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mercoledì 21 gennaio 2009

Obama e Kakà: il complotto dell'orrendo-B.

Il cellulare è squillato, alla fine, ma non è di questo che vorrei scrivere.

Vorrei scrivere di una mamma che ieri sera, alle nove e mezza, ha cacciato a letto i suoi bimbi, ha lasciato l'ingegnere a fare la lavastoviglie, e si è finalmente piazzata davanti alla TV. Poi è arrivato anche l'ingegnere, che sa usare Sky Active, e finalmente la mamma ha visto questo benedetto giuramento e sentito il discorso, mentre l'ingegnere cercava di deviare su Kakà.


Sono tante le cose che hanno colpito la mamma, prima fra tutti il delirio di persone al freddo e al gelo che festeggiavano, e poi una in particolare. L'enfasi sul nuovo. La retorica del rebuild America. La coscienza che: o si cambia, o si muore.


Sabato sono andata dalla Anto, la mia estetista, a vedere quali magie si potessero fare su queste mani di mamma (nessuna, ma abbiamo messo uno smalto color pomodoro che era una meraviglia).
"Uno schifo, lorenza, uno schifo di lavoro". Era veramente scoraggiata.
E ci dicevamo: o si cambia, o si muore.


"Ma quando sentiremo un presidente del consiglio italiano fare un discorso del genere?"
"Andiamo a vivere in America"
Mi sono girata e ho guardato l'ingegnere. Pensavo che stesse scherzando e che mi prendesse in giro. Però non stava ridendo.


Poi abbiamo ricominciato con il tormentone di Kakà. Io ho esposto la mia teoria del complotto: è tutta una montatura dell'orrendo-B per essere PROPRIO in questi giorni al centro dell'attenzione mediatica italiana, così che noi non ci si occupasse troppo di altre cose. E l'ingegnere mi ha risposto che "è probabile".

lunedì 19 gennaio 2009

Kakà e l'happy ending all'italiana


Sono le 23:13. Oggi ho portato i bimbi ad un'estenuante visita oculistica nell'antro delle oculiste pazze, ho portato il piccolo ingegnere a scuola al volo per l'ingresso delle 12, ho fatto il giro due volte per trovare posteggio, ho mangiato con la piccoletta, ho giocato alle principesse mentre svuotavo la lavastoviglie e la riempivo di nuovo, e stendevo le lenzuola che servono domani per la scuola materna, ho accolto la Grande Nonna in crisi (lo ZioZuzzerellone se ne è andato di casa, alla tenera età di 31 anni), sono andata a fare la spesa, sono andata con la nonna e la piccoletta a cercare un cappotto per la piccoletta, siamo tornate con la piccoletta addormentata come un ciocco sotto la pioggia a catinelle, sono uscita di nuovo per andare a prendere il piccolo ingegnere a casa di un suo amico (con deviazione strategica in cartoleria e dal panettiere), ho finalmente avuto una conversazione degna di questo nome, ho riportato il piccolo ingegnere a casa con uno sfregio sul naso, ho svegliato la piccoletta, ho preparato la cena, ho messo a tavola la piccoletta che ha fatto la pipì seduta sulla sedia della cucina invece che sul water, ho cambiato la piccoletta, ho minacciato tre volte il piccolo ingegnere che se non spegneva subito il Nintendo DS avrei fatto la spia con l'ingegnere, abbiamo cenato, abbiamo messo il pigiama, abbiamo letto, ho messo i bimbi a nanna, ho chiamato la Grande Nonna per sapere come stava, ho tirato su dal letto la piccoletta che non aveva sonno e l'ho piazzata davanti alla TV, ho finito di sistemare la cucina, ho rimesso a letto la piccoletta, ho iniziato a fare la lavatrice.

In quel momento è arrivato l'ingegnere.
"Non sai niente di Kakà?"

Ora l'ingegnere sta cenando davanti alla TV di una platea di scalmanati che urlano come dei pazzi osannando Kakà, oppure denigrandolo, ma insomma dichiarando che questo momento è storico e finanche commovente. Mi giungono voci che Kakà si sia affacciato alla finestra di casa sua sventolando la maglietta con il numero 20. Ora sento pure la voce dell'orrendo-B che lo cita come esempio di qualcuno che crede in qualcosa. Un modello per tutti quanti. Kakà resta al Milan, parola dell'orrendo-B, presidente del Consiglio.

Grazie, Kakà. Grazie, presidente.