori economici in geografia e l'analisi grammaticale in italiano e si sfiancavano i poveri studenti di operazioni con il riporto, mi riprendo anche tutta la retorica dell'impero romano e del Risorgimento e Pascoli e Carducci - con un nuovo calendario scolastico che metta una vacanza alla fine del quadrimestre, che li tenga sui banchi fino alla fine di Giugno, che gli faccia fare qualche giorno in più a Pasqua.

Non un calendario che li lega al banco per sempre. Ma un calendario diverso, diversamente gestibile sia dalle famiglie sia dagli studenti, un calendario insomma che ci tolga almeno da questa emergenza nazionale. L'emergenza delle vacanze scolastiche.

Ma forse è solo un'emergenza di alcuni. Voi che ne dite?