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giovedì 17 febbraio 2011

Cinque minuti, qualche domanda, discutiamone qui (di donne, quote rosa e carriera in azienda)


stavo discutendo sulle quote rosa:sarebbe bello se pensando a gente brava anche in politica venissero in mente donne, non in quanto tali ma in quanto brave.
Nei miei cinque minuti di pausa su Facebook sono incappata in questo post di Maria.

Orbene, questo post dall'apparenza innocua ha scatenato in realtà dentro di me una serie di domande e di reazioni probabilmente dovute a quello che vedo e osservo intorno a me.

Le domande sono le solite, trite e ritrite, ma vorrei vedere se riusciamo a dare qualche nuova risposta:
- le donne sono brave ma hanno un problema di riconoscimento del fatto che sono brave. Per lo più (e non sto facendo un discorso maschilista, ma un discorso, come dire "di fatto") un uomo non considera mai una donna come potenziale partner, ma come la segretaria, quella che fa le cose. Le donne si ritagliano grossi ruoli di prestigio non riconosciuto o del tutto interno all'azienda, con poca visibilità ma grande prestigio personale. E quando poi si viene al dunque, è difficile che "facciano fuori" l'uomo in questione. Per dire, l'ha fatto Angela Merkel con Helmut Kohl, e per un po' son rimasti tutti scioccati (o come cavolo si scrive).

- Perché forse il problema sta lì: è più facile per un uomo accettare di passare il testimone (a malincuore) a un altro uomo? O sono gli uomini capaci di prenderselo e le donne no?

- Quanto le donne sanno stare al gioco e quanto invece, non scelgono altre strade? Per esempio, quante donne che scelgono la libera professione o di fare le imprenditrici sarebbero state altrettanto "utili" in azienda ma, arrivate a un certo punto, hanno deciso di "svicolare" (per noia, per stanchezza, per mancanza di riconoscimenti)?

- Non è che continuiamo a ragionare sulle quote rosa in termini di potere "al maschile"? Siamo sicure che le donne vogliono questo (perché ogni tanto mi pare un po' il ragionamento dell'"armiamoci e partite")? Ma dove sono tutte queste donne volenterose desiderose di cambiare l'Italia e fatte fuori da un sistema maschilista?

Della serie: dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna. E ok. Obama non sarebbe presidente se non ci fosse stata Michelle. Ma Michelle, cara, TU volevi fare il presidente degli Stati Uniti, diciamocelo (e questa cosa non me la toglierà mai nessuno dalla testa).

- Come si fa a uscire dal binomio donna/brava, un binomio che per gli uomini di fatto non esiste? (UnO è bravo o è incapace, indipendentemente dall'essere maschio, è proprio un altro approccio alla questione. Quando avremo una presidentessa del consiglio ultrasettantenne e uno stuolo di toy-boy a fare i ministri delle pari opportunità, ne riparleremo)

Ecco, mi rendo conto, come dire, di non aver sollevato questioni da poco.
I miei cinque minuti di pausa sono finiti, a voi la parola.

venerdì 2 ottobre 2009

Ho buttato via... aka: solidarietà alla D'Addario


Ho buttato via un sacco di tempo a cercare un senso ai miei pensieri. Probabilmente qualche ora in più di sonno non farebbe male, da queste parti. Poi ho deciso che non avrei pubblicato questo post. Poi ci ho ripensato. Voglio vedere che effetto fa, e magari non fa nessun effetto. Il bello è che non so neanch'io se essere d'accordo con me stessa.

Solidarietà a Patrizia D'Addario

Ieri sera si è consumato il Grande Scandalo della TV Italiana: la escort del Nuovo Millennio in TV.

Escort è diventato appellattivo corrente e, insieme a trombare, uno dei vocaboli correnti nelle cronache locali, certo: escort è un po' più fine di trombare, diciamocelo, poi è una parola inglese e fa più fighi usarla. Al posto di dott.ssa D'Addario, escort D'Addario: suona bene uguale, in fondo. Fa curriculum comunque, pare.

Il direttore di Libero sostiene che la D'Addario ha alle spalle qualche potenza oscura che tenta di minare il potere di Berlusconi: non lo so, sono italiana anch'io e pure io amante delle dietrologie, ma francamente. Oltre a quei cretini della sinistra, che così sono pure riusciti a tirarsi la zappa sui piedi, non riesco ad immaginarmi nessun altro.

Quando la guardo, io vedo solo una donna ferita, e disperata: ha avuto la chance della sua vita, certo sarà stata aiutata da qualcuno (che se mi presento io in procura mi rinchiudono per infermità mentale, altroché), e se l'è giocata. Vedo una donna che ha avuto l'occasione di conoscere l'uomo più potente d'Italia, il quale ha fatto il galante con lei: probabilmente, lei era abituata ad altri tipi di "relazione". Ha pensato che il Presidente si fosse invaghito di lei, ha immaginato il suo futuro finalmente un po' diverso, ha pensato che tutti i casini che si portava dentro e dietro si sarebbero risolti, con quelli che per alcuni sono solo pochi spiccioli, e qualche aiutino. Invece è stata scaricata, in modo brutale con tutta probabilità, e si è vendicata. Tanto più bello il sogno, tanto più brusco il risveglio.

Belpietro ha attaccato la D'Addario sostenendo che tutti, nella sua famiglia, risultano nullatenenti, e chiedendole come pensava di finanziare il progetto di ristrutturazione del suo stabile: perché notoriamente tanti in Italia evadono le tasse, ma la escort D'Addario deve denunciare all'Agenzia delle Entrate i "redditi da marchetta". Ha parlato anche di finanziamenti di banche, come se non sapesse come si finanziano, in tanti, al Sud. Poi ha iniziato con il lungo elenco delle sue malefatte, denunce, casini vari: con cattiveria, con livore, con voglia di annientare. Alla fine le ha chiesto come si mantiene, in questo momento.

Mi veniva da piangere. Per la D'Addario.
Sarà che ieri, per lavoro, leggevo di una famiglia che accoglieva prostitute. Sarà che sono donna e certi meccanismi di annientamento delle donne li conosco bene, anche solo per empatia, mentre agli uomini sono del tutto sconosciuti, perché loro si fronteggiano ad armi pari, in orizzontale, invece le donne bisogna sempre metterle sotto, in tutti i sensi, giacché di escort parliamo. Perché ho pensato che se il sig. Belpietro avesse avuto davanti un uomo, si sarebbe comportato in modo un po' diverso.

Ora, siccome la D'Addario è una escort (e, come nota lei stessa, tutte sono veline, ballerine, ragazze immagine ma solo lei è una escort, non si capisce come) è politicamente scorretto, da parte delle donne, difenderla: non è certo un modello comportamentale una che ha fatto uso del suo corpo e blablablabla. Ma a me veniva da piangere perché vedevo una donna, con poche difese se non quelle elementari che ha imparato a conoscere (quel mix di furbizia ed ignoranza molto letterario), usata (da tutti) e passibile di maltrattatamento, perché tanto è una escort (prima di essere una persona, e una donna).

Mi è venuto in mente quel Tizio che diceva che le prostitute ci passeranno davanti, in Paradiso.

domenica 29 marzo 2009

Quello che le donne si chiedono


Lei deve uscire per lavoro, ha un incontro fuori milano alle 21:00.
Lui torna a casa per tempo, è sempre molto disponibile quando si tratta di supportare la moglie precaria con i suoi precari e strampalati impegni di lavoro.

Lei torna a casa alle 23:30 (lui aveva già chiamato, impensierito, dubitando della durata di queste conferenze da oratorio)
Lui è stravaccato sul divano.
Insieme danno l'antibiotico ai bambini ammalati.

Poi lei svuota la lavatrice, stende i panni,sistema alla bell'e meglio la cucina, si fa una tazza di latte caldo con i biscotti, che non ha ancora cenato.
E, mentre traffica tra panni umidi e pentoloni con il riso bollito appiccicato, a un certo punto si affaccia alla sua mente una domanda: "Perché?"

Lei si chiede perché la normalità consista nell'arrivare a casa a qualsiasi ora del giorno e della notte, e mettersi a svuotare la lavatrice, mentre la normalità per lui sia stravaccarsi sul divano.

Perché lei sa che, se si fosse ricordata di chiedere: "Svuoti la lavatrice?", lui l'avrebbe sicuramente fatto. Ma se non glielo chiede, la lavatrice rimane un oggetto nascosto e dimenticato, così come il cesto dei panni sporchi.

Lei ha capito che non è tanto una questione di "fare", quanto una questione di "pensare". L'ha capito da quando lui ha cambiato ufficio, e sotto il suo ufficio c'è un supermercato, per cui lei ogni tanto gli chiede di fare la spesa, e la domanda che si sente invariabilmente rivolgere è: "Cosa devo comperare?".

Lei ha anche imparato a stare zitta, quando alla suddetta domanda la risposta è "Fai tu" e poi si ritrova il frigo pieno di ravioli, insaccati e cibi precotti di dubbia provenienza.

All'inizio lei pensava (e in parte ne è ancora convinta) che la colpa fosse di tutte le donne che, martiri del focolare, esautorano il poveretto rispetto a qualsiasi tipo di partecipazione responsabile alle vicende domestiche. Insomma, uno scettro ottenuto con il martirio. Regine scontente, ma pur sempre regine.

Poi questa spiegazione non l'ha più convinta. Le è rimasta solo una domanda, e nessun universo interpretativo di riferimento.