martedì 7 luglio 2009

C'è del buono in Style Piccoli. Di etica, marketing e gabelle



Ieri ho trovato nella casella della posta Style Piccoli.

Cos'è Style (prontuario per chi non legge il Corriere della Sera). Style è un magazine del Corriere, un mensile-maschile di target decisamente alto, direi il più snob della categoria (in confronto GQ sembra roba da carrettieri): in sole 100 paginone patinate, ti dimostra che se non porti al polso un orologio da 20.000 €, non sei nessuno. La prima volta Style uscì come allegato gratuito . La seconda volta era a pagamento, "a libera scelta". La terza, è diventato un supplemento "obbligatorio", a pagamento: se l'ultimo venerdì del mese vuoi comprare il Corriere, ti becchi anche Style - oppure lo paghi e per protesta lo lasci all'edicolante, come mi è capitato di vedere.

Ora c'è Style Piccoli, dedicato ai bimbi e alle loro mamme.


Scarto l'involucro di plastica, e trovo una sagoma per fare una scatolina, un salvadanaio, firmata Tiffany (sì, quello della colazione, ovvero la gioielleria).

C'è anche una letterina d'accompagnamento, in cui si spiega alle mamme che il magazine ha pensato ai bambini dell'Abruzzo e che bisogna insegnare ai nostri bimbi a donare. Per cui: i bimbi che metteranno i loro soldini nella scatolina e la porteranno in uno dei negozi Tiffany di Milano, Roma, Bologna e Firenze il 22 settembre, riceveranno in cambio un quaderno, ovviamente firmato Tiffany&Co. Parola di Diamante (!) D'Alessio, direttore, che conclude la sua letterina così: tutto a fin di bene!

E dunque.
Tu vuoi aiutare i bambini dell'Abruzzo.
Va bene, bravo.
Vuoi insegnare ai bambini l'importanza del donare.
Caspita, don Lorenzo Milani ti fa un baffo.
E cosa fai?
Fai fare ai bambini un salvadanaio. Non di quelli, che ne so, del CESVI, di Medecins Sans Frontières, della Croce Rossa, toh. No, di Tiffany.

Non posso fare a meno di immaginarmi il bimbo, che ha messo le sue monetine nel salvadanaio, entrare da Tiffany con la sua scatolina: teche di cristallo, gioielli, arredi raffinati, atmosfera ovattata, commesse con piega perfetta, trucco leggero e tailleur. Che deposita la sua scatolina da Tiffany.

Cosa imparano davvero, i nostri bambini?
Che è bello aiutare i bambini dell'Abruzzo, questi sconosciuti che nessuno vede mai? O piuttosto che Tiffany è un "bel posto"?

Che so. Potevano organizzare una festa, uno spettacolo, la prima di Harry Potter in cinque città. No. Il salvadanaio da portare in gioielleria.

"Mamma, cos'è?"
"E' un salvadanaio, tesoro, di Tiffany"
"E ci metto i miei soldini?"
"Sì"
"E cos'è Tiffany?"
"E' una gioiellieria, un posto dove fanno gioielli bellissimi".

Mi sono davvero arrabbiata: per l'ipocrisia, per la mancanza di senso della realtà, per l'incompetenza e per la sfacciataggine nell'utilizzare tragedie e buona fede e bambini... per cosa, poi? Per farsi dire "bravi"? Per far vedere che "anche noi c'eravamo", perché, si sa, "non puoi non esserci"? Il gioco vale la candela?

Ma siccome non volevo scrivere un post ingiusto su un giornale senza neanche averlo letto, me lo sono sfogliato da cima a fondo: devo essere sincera, ci sono un sacco di informazioni utili (tipo scuole estive a 160 €, il prezzo più alto registrato finora, indirizzi sui villaggi dove tengono a bada i marmocchi, ristoranti, bei servizi (dico sul serio, ndr) di moda bimbi).

A un certo punto, dopo aver notato un servizio fotografico di Costantino Ruspoli (strano che il fotografo non si chiamasse Giuseppe Brambilla) sulle "Belle famiglie italiane", una cosa che farebbe la felicità di molti ma che a me, di primo acchito, fa venire il latte alle ginocchia, a pagina 32 (guarda un po' di fianco c'è una pubblicità di Tiffany!), ho trovato il pensiero forte che cercavo per salvare questo giornale.
... Le bambine esageratamente attratte dalle paillettes dappertutto, dalle Winx sulle scarpe e da una preadolescenza strappona, dovrebbero studiare a scuola il senso filosofico dello stile di Coco Chanel, che non era né bacchettona né timida né priva di grandi amori contrastati, (...), Coco non si è negata mai nulla tranne la tamarraggine (i grassetti sono miei).

Ecco, c'è del buono in questo giornale, bisogna solo cercarlo.
(E poi salvare gli indirizzi, buttare il tutto, scrivere un post e non pensarci più, se possibile, a parte continuare a chiedersi quale sia il senso filosofico dello stile di Chanel da far studiare alle nostre figlie).


10 commenti:

Rossana ha detto...

Tempo fa, esattamente dopo aver sfogliato questo giornale, ho scritto un post (però sui bambini e la pubblicità, questo:
http://sprimacciacuscini.blogspot.com/2009/05/i-bambini-e-la-pubblicita.html).

In generale, direi che non colpisce in positivo.

chiara ha detto...

Il giornale che tu citi per molte cose in comune con quello che hai detto mi provoca ribrezzo.
In più è unicamente concentrato sulla moda, che ammetto di non apprezzare sopratutto per i bambini.
.

chiara ha detto...

Ciao sono sempre io, al mio commento dovevo aggiungere questo:
Alla stessa maiera ho odiato Vanity Fair di qualche tempo fa con LAvinia Borromeo in copertina, la quale esibendo in una foto uno splendido abito da sera nel giardino all'italiana dei Borromeo diceva che oltre al lavoro del crescere i figli, aveva disegnato una linea di vestiti per bambini...
ogni puntino è una parolaccia.
Mi ricordavo di aver letto un tuo post con un commento firmato Lavinia borromeo e mi sono presa uno strizzone, invece era quella burlona di M di Ms!!

Mamma in 3D ha detto...

Condivido tutto.
Di fronte a quel genere di rivista rimango letteralmente senza parole... brava perché hai saputo mettere insieme una critica ben fatta (quando ci vuole, ci vuole!).

EricaML ha detto...

Anche io ti condivido...questa ipocrisia mi disgusta da morire

lorenza ha detto...

Non voglio demonizzare la moda e il marketing per bambini, sarei io la prima ipocrita, se lo facessi. Però credo che un po' di spirito critico, e la capacità di mantenere la giusta distanza dalla propria mission di venditore sia indispensabile soprattutto quando si fa marketing per bambini: è la differenza tra desiderare un bel vestito, riconoscerne la bellezza e la preziosità (è orrendo, si dice?) e fare di questo bel vestito la propria ragione di vita. Utilizzare poi i bambini dell'Abruzzo per fare un'operazione di co-marketing mi sembra davvero di pessimo gusto, tanto per rimanere in tema.
Tutto qui.
Su Lavinia e Vanity Fair: a me aveva profondamente irritato il titolo della copertina di VF, sulla "famiglia normale" corredata dalle foto di cui parli tu, chiara, avevo scritto un post su twitter che MdiMS ha visto...
D'altronde, bisogna riconoscere che in un momento così difficile, la strizza per questi signori (giornali di moda e aziende di moda) è tanta, e si fa quel che si può per aiutarsi nel momento del bisogno, si sa...

Alessandra ha detto...

chiara tu compori vanity?NAAAAAAAAAAAAAAAAA...
comunque anch'io ho odiato il poco tatto della Borromeo.(ma a me vanity lo regalano...)
Quanto alla pubblicità, ahimè è così. Io la pubblciità la amo molto, sa essere molto meglio di altri programmi, certo deve essere fatta con intelligenza e ironia. E quanto all'uso dei bambini, sta nell'intelligenza dei genitori...
amo molto di più la guerrilla...la organizziamo noi mamme?

supermambanana ha detto...

Lorenza demonizzare e' sbagliato, figurati. Pero'. Ho solo sfogliato l'anteprima on-line, googlando dopo la tua segnalazione, quindi il giudizio e' parzialissimo, pero' la foto dei piccoli calciatori tutti rigorosamente maschietti e il grande chef che insegna una ricetta alla figlia, rigorosamente femminuccia, mi sono bastati. Rinforzo degli stereotipi fin dall'inizio, tanto per esser sicuri di non mancare il messaggio, eh?

acasadiclara ha detto...

a me per lavoro capitano per le mani un sacco di giornali e direi che li odio quasi tutti. da quelli di gossip con brutte foto e ancora più brutti testi a quelli femminili/maschili tutti ripetutamente uguali nei secoli. ti dirò che sopporto più Style per i grandi rispetto a quello dei piccoli. io lo leggo sempre e sempre mi inquieta.....
povere mamme e poveri bimbi!!!

lorenza ha detto...

Anch'io provo meno irritazione per Style da grandi, devo essere sincera: essendo meno forzatamente buonista, risulta meno ipocrita, alla fine. E supermamabana hai centrato uno dei punti nodali più devastanti di questo magazine, alla fine. Non solo rinforzo di stereotipi, ma rinforzo di un sistema di vita e di consumo che ormai non ha più appeal.
Comunque mi tocca spezzare una lancia in favore di Vanity Fair (guarda un po' cosa mi tocca fare): a parer mio rimane comunque uno dei migliori settimanali in circolazione (con D di Repubblica), ultimamente è molto peggiorato (ho in mente un'intervista a Eva Herzigova testimonial di nonsoche, nella quale si facevano alla poveretta domande sui massimi sistemi, con un risultato imbarazzante), ma a parer mio rimanda a quanto dicevo prima sulla crisi...