sabato 4 aprile 2009

Nativi digitali, un post al volo (ma su twitter non ci sta)


E' sabato, e dopo dieci giorni di bimbi malati sto lavorando come una matta per chiudere un articolo che dovevo consegnare martedì (scorso). E' un articolo sui giovani e i social network/nuovi media, e tentando disperatamente di non cadere nei soliti clichés, parliamo (parliamo chi? parlo!) di nativi digitali.

E non posso non pensare a quella volta che, chiacchierando con il piccolo ingegnere e la piccoletta, iniziai a dire che quando la mamma era piccola come loro, i computer non esistevano. Cioè, non avevamo il computer in casa. L'ingegnere gli ha spiegato che c'erano computer giganti, grossi quasi quanto la cucina (perché eravamo in cucina, a fare questo discorso, me lo ricordo bene), che servivano solo per le banche, o per cose del genere.

La piccoletta ci ascoltava a bocca aperta. Il piccolo ingegnere si è messo a ridere, non ci voleva credere, e ci ha guardato come se venissimo dallo spazio, uno di quegli sguardi indescrivibili che ti fanno capire che, inevitabilmente, appartieni ad un altro mondo. Ad un'altra generazione, appunto. Lui è il nativo, noi siamo gli immigrati. Ma devo dire che questa migrazione continua ad affascinarmi.

3 commenti:

MAQ ha detto...

io mi ricordo ancora lo stupore della prima volta che ho visto la televisione a colori... questi piccoletti non hanno idea!

lorenza ha detto...

chissà, cosa si ricorderanno come una meraviglia digitale. per me è stato il primo walkman della sony (era grosso come una scatola!!) che mio padre portò a casa un bel giorno, dicendo che non dovevamo romperlo...

bstevens ha detto...

a me pure! sono come 'animali' da studiare, nevvero?