lunedì 4 gennaio 2010

Di sport, passione ed istruzioni per la vita: pensando ai miei figli


Il post di Mamma Cattiva, e poi quello di Silvietta, hanno risvegliato in me una serie di ricordi e di emozioni sepolte da tantissimo tempo, ai quali ancora adesso faccio fatica a dare ordine e una collocazione temporale.

C'è stata la danza, in un periodo indefinito tra la scuola elementare e la scuola media: la danza classica che non perdona, che esige umiltà, fluidità, tenacia, grazia, un corpo modellato, una volontà di ferro. Esige presenza sul palco e (come ho già scritto nel commento al post di MC) il mio profondo senso di inadeguatezza faceva sì che ogni saggio diventasse un incubo. Quando ero all'università ballavo latino-americano con un amico carissimo: ad una specie di saggio mi incollai al muro e mi rifiutai di muovere un passo. Il mio carissimo amico, cui sono debitrice di questa crisi di ansia per la vita, trovò un'altra compagna di ballo (e come dargli torto?!?) e io capii definitivamente che basta, questa vita alla ribalta non faceva per me. Ma la danza mi è rimasta dentro come un'aspirazione di bellezza.

C'è stato il nuoto, alla scuola elementare: chiesero a mia madre di farmi fare nuoto agonistico, lei disse di no (ma se il maestro di ballo le avesse proposto di mandarmi all'Accademia del Teatro alla Scala, mi ci avrebbe spedito di corsa). Non so esattamente quando smisi di nuotare, molto presto, comunque. Eppure, buttarmi in vasca rimane per me ancora oggi l'unica opzione sportiva possibile, nuotare mi rilassa come nessun altro sport praticabile in città: quando stavo al Paesello e facevo la studente, andavo a nuotare all'ora di pranzo nella piscina con i finestroni sulla pista di atletica, nessuno in acqua, ne conservo un ricordo meraviglioso.

Al liceo lasciai tutto: una visita dall'ortopedico, e finii a fare ginnastica correttiva due volte alla settimana. Suonavo il pianoforte, abbandonato a 18 anni, per pentirmene poi a 25.

Di tutto questo girovagare, mi è rimasto ben poco: non sono riuscita a conservare una passione "per me". Guardo l'ing, al quale invece si può togliere tutto, ma non la pallavolo (insomma... quasi tutto: i fumetti bisogna lasciarglieli) e lo invidio molto. Se nella vita avessi preso sul serio uno sport, avrei appreso quelle qualità di cui oggi sento tanto la mancanza?

E poi, i miei figli: penso che più che il talento, alla loro età valga la passione. E mi chiedo, preoccupata: e se non si appassionano a niente?!?
Il piccolo ing. lo scorso anno ha fatto basket, quest'anno fa scherma... Troverà qualcosa per il quale penserà che vale la pena fermarsi? E se non lo trova, come devo fare?

Voglio (assolutamente) che facciano sport, perché davvero penso che fare sport ti dia, in fondo, un bel po' di istruzioni per la vita. E, come mi dissero due madri di 13enni, incrociate molto tempo fa:
I maschi bisogna sfiancarli, come i cavalli (Maria Teresa, madre di 3 maschi)
L'ho mandata a pallavolo, almeno il sabato ha la partita e non mi chiede la carta di credito per andare a fare le vasche in Corso Vercelli (Paola, mamma con le scarpe di Ferragamo)

E infine: se si presentasse l'opportunità di far intraprendere loro una disciplina a livello agonistico, acconsentirei?
Probabilmente sì (previa autorizzazione dell'ortopedico dei bimbi, che dopo aver messo il plantare al piccolo ha risposto alla mia domanda sullo sport: "qualsiasi cosa, ma non a livello agonistico"), ma la risposta vera è NON-LO-SO.

5 commenti:

Silvietta. ha detto...

ciao, grazie di questo post in risposta: hai la capacità di raccontare tante cose che mi restano nella tastiera. Per esempio io mi chiedo spesso se al di là di tutto non ho preso sottogamba un sacco di cose e non ho saputo sfruttare bene quelle qualità messe a frutto nello sport.

però si continuo a pensare che in qualunque forma, anche divisa su più attività, lo sport sia vitale. E per l'attività agonistica ... si vedrà. Ci sono ancora tante variabili!!!

un abbraccio, Lorenza, a presto
Silvietta

MAQ ha detto...

il saggio!? tutto, ma non il saggio!

lorenza ha detto...

@Silvietta: è vero, ma una volta tanto vorrei arrivare con le idee chiare per tempo, sapendo che poi tanto la vita ti scompagina sempre tutto. Se penso a mio figlio, l'attività agonistica mi sembra una chimera, però non si sa mai
@MAQ: vero? eppure, anche imparare a stare su un palco è moooooooolto importante!!

valewanda ha detto...

cara Lorenza, questo post avrei voluto scriverlo io, davvero... Sono come te, credo che la passione per lo sport, che non ho mai avuto, mi abbia fatto perdere tanto, e anch'io, come unico sport davvero praticabile, ho il nuoto, poco altro (lo sci? La bici? Mah....). E mio marito, esattamente il contrario... Lui è uno sportivo dentro, come del resto i suoi fratelli

lorenza ha detto...

:-) Mi chiedo se sia una questione di passione, di educazione, di opportunità... Mah. Comunque, tutti in montagna!! (anche io adoro sciare, l'Ing. invece no, perché da piccolo gli dicevano che non era capace e questa convinzione se la porta dentro ancora adesso, vedi il potere perverso dell'educazione allo sport?)