lunedì 17 ottobre 2011

Metafore dal 15ottobre


Se un marito/fidanzato/compagno (o moglie/fidanzata/compagna) ti tradisce la prima volta, pensi sia un caso.

Se un marito/fidanzato/compagno (o moglie/fidanzata/compagna) ti tradisce la seconda volta, fai finta di non vedere.

Se un marito/fidanzato/compagno (o moglie/fidanzata/compagna) ti tradisce la terza volta, probabilmente inizierai a chiederti il perché.

E così succede che alcune (o alcuni) decideranno di cambiare le cose, senza sapere bene dove arriveranno.
Mentre altre (o altri) continueranno a far finta di niente, e a mantenere le apparenze di un matrimonio perfetto.

In questo 15 ottobre iniziamo forse a dividerci tra una società civile che inizia a interrogarsi sul perché, e uno stuolo di politici e commentatori che decidono di tirare avanti un matrimonio da teatrino. Tanto sono 40 anni che andiamo avanti con questo teatrino.

Riflessione mattutina dopo aver letto un'insostenibile (causa banalità) edizione del Corriere della Sera.

3 commenti:

giuliana ha detto...

continuo nella metafora. per 40 anni abbiamo venduto la primogenitura dello spirito critico per il piatto di lenticchie della semplificazione, dimenticandoci colpevolmente che la politica non può essere semplificazione, ma semmai filtro per mettere ordine nella complessità.
e oggi abbiamo le armi spuntate - vedi la piazza che non è più un'opzione per questa società civile. spuntate dalla semplificazione che arrivata al parossismo diventa banalità, mediocrità, manipolazione, violenza.
è tutto da fare, per questa società civile qua, e se ci si riconosce è già un passo importante, ma la strada da fare è tanta.
(ho smesso di comprare quotidiani di carta molti anni fa, quando ho deciso che non valeva la pena di sporcarsi le mani di pessimo inchiostro per sentirsi propinare opinioni e non fatti. con poche, rarissime deroghe).
bella la tua metafora.

lorenza ha detto...

E' tutto da fare sì perché la mia impressione è che ci sia chi non voglia una società civile in questo paese, altrimenti ci si sarebbe attrezzati per tempo per permettere una manifestazione civile. Tutti quanti.

Ma d'altronde i manifestanti newyorkesi che puliscono il parco non sono gli italiani che lasciano i sacchetti di plastica sulle loro (bellissime) spiagge.

Forse la chiave è proprio in quel ri-conoscersi che mi piace tanto - e nel dis-conoscere ciò che è violenza. Il problema riguarda il modo e il luogo, riguarda l'uscire dalle nicchie probabilmente, riguarda l'educazione al pensare che la società è anche "nostra". E poi il problema è avere voce, perché fino a quando il cortocircuito politica-comunicazione non salta, sarà sempre molto difficile.

(abbiamo ricominciato ad acquistare quotidiani da quando abbiamo un cucciolo per casa. Non ti dico che impressione vederlo usare il Financial Times per i suoi bisognini)

Grazie, Giuliana.

M di MS ha detto...

Ho come la sensazione che la nostra situazione sia così difficile che quasi nessuno abbia dei validi strumenti per interpretarla.
Sul fatto di Roma, mi limito a dire che i black "cosi" sono ultrà in libera uscita, molto ma molto più sfigati e senza speranza dei laureati precari.

I black bloc ci saranno sempre, una fila di desperados senza progetto si sostituirà all'altra, andando a rimpiazzare chi - dopo aver sfasciato le città - andrà a cercarsi un lavoro, anche da precario, per tirare la fine del mese. Sai che bella rivoluzione.