lunedì 15 marzo 2010

Mia figlia mi guarda (e commenta)


"Ti sistemo io i capelli, mamma!"
"Okkai"
"Ecco mamma, adesso sembri proprio LA NONNA DELLA GIULIA"

"Mamma sei bella"
"Grazie, amore"
"Mamma, ma questi cosa sono?"
"Brufoli, tesoro"

"Mamma, sei bella"
"Grazie, amore"
"Mamma, ma perché hai i brufoli se sei bella?"

"Mamma, ma tu sei una bambina?"
"No amore, sono una mamma, tu sei una bambina"
"E allora perché ti vesti da bambina?!?"

Non so se nel weekend è stato più difficile sostenere la sindacalista della CISL che si è presentata ad un convegno su maternità e lavoro dichiarando di avere scelto di non fare figli, o mia figlia.

giovedì 11 marzo 2010

Schiscetta Day a Milano






La scorsa settimana, alcune scuole di Milano hanno pacificamente protestato per il servizio offerto dalla società che gestisce la mensa di tutte le scuole milanesi, la Milano Ristorazione. A fronte di un aumento (considerevole, soprattutto per chi ha figli unici) della retta mensile, il servizio e la qualità del cibo sembrano essere peggiorati.

Quindi, i bimbi sono andati a scuola con un sacchetto vuoto, con scritto ben chiaro SCHISCETTADAY (in un milanenglish esagerato, per la traduzione chiamate il Don Lisander).

La notizia e le foto arrivano un po' in ritardo, per motivi tecnici (la sottoscritta era in vacanza e la piccoletta nulla sa, dello SchiscettaDay che si è celebrato lo scorso venerdì alla sua scuola) ma mi piace segnalarvi questa iniziativa, che è stata ripresa dalle cronache locali e che meriterebbe un'accurata riflessione e qualche inchiesta giornalistica in più. Siamo inondati di volantini promozionali sulla qualità del cibo della Milano Ristorazione (per lo più aleatori, con un lungo elenco di fornitori di cui nulla più si sa, oltre al nome), ma più di una mamma alza il sopracciglio dubbiosa. Qualcuno griderà alla manipolazione del minore inconsapevole, per questa protesta?

martedì 9 marzo 2010

La morale della favola



Spesso mi hanno accusato di dover trovare una morale della favola a tutti i costi.
Io, però, ho questa fissa di trovare un senso, alle cose che mi succedono (che forse c'era una canzone che diceva più o meno così, ma non ricordo).

Gennaio e Febbraio sono stati due mesi di caos puro - e poco calmo.

Ad un certo punto, anche il caos tocca il suo vertice, in episodi apparentemente di poco conto, quei secondi che scivolano via veloci in una giornata ma che ti restano dentro per tutta la vita (come dire, Joyce le chiamava epiphany, per intenderci).

Sono attimi.
Ma sono attimi in cui capisci e senti cose che sapevi da mò.

E così, in questo ultimo attimo di epifania, ho pensato al Judo e al Tai-Chi.

La cosa che mi ha sempre veramente affascinato, di queste arti marziali, è la capacità di sfruttare la forza dell'avversario per sconfiggerlo, invece di contrastarlo direttamente. E' una disciplina fisica, ma è anche un atteggiamento mentale.

All'apice parossistico del caos, mi sono detta: "Ok, sapete che c'è? Ora io mi siedo qui, a braccia conserte, accanto al fiume che scorre. E vada come vada, tanto non muore nessuno."

Non mi dannerò più per stare dietro a tutte le richieste, non tenterò più di forzare gli eventi e cambiarli secondo uno schema mentale mio (o, peggio ancora, neanche mio), ma userò gli eventi per arrivare da qualche parte (ah ah, non chiedetemi dove, però!!)

Prendo quello che succede per quello che è, senza lasciarmi governare.
E se non lo governo, pazienza.
Ne sfrutto la forza, comunque.

Mi sono resa conto che ho passato troppi anni a tentare di mettere insieme le tessere in un recinto troppo piccolo per farcele stare tutte. Per cui, ho deciso di togliere le staccionate al recinto.

E funziona, eh.
Ti obbliga a un continuo esercizio mentale, e a chiederti come puoi utilizzare questa cosa senza contrastarla a priori. Ma la prospettiva cambia completamente.

Vedete, per esempio.
Questa mattina doveva arrivare alle 9 il nuovo angelo del focolare domestico - che 'sto focolare domestico, sono giorni che nessuno passa più l'aspirapolvere, per dire.
Voi l'avete vista?
Io no.
Siete riusciti a chiamarla sul cellulare?
Io no, il cellulare è spento.
Arriverà?
Boh.

Intanto, scrivo un post.
E mi chiedo se questo nuovo atteggiamento mi porterà all'illuminazione, o dal dottore con un'ulcera perforante.

giovedì 4 marzo 2010

Ci sono, eh. E faccio un appello a tutte le donne

Son viva, eh.
Imperdonabilmente viva, direi.
E scrivo questo post di fretta e senza rileggere, ma lo devo scrivere che la festa della donna si avvicina e certe cose devo proprio scriverle (male e senza rileggere, ma le devo scrivere).

E dunque, questo post in fondo nasce un bel po' di tempo fa.
Nasce quando sono andata a comperare un regalo da Abercrombie&Fitch, che non sto a spiegarvi ma dico solo che all'ingresso ci sono i modelli a torso nudo e le ragazzine che si fanno fare le foto (dalle madri, alcune, poco emancipate) e i commessi più bellocci di Milano (anche se mi sentivo più Mrs. Robinson che Poison Ivy, comunque).

Che, al di là di tutto, quando sono entrata ho pensato:
MA DE CHE, NOI DONNE VOGLIAMO FORSE L'UOMO OGGETTO?

Che è una sensibilità che ho io, perché sono Mrs. Robinson.
Ma che manca del tutto alle ragazzine di oggi, mi sembra.

Oggi mi arriva nella casella di posta elettronica una mail. Un'interessante iniziativa di una grossa catena di distribuzione di consumer electronics o come cavolo si dice in occasione dell'8 Marzo: donne, venite a vedere Iron Man, omoni coi bicipiti d'oro che stireranno per voi.
Omoni.
Coi bicipiti pompati.
Stireranno.
Per voi.

Perché il retropensiero di tutto ciò è:
la donna stira (che volete che faccia, d'altro?)
la donna che stira è una povera frustrata che non vede l'ora di vedere un uomo (figo) che stira al posto suo.

Donne, per favore.
Non facciamoci fare fesse.
La parità non è l'uguaglianza.

Andare a vedere gli uomini che si spogliano l'8 Marzo è quanto di più avvilente ci sia.
E' la negazione stessa della festa dell'8 Marzo, diciamocelo.

La parità non è l'uguaglianza.
E su questa cosa, noi donne, abbiamo ancora di che meditare.