Ieri consegna simultanea delle due pagelle.
La prima, attesissima, pagella di Piccoletta (non vi sto a dire che emozione) e quella, altrettanto attesa perché non sapevamo proprio cosa aspettarci, del nostro Ing. Junior (che ormai è proprio Junior, non si può più dire Piccolo, "Piccolo a chi?" mi ha chiesto l'ultima volta, "Piccola sarà mia sorella")
E dunque.
Piccoletta ha due maestre eccezionali che la baciano, la incensano, mi dicono che è bravissima, che è una bambina da fotocopiare, e via di questo passo fin sull'orlo dell'imbarazzo mio personale. Di Junior, già si sa.
Per cui.
Junior ha avuto una pagella che il nostro Primo Ministro definirebbe sicuramente monotona: il massimo dei voti in tutte le materie, tranne una. Piccoletta ha avuto voti decisamente più bassi.
E quindi.
Al di là del mettere una pezza con Piccoletta, che giustamente non capisce sebbene noi si sia fatto ampio utilizzo di spiegazioni razionali anziché no, da ieri pomeriggio mi frulla in testa questa cosa:
Quello che dicono, e quello che fanno
Che è una massima che, da una certa età in poi, le donne iniziano ad utilizzare con gli uomini (avete presente, no?, quelli che dicono di amarti alla follia). Ma che è una massima che, al di là dell'educazione sentimentale, va applicata soprattutto in quegli ambiti in cui ti dicono che sei brava (anzi no, bravissssssssima, indispensabile, eccezionale) ma poi non monetizziamo mai tutta 'sta incredibile bravura.
E quindi, le nostre massime zen casalinghe per il secondo quadrimestre sono:
"Junior, non aspettarti che siano gli altri a dirti che sei bravo. Diglielo tu. E dubita sempre di quelli che ti dicono che sono bravi."
"Piccoletta, non stare ad ascoltare chi ti dice che sei brava e poi non. Vai per la tua strada"
Mo' me lo segno pure io, eh.


