sabato 11 aprile 2009

Parla con me


Giovedì, ore 13:00. Autostrada, all'altezza di Masone (mitica località a cui Baricco dedicò un bellissimo articolo su La Stampa), la radio va, non so esattamente cosa dica, probabilmente sto pensando ad altro.

"Il terremoto! Sai mamma, anche la maestra A. ci ha parlato del terremoto a scuola!"

Mio figlio è cresciuto.

La maestra ci è arrivata per prima.

"E cosa vi ha detto, del terremoto?"
"Che c'è stato un terremoto in... ehm... Abruzzo... E che quando viene il terremoto a scuola dobbiamo subito scappare per strada, immediatamente".

Ci manca che adesso gli venga pure l'ansia del terremoto.

"Ma amore, a Milano non vengono i terremoti (almeno quelli non ce li abbiamo), comunque sì, bisogna fare proprio così, la maestra ha detto proprio bene".

Venerdì, ore 14:00. Spiaggia, ho in mano il Corriere e il piccolo si avvicina.
"Vedi, guarda, questi sono i disegni che hanno fatto i bimbi sul terremoto"
"Vediamo... Ma dove sta l'Abruzzo?"
Prendiamo la pagina del meteo, facciamo vedere dove stiamo noi, e dove sta l'Abruzzo.Poi guardiamo la foto della casa crollata, così, per farci un'idea.

Venerdì, ore 18:00. Ancora in macchina, mentre torniamo sui bricchi della Liguria. Radio accesa.
"Ma mamma, parlano ancora dell'Abruzzo!! Ma ne parlano proprio tutti!!"
"Sì amore perché sai, è stato un terremoto fortissimo e sono crollate tante tante case in una città e tanti tanti paesi, e sono morte tante persone"
"Quante?"
"Duecentottanta... Trecento, almeno, perché tante non le hanno trovate".

Per dire che. E' finita l'epoca in cui bastava capire perché Saetta McQueen non vince la gara, per essere soddisfatti. Non posso più pensare di proteggere i miei figli dal mondo facendogli vedere solo Nickelodeon, ma devo capire ancora come raccontarglielo, questo mondo. E cosa, e come, farglielo vedere. Qualcuno ha dei lumi?

2 commenti:

Mamma in 3D ha detto...

Lumi no. Però noi già da un po' di tempo, anche a causa di nostre vicende familiari, afrontiamo la necessità di spiegare ai bimbi (soprattutto al primo, che ha 6 anni e mezzo) una realtà non sempre bella...
Cerchiamo di essere il più possibile sinceri, senza esagerare con la crudezza, ma senza nemmeno nascondere.
Pensiamo che, per ora, non tutto possa essere compreso, ma che col tempo si costruiscano la consapevolezza e le idee, a piccoli passi.
E' una gran fatica, ma il pensare alle parole da usare coi bimbi costringe anche noi adulti a dare un nome alle cose, facendo i conti con i nostri dubbi e le nostre paure.

milanoelorenza ha detto...

E' vero, è una grande ma salutare fatica per noi... E' che i miei figli non guardano la TV "normale" né tantomeno i telegiornali, per cui finora non mi ero neanche mai posta il problema di aggiornarli su quello che accade nel mondo, a parte cose particolarmente eclatanti e positive (come per esempio l'elezione di Obama!!)...