Antefatto 1
Mia figlia è nella fase iper-romantica in cui sono immerse molte bambine, che credono che l'amore sia più o meno come ce lo racconta Rapunzel (fase benedetta, dalla quale nessuna bambina che è in noi vorrebbe mai uscire)
Antefatto 2
Crescere, in casa nostra, non è compito facile. Soprattutto quando hai un padre che, compiuti i cinque anni, decide che è ora di iniziare ad essere introdotti alla conoscenza approfondita della musica pop nella sua espressione più geniale, ossia i Beatles. E per fare questo, dotato di CD con i più grandi successi, ogni volta che siamo in macchina scatena una sorta di Sarabanda in cui i piccoli sono chiamati ad indovinare chi è il cantante di Yellow Submarine, piuttosto che di Eleanor Rigby o Hey Jude.
Domenica, in macchina.
Dopo l'immancabile Xmas (War is over), che scatena un pandemonio di "John/Ringo/Paul" sul sedile posteriore, passa in radio Born in the USA (fa Natale anche quello, si sa).
Mamma temeraria: "Tra un po' papà vi introdurrà anche all'arte di questo signore, quando sarete abbastanza grandi. Si chiama Bruce Springsteen, ed è americano. No, lui è vivo, papà lo ha anche conosciuto"
Papà soprapensiero: "Sì, avevo anche l'autografo. Ma l'ho regalato"
Mamma incosciente: "Ah sì?!? E a chi?"
Papà fa una faccia esplicativa
Mamma con chiari istinti suicidi: "Aaaaaah, ok, a una fidanzata"
Papà riparatore: "Era una fan sfegatata..."
Piccoletta con le antenne rizzate: "Ma non era mamma, la tua fidanzata?!?"
Mamma riparatrice: "Ma molto, mooooolto prima di conoscere la mamma"
Piccoletta: "E come si chiamava?"
Papà: "Boh! Non me lo ricordo"
Piccoletta: "...."
Mamma: "...."
Papà riparatore: "Beh, insomma, non era proprio una fidanzata..."
A quel punto abbiamo deciso che non era il caso di andare oltre.
Il seguito della spiegazione, tra una decina d'anni (almeno).
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martedì 21 dicembre 2010
mercoledì 17 novembre 2010
Fuga d'amore
Progetto una fuga d'amore.
Lascio i bimbi a dormire dalla Grande Nonna, un venerdì sera.
E poi scappo.
Non ho bisogno di andare lontano.
Basta un sabato mattina di silenzio, poltrire nel letto fino a mezzogiorno, uscire a pranzo alle due, andare al mercatino, gironzolare da soli nel caos della città.
Noi due, da soli.
"Possiamo anche andare a fare un brunch. Basta che non ci spennino".
L'Ing. sa sempre come venire incontro alle aspirazioni romantiche di una donna.
Lascio i bimbi a dormire dalla Grande Nonna, un venerdì sera.
E poi scappo.
Non ho bisogno di andare lontano.
Basta un sabato mattina di silenzio, poltrire nel letto fino a mezzogiorno, uscire a pranzo alle due, andare al mercatino, gironzolare da soli nel caos della città.
Noi due, da soli.
"Possiamo anche andare a fare un brunch. Basta che non ci spennino".
L'Ing. sa sempre come venire incontro alle aspirazioni romantiche di una donna.
giovedì 15 luglio 2010
I'm Improving
Lorenza: "Ing., allora facciamo un'offerta per quel meraviglioso appartamento che mi piace così tanto e lo so che è la casa della mia vita e ha pure il terrazzo-per-i-tuoi-esperimenti-botanici, e che è ancora in vendita?"
Ing.:"Neanche per sogno"
Grande Nonna: "Per carità, vi dò io i soldi ma compratevi una casa decente e vendete quella bettola nella quale vivete come dei barboni"
Lorenza: "Piccoletta ed io vorremmo un cane, come regalo per i nostri compleanni"
Ing.:"Non se ne parla"
Grande Nonna: "Sei matta?!?! Ma sai quanto ti costa un cane?!?!"
Lorenza: "Vorrei andare a fare un viaggio"
Ing.: "Andiamo già al mare in Corsica due settimane, scordatelo. E poi io voglio andare all'Ultima Spiaggia"
Grande Nonna: "E quindi ad Agosto io cosa faccio?"
Lorenza: "Ing., c'è ancora quell'offerta della Ryanair per andare a Legoland"
Ing.: "Andiamo già in Corsica due settimane, scordatelo. E poi io voglio andare all'Ultima Spiaggia"
Lorenza: "Facciamo una settimana"
Ing.: "Facciamo quattro giorni"
Lorenza: "Ing., veramente ho già acquistato i biglietti, e ho noleggiato pure la macchina per una settimana"
Sebbene ora mi senta un po' in ansia e sostanzialmente sul lastrico, I'm improving, per dirla alla milanese.
Dedicato a Cocchina, che mi ha conferito Il premio Dardos, non so bene per quale merito: grazie anche a tutti i lettori, silenziosi e no, che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui. Il premio va ai primi 15 che lasceranno semplicemente un saluto o un commento, qui sotto, per evidenti meriti.
Ing.:"Neanche per sogno"
Grande Nonna: "Per carità, vi dò io i soldi ma compratevi una casa decente e vendete quella bettola nella quale vivete come dei barboni"
Lorenza: "Piccoletta ed io vorremmo un cane, come regalo per i nostri compleanni"
Ing.:"Non se ne parla"
Grande Nonna: "Sei matta?!?! Ma sai quanto ti costa un cane?!?!"
Lorenza: "Vorrei andare a fare un viaggio"
Ing.: "Andiamo già al mare in Corsica due settimane, scordatelo. E poi io voglio andare all'Ultima Spiaggia"
Grande Nonna: "E quindi ad Agosto io cosa faccio?"
Lorenza: "Ing., c'è ancora quell'offerta della Ryanair per andare a Legoland"
Ing.: "Andiamo già in Corsica due settimane, scordatelo. E poi io voglio andare all'Ultima Spiaggia"
Lorenza: "Facciamo una settimana"
Ing.: "Facciamo quattro giorni"
Lorenza: "Ing., veramente ho già acquistato i biglietti, e ho noleggiato pure la macchina per una settimana"
Sebbene ora mi senta un po' in ansia e sostanzialmente sul lastrico, I'm improving, per dirla alla milanese.
Dedicato a Cocchina, che mi ha conferito Il premio Dardos, non so bene per quale merito: grazie anche a tutti i lettori, silenziosi e no, che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui. Il premio va ai primi 15 che lasceranno semplicemente un saluto o un commento, qui sotto, per evidenti meriti.
lunedì 12 luglio 2010
Di figli e capacità manageriali
Non so se dipenda dal genere o dalla carta astrale, o forse semplicemente dalla mia pigrizia, ma per la negoziazione non ho mai nutrito alcun interesse.
Anzi, a dirla tutta, non mi ero mai posta neanche il problema di cosa significasse negoziare, finché:
Pomeriggio di domenica (le domeniche pomeriggio sono momenti difficili, eh?), in spiaggia con Cugino Grande. Ripercorrendo fedelmente le orme dei loro padri, dopo mezz'ora piccolo Ing. e Cugino Grande si stanno già menando. Piccolo Ing. ha torto (pare sia stato lui a iniziare a menare, perché preso in giro di fronte a tutti da Cugino Grande) ma ugualmente non vuole sentire ragioni. Dopo due ore di serrati ragionamenti, l'Ing. riesce a convincerlo a chiedere scusa. I due fanno la pace, più o meno, insomma.
Insomma, noi donne (pare) non siamo culturalmente attrezzate per la negoziazione, ma mi rendo conto che questa capacità è fondamentale, e va a braccetto con un'altro aspetto dello "stare al mondo" sulla cui importanza sto molto riflettendo, ultimamente, ossia l'avere una strategia.
Dato che non farò mai la manager, almeno per fare la mamma.
Urge trovare e/o inventare corso di negoziazione e pensiero strategico per madri (e donne, e manager, magari, anche).
- ho affrontato due maternità, e per altrettante volte ho dovuto reinventarmi un lavoro daccapo;
- ho letto in alcune ricerche (qui potete leggere l'ultima in ordine di tempo) che uno dei maggiori handicap, per quanto riguarda la possibilità delle donne di rimanere/crescere nelle aziende, è la capacità di negoziazione;
- ho visto all'opera l'Ing. con suo figlio.
Pomeriggio di domenica (le domeniche pomeriggio sono momenti difficili, eh?), in spiaggia con Cugino Grande. Ripercorrendo fedelmente le orme dei loro padri, dopo mezz'ora piccolo Ing. e Cugino Grande si stanno già menando. Piccolo Ing. ha torto (pare sia stato lui a iniziare a menare, perché preso in giro di fronte a tutti da Cugino Grande) ma ugualmente non vuole sentire ragioni. Dopo due ore di serrati ragionamenti, l'Ing. riesce a convincerlo a chiedere scusa. I due fanno la pace, più o meno, insomma.
Insomma, noi donne (pare) non siamo culturalmente attrezzate per la negoziazione, ma mi rendo conto che questa capacità è fondamentale, e va a braccetto con un'altro aspetto dello "stare al mondo" sulla cui importanza sto molto riflettendo, ultimamente, ossia l'avere una strategia.
Dato che non farò mai la manager, almeno per fare la mamma.
Urge trovare e/o inventare corso di negoziazione e pensiero strategico per madri (e donne, e manager, magari, anche).
domenica 24 gennaio 2010
Tutta un'altra musica
Lui ha deciso che è giunto dunque il momento. I figli sono ormai abbastanza grandi da poter essere introdotti alla conoscenza dei Beatles e per l'occasione sceglie One, la compilation con tutti i singoli arrivati al numero uno della classifica inglese. Per questa operazione ha deciso di utilizzare gli spostamenti delle vacanze natalizie.
In macchina, ritornando verso Milano.
Parte l'intro di Hey Jude, e Lei esclama, soprapensiero: "Certo che Hey Jude è una di quelle canzoni che ti stufano, dopo averla ascoltata un milione di volte".
Lui si volta a guardarla, incredulo, con la bocca aperta come per dire qualcosa, ma non dice nulla.
Alza gli occhi al cielo, e mentre fissa nuovamente la strada, con tono gelido afferma: "Non capisco come tu possa dire una cosa del genere".
Quindici giorni dopo.
E' un sabato mattina grigio e freddo, Lei sta preparando la colazione. Lui si presenta sulla porta della cucina.
"Dove è finito il mio libro con tutti i testi delle canzoni dei Beatles?"
Un tascabile BUR di 30 anni, sgualcito e giallo.
"Non lo so, amore, prova a guardare in libreria vicino ai tascabili dei Peanuts, sono uguali, SantaK li avrà messi tutti insieme"
Lei inizia a fare colazione, Lui arriva con in mano il libro, si siede ed inizia a sfogliarlo, senza degnare nessuno della sua attenzione.
"Cosa cerchi?"
"Sto cercando il testo di Hey Jude, sai, è da un po' che ce l'ho in mente".
Seduta sulla panca, Lei sorseggia caffelatte e ha una strana sensazione, come essere in un romanzo.
mercoledì 13 gennaio 2010
Buonasera, è la polizia
Ore 21:15, i bimbi ed io rincasiamo dopo essere stati dalla Grande Nonna.
Ore 21:30, siamo pronti per mettere a nanna i bimbi. Ho appena vinto la gara di infilamento veloce del pigiama.
Ore 21:32. Suona il citofono.
E chisaràmai, a quest'ora?!?
Rispondo.
"Sì?"
"Buonasera signora, è la polizia"
Ho ammazzato qualcuno? Non mi pare. Ho menato a sangue la vicina? Solo virtualmente, e molto tempo fa. Ho perso qualche figlio? Non mi pare. Multe? Boh.
"Mi dica"
"E' sua la macchina... quella color... Posteggiata..."
"Posteggiata qui davanti"
"Ecco, sì, appunto, può scendere? C'è la portiera aperta"
"Urca! Aspetti, mando mio marito"
Questi sono i momenti in cui amo alla follia l'Ing.
"Ing., è la polizia, per la macchina..."
"La polizia?!?!"
"Ehm, sì... Scendi tu? Però portati il cellulare!!"
Sia mai che me lo portano in questura e poi mi tocca rivestirmi per andare a prenderlo.
L'Ing. scende, e dopo cinque minuti è di ritorno.
"Cosa ti hanno detto?"
"Che stavano passando, hanno visto la portiera aperta e si sono fermati. Hanno controllato i documenti e ci hanno chiamato"
"E tu cosa gli hai detto?"
"Che è stata mia moglie"
"E loro cosa hanno detto?"
"Che se lo immaginavano..."
Da ieri sera, tra l'Ing. e le forze dell'ordine è scattato un patto di mutua solidarietà e reciproca stima.
Ore 21:30, siamo pronti per mettere a nanna i bimbi. Ho appena vinto la gara di infilamento veloce del pigiama.
Ore 21:32. Suona il citofono.
E chisaràmai, a quest'ora?!?
Rispondo.
"Sì?"
"Buonasera signora, è la polizia"
Ho ammazzato qualcuno? Non mi pare. Ho menato a sangue la vicina? Solo virtualmente, e molto tempo fa. Ho perso qualche figlio? Non mi pare. Multe? Boh.
"Mi dica"
"E' sua la macchina... quella color... Posteggiata..."
"Posteggiata qui davanti"
"Ecco, sì, appunto, può scendere? C'è la portiera aperta"
"Urca! Aspetti, mando mio marito"
Questi sono i momenti in cui amo alla follia l'Ing.
"Ing., è la polizia, per la macchina..."
"La polizia?!?!"
"Ehm, sì... Scendi tu? Però portati il cellulare!!"
Sia mai che me lo portano in questura e poi mi tocca rivestirmi per andare a prenderlo.
L'Ing. scende, e dopo cinque minuti è di ritorno.
"Cosa ti hanno detto?"
"Che stavano passando, hanno visto la portiera aperta e si sono fermati. Hanno controllato i documenti e ci hanno chiamato"
"E tu cosa gli hai detto?"
"Che è stata mia moglie"
"E loro cosa hanno detto?"
"Che se lo immaginavano..."
Da ieri sera, tra l'Ing. e le forze dell'ordine è scattato un patto di mutua solidarietà e reciproca stima.
venerdì 30 ottobre 2009
L'Ing al TG5 (e non è Mannheimer)
Dice che l'hanno avvicinato con la telecamera accesa e che non ha potuto sottrarsi. Pensava che fosse una giornalista di una Tv locale, e poi è finita così.
domenica 25 ottobre 2009
Una mamma al Pronto Soccorso: malata vera, ma sembra immaginaria
Capita.
Capita che è venerdì e mentre stai andando a prendere il nano all'uscita delle 13, improvvisamente il mondo davanti a te si sposta prima tutto a destra, e poi tutto a sinistra. Tiri una capocciata contro il montante della macchina.
"Ma che cazz...?!?!"
Ti giri e vedi un vecchietto su una macchina che sbraita: te lo sei trovato addosso senza neanche vederlo, mentre lui se ne andava bel bello sulla corsia dei tram.
Guardi il volante e pensi che devi trovare qualcuno che prenda il nano, e trovarlo alla svelta. Non sai neanche tu come, recuperi il cellulare che improvvisamente ti si è materializzato in mano, e tenti di scendere dalla macchina, la portiera si apre a fatica.
Intanto arriva il tram, e tu stai bloccando la corsia, accorre la vicina sconosciuta che ti guarda preoccupata e ti dice "Signora, bisogna chiamare i vigili, bisogna chiamare l'autoambulanza, è stato un incidente pazzesco!!!!". La guardi vacua: "Li può chiamare lei?".
L'unico pensiero che riesci a formulare riguarda il nano: chi è già a scuola e lo può portare a casa? Scorri come un'ebete la rubrica sul cellulare e trovi la mamma giusta. Ora puoi dedicarti a quei poveretti che sono bloccati sul tram, e a spostare la macchina ma non troppo, sennò poi i vigli si incazzano.
Chiami l'ingegnere, per fortuna ti risponde.
Arriva l'ambulanza a sirene spiegate, e tu ti vergogni come una matta: ti sembra di essere in una scena da E.R. de noantri, va bene tutto ma non ti sembra il caso, il tuo understatement milanese ne risente, e parecchio.
Quando ormai sei sull'autoambulanza si materializza l'ingegnere.
"Ing., i bimbi, sono con santak ma bisogna pensarci... Quando sono uscita piccoletta aveva ancora 38 di febbre!!"
"Non ti preoccupare, ci penso io".
Ma lo vedi, che è focalizzato sulla trade vigili-assicurazione-carro attrezzi.
Sull'ambulanza inizi a chiamare Santak. Santak, per politica aziendale auto-imposta da se stessa, non risponde al cellulare, quando è da te. Chiami 2,3,4 volte. Niente da fare.
Chiama l'ing. per avere alcuni dati.
"I bimbi?"
"Sono con santak"
"Ho capito che sono con santak, ma santak se ne deve andare!! Deve andare a lavorare, oggi pomeriggio!!!!"
"L'ho detto alla marisa".
La marisa è la portinaia: è pugliese, ma tutti la scambiano per russa. Prima che arrivasse la marisa, avevo una convinzione: in ogni essere umano esiste un barlume di intelligenza. Dopo di lei, ha preso piede un'ipotesi antropologica decisamente più pessimista.
Arrivi al Pronto Soccorso e quando entri per la visita dal medico di guardia, che ha la faccia del Fratello Irresponsabile della tua amica, Santak ti richiama, finalmente.
"Santa! Ho avuto un incidente, sono al PS"
"OSSIGGNORA!!"
"Santa, non ti preoccupare, sto bene... Il nano ha mangiato?!?"
"No, signora!"
Sono le 2 e mezza.
"Allora, Santa, c'è la pasta da fare con il sugo, e la bistecca sul piatto, la vedi?"
"Sìssignora, non trovo pomodoro"
E ti metti a spiegare dove sta la bottiglia della passata.
Il dottore con la faccia da Fratello Irresponsabile ha già deciso che non ti devi essere fatta troppo male, se sei lì a spiegare dove sta la bottiglia della passata, fa finta di visitarti e ti manda a fare le lastre.
Mentre aspetti di fare le lastre inizi a focalizzare tua figlia con la febbre alta, in preda ad una delle sue crisi di acetone, con la marisa che la guarda e le dice: "Sei malataaaaa?!?". Messaggi all'ing: "Sono preoccupata per i bimbi, chiama i tuoi per favore o vai a casa". SMS di ritorno: "Non ti preoccupare, ho chiamato i miei".
A quel punto esci dal PS per chiamare suocera e dare istruzioni su cosa fare con piccoletta. Dopo aver discettato di Tachipirina e Nureflex, chiudi con:
"Suocera, mi sa che i bimbi non sanno niente..."
"Allora bocca cucita! Non diciamo niente!!"
"No, no, diteglielo!!"
Mi immagino solo due bimbi con una madre che è sparita, e nessuno dice loro che fine ha fatto. Io mi angoscerei, se fossi un bambino: o, quantomeno, vorrei sapere che fine ha fatto mia madre.
In quel momento arrivano i vigili per il verbale, due donne.
Ironizzi: "Gestire due figli è come mandare avanti una multinazionale".
Ti guardano come due che non capiscono, e ti senti la solita madre egocentrica che pensa di essere wonder woman. Firmi il verbale, e torni al PS.
Ecco, adesso potresti fare davvero quella che ha avuto un incidente, ha preso una capocciata paurosa, ha male alla testa, alla mascella e alla spalla. Ma nessuno ormai ti crede più.
Capita che è venerdì e mentre stai andando a prendere il nano all'uscita delle 13, improvvisamente il mondo davanti a te si sposta prima tutto a destra, e poi tutto a sinistra. Tiri una capocciata contro il montante della macchina.
"Ma che cazz...?!?!"
Ti giri e vedi un vecchietto su una macchina che sbraita: te lo sei trovato addosso senza neanche vederlo, mentre lui se ne andava bel bello sulla corsia dei tram.
Guardi il volante e pensi che devi trovare qualcuno che prenda il nano, e trovarlo alla svelta. Non sai neanche tu come, recuperi il cellulare che improvvisamente ti si è materializzato in mano, e tenti di scendere dalla macchina, la portiera si apre a fatica.
Intanto arriva il tram, e tu stai bloccando la corsia, accorre la vicina sconosciuta che ti guarda preoccupata e ti dice "Signora, bisogna chiamare i vigili, bisogna chiamare l'autoambulanza, è stato un incidente pazzesco!!!!". La guardi vacua: "Li può chiamare lei?".
L'unico pensiero che riesci a formulare riguarda il nano: chi è già a scuola e lo può portare a casa? Scorri come un'ebete la rubrica sul cellulare e trovi la mamma giusta. Ora puoi dedicarti a quei poveretti che sono bloccati sul tram, e a spostare la macchina ma non troppo, sennò poi i vigli si incazzano.
Chiami l'ingegnere, per fortuna ti risponde.
Arriva l'ambulanza a sirene spiegate, e tu ti vergogni come una matta: ti sembra di essere in una scena da E.R. de noantri, va bene tutto ma non ti sembra il caso, il tuo understatement milanese ne risente, e parecchio.
Quando ormai sei sull'autoambulanza si materializza l'ingegnere.
"Ing., i bimbi, sono con santak ma bisogna pensarci... Quando sono uscita piccoletta aveva ancora 38 di febbre!!"
"Non ti preoccupare, ci penso io".
Ma lo vedi, che è focalizzato sulla trade vigili-assicurazione-carro attrezzi.
Sull'ambulanza inizi a chiamare Santak. Santak, per politica aziendale auto-imposta da se stessa, non risponde al cellulare, quando è da te. Chiami 2,3,4 volte. Niente da fare.
Chiama l'ing. per avere alcuni dati.
"I bimbi?"
"Sono con santak"
"Ho capito che sono con santak, ma santak se ne deve andare!! Deve andare a lavorare, oggi pomeriggio!!!!"
"L'ho detto alla marisa".
La marisa è la portinaia: è pugliese, ma tutti la scambiano per russa. Prima che arrivasse la marisa, avevo una convinzione: in ogni essere umano esiste un barlume di intelligenza. Dopo di lei, ha preso piede un'ipotesi antropologica decisamente più pessimista.
Arrivi al Pronto Soccorso e quando entri per la visita dal medico di guardia, che ha la faccia del Fratello Irresponsabile della tua amica, Santak ti richiama, finalmente.
"Santa! Ho avuto un incidente, sono al PS"
"OSSIGGNORA!!"
"Santa, non ti preoccupare, sto bene... Il nano ha mangiato?!?"
"No, signora!"
Sono le 2 e mezza.
"Allora, Santa, c'è la pasta da fare con il sugo, e la bistecca sul piatto, la vedi?"
"Sìssignora, non trovo pomodoro"
E ti metti a spiegare dove sta la bottiglia della passata.
Il dottore con la faccia da Fratello Irresponsabile ha già deciso che non ti devi essere fatta troppo male, se sei lì a spiegare dove sta la bottiglia della passata, fa finta di visitarti e ti manda a fare le lastre.
Mentre aspetti di fare le lastre inizi a focalizzare tua figlia con la febbre alta, in preda ad una delle sue crisi di acetone, con la marisa che la guarda e le dice: "Sei malataaaaa?!?". Messaggi all'ing: "Sono preoccupata per i bimbi, chiama i tuoi per favore o vai a casa". SMS di ritorno: "Non ti preoccupare, ho chiamato i miei".
A quel punto esci dal PS per chiamare suocera e dare istruzioni su cosa fare con piccoletta. Dopo aver discettato di Tachipirina e Nureflex, chiudi con:
"Suocera, mi sa che i bimbi non sanno niente..."
"Allora bocca cucita! Non diciamo niente!!"
"No, no, diteglielo!!"
Mi immagino solo due bimbi con una madre che è sparita, e nessuno dice loro che fine ha fatto. Io mi angoscerei, se fossi un bambino: o, quantomeno, vorrei sapere che fine ha fatto mia madre.
In quel momento arrivano i vigili per il verbale, due donne.
Ironizzi: "Gestire due figli è come mandare avanti una multinazionale".
Ti guardano come due che non capiscono, e ti senti la solita madre egocentrica che pensa di essere wonder woman. Firmi il verbale, e torni al PS.
Ecco, adesso potresti fare davvero quella che ha avuto un incidente, ha preso una capocciata paurosa, ha male alla testa, alla mascella e alla spalla. Ma nessuno ormai ti crede più.
sabato 17 ottobre 2009
L'IKEA non fa bene alla vita di coppia
"I lavori di casa sono la terza causa di separazione, dopo l'infedeltà e i dissesti finanziari"
(cito a memoria da Quello che gli uomini non dicono, su FX il martedì intorno alle 23)
(cito a memoria da Quello che gli uomini non dicono, su FX il martedì intorno alle 23)
Ci sono tre tipi di uomini IKEA. Il Manager, il Libero Professionista e l'Ingegnere.
Il Manager acquista mobili IKEA esclusivamente per la stanza dei propri figli. Si reca all'IKEA, accompagnato dalla moglie ugualmente manager, una sola volta. Acquista tutto ciò che gli serve (solo gli uomini Manager trovano all'IKEA tutto in una volta sola), paga e prenota il trasporto ed il montaggio dei mobili. Nel giro di una settimana, avrà risolto la faccenda. Time is money, d'altronde. La moglie del Manager risulta l'unica che, finora, non ha maturato alcun pregiudizio sfavorevole nei confronti dell'IKEA.
Il Libero Professionista acquista mobili a casaccio. Al momento di farsi fare la fattura la moglie del Libero Professionista cerca, di sottecchi, di infilarci dentro anche il trasporto e il montaggio. Il Libero Professionista interviene: "Ma no, perché? Lo posso fare io!". A quel punto per il commesso IKEA la questione è risolta: la ditta svedese disincentiva in tutti i modi il trasporto e montaggio dei propri mobili. Il Libero Professionista dunque si mette al lavoro, preventivando di finire nel giro di un pomeriggio: scorre velocemente le istruzioni, e inizia di gran lena. Con due tipi di risultati:
1. Il mobile appare perfettamente montato, ma dopo una settimana inizia a mostrare inquietanti ed inspiegabili segni di cedimento;
2. Si accorge di aver sbagliato in qualche passaggio e abbandona l'opera, d'altronde nessuno è mai puntuale con le consegne e i pagamenti, perché inquietarsi per un mobile IKEA? La moglie del Libero Professionista, dopo due giorni, chiama un amico a finire di montare il mobile.
L'Ingegnere trova nell'IKEA la forma più alta di sublimazione personale. Preferisce andare all'IKEA da solo, ci impiega meno tempo e non è costretto ad acquistare inutili fronzoli per la casa, soprattutto sceglie con cura l'ora, facendo uno studio statistico approfondito sulle abitudini dell'uomo medio italico (l'ingegnere evita come la peste di andare all'IKEA il sabato o la domenica). Una volta acquistata la preziosa merce, in genere abbandona nell'ingresso di casa gli scatoloni per alcuni giorni. Poi, il sabato mattina di buon'ora si mette all'opera: prende le misure, segna, fa le prime prove. Tira fuori la bolla per assicurarsi che le mensole siano diritte, poi va di trapano per mettere i tasselli IKEA. Dopo numerose misurazioni, sembra che le mensole siano a posto. Alla prima tragica prova, però, le mensole iniziano a pendere come la Torre di Pisa. L'ingegnere si reca quindi a cercare consiglio dal ferramenta di fiducia, ma il fine settimana è ormai agli sgoccioli.
Durante il weekend successivo, l'ingegnere smonta di nuovo tutta la stanza, assicurando alla moglie e ai pargoli che con i nuovi tasselli, fornitigli dal ferramenta, le mensole reggeranno. Purtroppo anche questa volta, nonostante due giorni di lavori, misurazioni e prove, le mensole assumono un'aria tragicamente obliqua. Ma l'ingegnere, si sa, è un tipo tenace.
Fa il giro dei Brico e il venerdì sera si è finalmente procurato un tassello speciale di ultima generazione, oltre ad una serie di comunissime zanche, a lungo implorate dalla moglie: a cena, si dilunga a spiegare ai propri figli come funzionano i tasselli, ottenendo l'ammirazione incondizionata del piccolo, mentre la piccoletta si scaccola. Il sabato mattina smonta nuovamente la stanza, e si rimette al lavoro.
Nel frattempo la moglie dell'ingegnere ha giurato che la prossima volta va lei da sola, all'IKEA, e prenota trasporto e montaggio. Con la di lui carta di credito, se il lavoro non è finito entro l'ora di pranzo. Ci sono minacce che funzionano sempre, con gli ingegneri.
lunedì 3 agosto 2009
Federica Pellegrini, Luca Marin: quando lei è Wonderwoman, e lui non è Superman
I viaggi in macchina, quando i bimbi dormono o sono presi a fare altro, e quando non c'è coda e all'ingegnere iniziano ad uscire i fumi dalle orecchie ed è troppo preso ad incazzarsi per ascoltare alcunché, sono uno dei momenti più intimi nella nostra vita di coppia. Intimi nel senso che parliamo.
Ieri sera l'ing., a un certo punto, se ne esce con:
"Sai che Marin forse non si qualifica neanche per la finale? Nell'intervista ha detto che ne avrebbe parlato con il suo allenatore, per aggiustare le cose, magari si ritira..."
"Beh, ma è giovane!"
"Sicuramente è anche una questione psicologica..."
"... La Pellegrini in questi mondiali è stata davvero eccezionale..."
"Sì, è come stare con Wonderwoman, ma tu non sei Superman"
Parola di uomo: massima solidarietà maschile al "malcapitato" Luca Marin, che è andato a trovarsi una fidanzata tanto più brava di lui.
Perché l'inverso non vale: Superman sta benissimo con la segretaria, è Wonderwoman che non si metterebbe mai con il garzone. O, al massimo, se si mette con il garzone, nel giro di tre puntate si scopre che ha dei superpoteri eccezionali, oppure che è miliardario. La parità vale quasi sempre, e solo, in questa direzione.
Parola di donna: complimenti al coraggio di Luca Marin, che è andato a trovarsi una fidanzata tanto più brava di lui. Ma soprattutto, in bocca al lupo: dato che questa sceneggiatura non è scritta da un uomo, siamo curiose di vedere come andrà a finire. E di vedere se, anche in questo, avete qualcosa da insegnare a noialtri.
Ieri sera l'ing., a un certo punto, se ne esce con:
"Sai che Marin forse non si qualifica neanche per la finale? Nell'intervista ha detto che ne avrebbe parlato con il suo allenatore, per aggiustare le cose, magari si ritira..."
"Beh, ma è giovane!"
"Sicuramente è anche una questione psicologica..."
"... La Pellegrini in questi mondiali è stata davvero eccezionale..."
"Sì, è come stare con Wonderwoman, ma tu non sei Superman"
Parola di uomo: massima solidarietà maschile al "malcapitato" Luca Marin, che è andato a trovarsi una fidanzata tanto più brava di lui.
Perché l'inverso non vale: Superman sta benissimo con la segretaria, è Wonderwoman che non si metterebbe mai con il garzone. O, al massimo, se si mette con il garzone, nel giro di tre puntate si scopre che ha dei superpoteri eccezionali, oppure che è miliardario. La parità vale quasi sempre, e solo, in questa direzione.
Parola di donna: complimenti al coraggio di Luca Marin, che è andato a trovarsi una fidanzata tanto più brava di lui. Ma soprattutto, in bocca al lupo: dato che questa sceneggiatura non è scritta da un uomo, siamo curiose di vedere come andrà a finire. E di vedere se, anche in questo, avete qualcosa da insegnare a noialtri.
lunedì 15 giugno 2009
Tra MomCamp, matrimoni e l'ultima spiaggia (alla quale non farò mai l'abitudine)
PREAMBOLO MAMMESCO
Venerdì sera mammina cara salutava i suoi bimbi e l'ingegnere, in partenza per la Liguria, e chiudendo la porta si chiedeva se avrebbe resistito a stare due notti senza di loro. E si chiedeva come faceva, gli anni scorsi, a lasciare i bimbi per settimane intere dai nonni. Ma tra lavori da finire e magliette da stirare, la nostalgia del distacco è durata ben poco.
TRA MOMCAMP...
Sabato mattina mammina è andata al MomCamp e, come sempre, le è piaciuto molto. Oltre alle mamme blogger che già conosce e ama, ha conosciuto il gruppo di Non ho Valentina, che l'ha divertita e un po' commossa (il perché si capisce all'ultima spiaggia), Paola Sucato che l'ha incantata con la sua presentazione, Maria e Mariagrazia di Working Mothers Italy che l'hanno conquistata. E, per la prima volta dopo qualche tempo, gli ingranaggi del suo cervello hanno ricominciato a funzionare.
... MATRIMONI...
Merito anche delle tre vecchie amiche che mammina ha incontrato al matrimonio di sabato pomeriggio: sebbene mammina si fosse messa in gran spolvero con tanto di tacco e fosse andata al matrimonio priva di accompagnatore, nessun baldo giovine si è avvicinato al gruppetto delle quattro che chiacchieravano fitto fitto. Tra le altre cose, dello shock di sentirsi chiamare "Signora".
Ma vabbe', ormai dobbiamo farcene una ragione: anche per Papi, d'altronde, saremmo già anziane.
E d'altronde mammina, col tacco, non si è concessa neanche alle danze.
L'ingegnere può dormire sonni tranquilli, diciamo.
... E L'ULTIMA SPIAGGIA
Domenica mattina mammina ha preso il taxi, direzione Stazione Centrale: il treno per la Liguria partiva alle 9.05.
"Weekend lungo o viaggio di lavoro?" le chiede il tassista.
"Settimana al mare con bambini e nonni. Quasi peggio che andare a lavorare", ha risposto lei, rettificando poi subito, per rispetto a chi lavora, e a chi un lavoro non ce l'ha.
E così mammina è arrivata in Riviera.
Ora, mammina, prima di conoscere l'ingegnere, non aveva idea di cosa fosse un Bagno.
E per Bagno non intende,
stanza con vasca da bagno e servizi igienici; la vasca da bagno
stessa e, per eufem., locale con i soli servizi igienici andare al bagno,
(eufem.) soddisfare i propri bisogni fisiologici bagno pubblico, locale dove è
possibile fare un bagno a pagamento, oppure solo lavarsi e usare il
gabinetto
entra in nomi propri di località termali o stabilimenti
balneari: Bagni di Lucca
Lei andava in spiagge dove l'ombrellone te lo dovevi portare, e non dove il bagnino ti chiede se preferisci il lettino a riva o vicino all'ombrellone. Dove nessuno si sentiva obbligato ad essere un socialait, come si dice da queste parti (che mammina, a 40° C e con la massima a 80, dopo aver girato come una scema per mezz'ora a cercare posteggio, ha ben poco di che essere social), e dove nessuno replicava i modelli milanesi di socializzazione. Dove nessuno notava l'aumento della pancia, della cellulite, delle vene varicose e di tutte quelle cose di cui, a 20 anni, mammina era ben lungi dal preoccuparsi, semplicemente perché nessuno la conosceva prima, e nessuno l'avrebbe rivista l'anno dopo, traendone le debite conseguenze. Dove non era la fidanzata/la moglie/la nuora/la mamma di: semplicemente, non era. Il che, le dava una gran libertà di essere.
Mentre mammina pensava tutte queste cose, è arrivata ai Bagni. Ha tirato fuori la sua Eco-bag del MomCamp, ha indossato la magliettina di Non ho Valentina (grazie, ragazze!!), si è fatta forza, e ha inaugurato la stagione estiva alla sua ultima spiaggia. Ma nessuno, purtroppo, le ha chiesto: "MomCamp?!? Sei stata al MomCamp?!?". Sarebbe stato un inizio di stagione alternativo, una cosa che, all'ultima spiaggia, non si può proprio chiedere.
Mentre mammina pensava tutte queste cose, è arrivata ai Bagni. Ha tirato fuori la sua Eco-bag del MomCamp, ha indossato la magliettina di Non ho Valentina (grazie, ragazze!!), si è fatta forza, e ha inaugurato la stagione estiva alla sua ultima spiaggia. Ma nessuno, purtroppo, le ha chiesto: "MomCamp?!? Sei stata al MomCamp?!?". Sarebbe stato un inizio di stagione alternativo, una cosa che, all'ultima spiaggia, non si può proprio chiedere.
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martedì 19 maggio 2009
Cane e Gatto: cane vs. gatto
Da oltre un anno la piccoletta chiede, desidera, vuole, un cane. Io ho sempre avuto cani (in una delle mie precedenti vite, quando abitavo fuori Milano in una casa con un giardino), e quindi la piccoletta sfonda una porta aperta.
E' l'ingegnere che ha pronunciato il suo drastico no, con la celebre frase:
"Piuttosto che un cane, faccio un altro figlio".
Il che non lascia adito a fraintendimenti.
Peraltro, l'ingegnere e i suoi genitori hanno avuto solo gatti.
Il piccolo ingegnere ha paura dei cani.
Ora, non posso concepire che MIO figlio abbia paura dei cani, anch'io ho i miei limiti.
E vuole un gatto.
Milanista e gattaro come sue padre, quando si dice il DNA.
Io, con i gatti, ho qualche problema di relazione.
Peraltro, avevo un gatto che mi ha abbandonato.
Il piccolo ingegnere ha fatto un corso di minibasket. E il maestro mi dice:
"... Palleggia e tira a canestro, quando gioca da solo"
?!?
"..."
"E' quando incontra gli avversari, il problema".
Nessuno mi toglierà dalla testa che avere un cane farebbe molto bene al piccolo ingegnere. Anche La Pediatra glielo disse, un giorno di tre anni fa: "Se la mamma non ti fa un'altra sorellina, ti prende un cane".
Questo trade-off cane/figlio è un tema sul quale riflettere, in effetti.
Tutte le mamme-con-cane che conosco mi dicono di non farlo.
Mamma-G. è stata molto esplicita: "IO ho UNA SOLA figlia e UN LAVORO part-time, ed è uno sbattimento lo stesso. Non farlo".
La Grande Nonna, che sa sempre come affondare il colpo, è stata lapidaria:
"Ma sei matta?!? Dove lo metti, che in questa casa già non ci state voi?!? E poi un cane costa un sacco di soldi!".
L'ingegnere obietta che non potremmo più andare al mare a fare i weekend (weekend totalizzati al mare nel mese di maggio: 0).
E poi dove lo mettiamo, quando andiamo via?
Tanto non andiamo lo stesso da nessuna parte.
Io gli dico che se avesse un cane, se ne innamorerebbe alla follia.
Lui mi risponde: "Ecco, appunto, già che non sono coinvolto, in questo momento posso dirti di no".
Ogni tanto, la sera, verso le 11, spaparanzati sul divano, ci guardiamo e ci diciamo: "Porti tu giù il cane?".
L'ingegnere ha messo due icone nuove sul PC: il gatto per lui, il cane per me.
A la guerre comme à la guerre, diceva qualcuno.
Intanto, la piccoletta sta tramando alle nostre spalle: pensa di barattare l'abbandono del ciuccio, al compimento del suo quarto compleanno, con questo sospirato cane. O gatto.
La piccoletta dice che da grande farà la dottoressa degli animali, o dei bambini. Lei sarebbe felice con qualsiasi animale a quattro zampe per casa, in definitiva.
Dal canto mio, ho deciso di mettere una scadenza a questa lunga e penosa riflessione: a settembre, al ritorno dalle vacanze, si decide. Se il cane, il gatto, o niente.
E' l'ingegnere che ha pronunciato il suo drastico no, con la celebre frase:
"Piuttosto che un cane, faccio un altro figlio".
Il che non lascia adito a fraintendimenti.
Peraltro, l'ingegnere e i suoi genitori hanno avuto solo gatti.
Il piccolo ingegnere ha paura dei cani.
Ora, non posso concepire che MIO figlio abbia paura dei cani, anch'io ho i miei limiti.
E vuole un gatto.
Milanista e gattaro come sue padre, quando si dice il DNA.
Io, con i gatti, ho qualche problema di relazione.
Peraltro, avevo un gatto che mi ha abbandonato.
Il piccolo ingegnere ha fatto un corso di minibasket. E il maestro mi dice:
"... Palleggia e tira a canestro, quando gioca da solo"
?!?
"..."
"E' quando incontra gli avversari, il problema".
Nessuno mi toglierà dalla testa che avere un cane farebbe molto bene al piccolo ingegnere. Anche La Pediatra glielo disse, un giorno di tre anni fa: "Se la mamma non ti fa un'altra sorellina, ti prende un cane".
Questo trade-off cane/figlio è un tema sul quale riflettere, in effetti.
Tutte le mamme-con-cane che conosco mi dicono di non farlo.
Mamma-G. è stata molto esplicita: "IO ho UNA SOLA figlia e UN LAVORO part-time, ed è uno sbattimento lo stesso. Non farlo".
La Grande Nonna, che sa sempre come affondare il colpo, è stata lapidaria:
"Ma sei matta?!? Dove lo metti, che in questa casa già non ci state voi?!? E poi un cane costa un sacco di soldi!".
L'ingegnere obietta che non potremmo più andare al mare a fare i weekend (weekend totalizzati al mare nel mese di maggio: 0).
E poi dove lo mettiamo, quando andiamo via?
Tanto non andiamo lo stesso da nessuna parte.
Io gli dico che se avesse un cane, se ne innamorerebbe alla follia.
Lui mi risponde: "Ecco, appunto, già che non sono coinvolto, in questo momento posso dirti di no".
Ogni tanto, la sera, verso le 11, spaparanzati sul divano, ci guardiamo e ci diciamo: "Porti tu giù il cane?".
L'ingegnere ha messo due icone nuove sul PC: il gatto per lui, il cane per me.
A la guerre comme à la guerre, diceva qualcuno.
Intanto, la piccoletta sta tramando alle nostre spalle: pensa di barattare l'abbandono del ciuccio, al compimento del suo quarto compleanno, con questo sospirato cane. O gatto.
La piccoletta dice che da grande farà la dottoressa degli animali, o dei bambini. Lei sarebbe felice con qualsiasi animale a quattro zampe per casa, in definitiva.
Dal canto mio, ho deciso di mettere una scadenza a questa lunga e penosa riflessione: a settembre, al ritorno dalle vacanze, si decide. Se il cane, il gatto, o niente.
sabato 18 aprile 2009
Personal Guru
Lo scorso anno l'ingegnere fece un corso di gestione dei progetti, e lo conobbe. Tornò a casa, e mi raccontò di quest'uomo che (tra le altre cose) insegnava a Castellanza e svelava i segreti e il linguaggio occulto delle pubblicità e la PNL (programmazione neuro-linguistica) e i neuroni a specchio.
Quest'anno, l'uomo di Castellanza ha fatto un altro corso: Tiro con l'arco zen. Attratto anche dal titolo quantomeno esotico, l'ingegnere, finite le vacanze pasquali, si è presentato puntuale al corso di tiro con l'arco. Non erano in un prato, ma in un teatro. Questa volta non so esattamente cosa si siano detti, fatto sta che ieri sera è tornato a casa con un bel sacchettino della Feltrinelli, contenente i seguenti due titoli:
Il potere del mito, di J. Campbell, Guanda
Disegnare con la parte destra del cervello, di B. Edwards, Longanesi
Che non sono propriamente due testi molto in voga al Politecnico.
Questa mattina, a colazione, si è messo a fare giochi di prestigio, tipo far sparire la penna o la monetina, scatenando l'entusiasmo dei due nani. Poi a pranzo, mentre mamma era nei gironi infernali dell'Esselunga, ha spiegato loro com'è fatto il cervello, e che la parte destra comanda la mano sinistra, e viceversa.
Oggi pomeriggio mi ha mostrato come si disegna prima e dopo aver utilizzato la parte destra del cervello, cioè la parte creativa, e che siccome lui è mancino, vuol dire che usa di più la parte destra, e quindi è un creativo, in buona sostanza.
"Ma scusa, e allora io che con la sinistra non so fare un bel niente?"
"Vuol dire sei un po' repressa, pensaci"
Mi pareva strano.
Quest'anno, l'uomo di Castellanza ha fatto un altro corso: Tiro con l'arco zen. Attratto anche dal titolo quantomeno esotico, l'ingegnere, finite le vacanze pasquali, si è presentato puntuale al corso di tiro con l'arco. Non erano in un prato, ma in un teatro. Questa volta non so esattamente cosa si siano detti, fatto sta che ieri sera è tornato a casa con un bel sacchettino della Feltrinelli, contenente i seguenti due titoli:
Il potere del mito, di J. Campbell, Guanda
Disegnare con la parte destra del cervello, di B. Edwards, Longanesi
Che non sono propriamente due testi molto in voga al Politecnico.
Questa mattina, a colazione, si è messo a fare giochi di prestigio, tipo far sparire la penna o la monetina, scatenando l'entusiasmo dei due nani. Poi a pranzo, mentre mamma era nei gironi infernali dell'Esselunga, ha spiegato loro com'è fatto il cervello, e che la parte destra comanda la mano sinistra, e viceversa.
Oggi pomeriggio mi ha mostrato come si disegna prima e dopo aver utilizzato la parte destra del cervello, cioè la parte creativa, e che siccome lui è mancino, vuol dire che usa di più la parte destra, e quindi è un creativo, in buona sostanza.
"Ma scusa, e allora io che con la sinistra non so fare un bel niente?"
"Vuol dire sei un po' repressa, pensaci"
Mi pareva strano.
domenica 1 marzo 2009
La famiglia Addams
“Papi, giochiamo che i miei peluches sono morti?”
“Sì tesoro… Guarda, se sono morti fai così, mettili tutti stesi e chiama tuo fratello… Topoooo… Fai il becchino, prepara le bare ai peluche”.
Cosa non ci si iventa per cercare di bere un tè in santa pace.
“Sì tesoro… Guarda, se sono morti fai così, mettili tutti stesi e chiama tuo fratello… Topoooo… Fai il becchino, prepara le bare ai peluche”.
Cosa non ci si iventa per cercare di bere un tè in santa pace.
mercoledì 21 gennaio 2009
Obama e Kakà: il complotto dell'orrendo-B.
Il cellulare è squillato, alla fine, ma non è di questo che vorrei scrivere.
Vorrei scrivere di una mamma che ieri sera, alle nove e mezza, ha cacciato a letto i suoi bimbi, ha lasciato l'ingegnere a fare la lavastoviglie, e si è finalmente piazzata davanti alla TV. Poi è arrivato anche l'ingegnere, che sa usare Sky Active, e finalmente la mamma ha visto questo benedetto giuramento e sentito il discorso, mentre l'ingegnere cercava di deviare su Kakà.
Sono tante le cose che hanno colpito la mamma, prima fra tutti il delirio di persone al freddo e al gelo che festeggiavano, e poi una in particolare. L'enfasi sul nuovo. La retorica del rebuild America. La coscienza che: o si cambia, o si muore.
Sabato sono andata dalla Anto, la mia estetista, a vedere quali magie si potessero fare su queste mani di mamma (nessuna, ma abbiamo messo uno smalto color pomodoro che era una meraviglia).
"Uno schifo, lorenza, uno schifo di lavoro". Era veramente scoraggiata.
E ci dicevamo: o si cambia, o si muore.
"Uno schifo, lorenza, uno schifo di lavoro". Era veramente scoraggiata.
E ci dicevamo: o si cambia, o si muore.
"Ma quando sentiremo un presidente del consiglio italiano fare un discorso del genere?"
"Andiamo a vivere in America"
Mi sono girata e ho guardato l'ingegnere. Pensavo che stesse scherzando e che mi prendesse in giro. Però non stava ridendo.
Poi abbiamo ricominciato con il tormentone di Kakà. Io ho esposto la mia teoria del complotto: è tutta una montatura dell'orrendo-B per essere PROPRIO in questi giorni al centro dell'attenzione mediatica italiana, così che noi non ci si occupasse troppo di altre cose. E l'ingegnere mi ha risposto che "è probabile".
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lunedì 19 gennaio 2009
Kakà e l'happy ending all'italiana
Sono le 23:13. Oggi ho portato i bimbi ad un'estenuante visita oculistica nell'antro delle oculiste pazze, ho portato il piccolo ingegnere a scuola al volo per l'ingresso delle 12, ho fatto il giro due volte per trovare posteggio, ho mangiato con la piccoletta, ho giocato alle principesse mentre svuotavo la lavastoviglie e la riempivo di nuovo, e stendevo le lenzuola che servono domani per la scuola materna, ho accolto la Grande Nonna in crisi (lo ZioZuzzerellone se ne è andato di casa, alla tenera età di 31 anni), sono andata a fare la spesa, sono andata con la nonna e la piccoletta a cercare un cappotto per la piccoletta, siamo tornate con la piccoletta addormentata come un ciocco sotto la pioggia a catinelle, sono uscita di nuovo per andare a prendere il piccolo ingegnere a casa di un suo amico (con deviazione strategica in cartoleria e dal panettiere), ho finalmente avuto una conversazione degna di questo nome, ho riportato il piccolo ingegnere a casa con uno sfregio sul naso, ho svegliato la piccoletta, ho preparato la cena, ho messo a tavola la piccoletta che ha fatto la pipì seduta sulla sedia della cucina invece che sul water, ho cambiato la piccoletta, ho minacciato tre volte il piccolo ingegnere che se non spegneva subito il Nintendo DS avrei fatto la spia con l'ingegnere, abbiamo cenato, abbiamo messo il pigiama, abbiamo letto, ho messo i bimbi a nanna, ho chiamato la Grande Nonna per sapere come stava, ho tirato su dal letto la piccoletta che non aveva sonno e l'ho piazzata davanti alla TV, ho finito di sistemare la cucina, ho rimesso a letto la piccoletta, ho iniziato a fare la lavatrice.
In quel momento è arrivato l'ingegnere.
"Non sai niente di Kakà?"
Ora l'ingegnere sta cenando davanti alla TV di una platea di scalmanati che urlano come dei pazzi osannando Kakà, oppure denigrandolo, ma insomma dichiarando che questo momento è storico e finanche commovente. Mi giungono voci che Kakà si sia affacciato alla finestra di casa sua sventolando la maglietta con il numero 20. Ora sento pure la voce dell'orrendo-B che lo cita come esempio di qualcuno che crede in qualcosa. Un modello per tutti quanti. Kakà resta al Milan, parola dell'orrendo-B, presidente del Consiglio.
Grazie, Kakà. Grazie, presidente.
In quel momento è arrivato l'ingegnere.
"Non sai niente di Kakà?"
Ora l'ingegnere sta cenando davanti alla TV di una platea di scalmanati che urlano come dei pazzi osannando Kakà, oppure denigrandolo, ma insomma dichiarando che questo momento è storico e finanche commovente. Mi giungono voci che Kakà si sia affacciato alla finestra di casa sua sventolando la maglietta con il numero 20. Ora sento pure la voce dell'orrendo-B che lo cita come esempio di qualcuno che crede in qualcosa. Un modello per tutti quanti. Kakà resta al Milan, parola dell'orrendo-B, presidente del Consiglio.
Grazie, Kakà. Grazie, presidente.
domenica 18 gennaio 2009
Kakà, Milano e noi
Venerdì sera una tegola è caduta in testa all'ingegnere, e da allora non è più lo stesso: Kakà andrà al Manchester o resterà a Milano? Accetterà di guadagnare quei 4 milioni di euro in meno al mese? Il Milan rifiuterà questo affare d'oro? Kakà penserà più al prestigio o al portafoglio? L'ingegnere è assente, in ansia, tormentato da queste domande, continua a ripetere che andare a giocare nel Manchester City sarebbe come andare a giocare nell'Udinese, e che gli frega a Kakà di guadagnare 4 milioni di euro in più al mese, in fondo. Arriva a casa dopo una cena tra amici, e accende la TV. Stiamo ascoltando la radio,e improvvisamente gira sul canale delle notizie. Insomma, sono momenti di attesa nella nostra famiglia. E che Dio ce la mandi buona.
giovedì 15 gennaio 2009
Campi elettromagnetici a scuola 2
Hanno trovato la causa del campo elettromagnetico: due cavi della luce che corrono paralleli. L'altro ieri ultimo sopralluogo con i tecnici e il Mago della Pioggia, alias Bruno Simini (ci scommettevo che sarebbe stato un uomo, il nuovo assessore, visto che le donne "non sono capaci"). Ieri inizio dei lavori, oggi continuo dei lavori, e riunione della preside con le rappresentanti di classe. Speriamo che DOPO i lavori rifacciano i controlli e le misurazioni. Si sa mai, che siano davvero questi due cavi.
La piccoletta, a scuola, non ci vuole proprio andare. Questa mattina uscita alle 8:15 insieme al piccolo ingegnere, accompagnamento del piccolo ingegnere a scuola, bar con due compagni di classe a bere il succo prima di scuola, felice come una pasqua. Appena siamo entrate a scuola e ci siamo tolte la giacca, pianto dirotto. Lasciata in pianto dirotto, perché la maestra la sgridava, perché lei piangeva.
Alle 14, colloquio con le maestre. Presenzierà anche l'ingegnere, che si aggiudicherà infine la palma d'oro del miglior padre di tutti i tempi, edizione 2009. Sono ironica ma dico sul serio: l'ingegnere è davvero un padre eccezionale, e i suoi figli lo sanno.
La piccoletta, a scuola, non ci vuole proprio andare. Questa mattina uscita alle 8:15 insieme al piccolo ingegnere, accompagnamento del piccolo ingegnere a scuola, bar con due compagni di classe a bere il succo prima di scuola, felice come una pasqua. Appena siamo entrate a scuola e ci siamo tolte la giacca, pianto dirotto. Lasciata in pianto dirotto, perché la maestra la sgridava, perché lei piangeva.
Alle 14, colloquio con le maestre. Presenzierà anche l'ingegnere, che si aggiudicherà infine la palma d'oro del miglior padre di tutti i tempi, edizione 2009. Sono ironica ma dico sul serio: l'ingegnere è davvero un padre eccezionale, e i suoi figli lo sanno.
mercoledì 5 novembre 2008
La lotta della ragione contro la superstizione
In casa nostra spariscono le cose. Oddio, non che ci voglia molto a perdere qualcosa, con tutti il caos che c'è. Comunque spariscono pantaloni, scarpe, chiavi, giochi, tappeti educativi, e dopo qualche tempo ricompaiono in luoghi dove avevo guardato cento volte. Io sostengo che in casa nostra ci sono i fantasmi che si divertono a farci gli scherzi, l'ingegnere mi guarda con disapprovazione.
02 Settembre
"Abbiamo perso le chiavi di casa, quelle che usa santaKashmere. Non le trovo più"
"Ma no, figurati, le avrà la marisa in portineria"
"Ma no, gliele ho chieste tesoro, non ce le ha".
27 Ottobre
"Mamma, ho perso il gormito, proprio qui, stavo giocando e adesso non lo trovo più!!"
Un'ora a cercare il gormito.
Passano due giorni, arriva santaKashmere, il gormito non si trova.
"Tesoro, vedrai che la sera del 31 ottobre, che è Halloween, il gormito salterà fuori". Ci credo bene, se non salta fuori la notte dei fantasmi...
31 Ottobre
Merenda di Halloween. Il piccolo ingegnere perde un altro gormito. Lo cerchiamo per un'ora, sotto i letti, dietro i cubi impilati dei giochi, nei cassetti. Il prezioso gormito, regalo dell'ingegnere al suo junior, non si trova. In compenso, mentre il piccolo si sta lavando i denti prima di andare a dormire...
"Mammmaaaaaa!!!!! Ho trovato l'altro gormito!!!!!"
"E dov'era?!?"
"Dietro il bidet"
Guardo l'ingegnere.
"SantaKashmere avrà pulito almeno due volte il bagno..."
"Questo non depone a favore del modo in cui santaK. pulisce, tutto qui".
04 Novembre
Signora, trovato chiavi nel portaombrelli
"SantaK ha trovato le chiavi nel portaombrelli"
"Impossibile, ci ho guardato un sacco di volte. Le avrà avute lei e se le è dimenticate da qualche parte".
Ieri sera, l'ingegnere ha deciso che doveva a tutti i costi trovare il gormito perso prima che quest'ultimo saltasse fuori di nuovo in modo misterioso, come i due oggetti precedenti. E, dopo mezz'ora, con un colpo di genio, si è arrampicato sulla scala e ha guardato in cima ai mobili. L'ha trovato. Mi ha guardato trionfante.
"I fantasmi, eh?"
Ma non gli ho detto che la mattina stessa, in casa da sola, a un certo punto ho esclamato: "Beh, adesso però tirate fuori quest'altro gormito!!"
La lotta della ragione contro la superstizione continua.
martedì 4 novembre 2008
4 Novembre
For November 4: If you haven't already voted, VOTE. You're very good at nudging
others to do something instead of just vegetate. You have a gift for motivating
and tipping the balance just enough to get another's full attention. When
necessary, you're not afraid to use a little guilt to wake up another's sleeping
ethics.
Il mio oroscopo di oggi è clamorosamente smentito da 7 anni di matrimonio, per non parlare di quelli precedenti...
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