giovedì 19 novembre 2009

Di leggi e cultura aziendale, per un dibattito. Parte prima: storia di Anna e di una legge meravigliosa


Anna ha trent'anni. E' nata a Budapest, e ricorda che era bambina, quando il suo mondo cambiò. E' ingegnere, ha sposato un italiano, ora vive vicino a Milano, in un posto che in inverno diventa grigio, come la sua terra. Lavora come analista in una piccola società, ma ambisce a qualcosa di più. E' andata a fare un colloquio nella Grande Società di Consulenza, per un posto di lavoro che sembra essere fatto su misura per lei. Le sembra che il colloquio sia andato bene, i due consulenti con cui ha parlato sono stati molto gentili, forse un pochino distaccati. "Le faremo sapere", le hanno detto. Poi, però, non ha saputo più nulla.

E' sera, l'Ing. torna a casa e basta guardarlo in faccia per vedere che è stanco.
Stanno facendo colloqui per assumere una persona.
"Come vanno i colloqui?"
"Oggi abbiamo visto tre persone... C'era una ungherese. Bravissima."
"Quindi avete trovato?"
"No. Ha trent'anni e si è appena sposata. Manager dice che se l'assumiamo poi rimane incinta e sta a casa un anno. E poi Grandissima Manager gli fa il culo. E noi siamo daccapo".

La Legge 53/00 è una delle leggi più avanzate, a tutela della maternità.
L'Italia, dopo il Giappone, è il Paese in cui nascono meno bambini.
Il 58,7% dei lavoratori precari in Italia è donna. (Fonte: Yahoo!Finanza)


Questo è solo un post introduttivo. Vorrei iniziare una riflessione, stimolata da tante di voi e dalle posizioni di Paola, sul rapporto tra conciliazione, leggi e cultura aziendale.

Vorrei iniziare parlando della tutela della maternità, perché rimane per me una questione aperta: estendere le tutele per legge diventa davvero un'opportunità, o diventa invece un handicap?

La Legge 53/00 è una buonissima legge: ma c'è qualcosa che non mi quadra, in questa meraviglia, e non so cosa è, o meglio, lo so a pelle ma non a parole pensanti: è la storia di Anna, è la storia di tante di noi.

17 commenti:

ivan prestipino ha detto...

Questo è il sistema Lore, come disse non mi ricordo più chi, la società non la si fa con le leggi....
Se nel mercato l'unica cosa che conta è il profitto dell'azienda, allora non ci dobbiamo illudere: il lavoratore ( a qualsiasi livello e di qualsiasi genere) è un costo e come tale va trattato, come le infrastrutture, il software ecc. ecc. ecc.
Forse ce lo siamo dimenticati, forse è meglio pensare ad altro, forse è più fine pensare di essere tutti consumatori (si come i maialini prima della cassoeula)...ma purtroppo è così ... e non illudiamoci che con una norma si possa risolvere la questione...Questo è il sistema economico/sociale che ci siamo ritrovati e difficilmente ne vedremo un altro.
Speravo che questa crisi, come lo scoppio della miniera di Germinal, potesse farci riflettere per trovare una forma nuove forme di relazioni economico - sociali, ma purtroppo, sto constatando in prima persona che non siamo ancora pronti...
Siamo tutti ingranaggi l'unica differenza è il numero di zeri sul conto corrente.

giuliana ha detto...

ti segnalo, di ieri, questo thread su friendfeed, nato dal post di domitilla. il thread: http://ff.im/bEeen il post: http://www.domitillaferrari.com/semerssuaq/chi-non-ama-le-mamme/.
non so se usciremo mai da questo che ormai mi sembra un cul de sac. ivan ha ragione, non siamo pronti. però ci prepariamo a mettere in atto stretegie nuove ed alternative, il che non è poco.

lorenza ha detto...

@ivan: no, non mi illudo e non voglio fare del buonismo, è vero, non siamo pronti. la mia domanda però è proprio più radicale, e cioè: in questo campo specifico (proprio perché le aziende sono fatte per lavorare e non per pagare la maternità alle dipendenti) una legge del genere è davvero un'opportunità, oppure è uno svantaggio? se non ci fosse stata una maternità iper-tutelata, anna avrebbe avuto il suo lavoro, fuor da ogni dubbio. E' questo che mi fa (tanto) problema!

lorenza ha detto...

@giuliana: :-) visto, ho anche lasciato un commento da pazzi, non ho letto il thread su ff, però, che mi sembrava di un tono diverso (ora vado a leggere con calma)

supermambanana ha detto...

il problema non e' la legge sulla maternita'. Una volta che trovi il lavoro, la legge e' perfetta. Il problema e' affrontare seriamente la questione pari opportunita'. Che poi anche il concetto e' obsoleto, la nuova linea dovrebbe essere "diversity and equality", cioe' riconoscimento del valore delle differenze e capitalizzazione della forza che le differenze portano al potenziale dell'organizzazione. Ma sto divagando. Se Manager, e Grandissima Manager, fossero consci che, a meno di motivi ferrei a corroborare la decisione di non assumere una persona, la probabilita' che vengano accusati di discriminazione E perseguiti e' molto alta, vedi come ci penserebbero due volte prima di mettere a repentaglio il loro, di culo. E vedi come poi, una volta 'costretti' ad assumere il piu' meritevole, la necessita' di garantire un buon rendimento per il lavoratore ma anche per l'azienda anche in caso di maternita' gli farebbe aguzzare l'ingegno e la creativita', e applicare al meglio la legge. Ma si deve partire a monte. Che poi e' il minimo comun denominatore di tutti i problemi, dall'evasione alla corruzione, se la pena non solo non e' certa, ma e' certo che non arriva, allora puoi avere le leggi piu' perfette del mondo, sempre a cazzo di cane va a finire.

lorenza ha detto...

Sì, ma come fai tu candidata a stabilire che sei stata discriminata in un colloquio perché trentenne neo-sposa? Come fai a stabilire a prescindere che hanno scelto quell'altro perché è uomo, o perché ha 22 anni, peraltro senza avere la minima idea di chi sia quell'altro, e di quali siano le sue reali capacità? (sono domande vere, non retoriche, le mie, magari esistono strumenti e modi di selezione di cui io sono assolutamente all'oscuro, che permettono di stabilire che sei stata discriminata, non lo so). Grazie, per questo commento. :-)

Laura.ddd ha detto...

Ho avuto lo stesso dubbio innumerevoli volte: una legge di sacrosanta tutela che si trasforma in un boomerang. Come se ne esce, non lo so.
La seconda questione piu' generale: "Se nel mercato l'unica cosa che conta è il profitto dell'azienda, allora non ci dobbiamo illudere: il lavoratore ( a qualsiasi livello e di qualsiasi genere) è un costo", mi attanaglia da diverso tempo: perchè il lavoratore è considerato piu' un costo che una risorsa? (fra parentesi, il costo della maternità non è sostenuto dall'azienda, anzi, ho letto qualche tempo fa, e la cosa sarebbe da verificare, che i contributi INPS che tutte le dipendenti versano superano le indennità di maternità che vengono corrisposte, pare che sia l'unica voce INPS in attivo)

supermambanana ha detto...

lorenza, dove lavoro io si e' tenuti a mantenere un log per ogni colloquio di lavoro e a dare per iscritto le motivazioni per qualsiasi decisione. Una cartella per ogni candidato e' mantenuta nell'ufficio personale ed e' consultabile a richiesta. Il candidato che ha dubbi sulla procedura puo' chiedere di esaminare la sua cartella, ed eventualmente presentare le sue rimostranze. Ovviamente non e' un sistema a prova di bomba, ma per lo meno costringe chi fa il colloquio a mettere nero su bianco le cose. E, ripeto, devono essere ragionevoli. C'e' anche poi da dire che la cultura della pari opportunita' e' un animale che si nutre di se stesso, nel senso che se la sbandieri poi la devi applicare, volente o nolente. Se diventa 'aspirational' tanto per usare una parola italianizzata, per il posto di lavoro, di attirare i meglio dei meglio e di non lasciare che barriere varie impediscano questo, allora se ne parla, e se se ne parla, la cultura aumenta, e automaticamente certe cose entrano in place. Non dico che la situazione sia idilliaca, ovviamente, non esiste il posto perfetto, ma avere una politica espressamente formulata sulle donne, o anche su gay/lesbian/bisex e transgender (si, tutti quanti) con tanto di documenti consultabili pubblicamente su internet, secondo me aiuta almeno a creare lo spirito, poi il coglione lo trovi dappertutto ma almeno lui sa che devo comportarsi almeno in apparenza secondo le regole. Non so se mi sto spiegando... A me sembra da quello che mi racconti che la situazione sia che non si deve dar conto a nessuno, ma magari mi sbaglio.

ivan prestipino ha detto...

alcune precisazioni:

in primo luogo la legge sulla maternità 53/00 costituisce un diritto in capo a soggetti già inseriti nella realtà aziendale/lavorativa.
altre leggi dell'ordinamento relative a condotte discriminatorie, si riferiscono sempre a situazioni giuridiche già consolidate.
Ma non esistono norme che obbligano un soggetto a stipulare un contratto ( in questo caso di lavoro) con un altro soggetto.
L'inps in quanto "monopolista" della previdenza o l'Inail, sono obbligati a contrarre con il lavoratore, ma altre realtà no.
L'imprenditore nell'ambito della sua liberà di impresa (che è un diritto per lui) è tenuto solamente, nell'ordinamento italiano, qualora impieghi più di 15 dipendenti, ad assumere soggetti rientranti in determinate categorie (disabili), ma senza indicazioni di genere, razza, etc.
E' un suo diritto scegliere.
per quanto riguarda i processi di selezione monitorati e archiviati, non derivano da una norma legislativa, ma solo da processi di politica aziendale (ad es. qualità). i modelli organizzativi possono essere utilizzati dalle aziende anche per evitare la responsabilità penale societaria (231/2001), che però prevede in capo all'ente giuridico solo determinate fattispecie di reato e tra queste non vi è la discriminazione.
una conclusione amara: il lavoro è si un diritto, ma per chi già lo ha...per chi ne è sprovvisto o lo perde, beh è solo un insieme di frasi retoriche e vuoti principi che non possono imporre ad una azienda di aprire una sede qui piuttosto che in Cina o ad un imprenditore di assumerti.

lorenza ha detto...

@Laura: perché fa comodo e in questo modo è ricattabile, e probabilmente anche perché (pare) il costo del lavoro in Italia sia altissimo
@Supermambanana: quello che scrivi è estremamente interessante, non so se in Italia esistano procedure analoghe, ma sicuramente mi informerò
@Ivan: bel ripasso di diritto del lavoro! ;-)

M di MS ha detto...

Io non sono un'esperta giuslavorista, però mi chiedo se non servirebbe introdurre una qualche riforma che consentisse alle mamme ,avoratrici di non interrompere completamente il lavoro durante la'astensione per maternità. Per es. venire qualche ora ogni tot giorni a fare qualcosa, oppure rendersi disponibili in telelavoro sempre per periodi limitati e definiti. Forse servirebbe sia alla mamma per non sentirsi fuori sia all'azienda per non avere tutta questa paura della scrivania vuota (da far riempire a qualcun'altro).

emily ha detto...

ok parliamone seriamente.
devo affidare un lavoro importante x il quale mi serve una perosna in gamba: la devo formare, pagare e seguire finchè nn diventa autonoma.
poi esercita il suo sacrosanto diritto di fare un figlio e tra gravidanza e maternità sparisce x un paio d'anni e cmq nn sarà mai più disponibile come prima, e tu sei al punto di partenza e devi ricominciare. ma prima o poi questa persona tornerà in azienda e vorrà il suo ruolo e il suo stipendio e nn accettarà nulla di meno.
questa è la realtà con cui si deve fare i conti. credo che quelli che si stracciano le vesti parlando di ingiustizia se fossero al posto del datore di lavoro farebbero lo stesso, xkè c'è un detto molto volgare ma quando ce vò ce vò: siamo tutti froci col culo degli altri...

lorenza ha detto...

@M di MS: a parer mio si incrociano due questioni, una di carattere burocratico (la burocrazia italiana è quanto di più rigido e monolitico esista al mondo), una di carattere culturale, per cui il telelavoro risulta per molti una pratica astrusa (non posso controllare la tua presenza, quindi non posso controllare il tuo lavoro, quindi il telelavoro per me è come fumo negli occhi). E' un approccio al lavoro del secolo scorso, ma per l'esperienza che ho avuto, personalmente e come ricercatrice, anche nelle realtà aziendali che si dichiarano più evolute e "family friendly", ti assicuro che su questo tema ci sono muri e muri da abbattere...
@emily: però ammetterai che è un'ingiustizia essere scartati a prescindere, perché si è donne in età fertile e per di più sposate, il punto è questo. Mi chiedo se leggi iper-tutelanti non si rivelino un handicap. Come, di fatto, succede - è inutile che ci giriamo tanto intorno: è la realtà, ma magari ogni tanto si può anche pensare di avere un approccio diverso alla realtà (ma perché questa persona deve sparire per forza per due anni? non si può fare proprio nulla per "metterla in mezzo" nel frattempo?).

emily ha detto...

ok, lo so ma io nn ho mai detto che la vita è giusta. se ragioniamo con i concetti giusto e sbagliato nn si arriva da nessuna parte.
l'azienda nn è una associazione di beneficienza, deve essere efficente ed economicament eproduttiva.
se assumo una persona che so che dopo poco starà a casa è un suicidio annunciato. nn è una questione se sia giusto o sbagliato, è così.
potrebbe evitarlo di stare a casa così tanto? dipende. dalla gravidanza, dal parto, da avere qualcuno che poi l'aiuta a gestire il figlio. altrimenti due anni è un tempo minimo.
vabbè nn sono simpatica quando dico queste cose, ma sono abituata a guardare in faccia la realtà, soprattutto se nn mi piace.
ho una figlia anche io che tra qualche anno cercherà lavoro....anche io penserò che è un'ingiustizia, ma io sarei pronta ad affidarle un impegno gravoso?
io piuttosto punterei il dito su un'altra cosa: le donne dopo una certa età, con figli abbastanza grandi, hanno risorse da destinare all'azienda, sono preparate, motivate, organizzate. sono abituate a gestire cento cose insieme a nn perdere la calma e a cercare soluzioni.
xkè dovrebbero trovare difficoltà nel mondo del lavoro?
nn hanno realizzato successi negli anni che i figli erano piccoli, ma hanno voglia di rivincite.
quando mi capitano io do sempre una possibilità a queste donne e nn mi hanno mai deluso
ecco quello che vorrei dire ai miei colleghi imprenditori: lasciamo serenamente che le donne lascino il lavoro x alcuni anni altrimenti nel tentativo di conciliare tutto la vita diventa un inferno, ma nn sbarriamo le porte quando decidono di rimettersi in gioc, le mamme sono solo un po' arruginite, ma hanno grinta da vendere

Dude ha detto...

E' il destino dell'italia...adesso l'Ungherese scegliera` un paese civile dove portare la sua professionalita`...
oltre a perdere i suoi professionistti non fa entrare gli altri...peccato.

Dude ha detto...

ne parlavo stamattina con mia moglie (coppia di fatto...vabbe' giuridicamente non c'e' corrispettivo in Italia), olandese e lei pensava che questo fosse un singolo caso isolato.

Io mi chiedevo...ma veramente e'di un anno l'astensione?perche' qui in Olanda e' 'solo' di 3 mesi per la mamma...e un giorno extra per il papa' (come ci sono giorni extra per matrimoni,lutti,aqnniversari)almeno questo non spaventa le ditte...e infatti il trend e' di 2, tendente a 3 figli per coppia.... Sara' che forse l'Italia e' il paese in cui si da troppo, si e' troppo molli, e poi per correggere bisogna andare all'estremo opposto?

lorenza ha detto...

@Emily: ok, mi sembra che condividiamo la stessa problematicità riguardo alla legge 53. Rimane il fatto della discriminazione, comunque, che non si può chiamare altrimenti. Quoto totalmente quello che tu dici sulle donne che vogliono rientrare, il problema è che difficilmente si dà loro una chance.
@Dude: in Italia le madri hanno per legge 5 mesi di astensione obbligatoria (il che vuol dire che, anche se volessero, non possono mettere piede in ufficio) con stipendio al 100%, più 6 mesi di astensione facoltativa pagata al 30%, per cui sì, molte madri tornano a lavorare al compimento del primo anno del figlio. Inoltre, l'astensione facoltativa è utilizzabile fino al compimento dell'8° anno del figlio (mi sembra, vado a memoria e non ho ancora finito il caffé della mattina). Con le ultime modifiche, anche i padri possono usufruire dei congedi, ma la percentuale di padri che lo fanno è davvero irrisoria. E' un sistema di tutele davvero molto ampio, in un contesto e in culture aziendali (grandi aziende, le medie e le piccole da questo punto di vista sono molto più flessibili) molto rigide e capaci di premiare molto la presenza