martedì 29 giugno 2010

Di libertà, e responsabilità


La prima a darmi la notizia, questa mattina di ritorno dal tour di accompagnamento figli, non poteva che essere laMarisa: "Ha sentito, signora...?"

Ho capito al volo.

Poi ho letto qua e là, soprattutto questo post di Blimunda.

La mia mente è andata ad una conversazione tra coppie di genitori di cinquenni, fatta proprio poco tempo fa, una sera a cena.

Lui ci racconta di quando si lanciava con il paracadute.
Dell'adrenalina, delle sensazioni, dell'abbassare sempre un po' il limite, dell'aprire il paracadute sempre un po' dopo.

Lei ci racconta che lo ha accompagnato un paio di volte.
Che ogni tanto arrivava, lontana, la notizia di qualcuno che era finito su un albero, un cancello, in un torrente.
Che dopo un po', lei gli ha detto: "O me, o il paracadute".

Lui ha scelto lei.

Ecco, non credo sia questione di moralismo.
Credo sia questione di libertà, e soprattutto di responsabilità.

Non ho una risposta, o una teoria, perché la nostra responsabilità ce la giochiamo ogni giorno, nello sguardo dei nostri figli.

12 commenti:

Alessandra ha detto...

Io sono cinica e fatalista. nn puoi stare sul divano di casa e pensare che non ti succeda mai nulla. Certo, puoi dirmi "eh ma tele vai a cercare"...certo e io ti posso rispondere "dillo a quelli che attraversano la strada col verde e le strice e vengono stirati da una macchina..."
Io sono così, non fare paracadutismo non ti salva da nulla e non fare niente è ancora peggio. Mi auguro che la bimba di Taricone che era lì, non abbia capito subito. Il discorso è forse più complicato di così.baciociao

lorenza ha detto...

Anche io sono un po' cinica, e sono sempre stata fatalista, fino a quando sono diventata madre (e vabbe', è vero, però). E sono quella che, quando prende la macchina o l'aereo per lavoro, pensa sempre: "Ma se mi schianto adesso, chi lo va a raccontare ai miei figli che la loro madre è morta per uno stupido lavoro?". Mi chiedo solo se rinunciare a qualcosa per qualcosa d'altro (e mai per niente) sia sempre e solo una limitazione. E mi rendo conto che forse è più propriamente un principio di realtà. In che senso (in che direzione) più complicato di così? (è una domanda vera, eh)

Alessandra ha detto...

più complicato di quanto ho detto. più complicato delle mie parole. perchè io tremo ogni volta che so i miei figli con la babysitter, con la nonna, col padre, tremo che una macchina non li veda e li travolga, tremo che cadano e si facciano male, tremo che si soffochino, perchè quando corro a 100 all'ora in scooter non penso che posso cadere e morire, penso che devo tornare a casa e penso che se morissero loro sarei morta comunque anch'io e se penso che non posso proteggere nessuno che amo io impazzisco, e allora il discorso diventa più complicato di così.

Lanterna ha detto...

Non lo so. OK, non faccio paracadutismo né sport estremi.
Però mi dicono le statistiche che è più facile morire in automobile che su altri mezzi, e io per 4 anni ogni lunedì mi sono fatta avanti e indietro in autostrada per venire a Milano al corso di danza. Con ogni condizione, anche con nebbie che Avalon gli fa un baffo.
E i genitori che fumano? E le madri che confessano ridacchiando di aver bigiato il pap test per anni, come se fosse il liceo? E chi non tiene sotto controllo il proprio peso nonostante abbia familiarità di malattie cardiovascolari? E chi va in vacanza in Africa senza prendere il Lariam? E chi invece è andato in vacanza in Thailandia l'anno dello tsunami? E chi, come me, si dimentica da anni di fare il richiamo dell'antitetanica?
Non lo so, non me la sento di dire che certe scelte sono più responsabili di altre. Io, oltretutto, non ho un lavoro per cui fare paracadutismo può "fare curriculum": magari un attore invece sì.

lorenza ha detto...

No, è vero, è così: siamo messi di fronte alla nostra estrema fragilità, in ogni momento. E ho perfettamente chiaro il momento in cui ho capito che avere un figlio cambia radicalmente il modo di essere, anche se sei a 200 chilometri di distanza, anche se non lo vedi mai, anche se il tuo modo di comportarti non cambia per nulla. Ero ferma al semaforo, davanti al Parco Sempione. Il post non vuole assolutamente essere giudicante, ma ha solo fatto emergere una questione sulla quale sto cincischiando da molto tempo, ed è la questione sulla libertà di un genitore, del giocarsi la propria vita da adulto, e la sua responsabilità in quanto genitore. E se, davvero, tutti i tipi di responsabilità e libertà hanno le medesime conseguenze (anche questa è una domanda vera, eh)

Maddalena ha detto...

Io penso che una persona debba avere la libertà di seguire le proprie inclinazioni, che sia genitore o no. Però penso anche che se decide di mettere al mondo un figlio, per un po' di anni dovrebbe rinunciare a cose estreme..'dovrebbe'..io faccio così. Nel mio piccolo molto tranquillo, per esempio non me la sento di andare via in aereo con mio marito in vacanza lasciando a casa le bambine, eppure uno dei miei migliori amici con una figlia di 10 mesi tra poco va da solo con la moglie in Giordania e non ha neanche prenotato gli alberghi... Sono scelte e il fatalismo vale sempre.. La compagnia diceva che fosse un padre meraviglioso, peccato che con tutti i padri disgraziati che ci sono in giro se ne sia andato uno così.

Giulia ha detto...

Be' se si fa questo ragionamento nessun genitore potrebbe fare più nulla, per cui non so se tutto questo discorso mi convinca o no.

Maddalena ha detto...

Giulia spero di nooo però un po' morigerati si. Poi tutto può capitare e lo so per esperienza diretta..quando mi stavano per ammazzare in un tamponamento in autostrada...però finchè le bimbe sono piccole mi trattengo un pochino ;) Dipende poi come uno ama divertirsi..io sono una fifona!

supermambanana ha detto...

curioso come pensavo una cosa del genere stamattina (non avevo letto della notizia) perche' dovevo partire per un viaggio di lavoro, da sola. In aereo ovviamente. Perche' non era proprio un viaggio di lavoro-lavoro, sono in una conferenza ma non presento nulla, sono qui per cercare qualche ispirazione, perche' e' un momento un po' di stallo. E mi chiedevo se non fosse egoista da parte mia, che se mi capitasse qualcosa i miei bimbi mi avrebbero persa per uno sfizio. Ecco, questo credo sia cio' che mi mette a disagio dell'episodio di sopra, che molto e' messo a repentaglio per uno sfizio. Certo magari vale il parallelismo con il fumare eccetera, pero', non so, l'immediatezza causa-effetto rende il tutto molto piu' "disturbing".

lorenza ha detto...

Ho molto ripensato a questo post, e ai vostri commenti. Ripeto: non voleva assolutamente essere un giudizio sulla persona (che, peraltro, a me ha sempre ispirato molta tenerezza e stima) ma un brainstorming su alcune cose che in questo momento mi toccano particolarmente e che questo evento non ha fatto altro che svelare. Pensandoci e ripensandoci, però, anche io mi sono ritrovata a condividere l'idea che non tutte le libertà sono uguali, e che alcune implicano maggiore responsabilità di altre, quelle per cui l'immediatezza causa-effetto sono più disturbing, appunto

Lanterna ha detto...

Disturbing, per carità, ma forse preferirei un padre che si schianta col paracadute piuttosto che subire certe terribili agonie (tipo una mia amica con suo padre, morto di cancro alla laringe perchè fumava).
Poi son d'accordo che la libertà va mediata con la responsabilità, ma penso anche che il limite sia diverso per ciascuno di noi.
Voglio dire: "difendo" la scelta di Taricone pur essendo una che si lancerebbe col paracadute solo per molto denaro. Il massimo rischio che corro nella mia vita è schiantarmi in auto o morire soffocata da un nocciolo di ciliegia. Eppure non mi sento migliore di chi decide di fare scelte più controverse, soprattutto se le fa per passione e non per moda.

lorenza ha detto...

Ribadisco: non c'è nessun giudizio di valore, né tantomeno un "sentirsi migliore", ma assoluto rispetto. Ci mancherebbe. E' solo che molto spesso siamo vittime noi stessi di un concetto di libertà che dimentica la responsabilità.
E per quanto riguarda le scelte di preferenza, beh... ti assicuro che anche nella malattia di un genitore ci sono ampi spazi di libertà e di responsabilità, per far sì che la malattia non sia solo un non-senso, sebbene sempre molto doloroso. Ma questo è un altro discorso (in effetti, ripensandoci, anche i figli hanno il loro spazio di libertà e responsabilità nel giocarsi dentro le scelte dei propri genitori)