giovedì 24 febbraio 2011

La madre, il sacrificio




Quanto ha sacrificato alla famiglia per il suo lavoro?
«Sacrificio è una parola che non conosco».
Allora mettiamola così: quanto ha sofferto la famiglia per il suo lavoro?
«Alle donne è sempre associato il sacrificio... Mia figlia è andata presto ad abitare a Roma, forse per sfuggire alla mia presenza un po' forte. Io ho divorziato e oggi abbiamo delle famiglie un po' fuori dal costume: forse per questo siamo più unite di chiunque altro. Boh!».

Gae Aulenti in un'intervista al Corriere della Sera, 21 Febbraio 2011.

8 commenti:

supermambanana ha detto...

buona la seconda

lorenza ha detto...

:) Non so. Sono due madri italiane che vengono da due mondi completamente diversi, sentiamo la voce di una figlia, e la voce di una madre. Un donna assolutamente anonima, se non nelle parole della figlia famosa, e una madre conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. L'unico fil rouge rimane il sacrificio "sempre associato alle donne" - ed effettivamente sarebbe ora di eliminare l'equazione madre-sacrificio... Senza arrivare all'egoismo di chi non si pone neanche il problema. Boh!

Lanterna ha detto...

Il fatto è che mi sarei un po' rotta le balle che sia sempre la madre a dover sacrificare qualcosa. Esistono anche i padri, che non devono essere dei pesi ma dei membri della squadra. È vero anche che esistono anche le suocere, sempre pronte a compiangere il loro "bambino" appena la perfida nuora gli chiedere di stendere o andare a prendere i bambini a scuola.
(Non è il mio caso, dal momento che non ho una vera suocera, ma ultimamente ne sento così tante...).

Anonimo ha detto...

Mia madre si è sacrificata per noi tre figli ... e ora a 67 anni si sente vuota. La ringrazio per quello che ha fatto, non per l'imprinting che mi ha dato: ho impiegato quasi 20 anni della mia vita per capire che non volevo essere come lei; la mia scelta è stata diversa: ho due figli, un ex-marito e un quasi compagno, mi barcameno nella vita di tutti i giorni e non voglio più "sacrificarmi" annientando me stessa in funzione dei miei figli e tappando i buchi lasciati dal padre, anche adesso che siamo separati. Voglio vivere la vita, senza dimenticarmi delle mie responsabilità e dell'amore verso i miei bambini, ma voglio vivere.
E' sbagliato? Tante "amiche" dicono che sono egoista con le persone sbagliate (i bambini e il padre): e allora viva l'egoismo per una volta!

supermambanana ha detto...

diciamo allora che la prima voce e' una voce per sentito dire, e' come la figlia ha percepito l'attidudine della madre, mentre nel secondo caso abbiamo una testimonianza di prima mano della madre. Il quadro accurato si avrebbe solo col sentire anche l'opinione della mamma di Emma, e della figlia di Gae Aulenti :-)

valewanda ha detto...

curioso il contrasto, come sempre sta tutto nella via di mezzo, o nel concepire il sacrificio come non sacrificio. Sarei curiosa di sentire la mamma di Emma veramente...

PrecariaMamma ha detto...

ciao, volevo dirti che ho pensato a te per un premio... lo trovi nel mio ultimo post. Spero che ti faccia piacere :)

lorenza ha detto...

@Lanterna: hai centrato uno dei punti che più mi hanno colpito in questo accostamento. Gae Aulenti lo dice chiaramente: alla madre è sempre associato il sacrificio... Ma perché mai?
@Anonimo: quanto può durare il sacrificio? Non troppo, credo.
@Supermambanana e Valewanda: :) sì, sarebbe bello poter sentire anche l'"altra campana"
@Precariamamma: grazie!