giovedì 30 aprile 2009

Cose che succedono a Milano: MaM, MomCamp, 90.000 alberi e un tunnel della Madonnina


Con riferimento al post precedente. Sabato 23 Maggio, a Milano, presso la sede del IlSole24Ore (V.le Monterosa, 91) si terrà MaM - Mamma a Mamma, un convegno mattutino su donne e lavoro (imperdibile, per quanto mi riguarda) e un pomeriggio stile BarCamp. Organizzato da IlSole24Ore e Fattore Mamma, sarà un momento di incontro e discussione. Io, che non sono mai stata a un BarCamp, ci vado (ad ascoltare, ovviamente). Vediamo se riesco a trascinarci anche l'ingegnere (al che, come nelle cene di classe, inizierà un delirante giro di telefonate dal tema: "Ma tuo marito c'è? No, sai, perché il mio ci sarebbe, ma se è l'unico papà poi mi ammazza"). Il 13 Giugno, invece, sarà il momento del MomCamp, un vero e proprio BarCamp per mamme. E anche lì, ci sarò. Sto diventando una presenzialista.

Con riferimento a un Maestro. Che è un signore di 75 anni, che 40 anni fa, a 35 anni, divenne Direttore dell'Orchestra più prestigiosa della città. Un bel giorno il Maestro disse a Strega Letizia: "Vuoi che torni a suonare in questa città che tanto amo e che tanto mi fa soffrire? Regalami degli alberi". Strega Letizia, pur di ascoltare la magia della sua musica, sebbene a malincuore (dicono le malelingue) acconsentì. E così regalò al Maestro 90.000 alberi da piantare. A quel punto un Vecchio Signore, che aveva speso tutta la sua vita e il suo amore per i bambini, chiese che fossero i bambini, a decidere dove piantare tutti questi alberi. E così i bambini di Milano, ora, hanno l'opportunità di dire dove vorrebbero fossero piantati, questi alberi. (Il Maestro è Claudio Abbado, il Vecchio Signore è Roberto Denti, e se volete sapere dove mandare le richieste, andate qui).

Con riferimento a un tunnel. Lo chiamano il Tunnel dell'Expo, e dovrebbe portare dalla Fiera di Rho a Linate, dalla periferia Nord-Ovest alla periferia Sud-Est, una diagonale di 15 chilomentri che attraversa tutta la città. I cittadini seri strabuzzano gli occhi e si chiedono "Ma davvero?!?", quelli ancora intimamente convinti dell'intelligenza delle persone scoppiano a ridere e dicono: "Ma figurati!!". Qualcuno ha ancora negli occhi i 15 anni di lavori per fare 6 fermate di passante ferroviario, tutti hanno avuto sotto casa almeno un cantiere per la costruzione di posteggi sotterranei, i più fortunati anche due, o tre. E poi le mamme sono retrogade, si sa. Pensano solo all'inquinamento, alla mobilità sostenibile, ai parchi e al verde cittadino, all'ISEE che se lavori in due sei ricco come Berlusconi, al mese di luglio che è sempre un incubo, al pediatra del weekend che prima c'era e adesso non c'è più, alle scuole materne, che non si sa ancora cosa succederà a settembre. Le mamme di Milano, credo, sarebbero più contente di avere una città della Madonnina, piuttosto che un tunnel della Madonnina.

lunedì 27 aprile 2009

Logistica, la mia passione, tra retorica e realtà

Allo stato attuale delle cose, l'armadio dei nani è così composto.

Reparto piccoletta

Capi appesi, da sinistra a destra:
- Abitini diventati piccoli, ma troppo deliziosi per essere messi via in scatola. Mamma ogni tanto si rifà gli occhi e sospira per non averli usati di più.
- Abitini di 4 anni regalati quando la pupattola ne aveva due, in attesa di essere finalmente indossati. Anche le nonne troppo previdenti danno il loro bel daffare
- Abitini e gonnelline della scorsa stagione estiva, in attesa di essere provati. Le gonne saranno sicuramente riciclate, in versione mini-gonne.
- Abitini e gonnelline invernali, che devono essere spostati sulla sinistra, per effettuare il cambio di stagione A/I '08-'09 // P/E '09.
- Camicette adatte per tutte le stagioni.

Sul fondo dell'armadio, sezione "scatolame"
- n. 2 scatole con i costumi da bagno di tutta la famiglia.
- Scatola con ciarpame vario che la mamma si trascina da un trasloco all'altro, senza avere il coraggio di buttare via nulla. Contiene reperti inediti tipo collant bianchi, e altre brutture del genere.
- Scatola con pantofoline della scuola materna del piccolo ingegnere. In attesa di essere riciclate per la piccoletta.
- Scatole con scarpe del piccolo ingegnere scampate al massacro, in attesa di essere riciclate per la piccoletta.
- Sacchetto di vestiti prestati da una mamma amica per la piccoletta, da restituire previa integrazione dei capi invernali ancora in uso. Si spera che la primavera inizi presto.

Reparto piccolo ingegnere

Capi appesi, da sinistra a destra:
- Pantaloni di velluto da restituire al cuginetto che ci passa i vestiti.
- n. 2 paia di jeans che il piccolo ingegnere si rifiuta di indossare, causa dermatiti.
- Serie di giacche in attesa di essere riciclate per la piccoletta.
- Giacca da marinaio con i bottoni, che il piccolo si rifiuta categoricamente di mettere. In attesa di essere riciclata per la piccoletta.
- Serie di circa 10 paia di bermuda estivi, in attesa di essere provati e smistati (ricilati per la piccoletta o restituiti al cuginetto).
- n.2 paia di pantaloni invernali ancora in uso.
- n.2 paia di pantaloni lunghi in cotone.
- Altri pantaloni da restituire al cuginetto. Si teme e nello tempo si spera che, con l'avanzare dell'età e l'arrivo di una sorellina, il suddetto cuginetto abbia meno capi da passare, con la prossima stagione.

Sul fondo dell'armadio, sezione "varie ed eventuali"
- n. 3 zaini di ogni dimensione e tipo, necessari per gite e spiaggia.
- n. 1 borsa per la piscina.
- n. 2 sacchetti di vestiti da restituire al suddetto cuginetto.
- n. 1 scatola con vestiti del piccolo ingegnere e della piccoletta, smessi. Da allocare appena si libera un buco nel ripostiglio.

Avevo questo post in mente da un po'. Poi ho letto il post di Giuliana sulle Geek Moms e l'ho scritto.

Il nesso (un po' strampalato, ma che ci volete fare?) sta nella strana connessione tra visioni retoriche delle mamme, altrettanto retoriche prese di posizione, e la realtà.

Visione retorica delle mamme, è che le le mamme non sono in alcun modo interessate ai processi aziendali. Visione altrettanto retorica delle mamme, è che le mamme, una volta sistemato l'armadio, potrebbero organizzare la logistica di un centro commerciale.

La realtà, al solito, mi sembra più complessa: le mamme, nella loro "sub-vita" domestica, acquisiscono un sacco di competenze che potrebbero tranquillamente essere spese in azienda (voglio dire, potrei dedicarmi con qualche risultato alla riorganizzazione della logistica del supermercato sottocasa, dove ogni 15 giorni cambiano posto allo zafferano e alle uova, sa il cielo perché).

Quello che manca loro, molto spesso, è la capacità di tradurre queste competenze in un linguaggio e in una prassi aziendale, l'opportunità di farlo e soprattutto la visibilità sociale di queste competenze (e per questo credo che PoweredbyPeople sia una grande intuizione, al di là di tutto).

D'altronde è molto più rassicurante, per un sistema sociale costruito su un lavoro e su una comunicazione a misura d'uomo, pensare alla mogliettina che sa dove stanno i boxer da spiaggia del maritino, piuttosto che pensare ad una mamma che sa che i profilattici no, non vanno messi sugli espositori vicino alle casse.

Mi rimane solo un dubbio su quale sia la mia vera strada: le scienze sociali, o la logistica?

venerdì 24 aprile 2009

Mamma, voglio il rossetto


Ore 16, vado a prendere la piccoletta a scuola. Dopo le ormai quotidiane lagne mattutine, la trovo tutta contenta. Mi corre incontro, mi salta al collo, sgrana i suoi occhi verdi e mi dice:

"Mamma, voglio il rossetto".

Ussignùr.

"Come quello di N., oggi N. aveva il rossetto rosa e lo voglio anch'io. E' bellissimo ti prego, dai, dai".

Temo che a 13 anni mia figlia mi prenderà già per sfinimento, senza dover nemmeno aspettare i 16 o i 17, anche se l'ingegnere continua a ripetere che la chiuderà in casa.

giovedì 23 aprile 2009

Questione di cuore (post un po' spoiler ma non troppo)


Il motivo del brutto tempo che incombe su questo cielo azzurro è presto detto. Ieri sera sono andata al cinema.

"Cosa andate a vedere?" mi ha chiesto l'ingegnere
"Il film dell'Archibugi, Questioni di cuore"
L'ingegnere non ha detto nulla. Ma credo che abbia tirato un sospiro di sollievo, per non essere stato incluso nella visione del film.

Arrivo a scapicollo al cinema, cerco un posto per mettere la bici (perché uno dei problemi di Milano sono i posteggi per le bici, diciamocelo), mi accascio sulla poltrona del cinema. Inizia, non so niente di questo film.

Prima sorpresa. C'è Antonio Albanese. Che adoro. Seconda sorpresa. C'è Kim Rossi Stuart. Che è diventato un uomo (aka finalmente non solo bello ma figo davvero, e un bravissimo attore). Antonio/Alberto e Kim/Angelo si conoscono nel reparto di terapia intensiva dopo un infarto. Alberto è uno sceneggiatore, Angelo un meccanico. Alberto vive con una fidanzata dalla faccia triste che non ama più, Angelo è sposato da 14 anni (Micaela Ramazzotti, bellaebrava/bravaebella), in attesa del terzo figlio. Alberto fa mille domande, e parla sempre. Angelo non si chiede mai il perché. Alberto è divorato dall'ansia, Angelo ha visto il padre, meccanico come lui, morire d'infarto alla sua stessa età. Alberto è pieno di debiti, vive in affitto in attico sul Lungotevere, Angelo ha investito i suoi guadagni in appartamenti a Tor Pignatara, il suo quartiere.

E' una storia di amicizia, di paura di vivere, di congedi, di nuovi inizi, di destino e di fatalità. Poco più di un anno fa, pubblicammo una ricerca su questi temi, non ho potuto non pensare a tutte le storie raccolte in quel lavoro, alle persone che ho conosciuto, alla difficoltà di dare parola a sentimenti così intimi e indicibili.

E non ho potuto non notare il fuggi-fuggi generale, al termine del film, una consuetudine tipicamente milanese. Condita da una certa inquietudine, perché certi argomenti, si sa, sono diventati talmente privati che condividerli con altre duecento persone in un cinema è sempre un po' scomodo.

Usciamo, la serata è quasi primaverile. Saluto la mia Amica Ritrovata, e la ringrazio di nuovo per avermi preso sul serio, quando dicevo che "nessuno mi porta al cinema" (il mio solito pietismo) e aver organizzato questa serata. Me ne torno a casa, contenta come una bambina, con gli occhi azzurri di Kim Rossi Stuart e l'espressione di Albanese in testa. Perché la cosa bella, è che questo film fa anche ridere (con un cameo di Verdone che vale davvero la pena vedere). Ma non andateci con il vostro maritino, e capirete il perché.

sabato 18 aprile 2009

Personal Guru


Lo scorso anno l'ingegnere fece un corso di gestione dei progetti, e lo conobbe. Tornò a casa, e mi raccontò di quest'uomo che (tra le altre cose) insegnava a Castellanza e svelava i segreti e il linguaggio occulto delle pubblicità e la PNL (programmazione neuro-linguistica) e i neuroni a specchio.

Quest'anno, l'uomo di Castellanza ha fatto un altro corso: Tiro con l'arco zen. Attratto anche dal titolo quantomeno esotico, l'ingegnere, finite le vacanze pasquali, si è presentato puntuale al corso di tiro con l'arco. Non erano in un prato, ma in un teatro. Questa volta non so esattamente cosa si siano detti, fatto sta che ieri sera è tornato a casa con un bel sacchettino della Feltrinelli, contenente i seguenti due titoli:

Il potere del mito, di J. Campbell, Guanda
Disegnare con la parte destra del cervello, di B. Edwards, Longanesi

Che non sono propriamente due testi molto in voga al Politecnico.

Questa mattina, a colazione, si è messo a fare giochi di prestigio, tipo far sparire la penna o la monetina, scatenando l'entusiasmo dei due nani. Poi a pranzo, mentre mamma era nei gironi infernali dell'Esselunga, ha spiegato loro com'è fatto il cervello, e che la parte destra comanda la mano sinistra, e viceversa.

Oggi pomeriggio mi ha mostrato come si disegna prima e dopo aver utilizzato la parte destra del cervello, cioè la parte creativa, e che siccome lui è mancino, vuol dire che usa di più la parte destra, e quindi è un creativo, in buona sostanza.

"Ma scusa, e allora io che con la sinistra non so fare un bel niente?"
"Vuol dire sei un po' repressa, pensaci"

Mi pareva strano.

mercoledì 15 aprile 2009

Paranoie di una mamma con il mal di pancia


Scusate, questo è il mio solito post post-vacanza. Perché una torna, e scopre sempre delle cose. E queste cose, guarda un po', che sia estate o pasqua, mi fanno sempre venire il mal di pancia.

Non parlerò di Annozero (ah ah). Parlerò di un comico che fa una battuta. E di un ministro che si OFFENDE (si offende!!) e che dichiara che tale battuta è un insulto, ed un insulto gratuito. Che lui si occupa di cose serie, non come i comici. Che offendono.

Parlerò di una donna che dice cosa sacrosante, sulle donne e sulla maternità, e di un insegne critico del più insigne (?) quotidiano che si scomoda a dire che no, non si può dire. E' offensivo.

La versione integrale:



Avete sparso a piene mani paura, insicurezza, povertà. Avete la pretesa di essere i soli nel giusto, e non tollerate nulla (a parte la criminalità organizzata e l'evasione fiscale). Ci è rimasta solo l'ironia, l'arma di chi non ha nulla da difendere e niente da perdere, contro la violenza delle vostre parole. Ma no, ora è l'ironia ad essere offensiva.

Che poi, quelli come l'Uomo di Cromagnon, quelli che hanno la verità nel taschino e pensano che la democrazia non sia l'unica forma di governo al mondo e forse neanche la migliore (ipse dixit), quando fai questi discorsi ti dicono che sei paranoica. Che loro, queste paranoie non le capiscono, perché non c'è nulla di cui preoccuparsi, e se ti preoccupi allora vuol dire che sei solo la solita comunista farcita di ideologia. Però poi dicono anche che non puoi essere comunista, perché non sei con le pezze sotto al culo, e quindi sei solo una snob.

Comunista, ideologica, paranoica, ironica e snob. E pure con un blog. Tra un po' mi toglieranno la custodia dei figli.

domenica 12 aprile 2009

Banalità



Banalità, è un elemento indispensabile, per una relazione stabile, che punti all'eternitàààààààààà. Ma Buona Pasqua.

Foto: Flickr

sabato 11 aprile 2009

Parla con me


Giovedì, ore 13:00. Autostrada, all'altezza di Masone (mitica località a cui Baricco dedicò un bellissimo articolo su La Stampa), la radio va, non so esattamente cosa dica, probabilmente sto pensando ad altro.

"Il terremoto! Sai mamma, anche la maestra A. ci ha parlato del terremoto a scuola!"

Mio figlio è cresciuto.

La maestra ci è arrivata per prima.

"E cosa vi ha detto, del terremoto?"
"Che c'è stato un terremoto in... ehm... Abruzzo... E che quando viene il terremoto a scuola dobbiamo subito scappare per strada, immediatamente".

Ci manca che adesso gli venga pure l'ansia del terremoto.

"Ma amore, a Milano non vengono i terremoti (almeno quelli non ce li abbiamo), comunque sì, bisogna fare proprio così, la maestra ha detto proprio bene".

Venerdì, ore 14:00. Spiaggia, ho in mano il Corriere e il piccolo si avvicina.
"Vedi, guarda, questi sono i disegni che hanno fatto i bimbi sul terremoto"
"Vediamo... Ma dove sta l'Abruzzo?"
Prendiamo la pagina del meteo, facciamo vedere dove stiamo noi, e dove sta l'Abruzzo.Poi guardiamo la foto della casa crollata, così, per farci un'idea.

Venerdì, ore 18:00. Ancora in macchina, mentre torniamo sui bricchi della Liguria. Radio accesa.
"Ma mamma, parlano ancora dell'Abruzzo!! Ma ne parlano proprio tutti!!"
"Sì amore perché sai, è stato un terremoto fortissimo e sono crollate tante tante case in una città e tanti tanti paesi, e sono morte tante persone"
"Quante?"
"Duecentottanta... Trecento, almeno, perché tante non le hanno trovate".

Per dire che. E' finita l'epoca in cui bastava capire perché Saetta McQueen non vince la gara, per essere soddisfatti. Non posso più pensare di proteggere i miei figli dal mondo facendogli vedere solo Nickelodeon, ma devo capire ancora come raccontarglielo, questo mondo. E cosa, e come, farglielo vedere. Qualcuno ha dei lumi?

mercoledì 8 aprile 2009

Quando conosci una mamma blogger


Ieri sera ero una mosca bianca: una sposata (e pure con figli!!) in mezzo a single (o separati) 35enni, in occasione dell'ultimo pezzo di registrazione di una puntata di "Ma come ti vesti" (poi discuteremo com'è che delle 35enni si ritrovano a fare una cosa del genere, ma comunque), nella quale sarà protagonista la mia cara amica G. Lavoro, viaggi (loro), make-up (alla cannella, sempre loro), vestiti nuovi (non miei, ovviamente!!), drink pessimi, orari che non si addicono alle mamme, anche se per anni ho lottato contro la ghettizzazione.

Questa mattina, grazie a Flavia e a Giuliana, ho conosciuto un manipolo di mamme blogger: abbiamo parlato di blog, ma anche di cronaca (e di mamme sole), di cooperazione sociale (e di mediazione culturale), di lavoro (e di lavoro da casa), di Internet, di imprenditoria (vissuta e aspirata), di figli primi, di allattamento (e dei talebani dell'allattamento) e di un nuovo modo di fare marketing, di pubblicità e di modelli culturali (femminili, sic). Insomma, un meraviglioso melting-pot di vite e di esperienze. Non ero più tanto una mosca bianca, insomma.

Perché credo che. La cosa più bella che possa capitare, a chi scrive e legge blog, sia dare un volto, una voce, uno sguardo, alle parole e ai pensieri muti. Pensieri anche molto intimi, cose che magari neanche a nostro marito raccontiamo, o che di certo non raccontiamo così, perché poi scrivere è diverso da dire, e di questa differenza non possiamo non tenere conto.

Una situazione del tutto inedita, un capovolgimento della prospettiva, un'opportunità nuova. E' uno scrutare con occhi nuovi la realtà, non so se mi spiego.

Stringi la mano con quello sguardo un po' ebete, cercando di mettere insieme quella foto con questa persona. Quel pensiero con questo modo di vestirsi, camminare, parlare. Il tutto con cinque ore scarse di sonno sulle spalle, il che aumenta esponenzialmente l'ebetismo dello sguardo.

Beh, queste donne tutte così diverse, ma tutte così "loro", e così impensabilmente insieme, mi hanno affascinato parecchio.

Basta. A questo punto lo sguardo è davvero perso, e necessito di una dormita ristoratrice prima di affrontare la giornata della partenza. I nani, io, e altri cinquecentomila milanesi circa (che c'è crisi, si sa).

martedì 7 aprile 2009

sabato 4 aprile 2009

Nativi digitali, un post al volo (ma su twitter non ci sta)


E' sabato, e dopo dieci giorni di bimbi malati sto lavorando come una matta per chiudere un articolo che dovevo consegnare martedì (scorso). E' un articolo sui giovani e i social network/nuovi media, e tentando disperatamente di non cadere nei soliti clichés, parliamo (parliamo chi? parlo!) di nativi digitali.

E non posso non pensare a quella volta che, chiacchierando con il piccolo ingegnere e la piccoletta, iniziai a dire che quando la mamma era piccola come loro, i computer non esistevano. Cioè, non avevamo il computer in casa. L'ingegnere gli ha spiegato che c'erano computer giganti, grossi quasi quanto la cucina (perché eravamo in cucina, a fare questo discorso, me lo ricordo bene), che servivano solo per le banche, o per cose del genere.

La piccoletta ci ascoltava a bocca aperta. Il piccolo ingegnere si è messo a ridere, non ci voleva credere, e ci ha guardato come se venissimo dallo spazio, uno di quegli sguardi indescrivibili che ti fanno capire che, inevitabilmente, appartieni ad un altro mondo. Ad un'altra generazione, appunto. Lui è il nativo, noi siamo gli immigrati. Ma devo dire che questa migrazione continua ad affascinarmi.

mercoledì 1 aprile 2009