Cara Mattel,
abbiamo già scritto la letterina a Gesù Bambino, anche con qualche post scriptum nel quale aggiungiamo man mano qualche gioco che improvvisamente ci appare irrinunciabile (vedremo, poi, cosa ci porterà Gesù Bambino, e se è il caso di rottamarlo con Babbo Natale, come hanno già fatto i nostri cugini e quasi tutti i nostri amici).
Comunque oggi ti scrivo una lettera da mamma.
E vorrei che questa lettera arrivasse, cara Mattel, direttamente nella casella del Responsabile Prodotto di quella meravigliosa tua creazione chiamata Barbie.
Ora, cara Mattel, sei fortunata. Non sono una di quelle mamme che pensano che Barbie sia un pessimo modello comportamentale per le proprie figlie, semmai pensano che gli adulti siano un pessimo modello comportamentale per le proprie figlie. Non sono una di quelle mamme che si angoscia perché Barbie è troppo magra, o troppo tettuta (adesso, poi, le avete messo pure le mutande, mica come quando eravamo piccole noi).
Quello su cui vorrei farvi riflettere, oltre a certe orrende creazioni assolutamente irrispettose del target di età delle bambine che utilizzano Barbie (temo che ormai non si vada oltre gli 8 anni, ma potrei sbagliarmi), e sto parlando della Barbie con macchina fotografica incorporata che
M di Ms segnalò tempo fa, in una conversazione, è il modo in cui avete costruito il prodotto.
Barbie è un prodotto costruito esclusivamente sull'accumulo (fine a se stesso) di... Barbie. Mi spiego meglio. Ho due Barbie, e a questo punto non so che farci. Voglio il cavallo di Barbie? Devo comperare la terza Barbie. Voglio i cagnolini o i gattini? Ecco la quarta Barbie. Voglio il vestito dell'ultimo film? Quinta, sesta, settima Barbie.
Le collezioni dei vestiti di Barbie hanno meno capi, e sono più costose, di una collezione di Armani Privé (e poi ci lamentiamo della sleale concorrenza dei cinesi, anche nella produzione dei vestiti di Barbie). Per non parlare di quello che con un termine non tecnico potremmo chiamare la "costruzione del contesto": vi ricordate la casa di Barbie? Quella di cartone, con l'ascensore di plastica con il filo? Era una cosa semplice, pulita, molto giocabile. Ora costa (visto sul catalogo di un ipermercato) 200 €.
Ecco, la mia critica è proprio questa: Barbie è un gioco poco giocabile. Si è trasformato in uno status symbol (per cui le bambine fanno la conta di quante Barbie hai tu, e quante ne ho io), ma non è un gioco al quale è difficile affezionarsi.
Capisco perfettamente che a voi tutto questo ragionamento non cambi nulla: perché vendere tre gattini di plastica a 20 € quando con la Barbie veterinaria annessa possono essere venduti a 40€?
Ve lo dico io, perché: perché se produceste meno Barbie e più fantasia, più accessori, più giocabilità, vendereste lo stesso, e per più tempo, con una maggiore differenziazione del prodotto.
E' proprio questa mancanza di fantasia, cara Mattel, che mi fa molta tristezza, molto più dei fianchi stretti e delle poppe grandi, della "Magia della Moda", degli occhioni azzurri e verdi e dei completini un po' da zoccola (ma Barbie è sempre stata un po' zoccola, diciamocelo, e poche di noi ne hanno subito pesanti conseguenze nella vita, mi sembra).
Buon Natale, cara Mattel.
Lorenza
P.S. Cara Mattel, un'ultima preghiera. Ken non è mai stato un mostro di mascolinità, il confronto con Big Jim è sempre stato schiacciante, ma Big Jim era più basso di Barbie e questa elementare caratteristica l'ha squalificato per sempre. Ma i Ken in giro in questo momento sono veramente un inno alla singletudine, per la povera Barbie. Per favore, ridateci anche un Ken degno di risvegliare nelle nostre Barbie un qualche istinto primordiale. Grazie.