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martedì 9 febbraio 2010

Che poi, sostituirti è un attimo


(Mannaggia, da quando non uso più Explorer e mi sono accorta che la foto della testata è tagliata male, soffro ogni volta che apro il blog, ma non ho davvero tempo di sistemarla)

Succede che in questo periodo io sia abbastanza nelle pesti, con il lavoro: sto lavorando ad un progetto europeo del Settimo Programma Quadro (in qualità di nullasapiente, e faccio fatica pure a fare quello), sto lavorando ad un altro progetto bello ma di cui poi ne riparliamo, insomma... Mamma lavora.

Mamma lavora, la baby-sitter nuova latita, i nonni sono TUTTI in vacanza (fino ad una settimana fa).

Per cui è capitato che l'Ing. abbia passato un paio di pomeriggi con i figli.

Ieri la piccoletta era a casa ammalata. Io dovevo assolutamente andare "in ufficio", e quindi: mattina con NonnaE, pomeriggio con la nuova baby-sitter (vista una volta sola), apparizione della Grande Nonna mossa a compassione dalla sottoscritta.

Perché io, ieri, ho passato mezz'ora buona (non mezz'ora consecutiva, ma comunque) a preoccuparmi dei contraccolpi psicologici che l'essere lasciata sola con una baby-sitter sconosciuta avrebbe causato, nella suddetta piccoletta.

Questa notte, il fatto.
Piccoletta chiama.
IO NON LA SENTO e mi sveglio solo quando l'Ing. si alza.
"Papiiiiii.... vieni a dormire un po' con me?"

Ecco, che poi sostituirti è un attimo.
E tu ti trasformi nella nemesi del peggiore dei padri, che non sente neanche i figli che chiamano di notte.