venerdì 30 ottobre 2009

L'Ing al TG5 (e non è Mannheimer)


Dice che l'hanno avvicinato con la telecamera accesa e che non ha potuto sottrarsi. Pensava che fosse una giornalista di una Tv locale, e poi è finita così.


mercoledì 28 ottobre 2009

Di premi e ignoranza crassa


Non sono mai stata brava a fare i discorsi di ringraziamento, e quando qualcuno mi fa un complimento mi imbarazzo sempre molto, devo essere sincera. E mi stupisco, sempre molto, con la faccia di quella che si guarda in giro e pensa: "Davvero? Io?!?!"

Ma mi commuovo sempre molto quando qualcuno mi fa partecipe del suo mondo, o trascorre del tempo su questo blog e se lo ricorda pure.

Per cui ringrazio davvero Silvietta, Clara e Rosita per il premio-francobollo.





E rilancio a:

MAQ

Vale

BStevens

M di MS

il Prof

Non ho Valentina

Chiara N..

Con licenza di rifare il francobollo, per chi traffica di colori e illustrazione.

Ci ho messo un po' a capire cosa significasse il bollo. E quindi mi sorge spontanea una domanda: è portoghese?!? e perché in portoghese?!?

domenica 25 ottobre 2009

Una mamma al Pronto Soccorso: malata vera, ma sembra immaginaria


Capita.

Capita che è venerdì e mentre stai andando a prendere il nano all'uscita delle 13, improvvisamente il mondo davanti a te si sposta prima tutto a destra, e poi tutto a sinistra. Tiri una capocciata contro il montante della macchina.

"Ma che cazz...?!?!"

Ti giri e vedi un vecchietto su una macchina che sbraita: te lo sei trovato addosso senza neanche vederlo, mentre lui se ne andava bel bello sulla corsia dei tram.

Guardi il volante e pensi che devi trovare qualcuno che prenda il nano, e trovarlo alla svelta. Non sai neanche tu come, recuperi il cellulare che improvvisamente ti si è materializzato in mano, e tenti di scendere dalla macchina, la portiera si apre a fatica.

Intanto arriva il tram, e tu stai bloccando la corsia, accorre la vicina sconosciuta che ti guarda preoccupata e ti dice "Signora, bisogna chiamare i vigili, bisogna chiamare l'autoambulanza, è stato un incidente pazzesco!!!!". La guardi vacua: "Li può chiamare lei?".
L'unico pensiero che riesci a formulare riguarda il nano: chi è già a scuola e lo può portare a casa? Scorri come un'ebete la rubrica sul cellulare e trovi la mamma giusta. Ora puoi dedicarti a quei poveretti che sono bloccati sul tram, e a spostare la macchina ma non troppo, sennò poi i vigli si incazzano.

Chiami l'ingegnere, per fortuna ti risponde.

Arriva l'ambulanza a sirene spiegate, e tu ti vergogni come una matta: ti sembra di essere in una scena da E.R. de noantri, va bene tutto ma non ti sembra il caso, il tuo understatement milanese ne risente, e parecchio.

Quando ormai sei sull'autoambulanza si materializza l'ingegnere.
"Ing., i bimbi, sono con santak ma bisogna pensarci... Quando sono uscita piccoletta aveva ancora 38 di febbre!!"
"Non ti preoccupare, ci penso io".
Ma lo vedi, che è focalizzato sulla trade vigili-assicurazione-carro attrezzi.

Sull'ambulanza inizi a chiamare Santak. Santak, per politica aziendale auto-imposta da se stessa, non risponde al cellulare, quando è da te. Chiami 2,3,4 volte. Niente da fare.

Chiama l'ing. per avere alcuni dati.
"I bimbi?"
"Sono con santak"
"Ho capito che sono con santak, ma santak se ne deve andare!! Deve andare a lavorare, oggi pomeriggio!!!!"
"L'ho detto alla marisa".

La marisa è la portinaia: è pugliese, ma tutti la scambiano per russa. Prima che arrivasse la marisa, avevo una convinzione: in ogni essere umano esiste un barlume di intelligenza. Dopo di lei, ha preso piede un'ipotesi antropologica decisamente più pessimista.

Arrivi al Pronto Soccorso e quando entri per la visita dal medico di guardia, che ha la faccia del Fratello Irresponsabile della tua amica, Santak ti richiama, finalmente.

"Santa! Ho avuto un incidente, sono al PS"
"OSSIGGNORA!!"
"Santa, non ti preoccupare, sto bene... Il nano ha mangiato?!?"
"No, signora!"
Sono le 2 e mezza.
"Allora, Santa, c'è la pasta da fare con il sugo, e la bistecca sul piatto, la vedi?"
"Sìssignora, non trovo pomodoro"
E ti metti a spiegare dove sta la bottiglia della passata.

Il dottore con la faccia da Fratello Irresponsabile ha già deciso che non ti devi essere fatta troppo male, se sei lì a spiegare dove sta la bottiglia della passata, fa finta di visitarti e ti manda a fare le lastre.

Mentre aspetti di fare le lastre inizi a focalizzare tua figlia con la febbre alta, in preda ad una delle sue crisi di acetone, con la marisa che la guarda e le dice: "Sei malataaaaa?!?". Messaggi all'ing: "Sono preoccupata per i bimbi, chiama i tuoi per favore o vai a casa". SMS di ritorno: "Non ti preoccupare, ho chiamato i miei".

A quel punto esci dal PS per chiamare suocera e dare istruzioni su cosa fare con piccoletta. Dopo aver discettato di Tachipirina e Nureflex, chiudi con:
"Suocera, mi sa che i bimbi non sanno niente..."
"Allora bocca cucita! Non diciamo niente!!"
"No, no, diteglielo!!"
Mi immagino solo due bimbi con una madre che è sparita, e nessuno dice loro che fine ha fatto. Io mi angoscerei, se fossi un bambino: o, quantomeno, vorrei sapere che fine ha fatto mia madre.

In quel momento arrivano i vigili per il verbale, due donne.
Ironizzi: "Gestire due figli è come mandare avanti una multinazionale".
Ti guardano come due che non capiscono, e ti senti la solita madre egocentrica che pensa di essere wonder woman. Firmi il verbale, e torni al PS.

Ecco, adesso potresti fare davvero quella che ha avuto un incidente, ha preso una capocciata paurosa, ha male alla testa, alla mascella e alla spalla. Ma nessuno ormai ti crede più.

martedì 20 ottobre 2009

Due o tre cose sui precari in Italia


Qualcuno in Italia si è ricordato che esistono i precari.

E la polemica infuria, come titola oggi il radiogiornale: precari sì, o precari no?

Peccato che il problema non sono "i precari", perché ai precari non fregherebbe un bel nulla di essere tali, se.

Se in Italia non ci fossero gli insider e gli outsider: quelli che stanno dentro un mercato del lavoro iper-tutelato, che non puoi licenziarli, che hanno un sacco di diritti e pochissimi doveri (perché l’Italia è il paese dove chi ha solo diritti e nessun dovere, in genere, fa carriera prima degli altri), e quelli che stanno fuori e non hanno nessuna, nessunissima protezione, solo doveri.

Se il precario non dovesse sfacchinare gomito a gomito con gli indeterminati che non fanno nulla (no, scusate, fanno poco) dalla mattina alla sera (perché secondo me la proporzione precari/fanpochisti, nelle aziende, è direttamente proporzionale: più un azienda non riesce a far lavorare i propri dipendenti, più precari ci sono in quell'azienda). Siccome gli indeterminati non li puoi licenziare, ma nessuno di loro sa fare il lavoro che bisogna fare, perché non prendere uno o due precari? L’Italia è il paese con uno dei più bassi tassi di produttività lavorativa, e i minori investimenti in formazione del personale.

Se precario non fosse uguale a ricattabile, sempre e comunque. E siccome quelli altri, gli indeterminati, non li posso ricattare in nessun modo, con te precario faccio quello che voglio. Posso dirti, per esempio, che non so se ti posso assumere, perché i tuoi figli non vanno alla scuola privata cattolica.

Se il precario, in quanto tale (cioè in quanto costa meno all’azienda), prendesse 3.000 € netti di stipendio al mese potrebbe pagarsi l’assicurazione sanitaria e la pensione integrativa. Dormirebbe sonni tranquilli perché i precari sanno che, se fanno bene il loro lavoro, il contratto sarà rinnovato. Ma se il precario, giacché è tale, è pagato 1.000 € al mese, è difficile che riesca a farsi pure il fondo pensione (non di categoria, e quindi molto più sfavorevole e costoso, peraltro).

Se al precario, per definizione, non toccasse ogni volta ricominciare daccapo. Perché in Italia si ragione ancora a scatti di anzianità, livello (A1, B2, C3… Quadri, chiodi e via dicendo) e se sei precario, ogni volta riparti da zero. E ti può succedere che, dopo aver lavorato per 4 anni con una persona, prima di affidarti un nuovo incarico ti chieda se parli inglese, quando due anni prima avevi scritto un intero documento nella lingua di Sua Maestà. Ma sei precario, si sa.

Se sei precario, non puoi pensare di lasciare il tuo lavoro: perché in Italia, per trovare un altro lavoro, ci si impiega esattamente il triplo che nei paesi dove sono tutti "precari", o comunque il doppio che in tutti gli altri Paesi. Tralasciamo poi il fatto che tu sia donna, in età fertile.

Se sei precario, il sindacato non ti tutela in nessun modo. Non perché non voglia, per carità: ma perché il sindacato è uno strumento del secolo scorso e a te, precario del 2000, non è in grado di dire proprio un bel niente, se non che sono stati firmati degli accordi quinquennali di bilancio, o che l'accordo quadro prevede... E poi il sindacato è troppo occupato a salvare il posto di chi, il posto, ce l’ha e quindi paga il tesserino di iscrizione.

Se hai 35 anni, e ti accusano di essere ancora precario, tu ti dici: "Già, avete ragione. Sarei dovuto scendere in piazza 10 anni fa, non so bene con chi e come, ma sapete com’è... Ero troppo impegnato ad arrabattarmi".

lunedì 19 ottobre 2009

Tarzan a colazione


Ore 9 di lunedì mattina. Al bancone del bar, cerco di mangiare la brioche, leggere il giornale e bere il cappuccio. Contemporaneamente.

Di fianco a me due signori di mezza età (diciamo così), ad un certo punto entra nel mio campo visivo una famgliola felice: mamma che sembra Aida Yespica sobria, con meno tette e meno sedere e soprattutto vestita, papà con il ciuffo fluente, bimbo (o bimba? non si capisce) con cappello e sciarpa di lana: fa freddo, si sa.

Dall'alto del casino che sto combinando con brioche, giornale e cappuccio, li snobbo completamente.

Ad un certo punto sento un urlo terribile e cavernicolo alle mie spalle: UAAAAAAHHHHHHHH!

Mi giro per guardare l'energumeno che ha prodotto questo fracasso. E' la dolce creaturina che ha aperto bocca.

"Oh, ma che carino!!" si avvicina la signora di mezza età "Anche il mio nipotino, sai, è terribile, all'asilo lo chiamano terminator, porta via i giochi a tutti" afferma ad alta voce, come se il nipote treenne fosse stato ammesso ad Harvard.

La mamma di Tarzan gongola, fiera della sua creatura e delle sue doti vocali.
"Va all'asilo?", chiede ancora la nonna di terminator.
"Va al nido, ma solo tre ore" cinguetta la mamma.
"Vero, lolli?"
"Lolli, rispondi alla signora...."
"Lolli?!?"
Lolli non apre più bocca, dopo la performance cavernicola
"Su Lolli, fai vedere alla signora.... What's your name?"
"LLIII"
"How old are you?"
"sgrumpf"
"Where are you from?"
"AAAAAnnnnn"

Pago ed esco, lasciando il povero lolli al suo show, durante il quale ogni risposta sbiascicata viene accolta dai gridolini isterici della mamma cinguettante e della nonna di terminator.

sabato 17 ottobre 2009

L'IKEA non fa bene alla vita di coppia


"I lavori di casa sono la terza causa di separazione, dopo l'infedeltà e i dissesti finanziari"
(cito a memoria da Quello che gli uomini non dicono, su FX il martedì intorno alle 23)


Ci sono tre tipi di uomini IKEA. Il Manager, il Libero Professionista e l'Ingegnere.

Il Manager acquista mobili IKEA esclusivamente per la stanza dei propri figli. Si reca all'IKEA, accompagnato dalla moglie ugualmente manager, una sola volta. Acquista tutto ciò che gli serve (solo gli uomini Manager trovano all'IKEA tutto in una volta sola), paga e prenota il trasporto ed il montaggio dei mobili. Nel giro di una settimana, avrà risolto la faccenda. Time is money, d'altronde. La moglie del Manager risulta l'unica che, finora, non ha maturato alcun pregiudizio sfavorevole nei confronti dell'IKEA.

Il Libero Professionista acquista mobili a casaccio. Al momento di farsi fare la fattura la moglie del Libero Professionista cerca, di sottecchi, di infilarci dentro anche il trasporto e il montaggio. Il Libero Professionista interviene: "Ma no, perché? Lo posso fare io!". A quel punto per il commesso IKEA la questione è risolta: la ditta svedese disincentiva in tutti i modi il trasporto e montaggio dei propri mobili. Il Libero Professionista dunque si mette al lavoro, preventivando di finire nel giro di un pomeriggio: scorre velocemente le istruzioni, e inizia di gran lena. Con due tipi di risultati:
1. Il mobile appare perfettamente montato, ma dopo una settimana inizia a mostrare inquietanti ed inspiegabili segni di cedimento;
2. Si accorge di aver sbagliato in qualche passaggio e abbandona l'opera, d'altronde nessuno è mai puntuale con le consegne e i pagamenti, perché inquietarsi per un mobile IKEA? La moglie del Libero Professionista, dopo due giorni, chiama un amico a finire di montare il mobile.

L'Ingegnere trova nell'IKEA la forma più alta di sublimazione personale. Preferisce andare all'IKEA da solo, ci impiega meno tempo e non è costretto ad acquistare inutili fronzoli per la casa, soprattutto sceglie con cura l'ora, facendo uno studio statistico approfondito sulle abitudini dell'uomo medio italico (l'ingegnere evita come la peste di andare all'IKEA il sabato o la domenica). Una volta acquistata la preziosa merce, in genere abbandona nell'ingresso di casa gli scatoloni per alcuni giorni. Poi, il sabato mattina di buon'ora si mette all'opera: prende le misure, segna, fa le prime prove. Tira fuori la bolla per assicurarsi che le mensole siano diritte, poi va di trapano per mettere i tasselli IKEA. Dopo numerose misurazioni, sembra che le mensole siano a posto. Alla prima tragica prova, però, le mensole iniziano a pendere come la Torre di Pisa. L'ingegnere si reca quindi a cercare consiglio dal ferramenta di fiducia, ma il fine settimana è ormai agli sgoccioli.

Durante il weekend successivo, l'ingegnere smonta di nuovo tutta la stanza, assicurando alla moglie e ai pargoli che con i nuovi tasselli, fornitigli dal ferramenta, le mensole reggeranno. Purtroppo anche questa volta, nonostante due giorni di lavori, misurazioni e prove, le mensole assumono un'aria tragicamente obliqua. Ma l'ingegnere, si sa, è un tipo tenace.

Fa il giro dei Brico e il venerdì sera si è finalmente procurato un tassello speciale di ultima generazione, oltre ad una serie di comunissime zanche, a lungo implorate dalla moglie: a cena, si dilunga a spiegare ai propri figli come funzionano i tasselli, ottenendo l'ammirazione incondizionata del piccolo, mentre la piccoletta si scaccola. Il sabato mattina smonta nuovamente la stanza, e si rimette al lavoro.

Nel frattempo la moglie dell'ingegnere ha giurato che la prossima volta va lei da sola, all'IKEA, e prenota trasporto e montaggio. Con la di lui carta di credito, se il lavoro non è finito entro l'ora di pranzo. Ci sono minacce che funzionano sempre, con gli ingegneri.

lunedì 12 ottobre 2009

La solidarietà delle donne


Adesso ve la racconto io, a modo mio.

Siamo un team di lavoro: un team leader (uomo, chiaramente), la sua collaboratrice ed io. Messa in quel progetto per cause di forza maggiore: il mio "capo" voleva una sorta di watchdog, e quindi mi ha infilato lì. Ero l'outsider, per intenderci. O la tappabuchi, per come la vedo io.

Fatto sta.

Mesi d'inferno: mail mai scritte che sosteneva di avermi mandato, appuntamenti di cui si dimenticava di avvisarmi, lavoro fatto da me che "casualmente" non veniva salvato e finiva nel dimenticatoio. Il tutto, chiaramente, condito dai sorrisi più candidi e dalle formalità più mielose, e da una dislocazione geografica che comprende l'intera Pianura Padana.

Finché. In uno scambio di opinioni sull'andamento del progetto e sulla divisione dei compiti e del lavoro, ho detto in modo chiaro e netto che io NON ero quello-che-voleva-essere-lei, NON avevo nessuna intenzione di diventarlo e nella vita FACCIO tutt'altro, senza peraltro che nessuno me lo chiedesse.

La quiete dopo la tempesta. Nel frattempo lei ha trovato un progetto che le interessa di più: e indovinate chi si smazza il grosso del lavoro, questa settimana.

venerdì 9 ottobre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

Psicodrammi settembrini: come complicarsi la vita in cinque semplici mosse


Il ritorno mi porta addosso mal di testa e mal d'anima...


Mossa n.1: avere una scadenza importante per il 14 settembre. A giugno ti hanno proposto di scrivere questo articolo. "Ci sono problemi?" "Noooooooooooooo, figurati". Arriva settembre, e ancora non ti sei organizzata.

Mossa n.2: mettersi a cercare un corso di nuoto il 15 settembre. Vivere a Milano non ti permette di essere una mamma cialtrona quale sei: le mamme milanesi con un lavoro comediocomanda organizzano la vita dei loro figli 6 mesi prima. Ergo, il 15 settembre non troverai più posto per iscrivere tuo figlio settenne ai corsi di nuoto, a meno di iscriverlo in qualche piscina privata con corsi per genitrici danarose, quale tu non sei. Dopo varie gite alla piscina comunale più vicina e una mattina a scartabellare sul sito della società che gestisce i corsi di nuoto, hai trovato una sola opzione.
"Buongiorno, senta, ho visto che l'unica disponibilità che avete è un corso bisettimanale. Volevo sapere se posso iscrivere il bambino e poi farlo frequentare una volta sola alla settimana"
Che tuo figlio peraltro odia andare in piscina
"Signora, è un corso bisettimanale"
"Ho capito, ma..."
"Signora, è un corso bisettimanale"
"Va bene, ma lui il giovedì esce di scuola alle 16:30, posso farlo entrare in piscina alle 16:45? La scuola sta a 10 minuti..."
"Signora, la lezione inizia alle 16:30"
"Sì, ma...."
"Signora, la lezione inizia alle 16:30"
Al che, perdi la pazienza. E ottieni:
"Vado a chiedere alla maestra, è qui, aspetti...... No signora, non si può"
Inizi a pensare che dovrai iscrivere tuo figlio al corso per bambini milionari. Da gennaio, però.

Mossa n.3: chiedere al settenne: "Che sport vuoi fare?"
"Mamma, non voglio fare nessuno sport"
"No caro, fare sport è importante quasi come andare a scuola"
Sei una gran rompipalle. Ma non devi mostrare il fianco alla congenita pigrizia e alla mancanza di spirito agonistico che tuo figlio dimostra. Tale quale a sua madre, mannaggia.
Abbiamo scartato da subito: rugby, pallavolo (con estrema sofferenza dell'ingegnere, ma il piccolo ha detto subito categoricamente di no), calcio (ti sei rifiutata lo scorso anno, e ora non te lo chiede neanche più), e tutto il resto
Abbiamo valutato, in ordine: mini-basket, judo, karate, scherma, di nuovo mini-basket.
Alla fine, una bella mattina il settenne si è alzato e ha pronunciato le fatali parole: "Voglio fare scherma". E scherma sia. Vi risparmio le scenette alla segreteria della scuola di scherma, che a noi Totò ci fa un baffo.

Mossa n.4: avere una figlia che non vuole andare alla scuola materna. E (chiaramente) farsi mettere in mezzo. La piccola principessa è una grande lagna, questo è ormai assodato. MA. Non ritieni normale che una bambina di 4 anni pianga per andare a scuola, quando ha fatto due anni di asilo nido senza versare una lacrima. Non ritieni normale che per la maestra sia normale che i bambini, tutti al secondo anno, piangano a scuola (prima e durante). Non ritieni normale la seguente conversazione:
"Cosa avete fatto oggi?"
"Giocato"
"Con chi hai giocato?"
"Da sola".
Diventi il catalizzatore delle mamme scontente e angosciate come te.
Inizi a considerare l'ipotesi di mandarla dalle suore sotto casa, e lo dici all'ingegnere, il quale, solo a sentire il termine scuola privata, perde il lume della ragione e fa affermazioni del tipo: "E' un problema di mia figlia, che si arrangi": non capisci se il suo inconscio da comunista organico sta lentamente venendo a galla, o se nella sua variegata genealogia italica si possa rinvenire qualche avo genovese non ufficialmente dichiarato. Propendi decisamente per la seconda ipotesi.

Mossa n.5: decidere che anche tu vuoi sistemare casa. Dopo i lavori di luglio decidi che anche la tua casa deve assumere un'aria quantomeno dignitosa: finire di sistemare la camera dei bimbi, sistemare l'ingresso, sostituire il divano, ormai esanime. Ma hai sposato un ingegnere, e adesso sono cavoli tuoi: tra le molte cose che gestisce c'è anche il bricolage casalingo. Con la campagna di settembre, sul Risiko dei lavori casalinghi, hai vinto sulle mensole in camera e sul mobiletto in ingresso. La campagna di Ottobre prevede già un attacco per ottenere alcuni mobili e per il divano, devi radunare le truppe.

Nel frattempo settembre è passato, hai compiuto gli anni, e hai ricevuto in regalo un "trattamento per ringiovanire": a ricordati che è inutile complicarsi la vita per niente.


domenica 4 ottobre 2009

Ma alla fine... E' una questione di donne?

Mentre cercavo un filo rosso per scrivere un post di seguito al post di prima, e una risposta ai commenti, come se avessi un'equazione sottomano e non riuscissi a trovare la soluzione (sensazione a me ben nota, essendo sempre stata una capra in matematica), senza riuscire a formulare un discorso compiuto su dignità, donne e responsabilità sociale, sono incappata in questo articolo pubblicato oggi su Il Giornale.

TITOLO:
CHI VUOLE FARE LA MAMMA DEVE SMETTERE DI LAVORARE
(titolo diversamente riportato poi sull'edizione online)

STRALCIO DI INTERVISTA:
Le mamme impazziscono perché trovano pesante il loro ruolo. Da dove nasce questa angoscia?
«La mia è stata la generazione che ha negato le differenze tra i sessi. Non bisogna confondere: i padri non possono improvvisarsi mamme, e sono le donne che con dei figli piccoli devono restare a casa. È inutile tergiversare, il lavoro full time deve essere una prerogative delle donne senza prole o con figli grandi».

Al di là del fatto che l'ipotesi è inverosimile, per moltissimi motivi, mi ha molto colpito soprattutto il titolo (che non è stato scelto certo dalla giornalista, e che al solito maschera il contenuto dell'articolo, più che spiegarlo). Di nuovo, donne trattate come oggetti: che una faccia la madre o la prostituta, la prospettiva in cui ci si pone è sempre quella. Che differenza fa, in fondo?

Non mi ricordo più chi (perdonate la cialtroneria, accetto suggerimenti) diceva che il rendere l'altro oggetto è un approccio tipicamente maschile, incontrare l'altro come soggetto, femminile (Luce Irigaray?).

Ma se le donne stanno in cucina o in camera da letto, ormai senza differenza di merito, quale potere e capacità avranno di cambiare la prospettiva, prima di tutto riguardo a loro stesse?

Continuo a pensare ai programmi di Lerner e Santoro della scorsa settimana, e continuo a pensare che se ci fosse stata una conduttrice donna, si sarebbe arrivati al nocciolo della questione. Chi mi dice il nome di una conduttrice donna che non sia la Clerici? (bravissima, per carità. Un'altra carriera rovinata dalla maternità)


venerdì 2 ottobre 2009

Ho buttato via... aka: solidarietà alla D'Addario


Ho buttato via un sacco di tempo a cercare un senso ai miei pensieri. Probabilmente qualche ora in più di sonno non farebbe male, da queste parti. Poi ho deciso che non avrei pubblicato questo post. Poi ci ho ripensato. Voglio vedere che effetto fa, e magari non fa nessun effetto. Il bello è che non so neanch'io se essere d'accordo con me stessa.

Solidarietà a Patrizia D'Addario

Ieri sera si è consumato il Grande Scandalo della TV Italiana: la escort del Nuovo Millennio in TV.

Escort è diventato appellattivo corrente e, insieme a trombare, uno dei vocaboli correnti nelle cronache locali, certo: escort è un po' più fine di trombare, diciamocelo, poi è una parola inglese e fa più fighi usarla. Al posto di dott.ssa D'Addario, escort D'Addario: suona bene uguale, in fondo. Fa curriculum comunque, pare.

Il direttore di Libero sostiene che la D'Addario ha alle spalle qualche potenza oscura che tenta di minare il potere di Berlusconi: non lo so, sono italiana anch'io e pure io amante delle dietrologie, ma francamente. Oltre a quei cretini della sinistra, che così sono pure riusciti a tirarsi la zappa sui piedi, non riesco ad immaginarmi nessun altro.

Quando la guardo, io vedo solo una donna ferita, e disperata: ha avuto la chance della sua vita, certo sarà stata aiutata da qualcuno (che se mi presento io in procura mi rinchiudono per infermità mentale, altroché), e se l'è giocata. Vedo una donna che ha avuto l'occasione di conoscere l'uomo più potente d'Italia, il quale ha fatto il galante con lei: probabilmente, lei era abituata ad altri tipi di "relazione". Ha pensato che il Presidente si fosse invaghito di lei, ha immaginato il suo futuro finalmente un po' diverso, ha pensato che tutti i casini che si portava dentro e dietro si sarebbero risolti, con quelli che per alcuni sono solo pochi spiccioli, e qualche aiutino. Invece è stata scaricata, in modo brutale con tutta probabilità, e si è vendicata. Tanto più bello il sogno, tanto più brusco il risveglio.

Belpietro ha attaccato la D'Addario sostenendo che tutti, nella sua famiglia, risultano nullatenenti, e chiedendole come pensava di finanziare il progetto di ristrutturazione del suo stabile: perché notoriamente tanti in Italia evadono le tasse, ma la escort D'Addario deve denunciare all'Agenzia delle Entrate i "redditi da marchetta". Ha parlato anche di finanziamenti di banche, come se non sapesse come si finanziano, in tanti, al Sud. Poi ha iniziato con il lungo elenco delle sue malefatte, denunce, casini vari: con cattiveria, con livore, con voglia di annientare. Alla fine le ha chiesto come si mantiene, in questo momento.

Mi veniva da piangere. Per la D'Addario.
Sarà che ieri, per lavoro, leggevo di una famiglia che accoglieva prostitute. Sarà che sono donna e certi meccanismi di annientamento delle donne li conosco bene, anche solo per empatia, mentre agli uomini sono del tutto sconosciuti, perché loro si fronteggiano ad armi pari, in orizzontale, invece le donne bisogna sempre metterle sotto, in tutti i sensi, giacché di escort parliamo. Perché ho pensato che se il sig. Belpietro avesse avuto davanti un uomo, si sarebbe comportato in modo un po' diverso.

Ora, siccome la D'Addario è una escort (e, come nota lei stessa, tutte sono veline, ballerine, ragazze immagine ma solo lei è una escort, non si capisce come) è politicamente scorretto, da parte delle donne, difenderla: non è certo un modello comportamentale una che ha fatto uso del suo corpo e blablablabla. Ma a me veniva da piangere perché vedevo una donna, con poche difese se non quelle elementari che ha imparato a conoscere (quel mix di furbizia ed ignoranza molto letterario), usata (da tutti) e passibile di maltrattatamento, perché tanto è una escort (prima di essere una persona, e una donna).

Mi è venuto in mente quel Tizio che diceva che le prostitute ci passeranno davanti, in Paradiso.