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martedì 5 aprile 2011

Gemelli Diversi


Sperimentare mi intriga, ripetere copioni mi annoia. Credo che sia così per la stragrande maggioranza delle persone (anzi no, mi sono accorta che esiste uno zoccolo duro di persone, forse la stragrande maggioranza chissà, che ha assolutamente bisogno di una scrivania, colleghi sempre uguali, routine ordinarie e vite preordinate. Io non ho una scrivania, non ho colleghi ma mi faccio molti nemici e qualche sincero amico, non ho un lavoro e quando una di quelle suddette persone guardò il mio CV, cinque o sei anni fa, la prima cosa che esclamò fu "Ma lei ha cambiato un sacco di lavori!" - vagliela a spiegare tu, l'antropologia della precaria). Comunque.

Tra gli esperimenti che sto conducendo in questo periodo c'è una cosa che mi porterà allo sdoppiamento definitivo della mia già doppia, tripla, quintupla personalità (non è colpa mia, sia ben chiaro, è l'Oroscopo che è così) ma che mi sta divertendo un sacco. Se volessi dare un nome pomposo alla vicenda, potrei chiamarla così: "Studio comparato dell'utilizzo e dei trend dei social network in Italia: Facebook e Twitter. Esperienze di una che non lavora in Rete" (questo bisogna dirlo sennò gli "esperti della Rete" si incazzano).

Due account che ho aperto insieme, uno con nome e cognome e l'altro con il nome del blog. Massiccio utilizzo iniziale di Facebook. Twitter mah, boh, bah. Probabilmente all'inizio ho pensato di essere troppo vecchia per Twitter, che è sostanzialmente anorcoide nell'impostazione grafica e nel concept. Non riuscivo a coglierne il lato social, davvero. Linkato il blog e via andare, questo era il massimo di social che Twitter poteva ottenere da me, distratta frequent-attrice della Rete.

Nel frattempo sono passati due anni (Oddio no, ne sono passati quasi tre! Questa auto-coscienza mi fa venire un capello bianco in più). E.

Facebook è diventato una sorta di social suq, e lo dico da venditrice di tappeti: blogger che diventano libraie, comunicati stampa, attività commerciali di ogni tipo, iniziative buone ma anche no, pagine e pagine di "cose" e - anche, va bene, sì relazioni social (può una relazione essere non-social? Mah, forse sì. Comunque anche questa cosa fa pensare). La discussione si districa tra una folta foresta di offerte simil-commerciali (tipo andare al mercato con la tua amica pretendendo di fare conversazione tra il pescivendolo che tenta di venderti l'orata a prezzo ribassato e il fruttivendolo che ti rifila nel sacchetto il cestino di fragole-primizia che tu non volevi). Per carità, io sono sempre lì. Conversare, si conversa (meno di prima, mi pare). Diciamo che il paesaggio urbano di Facebook (per noi simil-quarantenni, almeno) è molto cambiato in questo ultimo anno.

E poi c'è Twitter. Dove mi sono ritrovata, per caso, con i post unificati sulle #quoterosa (ecco, poi Twitter ha questa cosa degli hashtag che è meravigliosa, io l'adoro come potrei adorare un oggetto di design, è proprio qualcosa che mi richiama al bello della parola). Quella è stata la scintilla che ha segnato il mio sbarco su quest'altro mondo. Dove per la maggior parte ho contatti che non ho su FB. Dove tutto è davvero pubblico (cosa che un po' mi terrorizza e che costringe a pensare bene a quello che scrivi, soprattutto se sailcielo quando hai inserito i feed di twitter su LinkedIn, e poi ti ritrovi in questo guazzabuglio sociale nel quale quello che pensi lo devi pensare sul serio, e se lo scrivi poi lo devi difendere, e devi pensare alle conseguenze di quello che scrivi, forse anche) e qualsiasi scemenza o genialata appare come sul rullo dell'Ansa. Pure conversazioni con persone che non conosci (anzi no, contatti o anche twitteri. Questa cosa dà da pensare, in effetti, di come una persona si trasformi in twittero ma come questa relazione non sia bi-univoca, non è detto che un twittero si trasformi in una persona).

Comunque l'esperimento più divertente è scrivere la stessa cosa su FB e su Twitter. Quando lo faccio, succede spesso che su uno parte la conversazione, sull'altro rimane lettera morta. Dipende dal network nel quale sono inserita? Dipende da quanti annunci semi-commerciali sono apparsi su FB e quante notizie su Twitter? Mah.

Su Facebook si possono condividere i video, su Twitter è più divertente vedere la TV in modalità social. Su Facebook rimane un residuale concetto di privacy (scusate, mi scappa da ridere a scrivere questa parola ma non me ne vengono in mente altre), su Twitter tutto, ma veramente tutto, goes public. Su Facebook stai in un modo, su Twitter in un altro (se ci vuoi stare intendo dire, perché poi ci sono persone che sono ovunque ma da nessuna parte, eh).

Quello che rimane, dunque, è la capacità di usare in modo diverso mezzi diversi (perché viviamo in un'epoca in cui in tanti sono ancora convinti che si possa usare Internet come si usa un volantino pubblicitario) - è anche quella scintilla che fa scattare una relazione, una presenza - un po' casuale, un po' preordinata, un po' che se uno non ha voglia o non è capace non lo fa comunque.

Perché, diciamocelo: per stare sulla Rete ci vuole un fisico bestiale, è una faticaccia psico-fisica, e ogni tanto uno si chiede se per caso gliel'ha ordinato il medico, e che senso ha. Ma poi, sai quanto uno si diverte, anche.