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venerdì 3 maggio 2013

Intanto, emigriamo. In un'altra era geologica

Ultimamente, succede così.

Con voce entusiasta
"Junior, andiamo all'evento XY!!!!"
Con sguardo che non ammette repliche
"Basta che tu non mi faccia fare un laboratorio, sia ben chiaro"
Ecco, figlio 1, un tenero virgulto di 10 anni e poco più, ce lo siamo giocato.

Ma con Piccoletta posso ancora emigrare.
In un'altra era geologica.


mercoledì 21 novembre 2012

Abbiamo giocato a Wonderbook: ecco com’è andata a G come Giocare

Come vi avevo anticipato, sabato siamo andati tutti a G come Giocare, l’ormai annuale fiera del giocattolo a Milano. E siamo andati con uno scopo ben preciso, ossia approdare incolumi allo stand Sony per provare il nuovo gioco della PS3, Wonderbook – Il libro degli Incantesimi.

Gli incantesimi, manco a dirlo, sono quelli che si fanno a Hogwarts, ed essendo da queste parti grandi appassionati del maghetto e di Colui che non può essere nominato, il successo del gioco era abbastanza assicurato. Wonderbook è una nuova periferica per PS3, per utilizzarlo è necessario possedere la console (!), mentre il “pacchetto” Wonderbook comprende il controller di movimento Play Station Move e la telecamera. Sfogliando il libro, e muovendo il controller sulle pagine, i bimbi si vedono in TV, completamente immersi nella magia di Hogwarts.

Ecco Junior alle prese con l’incantesimo della levitazione:

Junior alle prese con il controller-bacchetta magica

La tecnologia della Realtà Aumentata, cioè la possibilità di rivedersi nello schermo, è sicuramente uno degli aspetti più innovativi e intriganti di questo gioco. In effetti non c’è la percezione del device, ma la percezione di ciò che si vede nello schermo, che è ben altra cosa. Ecco come (e dove) si vedevano i miei figli, nella confusione totale della Fiera:

Vingardium Leviosa

Ecco come appaiono in TV controller e libro

Mentre i bimbi giocavano, ho potuto chiacchierare con Serena, Sara e Linda della loro esperienza di Dicelamamma.it, il nuovo progetto editoriale al quale stanno collaborando, con un occhio particolare alle nuove tecnologie e alle domande e alle sfide davanti alle quali i nostri bimbi ci pongono ogni giorno: quante volte dire “Sì, ok, puoi giocare con il videogame”? Quante ore davanti alla TV con la console accesa? Quante app possono scaricare?

Per fortuna, a G come Giocare non abbiamo avuto questo problema: i bimbi che volevano provare il gioco erano così tanti che il tempo era necessariamente limitato, senza neanche bisogno di attivare il timer del forno.

giovedì 8 luglio 2010

Se lo ami, legalo


In questo correre distratto e un po' bislacco, in questa città che sta assumendo sempre più le sembianze della capitale della Lombardistan, una terra dove d'inverno fa -40°C e d'estate +50°C, dove il traffico ruggisce fino al 10 agosto, ed anzi a luglio impazzisce, perché si apre la stagione "sistemazione della viabilità", i bimbi imparano fin da subito che in macchina, all'occorrenza, trascorreranno un po' della loro vita.

Guidare nella jungla cittadina è pericoloso, e anche se rispetti il codice della strada, non è detto che tutti lo facciano.

Prendere la vita come viene non sempre è un bene: se prendere la vita come viene vuol dire anche "Non ti allaccio la cintura, tanto stiamo in macchina dieci minuti".

Dopo un incidente, dopo che ti sei ritrovata una macchina addosso che andava sulla corsia del tram, oltre all'abbonamento al car-sharing rimane la sensazione che potrebbe capitarti qualsiasi cosa, senza che tu neanche te ne accorga. Anche se sei in macchina per una brevissima commissione a due isolati da casa. Anche se è una piazza attraversata mille volte.

Per questo, se lo ami, legalo.

venerdì 23 aprile 2010

Memo da una città triste (e questo è triste, da qualsiasi punto di vista lo si guardi)

Mi sono sentito dire che gli alberi in un contesto urbano hanno bisogno di terra per le radici, e gliela abbiamo data. Mi sono sentito dire che gli alberi in città soffrono, e abbiamo trovato il modo di farli stare bene. D’altronde, se soffrono gli alberi figuriamoci la gente e i bambini. Mi hanno fatto notare che alcuni alberi provocano allergie, e abbiamo selezionato piante che non emettono pollini. E poi che perdono le foglie, e bisogna raccoglierle: giusto. E poi che coprono le insegne dei negozi: vedete voi. E infine, che rubano spazio ai parcheggi per le automobili. E su questo hanno ragione: gli alberi prendono inevitabilmente il posto dei parcheggi e del traffico automobilistico. 
Solo oggi ho avuto modo di leggere la lettera di Renzo Piano al Corriere. Questo, riportato, è il passaggio che più mi ha colpito.

Ieri hanno dipinto le strisce blu per i parcheggi a pagamento sotto casa. Una puzza indescrivibile.
E la Marisa, che in portineria attaccava bottone in lingue mai sentite sulla faccia della terra con gli operai-pittori: "Signoooooooora, e come fa adesso il sig. Brambilla, che ha TRE macchine? Sa, POVERINO, a lui quelle macchine servono, lui ha un ristorante, COME FARA'?!?"
Il ristorante sta a 1 km da qui.

giovedì 11 marzo 2010

Schiscetta Day a Milano






La scorsa settimana, alcune scuole di Milano hanno pacificamente protestato per il servizio offerto dalla società che gestisce la mensa di tutte le scuole milanesi, la Milano Ristorazione. A fronte di un aumento (considerevole, soprattutto per chi ha figli unici) della retta mensile, il servizio e la qualità del cibo sembrano essere peggiorati.

Quindi, i bimbi sono andati a scuola con un sacchetto vuoto, con scritto ben chiaro SCHISCETTADAY (in un milanenglish esagerato, per la traduzione chiamate il Don Lisander).

La notizia e le foto arrivano un po' in ritardo, per motivi tecnici (la sottoscritta era in vacanza e la piccoletta nulla sa, dello SchiscettaDay che si è celebrato lo scorso venerdì alla sua scuola) ma mi piace segnalarvi questa iniziativa, che è stata ripresa dalle cronache locali e che meriterebbe un'accurata riflessione e qualche inchiesta giornalistica in più. Siamo inondati di volantini promozionali sulla qualità del cibo della Milano Ristorazione (per lo più aleatori, con un lungo elenco di fornitori di cui nulla più si sa, oltre al nome), ma più di una mamma alza il sopracciglio dubbiosa. Qualcuno griderà alla manipolazione del minore inconsapevole, per questa protesta?

domenica 31 gennaio 2010

Car Sharing: i miei primi due giorni



E dunque, dopo aver dato addio alla skassona, l'Ing. decide che invece di acquistare una nuova macchina, avremmo potuto fare il car-sharing: niente più bollo, assicurazione, benzina inclusa nel prezzo, due anni gratis, con la rottamazione della skassona. E il posteggio sotto casa. Cosa vuoi di più?

Campanello d'allarme 1: l'ultima volta che l'Ing. è stato così entusiasta per una nuova iniziativa di mobilità sostenibile è stato quando hanno aperto la fermata del Passante vicino a casa. Com'è finita? Dopo aver utilizzato il Passante tre volte, ha ricominciato ad andare in ufficio in macchina.

Campanello d'allarme n.2: l'Ing. torna a casa e comunica che: le due società che gestivano il car sharing (Guidami e Milano Car Sharing) si sono fuse in un'unica società, controllata da ATM. Mancamento della sottoscritta: ATM è la classica azienda monopolista centralista la cui filosofia può essere riassunta nella massima: tu inizia a pagare, poi vediamo se ti fornisco anche un servizio.

Nonostante tutto, dato che la strada verso il miglioramento dell'umanità procede spedita e senza tentennamenti, travolgendo chi si fa prendere da dubbi poco ecologisti, l'Ing. ha fatto tutte le pratiche e ha concluso l'iscrizione al car-sharing. Tre settimane per l'attivazion. E vabbe'.

Giorno 1.
Prenoto una Ka, tanto per cominciare senza troppi traumi.
Mi arriva una macchina voncia - e vabbe', siamo a Milano, trovatemi una macchina lucente.
Pronti via.
Faccio qualche commissione, poi vado a prendere i bimbi a scuola per le 13.
Salgono in macchina e mi accorgo che dietro è davvero sporca - e vabbe' un corno.
Provo a legarli e mi accorgo che una cintura di sicurezza è rotta.
Inizio ad incazzarmi.
Consegno la macchina, faccio casino con le procedure di rilascio e la Ka rimane lì, sull'ingresso del garage: non si può più mettere in moto, ci manca solo che rimangano chiusi dentro anche i miei figli, a bloccare l'entrata delle macchine. Ben presto dietro di noi si forma una coda strombazzante.
Vorrei solo sprofondare, e invece mi tocca chiamare il call-center.
Dopo 20 minuti buoni, tra minacce mie e del garagista, riusciamo a far ripartire la macchina.
Sono le 14, e finalmente rincasiamo.
Devo riprendere la macchina nel pomeriggio.
Seconda chiamata al call-center per farmi cambiare la macchina.
Mi rispondono che non ci sono altre vetture disponibili e che in fondo che problema c'è, se la cintura di sicurezza dietro non funziona.
Giriamo la città allegramente slegati.
Torna a casa l'Ing. Dato che non ho ancora capito come ottenere qualcosa da lui, ma ho capito perfettamente come farlo incazzare, esordisco con un: "Sai che i tuoi figli oggi hanno girato per la città senza cinture di sicurezza?"
Prima mail di protesta.

Giorno 2.
Prenoto la macchina sul sito.
Quando mi presento a prendere la macchina, non posso entrarci.
Sono già in ritardo per andare a prendere la piccoletta.
Il gestore del garage allarga le braccia: "Noi non possiamo fare nulla, non abbiamo più la chiave per aprirle"
Terza chiamata al call-center.
Mi accorgo che ho sbagliato la prenotazione di un'ora, invece di prenotare dalle 15:30 ho prenotato dalle 16:30.
Facciamo la prenotazione telefonica.
Avrò speso 10 euro di chiamate al call-center e prenotazioni telefoniche, in due giorni.
Prendo la piccola, andiamo a danza, viene la sua amichetta a giocare, devo andare a prendere quell'altro che sta dal suo amico. Una volta arrivata (in ritardo, al solito) a prendere quell'altro, quell'altro non ne vuole sapere di venire via, la mamma mi offre un aperitivo e che faccio, le dico: "Scusa, no, devo riconsegnare la macchina?". No, e facciamo tardi. Consegno la macchina con mezz'ora di ritardo. Non so ancora quanto mi arriverà di pagamento maggiorato. Per inciso, la macchina era sempre quella: sempre sporca, e sempre senza cinture di sicurezza.

Il gestore del garage: "Signora mia, si lamentano tutti da quando l'ha presa in gestione l'ATM, noi prima le avevamo in carico, le pulivamo, ora non possiamo più neanche aprirle"

La mamma a scuola: "Ah, hai fatto il car sharing... Mi spiace!"

Il piccolo ing, tutto orgoglioso, ai suoi amici: "Noi facciamo car-sharing!!!"

La strada verso la mobilità sostenibile è lastricata di buone intenzioni, e molte incazzature, per ora. In compenso la mia anima filosofica ha acquisito un'ulteriore, profonda verità sulla vita: una macchina non è solo un mezzo, è anche un luogo.

venerdì 4 dicembre 2009

Che (brutta) aria che tira a Milano


Non condivido le premesse (finiamola di dire che Milano è la capitale economica, per favore), ma ecco un'inchiesta, agghiacciante in alcuni passaggi, andata in onda su CurrentTV il 2 Dicembre.


domenica 1 novembre 2009

Di Halloween e mostri metropolitani


Halloween è una di quelle (poche) cose che segna un gap generazionale tra i nostri figli e noi.

Da vera bacchettona quale sono, inizialmente questa festa suscitava in me la massima riprovazione: per 4 anni buoni, abbiamo potuto far finta di niente. Poi, pian piano, il piccolo ingegnere ha mostrato sempre più affetto nei confronti di zucche e fantasmi, tanto che lo scorso anno, in un momento un po' difficile per lui, Halloween è stata ufficialmente sdoganato, con tanto di travestimenti fatti in casa e qualche amichetto invitato per l'occasione.

Quest'anno mi sono scoperta a riflettere sugli archetipi che in questa occasione saltano fuori: streghe, fantasmi, folletti, zucche... un bel modo per i bambini, per esorcizzare le paure, per rimanere affascinati dall'ignoto, per sondare quella dimensione fantastica e oscure alle quali dedichiamo davvero troppo poco tempo e attenzione, ormai.

Ieri sera abbiamo "festeggiato" con una Halloween Symphony: un concerto di musica al Teatro dal Verme, prima data di una stagione concertistica interamente dedicata ai bambini (anche l'Orchestra è formata da ragazzi, infatti si chiama I Piccoli Pomeriggi Musicali). Brani recitati e brani musicali, un'ora in tutto: ero molto entusiasta, ho pensato che fosse un bellissimo modo per avvicinare i bambini alla musica (e ricordare ai genitori quanto era bello andare a sentire i concerti al Conservatorio) e al teatro. Lo spettacolo è stato all'altezza delle aspettative (soprattutto perché con tutti quei bimbi in giro, era davvero impossibile pretendere il silenzio sacrale della Sala Verdi), basato proprio sulla paura, e sulla capacità di vincere qualsiasi ostacolo pauroso, con fiabe da vari continenti e filstrocche che hanno fatto centro. Con la musica di Dukas (quella dell'apprendista stregone, per intenderci) che ci ronzava ancora nelle orecchie, siamo saliti in macchina.

In via Broletto, dove da 30 anni ormai campeggia il murale di Armani, ho visto i veri mostri di Halloween: uno scheletro popputo che cercava di azzannare un fantasma muscoloso tutto tatuato.


lunedì 19 ottobre 2009

Tarzan a colazione


Ore 9 di lunedì mattina. Al bancone del bar, cerco di mangiare la brioche, leggere il giornale e bere il cappuccio. Contemporaneamente.

Di fianco a me due signori di mezza età (diciamo così), ad un certo punto entra nel mio campo visivo una famgliola felice: mamma che sembra Aida Yespica sobria, con meno tette e meno sedere e soprattutto vestita, papà con il ciuffo fluente, bimbo (o bimba? non si capisce) con cappello e sciarpa di lana: fa freddo, si sa.

Dall'alto del casino che sto combinando con brioche, giornale e cappuccio, li snobbo completamente.

Ad un certo punto sento un urlo terribile e cavernicolo alle mie spalle: UAAAAAAHHHHHHHH!

Mi giro per guardare l'energumeno che ha prodotto questo fracasso. E' la dolce creaturina che ha aperto bocca.

"Oh, ma che carino!!" si avvicina la signora di mezza età "Anche il mio nipotino, sai, è terribile, all'asilo lo chiamano terminator, porta via i giochi a tutti" afferma ad alta voce, come se il nipote treenne fosse stato ammesso ad Harvard.

La mamma di Tarzan gongola, fiera della sua creatura e delle sue doti vocali.
"Va all'asilo?", chiede ancora la nonna di terminator.
"Va al nido, ma solo tre ore" cinguetta la mamma.
"Vero, lolli?"
"Lolli, rispondi alla signora...."
"Lolli?!?"
Lolli non apre più bocca, dopo la performance cavernicola
"Su Lolli, fai vedere alla signora.... What's your name?"
"LLIII"
"How old are you?"
"sgrumpf"
"Where are you from?"
"AAAAAnnnnn"

Pago ed esco, lasciando il povero lolli al suo show, durante il quale ogni risposta sbiascicata viene accolta dai gridolini isterici della mamma cinguettante e della nonna di terminator.

martedì 5 maggio 2009

Piccoli milanesi crescono


Il martedì, piccolo ingegnere esce alle 13. Se Giove Pluvio lo consente, andiamo a prendere la piccoletta all'uscita delle 16 in bicicletta: caschetto blu in testa, bicilettina blu, il piccolo ingegnere arranca sui marciapiedi della città, mentre la mamma impartisce ordini sconnessi tipo: "Pedala!", "Frena!" "Attenzione al signore!" "Scendi (dal marciapiede) con i freni tirati!" "Metti le mani sui freni!" "Dai, veloce!". Il tutto, in 500 metri scarsi di tragitto.

Oggi, mentre trotterellava con la sua bici sul marciapiede davanti alla scuola materna della piccoletta, il piccolo ingegnere ha incontrato la sua compagna B., a passeggio con la tata.
"Ciao B.!"
"Ciao! Anch'io sabato ho tolto le rotelle alla bicicletta!", fa lei.
"Io le ho tolte l'anno scorso!", si vanta lui a muso in su. B. gli dà almeno 5 centimetri.
"Io traballo ancora un po'..."
"Io no" .
"Beh, adesso faccio agiliti così poi vado anch'io veloce" .

Lo ha detto. Lo ha detto sul serio.
Una bambina di 6 anni che FA AGILITY.
E che parla il milanenglish.


Il piccolo ingegnere, dall'alto del suo quarto di sangue tosco-emiliano, la snobba e prosegue a bordo del suo potente mezzo con un semplice "Ciao". Lui, dell'agility, se ne infischia.