Il cellulare è squillato, alla fine, ma non è di questo che vorrei scrivere.
Vorrei scrivere di una mamma che ieri sera, alle nove e mezza, ha cacciato a letto i suoi bimbi, ha lasciato l'ingegnere a fare la lavastoviglie, e si è finalmente piazzata davanti alla TV. Poi è arrivato anche l'ingegnere, che sa usare Sky Active, e finalmente la mamma ha visto questo benedetto giuramento e sentito il discorso, mentre l'ingegnere cercava di deviare su Kakà.
Sono tante le cose che hanno colpito la mamma, prima fra tutti il delirio di persone al freddo e al gelo che festeggiavano, e poi una in particolare. L'enfasi sul nuovo. La retorica del rebuild America. La coscienza che: o si cambia, o si muore.
Sabato sono andata dalla Anto, la mia estetista, a vedere quali magie si potessero fare su queste mani di mamma (nessuna, ma abbiamo messo uno smalto color pomodoro che era una meraviglia).
"Uno schifo, lorenza, uno schifo di lavoro". Era veramente scoraggiata.
E ci dicevamo: o si cambia, o si muore.
"Uno schifo, lorenza, uno schifo di lavoro". Era veramente scoraggiata.
E ci dicevamo: o si cambia, o si muore.
"Ma quando sentiremo un presidente del consiglio italiano fare un discorso del genere?"
"Andiamo a vivere in America"
Mi sono girata e ho guardato l'ingegnere. Pensavo che stesse scherzando e che mi prendesse in giro. Però non stava ridendo.
Poi abbiamo ricominciato con il tormentone di Kakà. Io ho esposto la mia teoria del complotto: è tutta una montatura dell'orrendo-B per essere PROPRIO in questi giorni al centro dell'attenzione mediatica italiana, così che noi non ci si occupasse troppo di altre cose. E l'ingegnere mi ha risposto che "è probabile".