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giovedì 26 aprile 2012

Ma voi vorreste che vostro figlio fosse Messi o Maradona?

Riprendo il titolo dall'editoriale di oggi di Gramellini su La Stampa, Perché Messi non è Maradona, con il quale non so bene se essere d'accordo o no (più no che sì, probabilmente).

Innanzitutto, perché di calcio non so proprio niente (sono quella che passa le partite a chiedere "Ma questo chi è?"). In secondo luogo, perché non so se sei proprio solo tu che fai vincere le partite alla tua squadra.

Comunque.

Dato che il calcio è anche una metafora di vita, la questione che mi attanaglia è questa: preferireste avere un figlio genio-di-successo, ma infelice nella vita (perché diciamocelo, quanti pittori-musicisti-attori-scrittori dei quali ricordiamo il nome possono dire di avere avuto una vita felice, o quantomeno mentalmente sana?) o un figlio geniale ma che si accontenta di una vita approssimativamente vicino alla felicità?

Ecco, non che io sia la madre di Baudelaire o di Emily Bronte, ma questa domanda un bel giorno me la sono posta. Chiaramente, io preferirei essere la madre di Messi. E non so se Maradona sarebbe diventato Maradona, con una madre come me. Ma... E se avessi avuto un figlio come Maradona?

E poi c'è questo stereotipo tipicamente post-romantico di genio e sregolatezza, che continua a produrre un sacco di sregolati e pochi geni, di questi tempi. E mi viene da pensare che forse su questo stereotipo bisognerebbe che si ragionasse un po', ma poi non lo so. Voi che ne dite?

venerdì 25 giugno 2010

Di Brain Drain e ipocrisia italica


Cavolo.
Mi ero ripromessa di non scriverlo.
A posteriori, soprattutto, quando milioni e milioni di italiani hanno ormai sparso fiumi di inchiostro telematico sull'argomento.

C'era una volta un allenatore.
Era un allenatore molto bravo, e anche piuttosto giovane.
Dopo aver vinto molto, con un club, gli fu proposto un posto in Nazionale.
Non nella sua Nazionale, perché lì non c'era posto: c'erano molti altri allenatori, più vecchi di lui, soprattutto c'era il Gran Decano degli Allenatori, per cui nisba.

L'allenatore, allora, fu chiamato ad allenare un'altra Nazionale, lassù a Nord: perché in Italia era considerato troppo giovane, ma all'estero no.

E quindi l'allenatore partì, e andò ad allenare una Nazionale un po' ammaccata. L'allenatore, come tutti gli italiani competenti all'estero ma non in Patria, si conquistò subito la stima di colleghi ed esperti del settore.

Ora la sua Nazionale è competente, quella italica pare di no, e i quotidiani italiani parlano di "tragedia nazionale".

Sostituite la parola allenatore a ricercatore, e vedete che il dicorso non fa una grinza.


domenica 18 gennaio 2009

Kakà, Milano e noi


Venerdì sera una tegola è caduta in testa all'ingegnere, e da allora non è più lo stesso: Kakà andrà al Manchester o resterà a Milano? Accetterà di guadagnare quei 4 milioni di euro in meno al mese? Il Milan rifiuterà questo affare d'oro? Kakà penserà più al prestigio o al portafoglio? L'ingegnere è assente, in ansia, tormentato da queste domande, continua a ripetere che andare a giocare nel Manchester City sarebbe come andare a giocare nell'Udinese, e che gli frega a Kakà di guadagnare 4 milioni di euro in più al mese, in fondo. Arriva a casa dopo una cena tra amici, e accende la TV. Stiamo ascoltando la radio,e improvvisamente gira sul canale delle notizie. Insomma, sono momenti di attesa nella nostra famiglia. E che Dio ce la mandi buona.