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mercoledì 14 novembre 2012

#Dicelamamma: Volevo solo G come giocare, e F come Fare Incantesimi

Wonderbook: Il libro degli Incantesimi per Playstation 3

C’è un periodo, nella vita delle mamme, in cui: "Mamma, giochiamo con le macchinine?", "Mamma, giochiamo a Barbie?", "Mamma, giochiamo?". Ricordo le mezz’ore a far rotolare la palla di spugna sul pavimento, quando stavano seduti ma non gattonavano ancora; i pomeriggi al mare a giocare con le macchinine, quando papà è a far dormire la più piccola ma il grande non ne vuole sapere; i puzzle fatti insieme, quando aspetti che sia lei a mettere il pezzo al posto giusto, e fai il tifo; i pianti, quando "Mi spiace, ma la mamma non ha proprio tempo".

Poi, pian piano, nessuno più chiede alla mamma di giocare.

Com'è, 'sta storia, che nessuno chiede più alla mamma di giocare?

Iniziano i giochi con gli amici, le partite all’ultimo videogame, la collezione di figurine, il gioco di fantasia con i personaggi della saga preferita, i libri, i fumetti e i disegni.

Ma la mamma non si perde certo d’animo, quest’anno vi frega tutti e sabato va a G come Giocare. Ci va con le sua amiche di Dicelamamma e va a scoprire un nuovo gioco, anzi no un libro, anzi no un’avventura. Un videogioco che è un libro ma che sembra un’avventura pazzesca – e infatti si chiama Wonderbook.

“Sabato andiamo in Fiera, proviamo il gioco de Il libro degli Incantesimi di Harry Potter, ti va Junior?”
“Wow mamma che bello! Il gioco per la PS3!!”
“Scusa Junior, ma come fai a saperlo?”
“Ma mammmaaaaaaaa, ho visto la pubblicità in TV!!”.

Bimbi, fate i bravi. E fatemi giocare per prima.

lunedì 27 febbraio 2012

Di mattoncini rosa. E tanto altro ancora

A Natale la sottoscritta e l'Ing. si sono trovati a fronteggiare una questione oltremodo seria: Piccoletta ha deciso di ritagliarsi il proprio personale spazio nell'Universo del Mattoncino ma, dato che tale Universo è già stato occupato dal fratello, peraltro in modo alquanto trasversale, era necessario puntare su qualcosa del tutto originale.

Proprio in quei giorni arrivava la notizia dell'imminente uscita di un Lego fatto apposta per le bambine.


Un Lego per bambine?!?

Apriti cielo. La Somma Inventrice degli omini gialli che travalicavano qualsiasi genere, razza, religione, la paladina del "tutto uguale, tutti uguali", fa un prodotto per bambine con i mattoncini rosa.

Che le profezie dei Maya stiano per avverarsi?

Inizio con il pippone genderistico e i dove andremo a finire di questo passo, l'Ing. temporeggia:
"Aspetta almeno di vederlo, prima di giudicare".

Giusto. E così, per una fortunata serie di coincidenze e dato che ormai sono una mamma-blogger-markettara***, ho potuto davvero vedere Lego Friends in anteprima, tutta sola con Piccoletta, che Junior lapidario si è rifiutato di prendere parte a un simile consesso: "Robe da femmine", ha commentato sprezzante.




Piccoletta è stata completamente risucchiata nel vortice dei mattoncini rosa, fucsia, bianchi, verdi e celesti: ha montato Lego per due ore filate, seduta accanto a un bimbo dai riccioli biondi e gli occhi azzurri, riemergendo con la sua costruzione realizzata senza intrusioni dei super-esperti maschi di casa, felice come se fosse stata Brunelleschi: "Sfiiineeeeeente, mamma!", mi ha detto al termine dell'opera. Io mi sono goduta il pomeriggio con mia figlia e ho incastrato mattoncini.


Pink Stinks (soprattutto nel marketing)
Nuovi colori, alcuni molto belli (il celeste e il verde-Kermit) e nuove minifig, unico vero motivo di allarme nel Lego-pensiero del nostro Ing.: le ho scrutate per bene, con occhio attento e indagatore sugli stereotipi di genere. E. "Deliziose", come dice Piccoletta, niente a che vedere con le Winx o con quello che vediamo in TV da queste parti. Sono bambine, sono pulite. Fine.
E se la Somma Inventrice dell'indifferenziato fosse ancora più avanti, e fosse già andata oltre la cultura del genere e la riappropriazione delle differenza, maschile/femminile, giallo/rosa/marrone, e della parità nella differenza, e noi non ce ne fossimo accorti?
E poi, e questa è sicuramente la caratteristica più importante per un giocattolo, è un Lego giocabile da matti, esattamente come tutti gli altri. Anzi, a dir la verità è un po' più nuovo: dopo due ore passate a montare questi mattoncini, guardi sul catalogo Lego City e ti sembra un prodotto inesorabilmente marchiato Anni Settanta.

E' vero, la comunicazione ha voluto sottolineare più la differenza (Nuovo!! Lego per bambine!!, che fa tanto Donnee!! E' arrivato l'arrotino!!) che la continuità con le altre serie in commercio. Tanto più che esistono molte serie adatte ANCHE alle bambine: la fattoria, i cavalieri, la casa, il castello... Purtroppo sono tutte serie un po' dimenticate che io, se fossi il sig. Lego e volessi a tutti i costi conquistare il mercato delle bambine, potenzierei fuor da ogni dubbio. Senza dire che è per bambine, senza per forza fare i mattoncini rosa, così per una volta valorizziamo il prodotto e non la comunicazione.

Perché, e questa è una riflessione maturata in anni e anni di scatole di Lego montate, quello che ha fatto la differenza è stata la capacità di narrazione di queste costruzioni: le serie che sono andate meglio in assoluto sono quelle che si sono appoggiate sulle grandi narrazioni. Ed è lo sforzo che i giochi belli e originali devono fare, oggi come cinquant'anni fa (ma oggi in modo diverso, e oggi è più difficile perché i bambini sono molto sofisticati, sotto questo punto di vista): saper raccontare una storia ai bambini, al di là del gioco stesso. Lego Friends, almeno, ci prova e prova a promuovere anche una visione che non è per forza epica, ma è molto quotidiana: collaborazione, iniziativa, essere utili alla città.

Robe da femmine
"Junior, ma se ci inventassimo un Lego Friends da maschi?"
"Mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh"
"Dai, che lavori possiamo mettere?"
"Inventore scienziato astrofisico la palestra di ginnastica il giornale l'officina delle macchine..."

E quello che volete voi.
Io voglio una redazione di giornale con un direttore bimba.


***Di mammedimarketing
Proprio mentre avevo nel taschino questo post la polemica sulle mamme-blogger-vendute-al-marketing rinfocolava sul blog di Loredana Lipperini, con tanto di De profundis sulla capacità critica e/o innovativa di noialtre (già solo su questo assunto si potrebbero scrivere dieci post, per quanto mi riguarda). Per conto mio, ho avuto la possibilità di sperimentare e vi racconto quello che ho visto con le mie riflessioni appiccicate a margine, né più né meno di quando vi racconto dei marciapiedi di Milano o sparo a zero sulle compagnie telefoniche. Ai miei dieci lettori, l'ardua sentenza.

venerdì 17 dicembre 2010

Cara Mattel, ti scrivo

Cara Mattel,
abbiamo già scritto la letterina a Gesù Bambino, anche con qualche post scriptum nel quale aggiungiamo man mano qualche gioco che improvvisamente ci appare irrinunciabile (vedremo, poi, cosa ci porterà Gesù Bambino, e se è il caso di rottamarlo con Babbo Natale, come hanno già fatto i nostri cugini e quasi tutti i nostri amici).

Comunque oggi ti scrivo una lettera da mamma.
E vorrei che questa lettera arrivasse, cara Mattel, direttamente nella casella del Responsabile Prodotto di quella meravigliosa tua creazione chiamata Barbie.

Ora, cara Mattel, sei fortunata. Non sono una di quelle mamme che pensano che Barbie sia un pessimo modello comportamentale per le proprie figlie, semmai pensano che gli adulti siano un pessimo modello comportamentale per le proprie figlie. Non sono una di quelle mamme che si angoscia perché Barbie è troppo magra, o troppo tettuta (adesso, poi, le avete messo pure le mutande, mica come quando eravamo piccole noi).

Quello su cui vorrei farvi riflettere, oltre a certe orrende creazioni assolutamente irrispettose del target di età delle bambine che utilizzano Barbie (temo che ormai non si vada oltre gli 8 anni, ma potrei sbagliarmi), e sto parlando della Barbie con macchina fotografica incorporata che M di Ms segnalò tempo fa, in una conversazione, è il modo in cui avete costruito il prodotto.

Barbie è un prodotto costruito esclusivamente sull'accumulo (fine a se stesso) di... Barbie. Mi spiego meglio. Ho due Barbie, e a questo punto non so che farci. Voglio il cavallo di Barbie? Devo comperare la terza Barbie. Voglio i cagnolini o i gattini? Ecco la quarta Barbie. Voglio il vestito dell'ultimo film? Quinta, sesta, settima Barbie.

Le collezioni dei vestiti di Barbie hanno meno capi, e sono più costose, di una collezione di Armani Privé (e poi ci lamentiamo della sleale concorrenza dei cinesi, anche nella produzione dei vestiti di Barbie). Per non parlare di quello che con un termine non tecnico potremmo chiamare la "costruzione del contesto": vi ricordate la casa di Barbie? Quella di cartone, con l'ascensore di plastica con il filo? Era una cosa semplice, pulita, molto giocabile. Ora costa (visto sul catalogo di un ipermercato) 200 €.

Ecco, la mia critica è proprio questa: Barbie è un gioco poco giocabile. Si è trasformato in uno status symbol (per cui le bambine fanno la conta di quante Barbie hai tu, e quante ne ho io), ma non è un gioco al quale è difficile affezionarsi.

Capisco perfettamente che a voi tutto questo ragionamento non cambi nulla: perché vendere tre gattini di plastica a 20 € quando con la Barbie veterinaria annessa possono essere venduti a 40€?

Ve lo dico io, perché: perché se produceste meno Barbie e più fantasia, più accessori, più giocabilità, vendereste lo stesso, e per più tempo, con una maggiore differenziazione del prodotto.

E' proprio questa mancanza di fantasia, cara Mattel, che mi fa molta tristezza, molto più dei fianchi stretti e delle poppe grandi, della "Magia della Moda", degli occhioni azzurri e verdi e dei completini un po' da zoccola (ma Barbie è sempre stata un po' zoccola, diciamocelo, e poche di noi ne hanno subito pesanti conseguenze nella vita, mi sembra).

Buon Natale, cara Mattel.
Lorenza

P.S. Cara Mattel, un'ultima preghiera. Ken non è mai stato un mostro di mascolinità, il confronto con Big Jim è sempre stato schiacciante, ma Big Jim era più basso di Barbie e questa elementare caratteristica l'ha squalificato per sempre. Ma i Ken in giro in questo momento sono veramente un inno alla singletudine, per la povera Barbie. Per favore, ridateci anche un Ken degno di risvegliare nelle nostre Barbie un qualche istinto primordiale. Grazie.

martedì 17 febbraio 2009

Fortuna e talento


C'è un gioco che piace molto al piccolo ingegnere, perché nessuno lo batte, in quel gioco: è il memory. Domenica pomeriggio stavamo giocando e, al solito, lui vinceva. Poi è anche fortunato.

"Fortuna e talento, mamma, ci vogliono fortuna e talento".

Una mamma ha giustamente il diritto di chiedersi dove i figli attingano a certe perle di saggezza.

venerdì 9 gennaio 2009

Giochi Preziosi e me


Posso dirlo?
Sì, posso dirlo perché tanto 'sto blog non lo legge nessuno.
I giocattoli della Giochi Preziosi, linea dei Gormiti esclusa, fanno un po' schifo.

Le Winx si smontano dopo circa 3 mesi di utilizzo comune da parte di una bambina normale di 3 anni. Infatti ora la Rainbow, detentrice del marchio, ha dato il licensing alla Simba, sono tedeschi. Speriamo che la solidità delle nuove Winx sia pari a quella delle macchine tedesche.

Il bosco dei Cuccioli cerca Amici, una roba che è costata uno sproposito (39 € per tre pezzi di plastica) si è rotto alle prime due giocate: saltato lo scivolo che conduce nello stagno.

Per il resto, quelli della Giochi Preziosi sono dei geni del marketing, anche se comperare oggetti di questa marca suscita nella sottoscritta degli scrupoli morali, quasi come andare a fare la spesa all'Esselunga.

lunedì 29 dicembre 2008

Invasioni aliene e poteri paranormali


Siamo stati invasi. Da una massa critica di giochi e scatoloni di giochi che, sommati al numero di borse e sacchetti vaganti per casa già prima dell'invasione, hanno creato un effetto bomba atomica.
E così la sistemazione della camera dei due piccoli si impone.
Ieri, domenica pomeriggio. Smaltiti i postumi della festa di compleanno del piccolo ingegnere, l'ingegnere (quello grande) esclama con decisione irremovibile:
"Andiamo all'IKEA".
Sono eventi che vanno segnati sul calendario.
Tempo 15 minuti, ha iniziato a nevicare.
Anche l'ingegnere, al pari degli spiriti birichini che popolano la nostra casa, possiede poteri paranormali. E all'IKEA, ovviamente, non ci siamo più andati.

giovedì 11 dicembre 2008

Stress natalizi


"Mamma, ma Gesù Bambino mi porterà i regali?" mi chiede la piccola, sull'orlo del pianto, appena sveglia.
Lo stress del Natale prima o poi assale tutti, grandi e piccini.

domenica 14 settembre 2008

Alla fine


Alla fine il mal di testa ha avuto il sopravvento su tutto. E mentre ieri sera ero sdraiata al buio, avevo due piccoli dottori che mi visitavano: "Il cuore batte pianissimo", sentenzia il piccolo ingegnere. "Facciamole una puntura", aggiugne la piccola. Alla fine, sono stata abbandonata sul letto, circondata di pelouche. Il richiamo della Wii è stato più forte di qualsiasi interesse medico-scientifico.