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martedì 30 aprile 2013

Vacanze scolastiche: ho fatto i conti, e qualche considerazione


Dicono che arriverà l'estate.
Al di là di ogni previsione metereologica, abbiamo tuttavia la certezza che la scuola italiana chiuderà i battenti il prossimo 7 Giugno e li riaprirà intorno all'11 settembre (come sapete, le date di riapertura delle scuole nel nostro Paese variano a seconda delle Regioni).

Calendario alla mano, fanno, in settimane di vacanza:
3 a Giugno
4 a Luglio 
5 ad Agosto 
1,5 a Settembre 
per un totale di 13,5 settimane
per un totale di 94,5 giorni continuativi di vacanze scolastiche.

94,5.Giorni.Di vacanza.Di fila.

Considerato che il lavoratore medio italiano dipendente usufruisce di 3 o al massimo 4 settimane di ferie, rimangono 10 settimane scoperte.

10.Settimane.

Non esiste una statistica di quanto queste 10 settimane continuative di vacanze scolastiche costino, in termini reali, alle famiglie italiane tra campi estivi, campi sportivi, vacanze natura e via andare - né esistono dati su cosa succederebbe se i nonni entrassero in subitaneo e irrevocabile sciopero.

Magari, forse, semplicemente, i bambini invaderebbero le strade mandando il traffico in tilt e ricordando i passanti distratti e nervosi di queste città, che esistono anche loro.

Non esistono, peraltro, statistiche di quanto costino ai comuni le strutture e i corsi estivi (anche in questo caso, con un'ampia variabilità di investimento da comune a comune), né quanto in più costerebbero alla pubblica amministrazione, soprattutto nel Nord Italia, se non ci fossero gli oratori feriali, per i quali molti comuni non sborsano neanche un centesimo. Non esistono statistiche di quante aule diventino una fornace al primo caldo, e di quanti uffici di direttori scolastici siano climatizzati.

Questa serie di "non esistono" non è per puntare il dito contro nella solita guerra di tutti contro tutti, e alla fine nessuno ha la responsabilità di niente. Ma per far riflettere su come vengano disperse le risorse in un unico caos generalizzato, senza affondare il dito nella piaga delle pari opportunità nel nostro paese (perché sì, le pari opportunità sarà bene iniziare a farle valere anche per i bambini, o no?)

Il calendario scolastico è un'invenzione del 1599, e quello italiano è, tranne alcune operazioni di make-up, immutato da quasi quarant'anni (sì, quarant'anni fa le scuole iniziavano a Ottobre invece che a Settembre e non esistevano le vacanze a carnevale). Non importa se il mondo è cambiato, la scuola italiana rimane ferma e immobile. Una vera istituzione, di quelle granitiche, proprio, che lascia ancora il tempo ai suoi studenti, d'estate, di andare a lavorare nei campi (perché così è stato concepito, il calendario scolastico italiano).

Che poi finirà, avanti di questo passo, che la scuola italiana riformerà il calendario quando saremo ormai ritornati a essere una società contadina.

Faccio una proposta politicamente scorretta: baratto i vecchi programmi ministeriali spariti dalla circolazione - sì, quei programmi un po' nozionistici in chiave back to basics, quelli pensati per sottrarre le persone dall'analfabetismo e insegnare loro che vivevamo in un Paese che dovevamo amare chiamato Italia, in cui si imparavano le date in storia e i fiumi e i monti e i settori economici in geografia e l'analisi grammaticale in italiano e si sfiancavano i poveri studenti di operazioni con il riporto, mi riprendo anche tutta la retorica dell'impero romano e del Risorgimento e Pascoli e Carducci - con un nuovo calendario scolastico che metta una vacanza alla fine del quadrimestre, che li tenga sui banchi fino alla fine di Giugno, che gli faccia fare qualche giorno in più a Pasqua.

Non un calendario che li lega al banco per sempre. Ma un calendario diverso, diversamente gestibile sia dalle famiglie sia dagli studenti, un calendario insomma che ci tolga almeno da questa emergenza nazionale. L'emergenza delle vacanze scolastiche.

Ma forse è solo un'emergenza di alcuni. Voi che ne dite?

mercoledì 12 settembre 2012

Ritorno a Scuola



"Amore, ma c'era il 3x2 dell'asciugatutto al supermercato?"
"No tesoro, inizia la scuola"

Buon Anno Scolastico a tutti noi.


giovedì 9 febbraio 2012

Quello che dicono, e quello che fanno




Ieri consegna simultanea delle due pagelle.
La prima, attesissima, pagella di Piccoletta (non vi sto a dire che emozione) e quella, altrettanto attesa perché non sapevamo proprio cosa aspettarci, del nostro Ing. Junior (che ormai è proprio Junior, non si può più dire Piccolo, "Piccolo a chi?" mi ha chiesto l'ultima volta, "Piccola sarà mia sorella")

E dunque.
Piccoletta ha due maestre eccezionali che la baciano, la incensano, mi dicono che è bravissima, che è una bambina da fotocopiare, e via di questo passo fin sull'orlo dell'imbarazzo mio personale. Di Junior, già si sa.

Per cui.
Junior ha avuto una pagella che il nostro Primo Ministro definirebbe sicuramente monotona: il massimo dei voti in tutte le materie, tranne una. Piccoletta ha avuto voti decisamente più bassi.

E quindi.
Al di là del mettere una pezza con Piccoletta, che giustamente non capisce sebbene noi si sia fatto ampio utilizzo di spiegazioni razionali anziché no, da ieri pomeriggio mi frulla in testa questa cosa:

Quello che dicono, e quello che fanno

Che è una massima che, da una certa età in poi, le donne iniziano ad utilizzare con gli uomini (avete presente, no?, quelli che dicono di amarti alla follia). Ma che è una massima che, al di là dell'educazione sentimentale, va applicata soprattutto in quegli ambiti in cui ti dicono che sei brava (anzi no, bravissssssssima, indispensabile, eccezionale) ma poi non monetizziamo mai tutta 'sta incredibile bravura.

E quindi, le nostre massime zen casalinghe per il secondo quadrimestre sono:

"Junior, non aspettarti che siano gli altri a dirti che sei bravo. Diglielo tu. E dubita sempre di quelli che ti dicono che sono bravi."

"Piccoletta, non stare ad ascoltare chi ti dice che sei brava e poi non. Vai per la tua strada"

Mo' me lo segno pure io, eh.

giovedì 22 settembre 2011

Paradigmi pedagogici a confronto (e un problema forse vero)


Primo giorno di scuola.
"Bimbi, c'è qualcuno che ha un fratello o una sorella più grande in questa scuola?"
Piccoletta, insieme a qualcun altro, alza la mano. Tutta la classe fa il giro della scuola e va a vedere dove sono le classi dei fratelli più grandi.

"Sai mamma, la maestra ha detto che Piccolo Ing. cammina sempre sopra le nuvole"
Piccolo Ing. cammina un po' più avanti, davanti a noi, e si gira:
"Sì, e ha detto pure che sono disordinato"
Non mi soffermo sul fatto che la maestra ha ragione, ma forse dire una cosa del genere davanti a tutta la classe del Piccolo Ing. e a tutta la classe di Piccoletta non è il massimo della vita (poteva almeno pareggiare con un difetto e un pregio, se proprio voleva affermare davanti a tutti l'evidenza lapalissiana che mio figlio è perennemente perso nel suo mondo).
Insomma, 'sta cosa mi fa incazzare da morire.
Ma faccio finta di niente, mantengo il tono tranquillo e cerco (al solito) di salvare capra e cavoli:
"Dirà anche che cammini sulle nuvole, però poi in pagella ti mette sempre e solo 10"
E chiudiamo l'argomento.

Ne parlo con Grande Nonna.
La quale, ovviamente, conosce perfettamente cause e soluzioni.
"Ci credo, E' TUTTA COLPA DEI FUMETTI. Questo bambino legge troppi fumetti, troppo Harry Potter, troppo Star Wars. Dovete TOGLIERGLIELI. Perché i fumetti e i libri ti coinvolgono, e lui non pensa a nient'altro, sempre con questo Topolino in mano. Fategli vedere un po' più di televisione, che rilassa. E fate sparire tutti quei fumetti da casa vostra."

E quindi ci troviamo di fronte a un bivio. Topolino o Maria De Filippi?

martedì 12 aprile 2011

La scuola che vorrei è una #scuolaitaliana


Per questo post volevo fare una cosa fichissima, e soprattutto non volevo scrivere io - perché può ragionevolmente scrivere qualcosa di davvero sensato una che inizia un post con "Per questo post volevo fare una cosa fichissima"? No.

Però non ce l'ho fatta (ma non ve la svelo, sia mai che poi riesca a farla, chissà quando) e quindi devo necessariamente smettere i panni della scema di guerra e vestire quelli della persona seria che porta il suo modesto contributo a un dibattito sulla scuola. Non sarà il contributo di un esperto di scuola, ma di un genitore che ormai vi ha trascorso qualche anno, diciamo di un genitore che legge qua e là e che per professione ogni tanto sorvola il tema. Anzi, ora che ci penso anche di un genitore che ha insegnato per un anno o poco più, una vita fa. E di un genitore che si fa sempre molte domande, senza dover per forza avere in tasca la soluzione.

Vado per macro-temi, un po' schematicamente. E cito liberamente da Togliamo il disturbo, il saggio di Paola Mastrocola edito da Guanda (da leggere)

INSEGNANTI - GENITORI- ALUNNI. Per dire che la scuola è fatta di persone e ognuno di costoro dovrebbe sinceramente farsi un esame di coscienza, in particolare le prime due categorie (perché, oggettivamente, gli alunni sono coloro che tristemente sguazzano in questa situazione). Diciamo che il tutto si potrebbe riassumere con un parolone poco usato in Italia di questi tempi: RESPONSABILITA'. Non voglio entrare negli infiniti cahiers des doléances che gli insegnanti stendono sui genitori, e che i genitori stendono (con ragioni uguali e opposte) sugli insegnanti. Il problema è che qui nessuno si prende più la responsabilità di fare il proprio dovere. Oltre ad esserci un tasso di conflittualità altissimo: è in corso una Guerra Fredda, una sorta di muro contro muro nel quale gli insegnanti mirano ad estromettere i genitori dalla scuola, e i genitori si guardano bene dal trovare forme collaborative di partecipazione. Anche solo la capacità di chiarirsi i reciproci obiettivi aiuterebbe, credo. Il che presuppone avere insegnanti così bravi e motivati e genitori così adulti da avere obiettivi che pendono sulle teste dei loro figli e alunni. Il che presuppone anche avere insegnanti che parlano con i genitori (cosa assai rara, per la mia esperienza) e che parlano con i genitori senza pensare che il giorno dopo arriverà la minaccia di denuncia. Il che presuppone avere modelli condivisi che non siano calciatori e veline (su questo tema ricordo un bellissimo articolo di Marco Rossi-Doria). Insomma, detto un po' mielosamente bisogna ricostruire un'alleanza. Ma prima bisogna avere in mente quale è lo scopo. Bisogna che le associazioni dei genitori non diventino il club esclusivo del "noi che siamo i genitori bravi che si danno da fare". Bisogna che i genitori, per esempio, chiedano che le prove INVALSI vengano pubblicate, istituto per istituto, per sapere quali sono i punteggi per ogni istituto: questo, almeno, potrebbe essere un minimo criterio oggettivo per poter scegliere una scuola. Bisogna che gli insegnanti decidano cosa vogliono: stipendi bassi, infornate che neanche l'Arca di Noè, lamentele infinite e quattro mesi di vacanza l'anno, o un altro sistema? Perché queste cose bisogna dirsele, prima o poi.
E poi ci sono loro, quelli che fanno le verifiche con le schede a crocette, che non sanno più studiare (pare) che studiano le tabelline per un anno e bastano tre mesi per fare piazza pulita. Come se niente fosse. Ecco, loro sono diversi da noi, altrimenti non sarebbero quelli nuovi. Loro vanno aiutati a studiare. A stare lì e a rileggere tre volte una pagina. Loro che tutto "eh mamma ma questo è facile" e che pensano che una volta che hai afferrato vagamente un concetto, allora hai studiato. E' una tortura inutile? E' un passaggio necessario? Rischiamo l'estinzione delle coscienze? Non lo so. So solo che far studiare 'sti ottenni è una tortura (non solo per loro, ma anche per noi) (ma in casa mia vige il metodo-meccanico, della serie: "Non hai voglia di studiare? Vai a riparare le macchine del meccanico sotto casa, rimarrai ignorante e tutti ti fregheranno". Sentita ripetere ai miei fratelli dagli 8 ai 18 anni, uscita dalla mia bocca davanti a mio figlio che mi guardava terrorizzato perché noi, per fortuna, il meccanico sotto casa ce l'abbiamo ancora)

PROGRAMMI. Io non so chi abbia messo mano ai programmi ministeriali delle elementari (perché di quelli, per ora, posso parlare). Ma che alle elementari debba essere insegnata la grammatica italiana, a scrivere in italiano e a far di conto non sembra più così scontato. Mio figlio è in terza elementare e non ha MAI fatto un pensierino (OK, sarà stato particolarmente sfortunato). Obietto solo che per insegnare le suddette materie per prima cosa è necessario disporre di insegnanti che le conoscano. Il che, anche, non è scontato. Infine, alle elementari ormai si fa DI TUTTO: manca solo la reintroduzione dell'ora di ricamo e poi siamo a posto. I bambini stanno a scuola il doppio delle ore e imparano la metà delle cose NECESSARIE (la grammatica, la matematica e a scrivere in italiano). Le medie, che già erano sconclusionate 20 anni fa, sono diventate un guazzabuglio di nuove materie (tra cui una seconda lingua insegnata per due ore settimanali, spiegatemene voi il senso).
E arriviamo al programma di storia e geografia, la vera chicca della scuola che avanza, la spina nel fianco per una che si è laureata in storia di. Storia: in terza elementare un anno sulla preistoria, in quarta gli egizi, in quinta i romani, in prima media il Medioevo e via andare. Io vorrei vedere in faccia la persona che ha avuto questa genialissima pensata: uno che non capisce che la storia si studia in un MODO e con un METODO alle elementari, un altro MODO e un altro METODO alle Medie e un altro ancora al liceo, pagherei oro per poterci parlare. Per capire cosa ha in testa. Per chiedergli: "Ma perché?!?". Geografia: un anno passato a studiare IL fiume, IL mare, LA pianura... Complicatissimo: complicatissimo per bambini di 8 anni che non hanno ancora le capacità di astrazione per capire davvero la differenza tra una baia e un golfo. E che in compenso se dico "il Po" o "le Alpi" mi guardano come se venissi da Marte.
Cosa vorrei come genitore dalla scuola? Che insegni NOZIONI e METODO ai loro figli. Che insegni dove sta la Toscana e dove la Sicilia (anzi, non dimentichiamo che mio figlio NON SA che esiste una Toscana e una Sicilia), che insegni a leggere e a scrivere in italiano. Magari anche in inglese, ma prima in italiano (difficile, senza l'analisi grammaticale e logica, imparare una qualsiasi altra lingua).
Poi c'è la questione Internet e la questione dei Barbari (altra citazione, questa volta da Baricco, altro bel saggio che parla di scuola): ma qui sposo la tesi della Mastrocola, che ridetta a modo mio fa: se uno sa leggere Dante sa usare Internet, ma il contrario non si dà (lei predilige Torquato Tasso, a dire il vero). Quindi, che la scuola insegni a leggere Dante e a conoscere a menadito le tre leggi della termodinamica e la dimostrazione del teorema di Pitagora. E a Internet ci pensiamo insieme, semmai (ecco, Internet poi è proprio una di quelle materie in cui i genitori andrebbero formati molto di più dei bambini, e invece nisba - pensiamo a quanti bambini stanno su PC senza filtri e senza controllo).

Ecco, questa è la scuola che vorrei, e domani (oggi per voi che leggete), mentre sarò in treno su e giù tra Milano e Roma, ditemi che non è vero niente. Che tornerò a casa, e che mio figlio mi farà vedere la ricerca sulla Puglia e avrà finito di leggere I ragazzi della Via Pal, invece di Gol.Un'avventura nel pallone, preso dalla biblioteca della scuola.

mercoledì 23 marzo 2011

Re Fiordilegge, i diritti e i doveri (e ancora, di scuola)


"Sai mamma, oggi abbiamo la maestra Carla solo per due ore IU-HUUUU"

Mamma benedice la maestra Carla che ha fatto dell'insegnamento dell'ortografia e della grammatica italiane la sua missione professionale. Piccolo Ing., dopo due anni di stravaganze letterarie (tra cui fioccavano i qual è con l'apostrofo), si trova giustamente a dover fare i conti con alcuni concetti a lui del tutto ignoti, quali: serietà, rigore, fatica, impegno. Il suddetto gioisce dunque per i momenti in cui può nuovamente sperimentare le sensazioni dell'infanzia ormai perduta.

"Ah sì, e come mai?"

"Perché oggi viene una maestra speciale che ci farà fare il gioco di Re Fiordilegge e del Mago Cuorenero"

Segue dettagliato racconto delle vicende di Re Fiordilegge, che vi consiglio di leggere qui, dato che mio figlio possiede molte doti ma non quella della sintesi.

Circa 10 minuti dopo:
"E quindi abbiamo fatto due grossi cartelli con su scritto 'Cose che dobbiamo fare' e 'Cose che dobbiamo avere' e li abbiamo riempiti con quello che ci veniva in mente"

Ma che meraviglia questo mini-progetto per insegnare ai bambini che hanno diritti e hanno anche doveri.

"E cosa ci avete messo?"

"Dunque, nelle cose da fare ci abbiamo messo la scuola..."

"Beh, ma la scuola è anche una cosa da avere. Se non hai una scuola che ti insegna non puoi andare a scuola."

"Noi l'abbiamo messa solo tra le cose da fare. E nelle cose da avere abbiamo messo... Il tempo per giocare, per divertirci, per costruire, per inventare".

E io, nella bella mattina di primavera mentre andavamo a scuola percorrendo la via lunga e diritta, mi sono un po' commossa pensando a quanto poco tempo e spazio hanno i nostri bimbi per giocare, per divertirsi, per annoiarsi e per creare.

Alla fine, non so se Re Fiordilegge abbia messo tra le cose da avere anche la scuola. Ma dato che Re Fiordilegge sconfigge il mago Cuorenero, credo proprio di sì.

martedì 15 marzo 2011

Fabio Fazio vs. MaryStar Gelmini: parlare di scuola si può (?)


Sui social network accadono cose strane. Tipo postare innocentemente il video di una (bella) intervista di Fabio Fazio al Ministro Gelmini, e trovarsi in un guazzabuglio multimediale.

Lesson number 1 (for dummies):
Impossibile postare innocentemente con la faccia della Gelmini sopra.


ECCO IL VIDEO INCRIMINATO:



Fabio Fazio manda i figli alla scuola privata ma, nondimeno, è un convinto paladino della scuola pubblica. Fa dunque parte di quella serie di vip radical-chic additati dalla Rodotà sul Corriere qualche tempo fa, e prontamente rimbeccati dalla Gelmini (che non ha perso occasione, anche qui). Dalla disamina psico-socialnetworkiana emerge dunque che il nostro Fabio Fazio appare tormentato dai sensi di colpa, poiché manda i figli alla scuola privata.

E io mi chiedo. Ma vi sembra normale vivere in un Paese nel quale uno che manda il figlio alla scuola privata non può difendere la scuola pubblica? O che si debba sentire in colpa perché può permettersi di mandare il figlio alla scuola privata (o sentire in colpa perché NON può mandare il figlio alla scuola privata)? A me, francamente, no. Mi fa pensare che quando si parla di scuola pubblica e scuola privata, purtroppo, parliamo di altro: parliamo di noi e dei nostri status-symbol (come sostiene la Rodotà) o parliamo aprioristicamente di un sistema ideale che vorremmo imporre a tutti (... ideologia?).

Intermezzo familiare: l'Ing. è un accanito sostenitore della scuola pubblica e una delle peggiori onte, per lui, sarebbe mandare il proprio figlio alla scuola privata. La sottoscritta ha frequentato scuole pubbliche e scuole private e, in merito, si è fatta un'idea molto pragmatica: le scuole private non necessariamente sono didatticamente migliori delle scuole pubbliche (soprattutto per alcuni cicli, come per esempio scuole elementari e superiori). Ma nelle scuole private c'è una diversa gestione delle risorse, un diverso modo di lavorare, e un attenzione all'alunno che nelle scuole pubbliche non esiste. E, permettetemi, nell'educazione sta anche una buona dose di attenzione.

Lesson n.2 (intermediate):
Tenere dritta la barra su "buonsenso"

Quello che mi spiace di più, in tutto questo parlare di scuola, è che non se ne può mai parlare in modo costruttivo. Perché se difendi la scuola pubblica allora difendi tutto aprioristicamente, e se ragioni di tutte le cose che non funzionano nella scuola pubblica (MaryStar ne cita qualcuna, evitando peraltro accuratamente di dire che il problema delle Università, per esempio, non è il numero di corsi attivati ma l'abnorme numero di sedi universitarie nel nostro Paese. Ma sul risparmio dello Stato per la copertura scolastica delle scuole private (perché questa è una cosa che in Italia non si può dire senza che qualcuno si stracci le vesti?), o sugli sprechi, e sulla mancanza di mobilità sociale, ha ragione - peccato che sia solo propaganda, se poi le azioni intraprese non sono in alcun modo conseguenti) allora NON sei per la scuola pubblica.

Purtroppo, quello che temo è che anche questo atteggiamento fa il gioco della propaganda, il cui unico scopo non dichiarato è quello di demolire quel poco che resta dell'istruzione pubblica in questo Paese (aiutata abilmente dai sindacati del "salviamo il salvabile" e che tutto vogliono immobile), negando a sua volta che ci siano tagli, o che ci siano problemi.

Insomma, in questo gioco di negazioni e di specchi rimaniamo qui a citare il Sessantotto. E a parlare di centrali nucleari TRENT'ANNI DOPO, gli stessi discorsi di trent'anni fa.

Lesson n.3 (advanced):
Chi va a scuola impara che i fatti storici non si contestano. Voler fare piazza pulita del Sessantotto è come essere nel 1815 e voler fare piazza pulita della rivoluzione francese. E sicuramente ci sarà anche una legge della fisica che ci dice che chi non si muove, muore (io però in fisica avevo 5)


martedì 14 settembre 2010

Perché non sono una vera mamma milanese


14 Settembre 2009, Grande Piscina Milanese.
"Buongiorno, volevo iscrivere mio figlio al corso di nuoto"
"Che giorno? Quanti anni ha? Ha fatto già la preiscrizione, vero?"
"Veramente no"
La segretaria in polo azzurra alza gli occhi dal modulo e mi guarda con occhio indagatore, tra lo sdegno e lo stupore, due occhi che chiedono: Scusi, ma lei dove crede di essere?
"Signora, ma lei crede di trovare posto ADESSO?"
"Scusi, ma quando si fanno le iscrizioni al corso di nuoto?"
"A Maggio, Giugno... Ormai non c'è più posto"
"Neanche al sabato alle 7 di mattina? Neanche il mercoledì alle 23? Neanche...?"
"NO, niente"
"Ah, va bene, grazie, buongiorno"
" 'Giorno"

9 Settembre 2010, ore 9:30 verso Scuola.
"Devo andare a prenotare i libri per Beatrice"
"ARGHCAVOLOILIBRI!!! Vengo anch'io!"
Mamma G ed io arriviamo davanti alla saracinesca abbassata dell'Infame Cartoleria, la osservo con sguardo truce.
"Aprirà alle 10", sospiro.
"Allora vado a fare la spesa e poi torno"
"Io passo nel pomeriggio"
"Ciao Mamma G"
"Ciao, Lorenza"

Secondo voi, sono passata?

14 Settembre 2010, ore 9:15, verso Scuola
Pedalo speranzosa verso l'Infame Cartoleria con le cedole per i libri in borsa.

La fila di mamme abbronzate arriva fin sul marciapiede della via, il che non mi fa ben sperare. "Ehm, scusate, voi dovete prendere i libri, vero? Ecco, io li devo prenotare, posso passare? .... Grazie.... Grazie.... "

Mi faccio largo tra la folla silenziosa fin dentro il bugigattolo.

Osservo rapita una mamma che sta facendo la spesa per il figlio:
"Dunque questa cartelletta ha lo spessore di 1 cm e mezzo, però sì, questa effettivamente è più funzionale con gli elastici così, no mi dia questa... Aspetti che controllo di aver preso tutto..."

Ok, è il mio momento: "Scusi, mentre la signora controlla, volevo chiedere: Io devo prenotare i libri di testo"

L'ho detto.

Il proprietario della cartoleria mi guarda con quello sguardo che ormai conosco bene, quello del Scusi, ma lei dove crede di essere?

"Prenotare i libri... ADESSO? Ma signora mia, non arriveranno prima di settimana prossima!!" alzando gli occhi al cielo.

Sento su di me lo sguardo di disapprovazione dell'intero stuolo di madri veramente milanesi che il 10 giugno avevano già prenotato tutti i libri di testo, e che ora sono pazientemente in coda per il resto della mattina, per ritirarli. Il futuro scolastico di mio figlio minacciato da una madre inconsapevole ed inadempiente.

"Scusi, ma la scorsa settimana di mattina lei era chiuso fino alle 10, io devo andare in ufficio (funziona sempre coi milanesi, la mamma lavoratrice disorganizzata impietosisce più degli sgomberi rom. Le astanti iniziano a squadrarmi per verificare se il mio abbigliamento è consono a una che va in ufficio, e chiaramente non lo è)... E vabbe', mio figlio resterà senza libri fino a settimana prossima (mormorio di sottofondo), ma per prenotarli cosa devo fare, devo MANDARLE UN FAX?" (sorrisino dell'unico padre in coda).

Interviene la moglie, che sta contando dieci copertine di colori diversi e battendo lo scontrino: "Ma no, NON SI PREOCCUPI, vedrà che per giovedì o venerdì arrivano, dovrà aspettare un po' di più per quello di inglese".

Lascio nome e cognome del povero piccolo Ing. scritto con l'evidenziatore rosa su un post-it giallo, e saluto timidamente: "Va bene, allora ripasso venerdì. Grazie, buongiorno", mi dileguo attraversando a testa bassa la fila in attesa.

Due minuti che durano un'eternità, ed io ho capito perché non sono una vera mamma milanese. Persino Mamma C, da Roma, si complimenta con se stessa per essere diventata in soli 5 anni una vera mamma milanese che si ricorda di prenotare i libri ed il corso di nuoto a giugno. Chissà mai se anch'io, un giorno, potrò dire altrettanto di me stessa.

venerdì 4 giugno 2010

Sbrodolamenti pre-weekend (di scuola e di una mamma incavolata)


Ho letto il post di Jolanda, dopo la sua riunione a scuola. Stavo per scrivere un commento così lungo, che alla fine ho iniziato a scrivere qui.

E' fine Maggio, e alla scuola di mio figlio organizzano a sorpresa una riunione per decidere delle sorti del modulo: i genitori chiedono di partecipare alla riunione, ma non viene loro permesso di entrare. Mio figlio frequenta un modulo "mite": esce alle 13 due soli giorni alla settimana, martedì e venerdì. Se poi consideriamo che il venerdì è pre-festivo (un cavallo di battaglia della mia pediatra) i pomeriggi da rimpallare sono, alla fine, uno. Peraltro devo essere sincera: lui è sempre stato molto contento di avere questo pomeriggio off e per me era una soluzione sostenibile, ma al pelo: non meno scuola di così.

Ai detrattori del tempo pieno (pochi, per la verità) rispondo con una frase fatta: i tempi sono cambiati. Ai nostri vecchi tempi le madri non lavoravano, c'erano uno stuolo di nonni, zie e soprattutto di BAMBINI. Oggi, in Italia soprattutto, i bimbi sono pochi e, in genere, malvoluti e fastidiosi: urlano, corrono, giocano al pallone. In aree a loro riservate, parchi con recinzioni tipo zoo, perché nei cortili non si può più giocare. Consegnare un bimbo ai pomeriggi a casa vuol dire anche consegnarlo alla solitudine, alla Wii e alla noia. Con genitori troppo indaffarati e troppo soli.

A Dicembre genitori e preside si sono coalizzati chiedendo alle insegnanti di mantenere lo stesso orario per il modulo, e sembrava ce l'avessimo fatta. Poi sono arrivati i tagli di Maggio, ed è stata Caporetto. Cosa succederà, però, lo scopriremo a Settembre

Io guardo la preside, guardo gli insegnanti ed è avvilente. E' avvilente perché non c'è nessuna possibilità di alleanza: i genitori senza parole e senza idee, e le insegnanti trinceate dietro chili di burocrazia e contratti collettivi e altre cose che a molti di noi sembrano l'IperUranio, si chiamano diritti sindacali.

Guardo questo Paese vecchio che sta sistematicamente distruggendo la possibilità di fare futuro di un'intera generazione, per salvare i diritti degli insider, di quelli che hanno una pensione, un posto fisso, una poltrona da difendere con i denti. Guardo noi, che non sappiamo come fare per riprenderci i nostri diritti, e che in fondo non pensiamo che queste cose ci spettino di diritto, ma che siano dei "favori". Guardo una città in cui le manifestazioni non sono più autorizzate, in cui i genitori vengono sistematicamente sbeffeggiati, in cui mi capita di sentir dire: "Beh, sai, MIO figlio.."

Guardo la scuola italiana e mi chiedo perché accanirsi sull'unico pezzo di scuola che funziona, e non sono io a dirlo, sono le statistiche internazionali: gli alunni italiani delle scuole elementari hanno punteggi altissimi. E' dalle medie in poi, che è lo sfacelo. Però continuano a sbucar fuori Università: a Sesto San Giovanni, a Camerino, a Canicattì, a Salacippa. Quanto costa un'Università? Tanto, troppo. Abbiamo un tasso di abbandono scolastico pauroso, insegnanti reclutati come si reclutavano gli spazzini, quando c'erano, e che passano il tempo a lamentarsi, professori ottuagenari il cui solo mantra è: Après moi, le déluge.

Se genitori ed insegnanti riuscissero a mettersi intorno ad un tavolo e a cercare una soluzione, volete non trovarla? Volete che i genitori non sborsino soldi per permettere ai propri figli di seguire un corso di informatica durante l'orario scolastico, o un corso di teatro, o di musica, o una di quelle materie che ora non potranno più fare, durante l'orario scolastico e dentro la scuola, tutti insieme come classe? Non si può, ma non si può neanche proporre, una cosa del genere. Pura follia.

Dove sono le associazioni dei genitori? Quelle che organizzano le feste, ricchi premi e cotillions, combattono per la parità scolastica.... E poi?

E infine, ultima domanda: dov'è il nostro Ministro dell'Istruzione? Nella sua dorata alcova ministeriale, a godersi quale privilegio, giacché quello della maternità lei, poveretta, non può goderselo?

martedì 16 marzo 2010

Dopo lo Schiscetta Day, la sciopero della pasta in bianco

Ricevo, e pubblico.

Cari Genitori,
forse avrete già saputo che in una scuola di Milano (Primaria Iseo) il giorno 11 Febbraio sono stati rinvenuti, nelle lasagne al ragù servite a tavola, dei pezzi "di cute di animale con presenza di un gruppo di setole", tradotto in parole povere: pelle bovina con pelo.

Milano Ristorazione ha prontamente risposto alle nostre richieste di spiegazioni affermando di aver sostituito il fornitore.

Il problema è che, anche per quanto possa sembrare incredibile, IL FORNITORE CHE HA SOSTITUITO QUELLO ATTUALE, E' LO STESSO CHE ERA GIA' STATO SOSPESO LO SCORSO ANNO PER LO STESSO IDENTICO PROBLEMA.

In molte scuole la Commissione Mensa ha applicato questa forma civile di protesta: i genitori dei bambini hanno richiesto, il giorno in cui il menù prevede le lasagne, la dieta in bianco. E' un nostro diritto chiedere tale dieta e la nostra richiesta non necessita di nessun supporto medico od altro, è sufficiente una comunicazione alle maestre la mattina stessa.


Stralcio dal Corriere sullo sciopero della Pasta in bianco:
... Ma l’azienda che fornisce 75 mila pasti alle scuole di Milano non ci sta: «Questa contestazione non ha senso. L’unico risultato è quello di aver fatto buttare denaro pubblico. Perché i pasti non voluti sono stati gettati nella spazzatura, alla faccia di chi muore di fame».


giovedì 11 marzo 2010

Schiscetta Day a Milano






La scorsa settimana, alcune scuole di Milano hanno pacificamente protestato per il servizio offerto dalla società che gestisce la mensa di tutte le scuole milanesi, la Milano Ristorazione. A fronte di un aumento (considerevole, soprattutto per chi ha figli unici) della retta mensile, il servizio e la qualità del cibo sembrano essere peggiorati.

Quindi, i bimbi sono andati a scuola con un sacchetto vuoto, con scritto ben chiaro SCHISCETTADAY (in un milanenglish esagerato, per la traduzione chiamate il Don Lisander).

La notizia e le foto arrivano un po' in ritardo, per motivi tecnici (la sottoscritta era in vacanza e la piccoletta nulla sa, dello SchiscettaDay che si è celebrato lo scorso venerdì alla sua scuola) ma mi piace segnalarvi questa iniziativa, che è stata ripresa dalle cronache locali e che meriterebbe un'accurata riflessione e qualche inchiesta giornalistica in più. Siamo inondati di volantini promozionali sulla qualità del cibo della Milano Ristorazione (per lo più aleatori, con un lungo elenco di fornitori di cui nulla più si sa, oltre al nome), ma più di una mamma alza il sopracciglio dubbiosa. Qualcuno griderà alla manipolazione del minore inconsapevole, per questa protesta?

mercoledì 11 novembre 2009

Uno dei tanti post che non ho scritto


Settembre (Ottobre?) 2008, al tempo della Riforma Gelmini.

Premessa: l'Ing. giocava a pallavolo nella squadra dei vecchietti del Gonzaga, una scuola privata di Milano. La maggior parte dei vecchietti pallavolisti è costituita da ex allievi del Gonzaga. A Milano, l'iscrizione al Gonzaga è una specie di eredità che si trasmette con orgoglio di padre in figlio (maschio, generalemte, ma i tempi si sono evoluti per tutti). L'ing., che difende strenuamente e con accanimento la scuola pubblica, era uno dei pochissimi a mandare i figli alla scuola pubblica.

"Ma lo sai che G. mi ha detto che doveva iscrivere il figlio alle elementari al Gonzaga e non c'è più posto? Quest'anno hanno avuto un boom pazzesco di iscrizioni. Tra l'altro, gli altri due vanno già lì e per lui adesso è un bel casino".

Conosco il Gonzaga, e dubito che abbiano davvero rimbalzato il terzo figlio iscritto.

Ma per dire che la notizia di oggi del Corriere Milano, da queste parti circola da un anno. E per dire che se mamma fosse un po' meno noiosa, scriverebbe post più interessanti in tempo utile.

A seguire, i post che ho nel taschino da almeno una settimana:
mamme e downshifting
genitori, scuola e sussidiarietà,
quello che le coppie non si dicono


Ne scriverò, prima o poi. Quando avrò capito come pagare l'F24.

lunedì 14 settembre 2009

Cara Gelmini, ti scrivo


Questa mattina abbiamo puntato la sveglia alle 7.15 per tutti, e quando ho aperto gli occhi e ho sentito il rumore della pioggia, ho pensato che sì, era proprio il primo giorno di scuola.


«Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoran­za, che disattendono l’attuazione del­le riforme». In che senso disattendo­no? «Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente». Alcuni docenti, co­me sa, non condividono la riforma. «Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnan­te vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere. Quella è la se­de per le sue battaglie, non la catte­dra », Corriere 14.09.2009


Cara Mariastella, abbiamo la stessa età, diamoci del tu. Abbiamo la stessa età ma, chiaramente, abbiamo vite diverse: tu gestisci la scuola, io i miei figli ce li mando, a scuola. Mio figlio frequenta il modulo, felice di farlo: per lui, quei due pomeriggi a settimana di libertà sono preziosi: non avevo mai riflettuto sulla differenza tra modulo e tempo pieno, la scelta mi era del tutto indifferente. Siamo stati costretti a scegliere il modulo, unica alternativa per inserirlo nella scuola che desideravamo, e ne abbiamo scoperto le potenzialità. La preside ci ha assicurato che, anche con la riforma, l'orario dei bambini che avevano già iniziato la scuola non sarebbe cambiato.

La piccoletta farà il tempo pieno: il numero di rientri pomeridiani fissati dalla riforma è decisamente troppo, da gestire, per una mamma squattrinata che lavora da casa come me e che non si può permettere la baby-sitter tre pomeriggi la settimana.

Tu volevi il maestro unico di riferimento: quest'anno mio figlio avrà un numero imprecisato di maestre (chiaramente, non sappiamo ancora quante). La docente di italiano ha lasciato la cattedra: con la riforma e i vari pastrocchi, le era rimasto un numero così esiguo di ore che ha preferito andare a fare l'insegnante di ginnastica alle superiori. Dal che deduco che, neanche alle superiori, l'ora di ginnastica ha alcun valore: nella nostra scuola, la preside impegna le sue esigue risorse per pagare un insegnante di ginnastica che, per due mesi all'anno, prepari i bimbi ai giochi sportivi scolastici. E allora, da mamma cattolica, ti chiedo: perché gli insegnanti di religione sì e quelli di ginnastica no?

Tu dici che i presidi che non hanno attuato alla lettera la tua riforma fanno politica: io dico che cercano di barcamenarsi, di portare avanti un percorso iniziato in prima elementare (perché, lo so che ti parrà strano, ma il modulo c'era prima che tu ci fossi) senza gravare eccessivamente sulle spalle delle famiglie (leggi mamme) italiane, e cercando di assicurare un minimo di continuità scolastica. Possiamo chiamarla anche disobbedienza civile, credo. La preside della scuola di mio figlio è tutto, tranne che una politicante: è una donna di un certo buon senso.

Cara Mariastella, in base alle tue affermazioni, in qualità di Ministro dell'Istruzione dovresti licenziare una buona parte di docenti universitari, e non di maestri e presidi della scuola elementare. Vogliamo parlarne?

Buon anno scolastico, cara Mariastella.

martedì 8 settembre 2009

I compiti delle vacanze


Ci sono bimbi che, appena finita la scuola, si sono messi a fare due schede al giorno e a leggere i libri che le maestre hanno assegnato.
Ci sono bimbi che hanno imparato a scrivere in corsivo.
Ci sono bimbi che hanno letto dieci, venti, trenta libri.

E poi c'è il piccolo ingegnere.
Lasciato allo stato brado per tre mesi, da una madre che francamente non c'aveva voglia: 130 schede, raccolte sotto l'accattivante titolo estivo "Fragola e Limone", a parer mio equivalgono ad un omicidio premeditato di minore (non so se la minore età costituisca un'aggravante, comunque).
Autorizzato a leggere solo quello che gli andava: Topolino, per lo più, Star Wars e qualche fumetto di Batman, previo nulla osta dell'ingegnere. Un solo libro di Kattivik, letto a fatica. Scartati tutti i libri che non contenessero figure, ad alleviare la pena di tutte quelle parole messe insieme. Perfino quelli di Scooby Doo.
Improvissamente ripiombato, in questa mattinata di settembre con la piccoletta all'asilo, nella cruda realtà: dopo il confronto con le altre mamme, anche la sottoscritta ha assunto un atteggiamento un poco più intransigente.

In un'ora abbiamo fatto due schede di matematica.
Abbiamo disegnato dieci fulmini, che sennò i bimbi faticano, a contare fino a 10.
Abbiamo raggruppato decine di fiori, limoni, pesciolini, e disegnato le palline delle decine e delle unità sull'abaco.
Ho iniziato a spazientirmi.
Sentivo le energie che improvvisamente mi abbandonavano.
Abbiamo attaccato con una scheda di italiano: bisognava scrivere in stampatello minuscolo.
"Mamma, ho mal di pancia"
Oddio, gli ho fatto venire l'ansia e adesso ha le coliche.
"Mamma... mi scappa la cacca"
E così, finalmente, il piccolo ha trovato una via di scampo.
La mattinata si chiude quindi con un bilancio positivo: abbiamo trovato il rimedio più efficace contro la stitichezza del nano.

venerdì 15 maggio 2009

Non-Scoop: scoperta la verità sull'aumento delle tariffe della Milano Ristorazione


Per scrivere questo post ho dovuto documentarmi, perché non ero ben al corrente dei termini della questione. E quando mi sono documentata, mi è venuta una sincope.
Ma andiamo con ordine.

A Dicembre 2008 si delibera l'aumento delle tariffe della Milano Ristorazione.
I genitori ne vengono informati tempestivamente: ad Aprile 2009, con la distribuzione dei moduli per l'iscrizione alla Refezione Scolastica (i moduli della sottoscritta riposano ancora dentro le loro buste, devo farmi coraggio e affrontare il lato oscuro della burocrazia, prima che sia troppo tardi).

Ieri mi è arrivata una mail dalle mamme della Commissione Mensa (commissione fantasma alla quale mi sono iscritta a settembre, senza mai capire come funzionasse), con la notizia che è online una petizione per abrogare questi aumenti.

Sono andata a spulciare un po', perché mamma A. mi aveva detto che gli aumenti le sembravano un po' esagerati. Ed è stato a questo punto che mi è venuta la sincope di cui sopra.

Secondo quanto riportato anche da Repubblica e dal Corriere, aumenterà il numero di famiglie che gode della completa esenzione. Tutte le famiglie che godono di redditi superiori ai (udite udite) 31mila euro lordi annui (calcolate due stipendi e ditemi un po'), cioè circa il 60% del totale di coloro che usufruiscono del servizio mensa nella scuole pubbliche (secondo quanto riportato da Milano per i bambini), vedranno aumentare esponenzialmente i costi per i pranzi dei pargoli. Nella fascia di reddito massimo (dai 65eunpo'milaeuro lordi annui, corrispondente a 27eunpo'milaeuro ISEE), alla scuola materna prima si pagavano 46o euro all'anno, ora se ne pagheranno 680 (non ho capito in quante mensilità, sul modulo della Refezione non è indicato, da qualche parte ho letto anche che volevano fare pagarae obbligatoriamente 11 mensilità, cioè anche il mese di luglio, anche se i bimbi non frequentano la scuola estiva).

Chi non consegna l'ISEE compilato viene automaticamente inserito nella fascia dei più abbienti. Peccato che abbiano consegnato i moduli il 20 Aprile, con scadenza per la consegna il 30 Aprile. Dopo una serie di proteste, dato che avere un ISEE in 10 giorni, da queste parti, è pura utopia, hanno spostato la scadenza al 31 Maggio.

Dal secondo figlio in poi si paga solo il 50%. Paga tariffa piena il figlio minore.

Le motivazioni di questi aumenti? Quelle ufficiali, al solito, sono nebulose (non ho trovato dichiarazioni ufficiali, se qualcuno me le indica gliene sarei grata!), ma comunque credo risiedano nell'aiutare i più disagiati e le famiglie con più figli.

Arriviamo così al non-scoop.
Ieri parlavo di queste cose con una mamma.
"Sai, la rappresentante di classe di C. si è informata, sulle motivazioni di questo aumento delle tariffe", mi dice con sguardo complottista, di sottecchi e abbassando la voce.
"Ah sì?" faccio io "E cosa ha scoperto?"
"Che un sacco di gente non ha mai pagato la mensa, la Milano Ristorazione ha un buco di gestione pazzesco (mi chiedo cosa, appartenente al Comune di Milano, non sia sull'orlo della bancarotta), e allora hanno pensato di aumentare le tariffe. Hai capito? Invece di andare a cercare chi non paga, tirano mazzate a quelli che pagano".

Il ricordo va ad una lettera minatoria che ricevemmo due anni fa, nella quale si affermava che, se nostro figlio fosse risultato inadempiente nel pagamento delle rette della mensa, non avrebbe potuto effettuare l'iscrizione all'anno scolastico successivo.

L'epilogo sul sistema corrotto e un po' kafkiano, che continua a premiare l'evasore e il furfante, è d'obbligo. Anche alle 17:55 di un nuvoloso pomeriggio meneghino, nel cortile della scuola, mentre aspetto che il piccolo ingegnere esca dalla lezione di basket.

giovedì 30 aprile 2009

Cose che succedono a Milano: MaM, MomCamp, 90.000 alberi e un tunnel della Madonnina


Con riferimento al post precedente. Sabato 23 Maggio, a Milano, presso la sede del IlSole24Ore (V.le Monterosa, 91) si terrà MaM - Mamma a Mamma, un convegno mattutino su donne e lavoro (imperdibile, per quanto mi riguarda) e un pomeriggio stile BarCamp. Organizzato da IlSole24Ore e Fattore Mamma, sarà un momento di incontro e discussione. Io, che non sono mai stata a un BarCamp, ci vado (ad ascoltare, ovviamente). Vediamo se riesco a trascinarci anche l'ingegnere (al che, come nelle cene di classe, inizierà un delirante giro di telefonate dal tema: "Ma tuo marito c'è? No, sai, perché il mio ci sarebbe, ma se è l'unico papà poi mi ammazza"). Il 13 Giugno, invece, sarà il momento del MomCamp, un vero e proprio BarCamp per mamme. E anche lì, ci sarò. Sto diventando una presenzialista.

Con riferimento a un Maestro. Che è un signore di 75 anni, che 40 anni fa, a 35 anni, divenne Direttore dell'Orchestra più prestigiosa della città. Un bel giorno il Maestro disse a Strega Letizia: "Vuoi che torni a suonare in questa città che tanto amo e che tanto mi fa soffrire? Regalami degli alberi". Strega Letizia, pur di ascoltare la magia della sua musica, sebbene a malincuore (dicono le malelingue) acconsentì. E così regalò al Maestro 90.000 alberi da piantare. A quel punto un Vecchio Signore, che aveva speso tutta la sua vita e il suo amore per i bambini, chiese che fossero i bambini, a decidere dove piantare tutti questi alberi. E così i bambini di Milano, ora, hanno l'opportunità di dire dove vorrebbero fossero piantati, questi alberi. (Il Maestro è Claudio Abbado, il Vecchio Signore è Roberto Denti, e se volete sapere dove mandare le richieste, andate qui).

Con riferimento a un tunnel. Lo chiamano il Tunnel dell'Expo, e dovrebbe portare dalla Fiera di Rho a Linate, dalla periferia Nord-Ovest alla periferia Sud-Est, una diagonale di 15 chilomentri che attraversa tutta la città. I cittadini seri strabuzzano gli occhi e si chiedono "Ma davvero?!?", quelli ancora intimamente convinti dell'intelligenza delle persone scoppiano a ridere e dicono: "Ma figurati!!". Qualcuno ha ancora negli occhi i 15 anni di lavori per fare 6 fermate di passante ferroviario, tutti hanno avuto sotto casa almeno un cantiere per la costruzione di posteggi sotterranei, i più fortunati anche due, o tre. E poi le mamme sono retrogade, si sa. Pensano solo all'inquinamento, alla mobilità sostenibile, ai parchi e al verde cittadino, all'ISEE che se lavori in due sei ricco come Berlusconi, al mese di luglio che è sempre un incubo, al pediatra del weekend che prima c'era e adesso non c'è più, alle scuole materne, che non si sa ancora cosa succederà a settembre. Le mamme di Milano, credo, sarebbero più contente di avere una città della Madonnina, piuttosto che un tunnel della Madonnina.

venerdì 20 febbraio 2009

La lettera della Fata Moiolina alle mamme e ai papà


Riguardo alla questione dei nuovi orari, la Fata Moiolina ha scritto una lettera ai genitori.

La trovate sul sito del Comune di Milano.

La Fata Moiolina dice anche che per facilitare la comunicazione, ha messo a disposizione un indirizzo di posta elettronica. La troveremo sulla lettera, che, nel burocratese comunale, è già diventata una "comunicazione".

Scappo, devo andare al mercato dal fruttivendolo e poi dal macellaio di fiducia. Sapete come siamo, noi massaie postmoderne che pensiamo solo a preparare cenette succulente per i nostri maritini, i nostri eroi che arrivano a casa la sera stravolti, dopo una lunga giornata di lavoro, per sostenere la famiglia.


mercoledì 18 febbraio 2009

Nuovi orari della scuola materna


Cari genitori,

vi scrivo questa mail per informarvi che in questi ultimi giorni sono giunte numerose segnalazioni circa progetti di modifica dei modelli organizzativi e di funzionamento delle Scuole di Infanzia, che potrebbero essere applicati a partire già dal prossimo Anno Scolastico.

La riforma prevede un diverso orario di entrata (8.00-9.00) ed orari diversificati di uscita: 13.00/13.30, 16.00/16.30 o 17.30/18.00. Se in un primo momento questo tipo di proposta può sembrare vantaggiosa, dall'altro produrrà senz'altro una riduzione delle compresenze delle due educatrici. Si passerà così dalle 5 ore garantite adesso alle 3 ½ (nella migliore delle ipotesi) o anche peggio (potrebbero essere proposte le 2 ore di compresenza solo durante l'orario pasto). Questo perché ad un reale ampliamento delle scelte non corrisponde anche un concreto potenziamento dell'organico. (...) E' importante quindi capire bene cosa sta succedendo confrontandosi con quelle persone che lavorano nella scuola e trovando insieme delle forme per cercare di far valere anche le nostre opinioni e le nostre esigenze.

Vi anticipo già che ci verrà nuovamente richiesto, entro e non oltre il 27 di febbraio, di compilare nuovamente il modulo della riconferma perché quello che abbiamo consegnato prima di Natale non è più valido. Dato che non si tratta di un sondaggio, ma a quanto pare vogliono farci scegliere su due piedi il nuovo orario di frequenza dei nostri bambini, senza spiegarci i cambiamenti che questa nuova organizzazione comporterà nella gestione delle attività educative, vi chiederei gentilmente di aspettare la fine della prossima settimana prima di fare qualsiasi scelta in modo da pensare a delle forme di risposta comuni.

Questa è la mail mandata dalla mia amica-M., rappresentante di classe. La saga della Fata Moiolina continua.

lunedì 9 febbraio 2009

Prima pagella


Oggi il piccolo ingegnere ha avuto la sua prima pagella. E io sono a Roma, e quando arriverò lui starà dormendo.
(poco male, dato che verso le 3, come tutte le notti, arriverà nel lettone).
Ma non vedo l'ora di arrivare a casa.
(anche perché vorrà dire che sarò arrivata sana e salva, e avrò trovato un taxi in Centrale alle 22:30)

giovedì 15 gennaio 2009

Campi elettromagnetici a scuola 2


Hanno trovato la causa del campo elettromagnetico: due cavi della luce che corrono paralleli. L'altro ieri ultimo sopralluogo con i tecnici e il Mago della Pioggia, alias Bruno Simini (ci scommettevo che sarebbe stato un uomo, il nuovo assessore, visto che le donne "non sono capaci"). Ieri inizio dei lavori, oggi continuo dei lavori, e riunione della preside con le rappresentanti di classe. Speriamo che DOPO i lavori rifacciano i controlli e le misurazioni. Si sa mai, che siano davvero questi due cavi.

La piccoletta, a scuola, non ci vuole proprio andare. Questa mattina uscita alle 8:15 insieme al piccolo ingegnere, accompagnamento del piccolo ingegnere a scuola, bar con due compagni di classe a bere il succo prima di scuola, felice come una pasqua. Appena siamo entrate a scuola e ci siamo tolte la giacca, pianto dirotto. Lasciata in pianto dirotto, perché la maestra la sgridava, perché lei piangeva.

Alle 14, colloquio con le maestre. Presenzierà anche l'ingegnere, che si aggiudicherà infine la palma d'oro del miglior padre di tutti i tempi, edizione 2009. Sono ironica ma dico sul serio: l'ingegnere è davvero un padre eccezionale, e i suoi figli lo sanno.