martedì 28 agosto 2012

Padre Pluche

Normandia su Flickr
"Signore Buon Dio
abbiate pazienza
son di nuovo io.

(...)

Il problema è questa strada
bella strada
questa strada che corre
e scorre
e soccorre
ma non corre diritta
come potrebbe
e nemmeno storta
come saprebbe
no.
Curiosamente,
si disfa.
(...)

Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è una cosa da uomini, in generale, perdersi. (...) Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre scorre soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua dritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Dritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro, ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, la complica. Adesso è uno di quei momenti che la complica.

(...)

Così adesso, volendo riassumere volendo, il problema è questo, che ho tante strade intorno e nessuna dentro, anzi a voler essere precisi, nessuna dentro e quattro intorno. (...) Come vedete non è che io non abbia le idee chiare, le ho chiarissime ma solo fino a un certo punto della questione. So perfettamente qual è la domanda. 
E' la risposta che mi manca." 
                                                                                                                    A. Baricco, Oceano Mare

lunedì 23 luglio 2012

Scenari dell'estate sospesa

@The Metapicture


Scenario I
L'umanità si è ravveduta.
Io ho avuto il mio (stra-meritato e stra-dovuto, diciamocelo) contratto a tempo indeterminato, faccio il mio (stra-desiderato) dottorato di ricerca, frequento il club degli Amici d'Europa, l'Ing. ha avuto la sua promozione, abbiamo una casa per la quale nessuno ci chiederà più "Ma non avete bisogno di una stanza in più?!?", ho una tata meravigliosa che Mary Poppins le fa un baffo, e Cenerentola non sapeva lavare i pavimenti, al confronti. Junior si avvia come un piccolo boy-scout verso le scuole medie, fa dieci sport e legge dieci libri al mese, Piccoletta ha capito finalmente perché non le faccio vedere "Non Può Essere", coltiva rapporti sereni ed equilibrati con le sue compagne e amiche, è convinta che prima o poi avrà una fattoria.

Scenario II
Il meteorite è caduto.
Sono disoccupata. Abbiamo ricominciato a coltivare il pezzettino di terra che costituiva l'orto del nonno, che però produce pomodori a settembre e cavoli a marzo, essendo esposto a Nord e circondato da alberi. Abbiamo una capra (per il latte) e le galline (per le uova). Taglio e cucio scamiciati in lana cotta per piccoletta, io che mi ero esibita al massimo in onerosissimi punti croce per le sacchette dell'asilo, per i pantaloni di Junior non ho ancora capito bene come fare. Lo Stato Italiano non paga più gli stipendi alle maestre, e le scuole a settembre non hanno riaperto: studiamo a casa, tutti insieme, la mattina. Cucino biscotti, perché quelli confezionati sono troppo cari. Viviamo tutti a casa della Grande Nonna, che dà di matto per la presenza simultanea del cane, della capra e delle galline, tutti esseri animali puzzolenti e altamente indesiderati, ma che non può fare altrimenti perché è rimasta senza pensione. La casa di Milano è chiusa e sfitta. Con lo stipendio dell'Ing. paghiamo la luce, l'acqua, il gas, il riscaldamento e la connessione a Internet, da dove scarico le lezioni online per i bimbi e le istruzioni per coltivare l'orto (sulle capre non si trova granché).

Passano i giorni, Scenario I e Scenario II si sovrappongono nella mia mente senza sosta: ricevo una mail con un invito, ecco Scenario I, pago la spesa al supermercato sottocasa, ecco Scenario II. C'è da dire però che Scenario II mi accompagna più volentieri, in questa fine di luglio. E quindi, già che ci siamo, datemi qualche buon consiglio su come allevare una capra.

lunedì 9 luglio 2012

Tra Renzo Tramaglino e Don Chisciotte: walking on the wild side



Una bicicletta trovata su Flickr

Di questi tempi, penso spesso a Renzo Tramaglino.
Mi sento spesso come Renzo Tramaglino, alle prese con una legislazione barocca di cui non capisce il senso, oltre che la lettera. Lui vuole solo sposare Lucia, avere un lavoro e tanti figli, e vivere la sua vita nel paesino.
E' un'aspirazione così banale, così insulsa, così idiota?
A leggere i Promessi Sposi a sedici anni, viene da pensare di sì.
A ripensarci una ventina di anni dopo, proprio no: Renzo non era uno che si accontentava di poco.

In questi giorni mi sento un po' Don Chisciotte, che non conosco sul serio.
A sedici anni e più, la figura di don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento per amore di giustizia mi affascinava.Finché, una ventina di anni dopo, ho iniziato a lottare contro i mulini a vento. Che sono i muri di gomma che circondano la vita: le persone che non hanno mai responsabilità di niente, lo strascico interminabile delle chiamate ai call center, le domande alle quali nessuno vuole dare risposta, le pratiche mai partite, le ore spese a capire come venirne fuori, le linee telefoniche che a un certo punto, straziate pure loro dalla conversazione o dall'attesa, si suicidano. Pazienza se succede alla linea telefonica dell'ASL. Ma se capita alla linea telefonica della Grande Multinazionale del Telefono, è un po' strano - o, quantomeno, ridicolo.

Ogni estate ha la sua canzone.
La mia canzone dell'estate 2012 ha 40 anni.
Un po' vecchiotta, direte voi.
E avete ragione (insomma, il mood del post è un po' d'antan, in effetti, tra Renzo Tramaglino e don Chisciotte, non so se Lou Reed ne sarebbe proprio contento)

Parla di travestiti, e di altre cose che poco si addicono alla figura immacolata di una madre di famiglia - parla comunque di cambiamento, e dopo e durante l'estate ne vedremo delle belle - non chiedetemi quali, però, perché in questo momento proprio non lo so.

Forse sarà sufficiente l'ebbrezza di essere riusciti a pagare le tasse, di questi tempi (in effetti, che me ne faccio io dei mulini a vento, dei capponi e delle droghe quando posso vivere in questo Paese in qualità di contribuente?!?)

Intanto, vi dico che quest'inverno il gelsomino è morto.
L'Ing. ne ha piantato un altro, ma sapete che il gelsomino è metafora.
E dunque anche questo blog cambierà pelle - non chiedetemi quale sarà, però, perché in questo momento proprio non lo so.

Buona estate, cari i miei dieci lettori.
Take care, and have fun

lunedì 11 giugno 2012

Di #mammacheblog, cibo per la mente e sfide tecnologiche


In pillole
Incontrare facce belle e donne che combattono con il futuro in tasca, nonostante il futuro.

Ammirare il lavoro di Jolanda Restano e di FattoreMamma, e ancora una volta ritrovarsi a pensare che la bravura non è casuale ma è il risultato di una somma precisa: talento+passione+impegno.

Scappare a comperare una lavatrice, che si è rotta dieci giorni fa e la Grande Nonna ha minacciato di tagliarci il lavaggio panni, quando ha saputo che invece di essere al Centro Commerciale eravamo al Quanta Village.


In inglese
Outstanding Luigi Centenaro, pacato e dritto al punto. Vero cibo per la mente, le sue parole.

Wasting il capitale umano presente ai MomTalk farebbe crollare qualsiasi spread. Se fosse usato tutto, e bene.

Mobilizing che mammablog vuoi essere, se uno smartphone non ce l'hai. Per cui si ringrazia ancora una volta Vodafone per avere il mio smartphone in assistenza da 3 settimane, senza sapere quando lo riavrò indietro. Per dire che una mammablogger americana, come minimo, avrebbe già denunciato la compagnia telefonica per danno professionale, o saprebbe almeno a quale numero inviare un fax. E noi siamo qui a domandarci se il mammyblogging ha una sua dignità. Per dire.